Quando la donna si scopre

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 luglio 2007

Quando il caldo incalza, e le donne scoprono i loro corpi, si alzano le proteste. E’ un rito che si ripete ogni anno, e a cui partecipano politici, opinionisti, uomini e donne, preoccupati che queste esibizioni offendano la dignità femminile. In passato protestavano anche esponenti del clero, nettamente diminuiti dopo le prese di posizione di Benedetto XVI in favore della bellezza del corpo femminile, e della sua funzione nello sviluppo spirituale degli uomini.
Come mai queste levate di scudi contro la bellezza delle donne? Si dice che mostrarla è uno svilimento, una prostituzione più o meno conscia: la donna si scoprirebbe per ottenere qualcosa. E’ un ragionamento dal fondo un po’ paranoico.
Da una parte, infatti, dietro ognuno dei nostri atti c’è sempre un’aspettativa, ed in ciò non c’è nulla di male. Solo lo stupido, o il masochista, non ha motivazioni di piacere dietro quello che fa. La persona psicologicamente sana fa delle cose per goderne. Sia che si tratti di un gesto altruista (aiutare un altro), o di un atto di valorizzazione di sé, come appunto l’esposizione di un bel corpo, la persona equilibrata agisce con piacere, e lo fa, anche, per ricavarne ulteriore piacere.
L’essere umano cerca la felicità: è questo un aspetto della sua ricchezza, e della sua complessità. Ed è piuttosto malsano ostacolarlo, avvelenare i suoi desideri, la sua ricerca di piacere, tanto più quando questa non fa male a nessuno, e fa godere molti, come appunto tutto ciò che si riferisce alla bellezza. Sulla quale proprio l’attuale Papa ha detto, dal punto di vista filosofico e religioso, una cosa molto interessante, che taglia l’erba sotto i piedi a tutti i discorsi moralistici contro la bellezza, in particolare quella del corpo femminile.
Joseph Ratzinger, continuatore di quell’uomo–Dio che si circondava di donne, alcune delle quali apprezzate per la loro bellezza, ha infatti ripetuto più volte che «la bellezza ferisce l’uomo, e questa ferita apre un varco che consente alla sua anima di cercare la bellezza più alta, e di rivolgersi verso Dio» (riassumo così un concetto espresso spesso, e centrale nel suo pensiero).
La polemica contro l’esibizione della bellezza, infatti, è tipica del benpensantismo laico (espresso da Giuliano Amato che l’ha rilanciata quest’anno), così come del clericalismo punitivo. Di quelle correnti di pensiero cioè, che negano la possibilità di uno sviluppo umano felice a partire proprio dalla fisicità, che va dall’incontro col corpo dell’altro a quello col Signore. Mentre nel cristianesimo, al contrario, il corpo umano viene scelto come dimora dal figlio di Dio.
Dietro questa periodica protesta c’è invece l’idea che nel corpo umano ci sia qualcosa di sbagliato, e che amarlo o mostrarne la bellezza sia, come dice Amato, “poco dignitoso”.
Per fortuna le donne non sono più inclini a cadere, come facevano le prime femministe, in questa trappola moralista. Barbara Pollastrini, ministro per le pari opportunità, ha ricordato con prudente buonsenso: «Per me una minigonna è dignitosa quanto una tonaca, la dignità non la danno i centimetri di stoffa: il vestiario è questione di gusto, stile e abitudine». E con altrettanto buonsenso: «Essere belle è un diritto delle donne», ha detto Irene Pivetti. Aggiungerei anche degli uomini, se ci riescono.
L’esaltazione del kalòs ka’gathos, del bello e buono, era del resto al centro della civiltà greca, dalla quale (come sempre ci ricorda Ratzinger, che la conosce bene), discendiamo. Onoriamo dunque la bellezza, senza ingiustamente offenderla, confondendola con stupidità, o prostituzione.

