L’infelicità delle donne

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 luglio 2007, www.tempi.it

Le donne sono infelici. A Milano, soffre di depressione una donna su quattro. Più del doppio dei maschi. Anche in zone più tranquille delle metropoli, però, le cose non vanno meglio. È brutto per le donne, ma non solo per loro. Quando soffre la donna, dalla quale tutti nasciamo e con la quale molti uomini passano la loro vita, questa sofferenza contagia inesorabilmente la società. Soprattutto la nuova società, quella di domani, che nasce in un grembo infelice e viene accudita con sofferenza.
Ma perché sono infelici, le donne? Le spiegazioni sociologiche abbondano: società maschilista, troppo competitiva, servizi scarsi, doppio e triplo peso per le donne (lavoro, casa, bambini, e spesso anche un marito che tende a farsi accudire come un bimbo). Tutto vero. Manca, però, un tassello decisivo.
Lo si vede meglio quando osserviamo che le più infelici di tutte sono quelle che i media portano a esempio per tutte: le famose “vincenti”, quelle che sono al top della carriera, al top dei guadagni, e che quindi della scarsità dei servizi potrebbero tranquillamente infischiarsene, perché sono in grado di finanziarseli da sole. Invece sono ottime clienti di psicoterapie e consumatrici di psicofarmaci. Come mai?
Il fatto è che, aderendo alla proposta di eguaglianza, di “essere come un uomo”, di mettere al centro della propria vita i valori maschili del guadagno e del successo, la donna svaluta la sua ricchezza specifica, la qualità che dà pienezza alla sua vita e a quella degli altri, la sua capacità e vocazione: accogliere l’altro, stabilire una relazione affettiva, portare nel mondo la forza del sentimento di tenerezza per sé e per l’altro come persona. Si produce allora come un indurimento affettivo al quale il maschio è addestrato, anche se è suo compito, psicologico e spirituale, trasformarlo, integrando nel corso della vita anche la parte femminile, attraverso la relazione con la donna che risveglia e attiva l’aspetto corrispondente, presente anche nella psiche dell’uomo.
Mentre per l’uomo la durezza è una condizione di partenza, sulla quale deve poi sviluppare la sensibilità che lo rende completo, per la donna aderire a quel modello rappresenta una perdita che la priva di quella vocazione alla relazione che è sentita da lei stessa come centro della personalità e come percorso verso l’autentica realizzazione e la felicità.
È sempre questa svalutazione di ciò che il pensiero della differenza (ma anche Benedetto XVI) ha identificato come la ricchezza specifica del femminile che spiega l’attuale impennata nelle depressioni dopo il parto, quando la donna ha appena messo al mondo una nuova vita. In quel momento tutto dentro di lei è teso all’accudimento, all’unione profonda col bimbo, all’identificazione con l’altro. Questa straordinaria esperienza, però, non è più riconosciuta dal modello di cultura collettivo nella sua grandezza e importanza. È ridotta a “funzione” da trasferire il più rapidamente possibile a servizi o ad altri, cancellando l’insostituibile carattere personale di questa fondamentale fase della vita.
La loro identità profonda non è più onorata, e la loro anima se ne accorge. Ecco perché le donne sono depresse. Ecco perché tutti dobbiamo cambiare.

Annunci

5 Responses to L’infelicità delle donne

  1. Giubizza says:

    E ci credo con lo stile di vita del cavol oche si sono scelte!
    Hanno voluto la bicicletta…

  2. WlaClioNokia says:

    Gentile Prof. Risè,
    sono un frequentatore del forum di http://www.uomini3000.it, e La ringrazio per il suo lavoro di sostegno alle ragioni degli uomini o, se preferisce, di tutte le persone di sesso maschile.
    Però, visto il clima imperante nei mass-media, nella cultura, nella politica, con che criterio Lei osa parlare di “società maschilista” o ,peggio, di “mariti che tendono a farsi accudire come bimbi”?
    Certo, farsi accudire da una donna che si ama o che ci piace…, chi lo disdegnerebbe?
    Ma come bambini, *MAI*.
    Se poi l’universo femminile odierno si diverte a fare uscire matti gli uomini su come loro debbano agire, se la prenda con le donne.
    Ma, se permette, come un bambino, *NESSUN* uomo vuole essere accudito dalla propria donna.
    Con invito a visitare il forum sopra citato, La saluto con cordialità e La ringrazio comunque per il suo lavoro

