Il difficile eroismo della famiglia

Claudio Risé, da “Tempi”, 7 giugno 2007, www.tempi.it

Ogni volta che in una famiglia avviene qualcosa di grave, un fatto di sangue come la recente, terribile uccisione di una moglie-madre incinta, oppure si svelano episodi di perversione e di crudeltà, i cantori del pensiero debole alzano le loro accuse, descrivendola come un luogo di violenza ed oppressione verso i suoi membri più deboli. Queste accuse non vanno ignorate. E non credo neppure che possano essere liquidate osservando che la famiglia si indebolisce, poiché oggi viene attaccata e svalutata, ed è quindi più esposta a processi degenerativi.
Questo secondo argomento ha certo un suo evidente fondamento nel buonsenso: il modello culturale e politico non può contemporaneamente negare la funzione della famiglia ed i valori sui quali è fondata, e pretendere che funzioni, e non si ammali. Tuttavia c’è un aspetto più di fondo che va riconosciuto, ed è emerso in tutta la riflessione precedente e successiva a quello straordinario evento che è stato il Family Day (un evento che deve diventare un work in process, un processo di continua crescita e valorizzazione e della realtà e della cultura della famiglia nella società).
La famiglia è un luogo sempre esposto a tensioni anche drammatiche, semplicemente perché è il luogo fisico, relazionale e psicologico dove avvengono gli eventi fondamentali della vita umana. A cominciare, certo, da quei momenti carichi di forze affettive e simboliche che sono la nascita e la morte; ma anche la presa in carico della debolezza propria e dell’altro, dello sviluppo di tutti, e della fatica per realizzarlo.
La famiglia, per statuto, non è un Dico, dove quando qualcuno non se la sente di affrontare quello che sta accadendo se ne va da un’altra parte, o in un’altra coppia, lasciando gli altri da soli. Per questo il pensiero debole, che teme gli aspetti “forti” della vita umana, dai valori religiosi e morali alla sacralità della vita, preferisce le coppie “fluide”, con meno impegni e meno vincoli: perché obbediscono al principio (caratteristico appunto del “debolismo”), che il soggetto “forte” fa guai ed opprime, mentre quello debole è tendenzialmente dolce ed inoffensivo. Peccato che non sia vero: è soltanto depresso, riparato in una bonaccia dove spera che nulla accada (ma spesso il dramma lo raggiunge anche lì).
Quando Charles Péguy, che pure di eroismo se ne intendeva, diceva che il vero eroe contemporaneo era il padre di famiglia, identificato come il capitano del delicato vascello in cui si forma la vita umana e la sua rotta, parlava proprio di questo. Dell’inevitabilità delle prove, della forza delle tempeste affettive, di una barca spinta contemporaneamente dalle correnti degli istinti, e dal vento misterioso dello spirito.
Questo è il luogo dell’umano: può succedere che ti uccidano il padre, come accadde a Mario Calabresi, od anche che il padre uccida la madre (come forse è accaduto qui). E’ solo in questo fragile e coraggioso vascello, però, che può capitare che una madre luminosa come Gemma Calabresi trasformi l’orrore della violenza in scuola di vita e di amore, come del resto quotidianamente fanno tanti padri non indegni, ma pazienti e valorosi.
Guidare nell’attraversamento delle tempeste come condizione di formazione e di tutela (sempre a rischio) dell’umano è la vocazione della famiglia. Eroica, come lo è la vita umana.

Annunci

2 Responses to Il difficile eroismo della famiglia

  1. Andrea says:

    Un’ottima risposta, pacata ma decisa, a chi dipinge la famiglia come un girone infernale.
    Ci sono tante difficoltà all’interno della famiglia ma non riesco proprio a concepire un sistema alternativo ad essa.

  2. Roberto L. Ziani says:

    Caro prof.Risè,
    Sono convinto che l’esperienza individuale sia sempre “più maestra” di quella civile e collettiva. I sopravvissuti di nuclei familiari esplosi, o teatri di violenze, credo che inevitabilmente tenderanno a disprezzare quell’entità che altrove veniva spesso acriticamente lodata. E considerato che le violenze anche tremende in famiglia sono state e pare siano tuttora numerose, è inevitabile che i superstiti di esse, divenuti oramai maggiorenni e forse addirittura legislatori, guardino con naturale antipatia ad essa. E’ molto rischioso, e spesso gravido di drammi, autocandidarsi all’eroico (indubbiamente) ruolo di padre di famiglia: la buona volontà e i diritti naturali nel 2007 non bastano.
    E’ ovvio che un “patentino specifico” non sia possibile né auspicabile, ma se l’istituto familiare è sotto attacco, è anche per il suo stesso bene.
    La saluto,
    RLZ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: