Basta sesso, siamo Veronesi

Claudio Risé, da “Tempi”, 30 agosto 2007, www.tempi.it

Quando la scienza fa confusione è una perdita per tutti. Come con l’esternazione, fatta da Capalbio, da Umberto Veronesi sul modello unico verso cui va l’umanità. Si sarebbe tentati di non parlarne, per non aumentare i danni. Invece si deve correre il rischio, ed esercitarsi puntigliosamente sulle parole, prima che queste finiscano col perdere ogni senso.
Dice Veronesi che le differenze tra uomo e donna si attenuano perché l’uomo non deve più lottare per la sopravvivenza, e quindi produce meno ormoni maschili e la donna, entrando in ruoli tradizionalmente maschili, meno estrogeni. Ma quest’immagine riduce l’intera storia alla sola modernità occidentale, interpretata in chiave pop, contrapposta al Paleolitico: la clava contro la Smart, troppo poco. Leggi il resto dell’articolo

La generazione fumata

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 agosto 2007

Nel mondo il consumo della droga più diffusa, la cannabis, comincia a diminuire. Lo spiega l’ONU, nel suo ultimo rapporto. In Italia, invece, i consumatori sono aumentati, in quattro anni, di circa 3 milioni di persone, il 45% in più. Lo si ricava dall’ultima relazione sulla droga fatta al Parlamento. Il fatto è che i grandi Paesi occidentali informano che i “nuovi folli”, sono oggi gli ex bambini-ragazzi che hanno usato cannabis prima dei 15 anni, mentre l’Italia lo tace.
Come dimostrano tutte le ricerche internazionali, infatti, l’uso di sostanze intossicanti fin dalla preadolescenza produce con impressionante frequenza negli anni successivi psicosi e schizofrenia. Non a caso, in Occidente, l’uso di cannabis, a cui si associano sempre più di frequente alcol e amfetamine (la cosiddetta ecstasy), è oggi fra le prime tre cause di ricovero psichiatrico. Leggi il resto dell’articolo

L’impresa dell’estate? Resistere alle cronache intossicanti dei cinici senza cuore

Claudio Risé, da “Tempi”, 23 agosto 2007, www.tempi.it

La fatica maggiore di quest’estate? Non farsi sopraffare dai cattivi, disperanti, sentimenti. Che poi ti fanno sentire meschino, futile, alle prese con cose da niente, che tendono, quindi, a ridurti a niente.
Bisognerebbe, forse, non leggere i giornali. Ma come fa uno che è – tra l’altro – giornalista da più di 40 anni, e che grazie alla dipendenza, parziale, dalla carta stampata è riuscito ad evitare del tutto quella da tubo catodico? Leggi il resto dell’articolo

Ultracentenari. Ma per cosa?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 agosto 2007

La corsa per allungare la vita umana si intensifica. Tra i campioni in campo anche Etienne Baulieu, già inventore della Ru-486, la “pillola abortiva”. «La longevità – ha dichiarato – è oggi il problema più importante dell’umanità». Ma è veramente così? E’ proprio la durata, il diventare ultracentenari “in forma”, la questione sulla quale è opportuno che si concentri il pensiero e la ricerca dell’uomo, oppure la pienezza della vita, quella che a volte si definisce la sua “qualità”, il suo senso?
Naturalmente, quando Baulieu, come altri scienziati, puntano le loro ricerche su una forma perfetta per gli ultracentenari di domani, si pongono già il problema della qualità. Cercano, infatti, di superare le debolezze senili, le perdite di memoria, le confusioni mentali. Combattono l’invecchiamento del cervello, e del corpo cui la mente comanda. Neuro-steroidi per l’invecchiamento cerebrale, e ormoni della giovinezza per quello del corpo. Leggi il resto dell’articolo

“Pazzi” per il fumo. Allarme a Varese

Giovanissimi in psichiatria per uno spinello. I medici lanciano l’allarme

(Di Barbara Zanetti, da “La Prealpina”, 15 agosto 2007)

Varese. Farsi uno spinello e finire nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Una esperienza forte che tocca a molti giovanissimi. Un fenomeno che sta crescendo e sul quale lancia l’allarme il professor Simone Vender. Disturbi comportamentali, esperienze allucinatorie e confusione sono alcuni degli effetti dell’assunzione del “fumo”.

E chi l’ha detto che farsi una canna non fa male? Nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Circolo di Varese arriva un numero sempre più consistente di ragazzi che si sono fumati “il cervello” dopo aver fumato una canna. Psicotici, malati di mente, chiamateli come volete: si tratta di ragazzi, spesso tra i 18 e i 20 anni, che all’improvviso danno segni di squilibrio e che vengono curati come chi ha seri disturbi psichiatrici.
Non sono soltanto “drogati”, dunque, anche se loro non vogliono saperne di questo termine, perché secondo le loro teorie farsi uno spinello non equivale a drogarsi e perché, sostengono sempre molti di loro, «si può smettere quando si vuole, basta stare attenti a ciò che si fuma». E via di questo passo con altre banalità. Propinate, badate bene, a fidanzate genitori ma anche ai medici che curano i pazienti “fuori di testa” ricoverati, per qualche giorno, per scoprire che «sì, qualcosa effettivamente», hanno fumato… Leggi il resto dell’articolo

Quei campioni molto invidiati

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 13 agosto 2007

Estate di fuoco per i famosi. Nelle ultime settimane sono finiti nel frullatore degli scandali: deputati cocainomani (pessimi ma forse non così importanti da meritare i titoli di testa dei media), anziani sacerdoti dediti alla pericolosa categoria dei tossicodipendenti a corto di denaro, e infine i più amati campioni di motociclismo, a cominciare da quell’icona dello sport e della giovinezza che è Valentino Rossi. Ad additare questi ultimi al pubblico ludibrio è il governo italiano.
Per esseri più precisi il fisco, che li accusa di massicce evasioni fiscali. Il match è tra Stato italiano e uno dei più noti e amati simboli dell’italianità: Valentino Rossi, campione mondiale di motociclismo in quattro differenti categorie. Leggi il resto dell’articolo

“Lo spinello provoca apatia e psicosi, a volte morte”

Vai alla scheda del libro(Di Chiara Moniaci, da “Oggi”, nr. 25, 20 giugno 2007)

Gli effetti della cannabis nell’ultimo libro dello psicanalista Risé

Non chiamatela più droga leggera. La leggerezza sta solo nel considerarla poco pericolosa. Oggi gli spinelli sono geneticamente modificati e potenziati per avere effetti sempre più micidiali, e causano gravi danni cerebrali.
Di cannabis, oggi, si può anche morire: è la tesi, documentata, del nuovo libro di Claudio Risé, psicanalista e docente di Psicologia dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca, Cannabis – Come perdere la testa e a volte la vita (Edizioni San Paolo, 12,50 euro). Abbiamo chiesto all’autore quali sono i rischi di chi fa uso di cannabis. Leggi il resto dell’articolo

Cannabis: alla scienza l’ultima parola

(Di Claudio Circelli, da “Il Settimanale di Padre Pio”, 29 luglio 2007, n. 30, www.settimanaleppio.it)

Che la cannabis facesse male era risaputo. Che gli studi scientifici, già da tempo, avessero dimostrato le conseguenze dannose prodotte in chi ne abbia fatto uso, era noto agli onesti; così come c’era la cognizione che solo l’ideologia sessantottina, cara a molti dei nostri politici, riconoscesse validità al binomio fumo/innocuità.
Tra la solita disinvoltura dei mezzi di comunicazione si è diffusa, nei più, la convinzione della cosiddetta canna come sostanza inoffensiva. «Fa più male l’alcol quando ci si sbronza», si dice, come se il problema fosse di scegliere il meno dannoso di due veleni, dimenticando il particolare, non proprio irrisorio, che entrambe le sostanze avvelenano l’esistenza umana. Leggi il resto dell’articolo

La cura degli altri

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 agosto 2007

E’ ancora possibile assumersi personalmente la responsabilità verso altre persone? O, in parole più semplici, è possibile “curare”, “prendersi cura di” un altro, di qualcuno che ti viene affidato appunto per ricevere assistenza? Cosa si rischia? Viene da domandarselo leggendo le cronache, (oltre che dell’asilo di Rignano, ed altri simili), che riguardano don Pierino Gelmini, accusato di abusi sessuali da tossicodipendenti allontanati per furto da una delle Comunità da lui dirette.
Don Gelmini è un uomo navigato: 164 Comunità in Italia, 74 nel mondo, 300 mila persone curate in 40 anni nelle sue comunità: “un uomo potente”, come l’ha definito la deputata Katia Belillo, chiedendo quindi garanzie per chi l’ha querelato. L’onorevole ha accompagnato la sua richiesta con una serie di convinzioni (credo diffuse nell’opinione pubblica), che dimostrano appunto l’alto rischio che assume oggi chi si prenda cura di un’altra persona. Leggi il resto dell’articolo

Una politica leggera contro droghe tutt’altro che leggere

Dal libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita(Di Mirko Testa, da “L’Occidentale”, 3 agosto 2007, www.loccidentale.it)

Chiamatela pure marijuana, hashish, “maria” o semplicemente cannabis, ma non dite che è una droga leggera. Si tratta della sostanza illecita più venduta al mondo e la sua diffusione nel nostro Paese è in drammatico e costante aumento, complici soprattutto le famiglie sempre più instabili e una certa leggenda rosa che tende a sminuirne il rischio di dipendenza e i pericolosi effetti fisici e psichici. Un quadro a tinte fosche quello sul consumo di cannabis in Italia fotografato dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, presentata nel luglio scorso dal ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che mostra tra il 2001 e il 2005 “un aumento dei consumi di cannabis”, a cui va associato “un aumento dell’uso di eroina e cocaina sporadico/occasionale”.
Una seduzione quella a base di cannabis e cocaina cui troppi italiani sembrano non saper resistere, ma che ha inizio spesso con lo spinello scambiato a scuola e provato di questi tempi da un italiano su tre: il consumo della canna è cresciuto in quattro anni del 45% (quasi 3 milioni di persone in più si sono avvicinate a questa droga), si legge nella Relazione. Per quanto riguarda i consumi aumenta il numero dei soggetti (di età compresa tra i 15 ed i 44 anni): se nel 2001 era il 22% degli italiani ad aver fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita, nel 2005 la percentuale è salita fino al 32%, aumento che si riferisce anche al consumo nell’ultimo anno e nell’ultimo mese. Leggi il resto dell’articolo

“Cannabis”: Cosa ne pensa Stenio Solinas

Un manifesto della Campagna francese contro la cannabisEducazione culturale contro la mistica positiva dello spinello

(Di Stenio Solinas, da “Linea”, 24 luglio 2007, www.lineaquotidiano.it)

La risposta al problema delle droghe non è nella scelta fra repressione o legalizzazione, ma nell’educazione culturale in grado di rovesciare la mistica positiva dello spinello.

Se io fossi ministro della Pubblica Istruzione (lo è l’onorevole Fioroni, lo sono stati Letizia Moratti e Riccardo Misasi, perché non io?…) farei adottare come libro di testo nei licei Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita di Claudio Risé (San Paolo editore, 207 pagine, 12,50 euri).

È la prima volta che mi capita di leggere uno studio così ancorato ai dati scientifici e così privo di enfasi sociale pro o contro l’oggetto studiato, così al passo con gli studi e le analisi della comunità medica internazionale e così consapevole che la risposta al problema delle droghe non sta nella scelta fra repressione o legalizzazione, ma in uno sforzo di educazione culturale in grado di rovesciare come un guanto la mistica positiva dello spinello che da un trentennio prospera in Italia.
Che da noi il problema della droga sia un problema serio, lo dimostrano alcuni dati della Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze presentata nei giorni scorsi, in Parlamento, dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Da esso si evince che il consumo di marijuana o hashish è aumentato del 45 per cento rispetto a quattro anni fa, che quello della cocaina negli under 35 vede un aumento addirittura del 62 per cento e del 50 per cento fra le femmine under 24. Leggi il resto dell’articolo

Un giudice spagnolo, e il “lumen naturae”

Claudio Risé, da “Tempi”, 2 agosto 2007, www.tempi.it

Un giudice spagnolo ha detto che il re è nudo. E naturalmente è subito scoppiato un putiferio tra i cortigiani dello Stato. La nudità non riguarda, va da sé, il Borbone a capo della nazione spagnola, ma piuttosto quel sovrano impersonale, quel pensiero unico così diffuso in Occidente, che in Spagna ha ottenuto, tra l’altro, una legge del 2005 che dice che il matrimonio è l’unione tra due persone. Quindi due individui dello stesso sesso possono, oltre che sposarsi, avere bambini, in affidamento o in altri modi.
Beh, il giudice Fernando Ferrin Calamita, responsabile per la famiglia nel sud-ovest del paese, ha tolto a una madre la custodia delle due figlie, di 6 e 12 anni, perché lesbica. E le ha affidate al padre. Leggi il resto dell’articolo