  3. maria says:

    molto bello questo articolo.
    Dovremmo probabilmente imparare a “ripensarci”, superando la contraddizione tra ciò che la società ci impone di considerare attraente e da raggiungere e il nostro più autentico sentimento di felicità, che nasce spesso da altro, da valori, situazioni e persone del tutto diverse.
    Attualmente, mi sento molto spaventata dagli uomini che, forse per reazione, non riescono più a vedere nelle donne, o a considerarla importante, la loro “vera vocazione: quella dell’accoglienza dell’altro, dello stabilire una relazione affettiva, portando nel mondo la forza del sentimento di tenerezza per sè e per l’altro come persona”.
    Mi spaventa la nuova generazione di uomini che si pongono di fronte alle donne come i selezionatori di risorse umane, che valutano secondo criteri che nulla hanno a che fare con l’amore e ciò che lega veramente nella vita.
    Mi spaventano quelli che pensano solo per sè (palestra, portatile, lavoro, divertimento, vacanza, ecc. ecc. ).

  4. armando says:

    Questo articolo dovrebbe far riflettere tutti. Le donne, che non possono sempre presentarsi come vittime di qualcosa o qualcuno, la società, i maschi e così via. Un tempo si sentivano tali, dicono, perchè confinate fra le mura di casa a fare figli, ora perchè sentono svalorizzata la loro vocazione all’accoglienza e alla cura. Ma, se non vogliono essere considerate, e considerarsi, come eterne “minorenni”, dovranno ammettere di aver fatto le loro scelte. Ricordo benissimo quando giudicavano la maternità una prigione e ne fuggivano in nome della “libertà”. Sbagliavano? Certamente, ma si assumano la responsabilità della scelta. E prima di spaventarsi degli uomini che….., come fa la gentile Maria, dovrebbero spaventarsi di loro stesse, guardandosi allo specchio.
    D’altro canto gli uomini non sono affatto esenti da responsabilità. Quelli della mia generazione, in guerra con la famiglia e i padri, non hanno avuto gli attributi nè per riconoscere i propri torti, nè per dire virilmente alle donne: “Attente, state sbagliando tutto”. Forse per senso di colpa o non so cosa, siamo semplicemente fuggiti, abbiamo lasciato il campo sgombro.
    E’ arrivato il momento di ripensarsi, tutti quanti, e tornare a considerare la differenza sessuale come un valore prezioso senza che ciò implichi la formalizzazione della fissità di ruoli e funzioni, ma guardando con fiducia al fatto che le rispettive vocazioni non sono costruzioni (e costrizioni) culturali, ma esigenze profonde della psiche maschile e femminile che, lasciate libere di manifestarsi, troveranno con naturalezza la loro strada.

  5. armando says:

    Per la redazione da Armando. Vorrei integrare il mio commento di qualche minuto orsono con questa considerazione sugli uomini delle giovani generazioni. Accade, sono constatazioni personali, che di fronte a giovani donne che manifestano la loro voglia di essere madri e mogli “tradizionali”, siano i primi a sorprendersi considerandole con una certa sufficienza, quasi fossero residui del passato.
    “Ma che siete scemi?” mi è capitato di dire loro. Invece di accogliere questo desiderio, che è anche un invito agli uomini ad essere tali ed essere padri, come un bene prezioso, lo svalorizzate?
    Chissà che dietro a tutto ciò non ci sia anche un timore per eccesso di madre, il che però rimanda direttamente ad un deficit di paternità di cui dobbiamo assumerci la responsabilità?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: