Arte e contraffazione

Claudio Risé, da “Tempi”, 19 luglio 2007, www.tempi.it

Credo che abbia ragione chi, nei dibattiti sul fare cultura, ricorda che l’arte non deve necessariamente proporsi di essere educativa. L’arte, infatti, educativa lo è sempre, per sua natura, se è autentica, perché illustra l’umano nella sua verità e bellezza. Che dire però di quei prodotti culturali, o di mercato, che si richiamano all’arte non per entrare nella verità della condizione umana, ma per contraffarla, spettacolarizzandola e riducendola a gioco, a pastiche, eventualmente a derisione? E che relazione può avere la politica culturale degli Enti Pubblici, Comune, Regione, Stato, con questi fenomeni, molto diffusi nella cultura del pensiero debole dominante?
Credo che se passiamo in rassegna la maggior parte delle iniziative promosse dagli enti pubblici italiani negli ultimi anni, troviamo un’infinità di queste manifestazioni dove l’arte, se c’è, è nascosta sotto una spettacolarità provocatoria e volutamente scandalizzante.
La rassegna su Arte e omosessualità, sponsorizzata dall’Assessorato alla cultura di Milano ne è solo l’ultima tappa, anche se sicuramente significativa. Innanzitutto per il gusto della contraffazione che dimostra, a mio avviso, la lontananza dall’arte di questo materiale. Non è che non vada bene dare una rappresentazione critica, o drammatica, della Chiesa. I cardinali dipinti da Francis Bacon, scheletrici, barocchi, corrosi e ieratici insieme, credo che siano ai vertici della pittura del 900. Ma perché rappresentano una verità umana. Inquietante per i cattolici, ma che c’è stata e c’è, tanto che anche Benedetto XVI ne ha parlato, nella sua prima Via Crucis da Pontefice.
Una verità che l’artista coglie, certo partendo da sé, e rappresenta con folgorante potenza. Invece il Papa inizialmente previsto in questa mostra, e stampato nei cataloghi di cui il Sindaco Moratti ha voluto la distruzione, è solo un falso. Certamente offensivo per il Papa, e per i cattolici. Ma anche per l’identità omosessuale, che come ogni condizione umana è più seria di uno sciocco travestimento intellettuale. E quindi dovrebbe essere trattata con maggiore rispetto. Come la trattarono i grandi artisti omosessuali, da Luchino Visconti a Giovanni Testori, per il quale giustamente Vittorio Sgarbi chiede maggiore attenzione da parte dei teatri milanesi.
La sessualità umana non è un “evento”, come si usa dire oggi, attorno alle cui bizzarre e fasulle rappresentazioni radunare piccole folle convinte di vivere un’esperienza artistica. La sessualità è il profondo, serissimo ed emozionante laboratorio nel quale l’umano trasforma l’istinto in desiderio, a partire dal quale può costruire il proprio percorso verso la bellezza, e la realizzazione personale. L’adolescente lo intuisce, e cerca adulti, ed istituzioni, che gli mostrino come l’arte ha rappresentato questo percorso, le sue difficoltà, i suoi drammi, e le sue meraviglie.
Aiutiamolo dunque ad incontrare queste rappresentazioni artistiche, anche crude e drammatiche, ma vere. Gli altri, gli arrampicatori dell’arte a colpi di scandali, sulla pelle dei credenti, e di minoranze sessuali più complesse della semplificazione da gay pride, hanno tutto l’ampio mercato della comunicazione privata per far valere i propri talenti.

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One Response to Arte e contraffazione

  1. Andrea says:

    Grazie per questi spunti di riflessione.

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