Cronache dello sballo, “vetro-erbe”, e cannabis Ogm

(Di Franco Sala, da “Il Giornale”, 14 giugno 2007, www.ilgiornale.it)

Paralizzato dopo il concerto rock: «Avevo fumato uno spinello»

Trascorre una serata ad ascoltare un concerto rock, poi a letto. Domenica mattina, è il 27 di maggio, non riesce a reggersi sulle gambe. Chiama il padre. L’uomo intuisce la gravità della situazione. Il ragazzo, 17 anni, di Muggiò, non riesce più a stare in piedi. Un’ambulanza porta il giovane studente all’ospedale di Desio. Nel referto i medici parlano di una paralisi diffusa e di «presunta assunzione di stupefacenti con altro». Poche parole. Bastano per chiamare i carabinieri.
Al reparto di neurologia arrivano gli uomini del capitano Vincenzo Barbato: sentono il ragazzo e inoltrano l’informativa alla Procura di Monza, parlando di tracce di «hashish potenziato».
I sanitari, il 7 giugno, decidono di inviarlo al Niguarda, dove si trova ricoverato nel reparto di unità spinale. Gli accertamenti diagnostici dicono una cosa: il giovane risulta positivo al test Thc (tetra hidro cannabinolo). Vuol dire, che nei polmoni gli hanno trovato la conferma del fatto che si è fumato uno spinello.
È la causa del dramma che rischia di inchiodare per sempre lo studente su una sedia a rotelle? Difficile stabilirlo. A Desio i medici prendono in seria considerazione l’ipotesi, al Niguarda i sanitari sono più scettici. Di certo è un caso clinico complesso. Il ragazzo, lo chiameremo Marco, fino a sabato sera, quando è uscito da casa per passare una notte tra la musica assordante che sparano gli altoparlanti, quella dei Rolling Stones, quella che ti spacca i timpani e le luci psichedeliche, quelle da far girare la testa, non aveva problemi. Stava bene, un giovane di ottima famiglia, faccia pulita, un nome che non dice nulla ai carabinieri. La madre casalinga, il padre stimato professionista, che ora dice: «Mio figlio è un bravo ragazzo, non ha mai dato problemi. Parlo tutti i giorni con i medici che lo stanno curando e nessuno di loro ha mai accennato al fatto che la malattia sia da mettere in relazione all’assunzione di sostanze stupefacenti. Sono illazioni affrettate e senza alcun fondamento che si possa rilevare dal quadro clinico del mio ragazzo. Dico a gran voce che mio figlio non è un drogato, piuttosto potrebbe maturare il sospetto che siamo di fronte a un’affezione congenita, una malattia ereditaria».
Quella sera Marco, è in batteria, tira una canna, magari solo pochi tiri, come dice agli inquirenti. Forse butta giù troppo alcol: ragazzate per rincorrere un divertimento sfrenato e un’illusoria distrazione. Chissà. Certo il concerto è di quelli forti, vigorosi. Come li definiscono i giovani del genere heavy metal. Roba tosta insomma, di quella che ti fa scambiare la realtà con la fantasia, e ti lascia credere di essere in un videogame o in un film.
Marco si lascia trascinare dall’evento: c’è tutta l’atmosfera per «sballare». I mitici Rolling che suonano, le belle ragazzine che ballano si tirano i capelli, sono rapite dall’isterismo. Giù una birra, poi ecco la canna, avanti con un’altra birrazza. L’organismo assimila e vacilla. Poi ti presenta il prezzo. Salatissimo.
Il giovane si mette a pogare, è il ballo dove ti urti i fianchi con quello che hai vicino nella calca. Si scatena. Magari anche questo si somma alla causa che provoca la tragedia. Qualcuno, sostiene che sollevava pesi, ed ecco un altro particolare che gli specialisti della medicina tengono in considerazione.
Le condizioni di Marco, migliorano un po’, riesce a muovere meglio le mani. Il quadro clinico, resta serio. Ma oggi è solo il giorno delle lacrime.

Ad alto rischio la nuova “erba” con pezzi di vetro

Si chiama «Glass-grass», (vetro-erba), l’erba adulterata. In pratica è uno spinello di cannabis con aggiunta di anidride silicia o microsfere di silicio, altamente cancerogena. Si presenta sotto forma di pezzi minuscoli di vetro che permette di aumentarne dimensioni e peso e quindi incrementare i profitti.
«Il fenomeno è ancora poco studiato, ma questi pezzettini di vetro alle volte non sono così piccoli come dovrebbero e rischiano di danneggiare non solo il cervello ma anche i polmoni», ha detto Giovanni Biggio, presidente della società italiana di farmacologia, direttore di neuroscienze all’università di Cagliari, a margine di un convegno su «Mente e cervello», promosso dall’Aeronautica militare a Roma.
Le prime segnalazioni di questa sostanza sono comparse sul web e provengono da alcune città inglesi. L’erba con il «vetro» ha l’apparenza di normale marijuana con molta resina. Il professor Biggio ricorda, quindi, gli effetti già conosciuti dello spinello: «La cannabis fa perdere la memoria, chi ne fa uso ha uno stato di percezione alterata e, soprattutto, in macchina può essere pericolosissima perché il cervello non riesce a calcolare bene le distanze».
Il docente aggiunge che l’effetto della cannabis è maggiore soprattutto nell’età dell’adolescenza, quando il cervello si sta sviluppando, dagli 11 ai 23 anni. Poi il cervello matura (nel maschio, mentre nella femmina ciò avviene intorno ai 19-20). Nell’adolescente infatti, spiega Biggio – la dopamina è molto più sviluppata rispetto all’adulto e quindi il nucleo è più sensibile alla droga: «Alcol, cannabis e il non dormire sono il trio killer per i giovani».

«Cannabis Ogm, 10 volte più potente»

L’allarme arriva da più parti. Ma, sulla pericolosità della cannabis Ogm, gli esperti concordano tutti. Questo nuovo tipo di droga in commercio ha «un principio attivo di THC, tetraidrocannabinolo, che è superiore al 10%», denuncia Francesco Menichini, direttore del master in «Farmaco- tossicologia delle sostanze d’abuso» dell’università della Calabria. Per capire la gravità del dato, va considerato che «la pianta naturale raramente supera lo 0,7% come principio attivo». Insomma, un rischio più che decuplicato. E danni decisamente seri.
«Queste sostanze geneticamente modificate – spiega il professore – producono effetti collaterali che vanno dal deficit dell’attenzione, all’indebolimento delle capacità cognitive sino a vere e proprie crisi psicotiche».
Situazione peggiorata dal fatto che «quasi sempre chi consuma cannabis, oggi, è un poliassuntore». Vi si aggiungono, quindi, ecstasy, alcool e cocaina, in un cocktail micidiale. Già una decina di giorni fa era stato lanciato l’avvertimento: la Società italiana di psichiatria aveva evidenziato che «a parità di quantità di sostanza usata, l’effetto sul cervello è più potente, in particolare su una struttura cerebrale fragile».

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2 Responses to Cronache dello sballo, “vetro-erbe”, e cannabis Ogm

  1. piera says:

    segnalo dal Corriere la ricerca iard: sempre più grave la diffusione e disponibilità di cannabis, sempre più bassa la percezione della pericolosità che ne hanno i ragazzi, mentre aumentano i ricoverati ogni notte per deliri e stati di allucinazione. ha ragione lei nel suo libro: come abbiamo visto in questi giorni la cannabis è il principale veicolo del policonsumo
    piera

