Cannabis: la disattenzione politica e mediatica sui suoi gravi effetti fisici e psichici

ROMA, domenica, 29 luglio 2007 (ZENIT.org).- La cannabis non è una droga leggera e la sua diffusione nel nostro Paese è in drammatico e costante aumento. E’ quanto emerge dal libro intitolato Cannabis: Come perdere la testa e a volte la vita (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2007, pp. 220, euro 12,50).

Scritto dal professor Claudio Risé, psicoterapeuta e giornalista, grazie anche al contributo del professor Antonello Vanni, che ha curato la documentazione e la ricerca, il volume fotografa in modo accurato la situazione del consumo di cannabis in Italia, esaminando il fenomeno e le sue caratteristiche dal punto di vista della dipendenza e proponendo un percorso per il “non uso”.

Attualmente, la cannabis (marijuana, hashish e olio di hashish) è la droga illecita più prodotta e consumata al mondo, a causa anche di un abbattimento dei prezzi delle sostanze psicotrope, mentre la quantità di tetraidrocannabinolo nei prodotti a base di cannabis (il principio attivo di questa sostanza) è passata negli ultimi anni dal 2 al 20%. Leggi il resto dell’articolo

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Perché si mangia troppo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 30 luglio 2007

Sembra proprio che gli occidentali mangino troppo. La cosa colpisce non solo perché vaste zone del resto del mondo, da cui molto di quel cibo proviene, mangiano troppo poco, o quasi nulla. Ma anche perché questo eccesso di cibo si traduce sempre più spesso in obesità: condizione ormai frequente anche in bambini e adolescenti, e fonte di molti disturbi fisici, ed anche psichici. Tra questi, il più evidente, e per certi versi prevedibile, è una sorta di rischiosa tendenza all’eccesso.
L’obeso eccede in quasi tutto, nell’allegria come nella depressione, nella mitezza o nella crudeltà, nel divertimento o nella privazione. La misura non è il suo forte. I sostenitori della libertà di stramangiare, e quindi di ingrassare quanto ci pare, obiettano che l’eccesso, fino a quando non danneggia altri, rientra nelle libertà personali, e che la società non dovrebbe occuparsene. E’ un’argomentazione fondata: occorre cautela nelle campagne salutiste, l’idea della perfezione fisica, come ogni ideale che neghi il limite costitutivo della condizione umana, ha in sé un aspetto autoritario, oltre che folle. Leggi il resto dell’articolo

La cannabis è tutto tranne che una droga leggera

(Recensione a cura di “OsservatorioDroga.IT”, Rivista telematica di informazione e approfondimento, www.osservatoriodroga.it)

Il fenomeno della diffusione della Cannabis (marijuana, hashish e olio di hashish) nel nostro Paese è in costante aumento, ne aumentano la domanda e il consumo, l’esposizione all’offerta, il mercato illegale, il carattere di veicolo iniziatico ad altre sostanze stupefacenti, il suo utilizzo massiccio nell’uso combinato con queste ultime, il suo riscontro nelle segnalazioni alle prefetture per uso e possesso di sostanze stupefacenti, la presenza di minori assuntori di Cannabis negli ambienti di detenzione.
Il libro di Claudio Risé Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita espone la fotografia della situazione del consumo in Italia, esamina il fenomeno e le sue caratteristiche dal punto di vista della dipendenza, con particolare attenzione all’adolescenza e all’adulto, propone un percorso per il “non uso” e una lunga serie di testimonianze cruciali. Il tutto da un punto di vista obiettivo. Leggi il resto dell’articolo

L’adolescente nel paese dei balocchi

Claudio Risé, da “Tempi”, 26 luglio 2007, www.tempi.it

Nelle vacanze in famiglia, ci si accorge meglio di alcune cose. Per esempio della curiosa repubblica degli adolescenti, nella quale i figli entrano in realtà quando sono ancora bambini, ed escono solo parzialmente, se tutto va bene, verso la fine delle scuole superiori. E’ un fenomeno molto nuovo, sul quale riflettiamo ancora poco, limitandoci a deplorare gli eccessi, o le stupidità, dei ragazzi, ed a chiederci perché avvengano.
Infanzia ed adolescenza, naturalmente ci sono sempre state, ed hanno sempre avuto, oltre ad aspetti bellissimi, manifestazioni in buona parte irritanti e incomprensibili per gli adulti. Esse derivavano sia dall’interesse per la scoperta e la sperimentazione che è proprio dell’adolescente, sia dal fatto che egli vive in un mondo, già in parte diverso da quello in cui si sono formati i genitori, che anticipa le inquietudini e i cambiamenti di domani. Se a questo si aggiunge la necessità dei ragazzi di confrontarsi con i grandi, il loro bisogno (anche inconscio), di metterne alla prova il modello educativo, in modi spesso reattivi e molto immediati, la tradizionale miscela esplosiva dell’adolescenza è pronta. Leggi il resto dell’articolo

Quando la donna si scopre

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 luglio 2007

Quando il caldo incalza, e le donne scoprono i loro corpi, si alzano le proteste. E’ un rito che si ripete ogni anno, e a cui partecipano politici, opinionisti, uomini e donne, preoccupati che queste esibizioni offendano la dignità femminile. In passato protestavano anche esponenti del clero, nettamente diminuiti dopo le prese di posizione di Benedetto XVI in favore della bellezza del corpo femminile, e della sua funzione nello sviluppo spirituale degli uomini.
Come mai queste levate di scudi contro la bellezza delle donne? Si dice che mostrarla è uno svilimento, una prostituzione più o meno conscia: la donna si scoprirebbe per ottenere qualcosa. E’ un ragionamento dal fondo un po’ paranoico. Leggi il resto dell’articolo

Arte e contraffazione

Claudio Risé, da “Tempi”, 19 luglio 2007, www.tempi.it

Credo che abbia ragione chi, nei dibattiti sul fare cultura, ricorda che l’arte non deve necessariamente proporsi di essere educativa. L’arte, infatti, educativa lo è sempre, per sua natura, se è autentica, perché illustra l’umano nella sua verità e bellezza. Che dire però di quei prodotti culturali, o di mercato, che si richiamano all’arte non per entrare nella verità della condizione umana, ma per contraffarla, spettacolarizzandola e riducendola a gioco, a pastiche, eventualmente a derisione? E che relazione può avere la politica culturale degli Enti Pubblici, Comune, Regione, Stato, con questi fenomeni, molto diffusi nella cultura del pensiero debole dominante?
Credo che se passiamo in rassegna la maggior parte delle iniziative promosse dagli enti pubblici italiani negli ultimi anni, troviamo un’infinità di queste manifestazioni dove l’arte, se c’è, è nascosta sotto una spettacolarità provocatoria e volutamente scandalizzante. Leggi il resto dell’articolo

Cittadelle della paura o nuove comunità?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 luglio 2007

Si alzano muri e steccati. Sempre più spesso, in Occidente, si costruiscono vere e proprie cittadelle, separate dal territorio circostante da insormontabili divisori. Il pubblico apprezza, e compra subito. L’ultima iniziativa è “borgo Ronche”, vicino a Pordenone, nel Friuli, che prevede la costruzione di 90 abitazioni, da piccoli appartamenti a ville importanti, divise dal territorio circostante da un muro alto due metri e mezzo, e lungo ottocento metri.
In questo caso la ragione addotta è la sicurezza, in particolare nei confronti dell’immigrazione straniera, che in zone vicine ha messo a segno numerose rapine, ed atti di violenza. In altri luoghi, però, le ragioni di queste separazioni abitative sono diverse. Negli Stati Uniti d’America sono state costruite piccole città di devoti di Maria Vergine, di amanti di specifici sport, di seguaci di particolari costumi, in genere più severi della media, in altri casi più liberali. Leggi il resto dell’articolo

L’infelicità delle donne

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 luglio 2007, www.tempi.it

Le donne sono infelici. A Milano, soffre di depressione una donna su quattro. Più del doppio dei maschi. Anche in zone più tranquille delle metropoli, però, le cose non vanno meglio. È brutto per le donne, ma non solo per loro. Quando soffre la donna, dalla quale tutti nasciamo e con la quale molti uomini passano la loro vita, questa sofferenza contagia inesorabilmente la società. Soprattutto la nuova società, quella di domani, che nasce in un grembo infelice e viene accudita con sofferenza.
Ma perché sono infelici, le donne? Le spiegazioni sociologiche abbondano: società maschilista, troppo competitiva, servizi scarsi, doppio e triplo peso per le donne (lavoro, casa, bambini, e spesso anche un marito che tende a farsi accudire come un bimbo). Tutto vero. Manca, però, un tassello decisivo. Leggi il resto dell’articolo

Quando muore il padre…

il Timone - Luglio 2007(Intervista a Claudio Risé, di Roberto Beretta, da “Il Timone”, n. 65, luglio 2007, www.iltimone.org)

Professore, lei è stato tra i primi a denunciare con decisione l'”assenza del padre”. Si tratta di un fenomeno che riguarda solo la famiglia? Di quali “padri” manchiamo, a suo parere, nella società, nella cultura, nella scuola, nella Chiesa?
Si tratta di un lungo processo, che comincia, per certi versi, con Lutero e la riforma protestante. Come la storia delle religioni riconosce, la divisione luterana tra Regno di Dio e Regno dell’uomo, e lo spostamento della famiglia in quest’ultimo campo, su cui decide lo Stato, secolarizza la famiglia che non è più ambito di riferimento diretto al Padre celeste, mentre il padre terreno (Lutero stesso) comincia proprio allora a spogliarsi della funzione educativa, in buona parte trasferita alla moglie.
Tutto ciò però parzializza e limita anche il riferimento della vita umana complessiva al Padre, che sbiadisce nell’alto dei cieli, e consente l’accelerazione del processo di secolarizzazione, accentuato dopo l’Illuminismo.
Poi, dopo la seconda guerra mondiale in particolare, ed ancor di più nel tragico trentennio che va dagli anni 70 alla fine del millennio (quello della generalizzazione delle legislazioni abortiste e divorziste), ogni riferimento al padre, anche lessicale (paternalismo, patriarcale, patria, etc.), viene criminalizzato. Oggi lo slogan, di sapore pop, “uscita dal patriarcato”, concetto antropologicamente quanto mai incerto, viene spesso invocato nei programmi politici, con l’unico senso di opposizione ad ogni autorità che rinvii ad interessi ed obiettivi sovrapersonali, anche trascendenti, anziché collocarsi sul piano dei bisogni e delle pulsioni, per distruttive e contraddittorie che siano. Leggi il resto dell’articolo

Lo stress da vacanza

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 9 luglio 2007

Si avvicinano le vacanze, amatissime e pericolose. Meglio pensarci prima per evitare la sindrome da ferie, molto frequente e tutt’altro che semplice. Si può manifestare apertamente anche in piena vacanza, a volte costringendo a ritorni precipitosi, o comunque a rapidi mutamenti per evitare peggiori danni. Il primo sintomo è una delusione: le ho tanto aspettate, ed è tutto qui? Lo sguardo severo che accompagna il: “tutto qui”, è in grado di cancellare ogni fascino da qualsiasi bellezza.
Le spiagge ci sembrano torride, le montagne inospitali, gli indigeni antipatici (troppo scostanti, oppure troppo invadenti), insomma non riusciamo a sopportare nessuna situazione, e tanto meno ad amarla. Questo aspetto del malessere da vacanze ci può aiutare ad individuare il primo modo per non caderci: non idealizzarle. Leggi il resto dell’articolo

Dove vanno le bad girls

Claudio Risé, da “Tempi”, 5 luglio 2007, www.tempi.it

Si cominciò con “Le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive vanno dappertutto”. Da lì in poi la fortuna, mediatica e pubblicitaria, delle “cattive ragazze” non conobbe più limiti. Ormai, ogni settimana c’è una nuova “cattiva ragazza”, o bad girl, che ci guarda con aria ostile da un manifesto che ci informa che “bad girl” compra la tal marca di occhiali, o indossa quegli stivali, o compra qualche altra cosa. Chissà se i pubblicitari, pazzi per queste cattive ragazze, sono davvero sicuri del fatto loro.
Perché, a vederle così, scontrose, pallide, con aria insieme presuntosa e scontenta, queste bad girls sembrano piuttosto la celebrazione di quanto la donna “cattiva” sia infelice. Naturalmente la donna “cattiva”, o “dark”, non è un’invenzione recente. Leggi il resto dell’articolo

Un treno da non prendere

Manifesti della campagna spagnola contro la cannabisDalla rubrica “Psiche lui” di Claudio Risé, in “Io Donna”, allegato al “Corriere della Sera”, 27 gennaio 2007

«Ho due figli, 14 e 16 anni, e ho scoperto che il maggiore spinella tutti i giorni. L’umore è deteriorato, reagisce aggressivamente alle situazioni, ha sbalzi d’umore molto marcati, ogni tanto si chiude in sé stesso, anche se poi cerca ansiosamente gli amici. Il rendimento scolastico è precipitato, fa fatica a studiare, e a concentrarsi. I nostri amici sono divisi tra “cosa vuoi che sia, non drammatizzate e riprenderà”, ed altri che raccomandano attenzione. Il medico della scuola invece mi ha preoccupato dicendo che oggi la cannabis è pericolosa». Padre in ansia

Caro amico, oggi lo sguardo verso la cannabis è diverso da quello degli ultimi decenni del secolo scorso, in cui era considerata droga “leggera”, e poco pericolosa. Per questo tutti i governi occidentali, tranne in Italia, hanno lanciato negli ultimi due-tre anni grandi programmi di informazione e prevenzione, coinvolgendo tutti i media, la comunicazione audiovisiva, le scuole, le diverse istituzioni educative e di cura. Leggi il resto dell’articolo

La filosofia per avere successo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 luglio 2007

Attenti al successo. Visibilità e potere, per la verità, hanno sempre avuto costi alti. Negli ultimi decenni, persino nella politicamente correttissima Europa, diversi leader sono stati tolti di mezzo con la violenza, dal primo ministro svedese Olof Palme, a quello italiano Aldo Moro. Adesso, però, anche i vertici economici, finora più tranquilli, vivono nell’insicurezza. I più pagati del mondo ad esempio, i capi delle grandi multinazionali, sono i dipendenti più esposti al licenziamento.
Un Chief executive officer (Consigliere Delegato) su sei l’anno scorso ha perso il posto per licenziamento, e la loro durata al vertice del potere aziendale, in Europa, non arriva ai sei anni. La motivazione più frequente della cacciata sono i “cattivi risultati” raggiunti. Questo non significa che le grandi aziende multinazionali navighino in pessime acque, bensì che gli obiettivi da ottenere vengono continuamente spostati all’insù, rendendo sempre più difficile raggiungerli, anche ad amministratori che uno o due anni prima si erano dimostrati molto brillanti. Leggi il resto dell’articolo