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8 Responses to Quando la donna si scopre

  1. Matteo says:

    Grazie professore per questo *bellissimo* articolo.
    Mi colpisce molto l’immagine della bellezza che ferisce, e della ferita che richiama all’Altissimo. Le ferite ci sono genitrici, hanno un compito educativo.
    Ma come può un'”umanità senza padre” imparare a reggerle?
    La bellezza femminile deve avere poi un suo specifico, che acuisce questa difficoltà. Mi vengono in mente le compagne di scuola che picchiano l’amica, perché troppo bella, o la bellezza che provoca violenza o appunto moralismo (contro l’altra, o sempre più spesso verso se stessi), in uomini abbagliati.

  2. Luigi Borlenghi says:

    La bellezza femminile è offesa piuttosto da una certa moda che non ha come scopo quello di esaltarla ma di esaltare se stessa. Una moda autoreferenziale (come mi piace questo termine!) che vede il corpo come un supporto.
    Si vedono in giro tante donne che vestono abiti inadatti che non valorizzano i loro punti di forza, ma quelli deboli.
    La questione è indossare ciò che è adatto non ciò che appare bello indossato da un altro o, peggio, da un altro astratto come sono i modelli e le modelle.
    Oggi la moda è spesso una dei primi nemici della bellezza.

  3. Giuliana says:

    Che bello ritrovare echi di Platone, che ho scoperto da poco e amo profondamente! W la bellezza e W l’estate! 🙂
    PS Nel “Fedro” questa visione della bellezza è espressa in modo sublime…

    Buone vacanze,
    Giuliana

  4. paloschi ileana maria says:

    D’accordissimo con il commento di Luigi Borlenghi!! Grazie prof: Risè anche per gli opuscoli sulle droghe definite leggere.

  5. maria grazia says:

    daccordo sulla esaltazione della bellezza, ma secondo me non è affrontato nell’articolo il senso del pudore

  6. armando says:

    La bellezza era al centro della civiltà greca insieme al senso della misura, come ci ricordi in altro articolo. Credo che anche nell’esposizione, anzi sovraesposizione, dei corpi a cui assistiamo, manchi proprio il senso della misura. E non ne faccio una questione moralistica o di senso del pudore.
    Al contrario, può essere molto più intrigante ed erotico un bel corpo che lasci spazio anche all’immaginazione, dell’esibizionismo totale.
    Infine c’è anche l’aspetto dell’uso che viene fatto della bellezza. A me sembra che in molte donne travalichi spesso il giusto piacere di sentirsi belle per diventare uno strumento di potere e dunque, diciamolo, di rimbecillimento maschile.

  7. P. Massimiliano M. Zangheratti says:

    Mi dispiace di non condividere quanto ha scritto il Prof. Risè. E’ innegabile che il corpo umano, maschile e femminile, sia bello, come è bello tutto ciò che Dio ha creato. Dobbiamo però fare i conti con la corruzione dell’uomo, un fatto innegabile e che tende a rendere il corpo umano una “cosa”. Il vestito non è semplicemente un sistema per ripararsi dalle intemperie, ma è anche la salvaguardia della sacralità del corpo umano (specialmente di ciò che è legato alla trasmissione della vita) da questa cosificazione, oggi tanto più esasperata dall’invadente e disordinato erotismo. Le parole del Papa non vanno intese come un “colpo di spugna” sull’eredità del peccato originale, cioè la concupiscenza, ma un invito al rispetto del corpo, contraddetto da gran parte della moda.

  8. Giuliana says:

    Certo, infatti il burka è una manifestazione di immenso rispetto per il corpo femminile. Che è considerato sacro. Ed essendo sacro va protetto. Peccato che dentro al corpo femminile ci stia una donna, con una mente, un pensiero, una volontà, una capacità di scegliere come vestirsi a suo piacimento, con le proprie motivazioni, MOLTO più sacre e da rispettare del corpo, che come giustamente scrive, non è una “cosa” e di conseguenza non va come una “cosa” protetto, ma considerato parte integrante di un individuo, inseparabile da esso, pensante, e libero di fare ciò che vuole con il proprio corpo. Perchè bello o brutto che sia, il corpo è mio. E mi vesto come meglio credo: grazie al cielo in Italia lo stupro è un reato, mentre il topless è libero. Regolatevi di conseguenza e non cercate di riportarci indietro di un secolo!!! Correggiamo la corruzione, non la bellezza del Creato!

    Giuliana

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