    dal Corriere 15 giugno 2006

    Facile da trovare: «Due ragazzi su tre», secondo una ricerca dell’Istituto Iard, «sono convinti di potere reperire facilmente hashish e marijuana, e uno su due cocaina ed ecstasy, a due passi da casa». Talmente facile, trovare la droga, che la sottovalutano: «Per loro», è la conclusione dell’indagine del più importante istituto italiano che studia i fenomeni giovanili, qualche canna «fa meno male di una sigaretta». Una canna con l’aggiunta di cocaina crackata ha ammazzato il 15enne Dario, studente. Un po’ di canne modificate hanno — forse — paralizzato dal collo in giù il 17enne Gabriele, ex studente che ai libri ha preferito il lavoro. Dario di Cusano Milanino. Gabriele di Muggiò. Hinterland e hinterland. L’hinterland che gli stupefacenti li importa da Milano e dalla Brianza. E dalla Brianza, sostiene la Procura di Monza, «è stata messa sul mercato una partita di marijuana marcia». Bastarda. Sporcata con additivi. Intrisa di crack. Più che un’ipotesi, per il procuratore Antonio Pizzi, è una pista. Più che una pista, per don Antonio Mazzi, è una certezza: «Le nostre “sentinelle” sul territorio — dice il sacerdote — registrano un aumento di spinelli che spinelli non sono ».
    Motivo? Ragioni di «marketing» criminale: confezionare il prodotto costa meno e rende di più. Agli spacciatori, il cliente e il risultato finale del prodotto non interessano, si sa. Non è mai interessato. Figurarsi ora che il mercato sfugge di mano al controllo dei grandi «cartelli» delinquenziali e vede in azione trafficanti fai-da-te: «Attenti — ammonisce don Mazzi —: girano sostanze killer». Dice Arianna Bazzanella, ricercatrice dello Iard, che per l’inchiesta ha intervistato 800 giovani: «I ragazzi di Milano e provincia considerano le droghe leggere poco dannose». Anzi: «A detta di un giovane su quattro tra i 15 e i 24 anni, uno spinello una-due volte l’anno non è rischioso. Lo stesso pensa un ragazzo su cinque per le canne occasionali». Tant’è. Alla fine, non è la confezione ma il contenuto che fa la differenza: «Da inizio anno — spiega Fabio Bernardi, vicedirigente della squadra mobile — abbiamo campionato cinque tipologie di marijuana con un principio attivo del 25%». Per intenderci: le canne «classiche», quelle originali dei figli di fiori, si fermavano al 2-3%. Ancora Bernardi: «Quanto alla cocaina crackata, è roba da ultimo stadio dei tossici».
    Com’è potuta finire nelle mani di Dario? E cosa c’era nelle mani di Gabriele e dei suoi amici, la sera di sabato 26 maggio, un giorno prima che lui svenisse e finisse paralizzato? I genitori del primo hanno giurato e rigiurato che il figlio con la droga non c’entrava proprio niente. Idem mamma e papà di Gabriele. L’hanno detto, senza esitazione, l’altroieri. E così è stato ieri. E com’era avvenuto con Paderno Dugnano, anche Muggiò il capitolo «allarme droga in città» nemmeno lo apre. Finanche il parroco sottolinea un ordinario tran tran non infestato e inficiato dagli stupefacenti. E però, l’elenco della cronaca nera dei 22.600 abitanti di Muggiò, riporta storie di «normali soggetti — il parrucchiere Christian T., l’operaio F.R., il falegname L.A., il disoccupato Cristian C., l’edicolante Fabrizio D. — finiti denunciati o in galera per acquisto, vendita e consumo di droga. È l’apparente e noiosa normalità della provincia? Il settembre del 1991, a Muggiò, il Comune e l’allora Unità sanitaria locale crearono una delle prime «case giornaliere» pubbliche: una comunità diurna con trenta ospiti. Ricoverati per disintossicarsi.
    Andrea Galli
    Simona Ravizza
    15 giugno 2007

  2. mistico says:

    la canapa che non supera lo 0,7% di THC è quella da fibra…. INFORMATEVI!!!!!!!!! La canapa da resina da sempre arriva al 10% e a volte supera pure il 20% di THC…. purtroppo questi fantomatici esperti sono solo signorotti che nn sanno neanche di che parlano!!! Come fanno a esprimere dei pareri così se sicuramente non avranno neanche mai fumato una canna??????
    Cannabis OGM?????? huauhahahuauha
    TAnto prima o poi verrà legalizzata anche in Italia (forse passeranno anche 30 anni… ma fa nulla)!!!!, il petrolio finirà, tante medicine verrano messe al bando, e cosa rimane quindi??????????? LA CANAPA!!!!!

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