Mai nessuno che parli di doveri

Claudio Risé, da “Tempi”, 28 giugno 2007, www.tempi.it

La marcia di Assisi non si chiamerà più “per la pace”. Lo ha annunciato il coordinatore della manifestazione creata all’inizio degli anni Sessanta da Aldo Capitini, il teorico italiano della non violenza. Anche se le sinistre sono insorte contro questa «normalizzazione» di Assisi, si tratta probabilmente di una buona idea.
La pace è naturalmente un sacrosanto obiettivo, tuttavia in questo rito, nato e cresciuto in ambiente cattolico, era da tempo difficile distinguere la pace interiore e profonda che nasce dall’incontro con Gesù Cristo dalla condizione politico-giuridica di assenza di guerra. Che in sé è vistosamente meno dolorosa del conflitto aperto, ma non ha nulla a che vedere con la pace di Cristo. Anzi, spesso viene utilizzata (per esempio da dittature spregiudicate), proprio per tenere lontani sia Cristo sia la pace profonda e reale di cui egli è portatore.
Bene dunque che si rinunci a una denominazione usata spesso in modo strumentale per provare invece a «riscoprire il senso del termine pace», come ha detto il coordinatore della Tavola della Pace, Flavio Lotti.
A volte le parole più sacre della nostra civiltà vanno depurate delle scorie ideologiche che decenni di strumentalizzazioni vi hanno depositato sopra perché possano tornare a risplendere. Pace, però, non è purtroppo l’unica parola da usare con tremore e prudenza. Me lo ha ricordato il nuovo titolo dell’ex marcia della pace, che sarà “Tutti i diritti umani, per tutti”. Se c’è un termine ancora più abusato e confusamente usato di “pace”, questo è infatti “diritti”, e “diritti umani”.
Cos’è che non funziona più, e da tempo, nelle grandinate di battaglie lanciate ogni giorno in nome dei diritti? Il fatto che non si menzioni mai l’altro aspetto della questione, quello che giustifica il diritto e garantisce che esso non si trasformi nell’isteria del capriccio e della prepotenza. Vale a dire tutto ciò che si riassume nel termine “dovere”.
Come diceva Simone Weil, parlare dei diritti dell’uomo senza ricordare i suoi doveri (anzitutto verso Dio) porta alla generalizzazione della forza e dell’arbitrio dei singoli e dei gruppi che di quei diritti si ritengono titolari, contro alle nozioni di responsabilità e di rispetto dell’altro, che impregnano invece un autentico tessuto comunitario. L’ascolto e l’accoglienza dell’altro sono scavalcati dalla pretesa del “diritto”, fatto valere attraverso la forza imposta dalla legge.
Diceva la Weil dei due verbi cardine delle battaglie per i diritti umani: «Denunziare e giudicare, mi fanno orrore egualmente. Forse c’è la smania di apparire puri, innocenti, senza macchia, immuni dagli errori e dai delitti. E qual modo migliore di apparire innocenti, che denunziare e giudicare colpevoli gli altri?». Prepotenza, attacco alle maglie delicate del tessuto sociale e purismo virtuista: sono solo alcuni dei rischi che corre la richiesta sommaria di “tutti i diritti umani, per tutti”, se dimentica di insegnare ciò che evita alla rivendicazione dei diritti di precipitare nel delirio di onnipotenza narcisistica, cioè il senso del dovere.
L’edificio dei diritti umani diventa un ridicolo manicomio o un furbo totalitarismo neppure così nuovo se si dimentica di insistere sul primo diritto di ognuno di noi. Quello ad avere davanti qualcuno che ci insegni che abbiamo dei doveri.

Annunci

One Response to Mai nessuno che parli di doveri

  1. Roberto L. Ziani says:

    Parole sacrosante. Nella mia pur limitata esperienza, prof.Risè, m’imbatto continuamente in persone che affrontano qualunque evenienza con una rapacità ed una pugnacità spropositate, quasi si fossero incaricati di riportate la giustizia nel mondo facendo valere il proprio diritto ad occupare per primi un posto-macchina o la coda alle casse d’un supermercato, a prescindere dalla ragionevolezza della richiesta (e persino dalla ragione, che spesso manca del tutto, nel senso che “erano arrivati davvero per secondi”). Daccordo l’essere convinti di avere ragione e mancare di quel minimo tatto necessario a spiegarsi, ma perchè trattare l’opponenente come se fosse un mostruoso sopraffattore? In fin dei conti, nel 2007 anche la dialettica è un dovere.
    La saluto.
    RLZ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: