“Pazzi” per il fumo. Allarme a Varese

Giovanissimi in psichiatria per uno spinello. I medici lanciano l’allarme

(Di Barbara Zanetti, da “La Prealpina”, 15 agosto 2007)

Varese. Farsi uno spinello e finire nel reparto di psichiatria dell’ospedale. Una esperienza forte che tocca a molti giovanissimi. Un fenomeno che sta crescendo e sul quale lancia l’allarme il professor Simone Vender. Disturbi comportamentali, esperienze allucinatorie e confusione sono alcuni degli effetti dell’assunzione del “fumo”.

E chi l’ha detto che farsi una canna non fa male? Nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Circolo di Varese arriva un numero sempre più consistente di ragazzi che si sono fumati “il cervello” dopo aver fumato una canna. Psicotici, malati di mente, chiamateli come volete: si tratta di ragazzi, spesso tra i 18 e i 20 anni, che all’improvviso danno segni di squilibrio e che vengono curati come chi ha seri disturbi psichiatrici.
Non sono soltanto “drogati”, dunque, anche se loro non vogliono saperne di questo termine, perché secondo le loro teorie farsi uno spinello non equivale a drogarsi e perché, sostengono sempre molti di loro, «si può smettere quando si vuole, basta stare attenti a ciò che si fuma». E via di questo passo con altre banalità. Propinate, badate bene, a fidanzate genitori ma anche ai medici che curano i pazienti “fuori di testa” ricoverati, per qualche giorno, per scoprire che «sì, qualcosa effettivamente», hanno fumato…
Un vero e proprio “fenomeno”, quello dei ragazzini fuori di testa per gli spinelli (e non solo) che si registra anche a Varese e sul quale il direttore del dipartimento di salute mentale al Circolo e docente universitario all’Insubria, il professor Simone Vender, lancia l’allarme: «Il problema esiste, è sempre più consistente ed è collegato alla concentrazione di cannabinoidi all’interno della sigaretta e alla manipolazione della sostanza con altri prodotti – spiega lo psichiatra. Vediamo molti ragazzi tra i 18 e i 20 anni giungere da noi dopo aver assunto a volte un miscuglio di sostanze. Si tratta di giovani che presentano un quadro psicotico, disturbi di comportamento, eccitazione, confusione e che spesso vivono vere e proprie esperienze allucinatorie». Assuntori di un mix di sostanze naturali e chimiche, dunque, o di “fumo” considerato impropriamente innocuo.
I risvolti sulla salute fisica e mentale sono lì, dietro l’angolo, con l’insorgenza di vere e proprie psicosi – casi che vedono impegnati anche gli esperti dei servizi territoriali e non solo i medici in un luogo estremo come il reparto di psichiatria dell’ospedale – in soggetti forse predisposti o deboli o forse no, ma che, di certo, si sono “fatti”. Più o meno per gioco.
D’altronde, che la cannabis possa pregiudicare la memoria e la capacità di apprendimento nel momento dell’intossicazione non è una rivelazione, oltre ai riflessi “fisici”, come accertato da uno studio appena pubblicato dal Medical Research Institute of New Zealand, che spiega come un solo spinello danneggi i polmoni alla stregua di 3-5 sigarette fumate in un solo colpo. I soggetti più a rischio, sul fronte delle alterazioni della coordinazione motoria, sono gli adolescenti. I pericoli, sostiene Gian Luigi Gessa, neuropsicofarmacologo al Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Cagliari, aumentano quando cresce la concentrazione di THC, cioè di tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis.
Attualmente è in circolazione una varietà di cannabis più forte perché ha una concentrazione di principio attivo pari quasi a quella dell’hascisc. Si chiama skunk, che in inglese significa puzzola, proprio per il suo odore molto pungente. La skunk pare ossa dare allucinazioni non esattamente trascurabili e, nelle persone predisposte, favorire addirittura la schizofrenia.
Barbara Zanetti

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3 Responses to “Pazzi” per il fumo. Allarme a Varese

  1. piera says:

    anche in Svizzera continua la linea intrapresa contro la cannabis

    Dal Corriere:

    Analizzati i dati delle ammissioni negli istituti psichiatrici del cantone
    Cannabis aumenta rischio schizofrenia
    Lo indica uno studio Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo. Probabilità maggiore di due o tre volte a seconda dell’età

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    ZURIGO – Il consumo di canapa aumenta il rischio di schizofrenie o altre psicosi: a questa conclusione è giunto uno studio della Clinica psichiatrica universitaria di Zurigo, i cui risultati sono stati pubblicati sull’edizione online della rivista specializzata «Schizophrenia Research». «Dal profilo preventivo la cannabis appare meno insignificante di quanto generalmente supposto» finora, rilevano i ricercatori, citati in una nota diramata oggi dall’ateneo elvetico. Gli studiosi ritengono che il ruolo della canapa come fattore di rischio per malattie psichiche debba essere riesaminato. A loro avviso, coloro che presentano predisposizioni ereditarie a disturbi psichici dovrebbero rinunciare a consumare canapa. Per la ricerca sono stati analizzati statisticamente i dati delle ammissioni negli istituti psichiatrici del cantone di Zurigo, risalenti fino agli Anni ’70. Gli studiosi hanno rilevato un notevole incremento della quota di malati fra i giovani maschi nel corso degli Anni ’90: nella fascia di etá dai 15 ai 19 anni è triplicata e in quella dai 20 ai 24 anni è raddoppiata in brevissimo tempo. Nello stesso decennio si è constatato un netto aumento del consumo di droghe leggere. Fra i giovani uomini i consumi di cannabis sono diventati più frequenti e di quantitá superiori.
    24 luglio 2007

  2. luca says:

    mi sembrano importanti queste parole di massimo clerici che insegna psichiatria all’università di milano: ci si impegna tanto contro gli oppioidi mentre intorno a noi il vero assedio, anche da paesi vicini, è quello della cannabis

    dal corriere

    Droghe sempre più potenti. E si inizia prima
    Sul mercato cannabis molto più potente che in passato. E l’età in cui si inizia è sempre più precoce: anche 11-12 anni

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    MILANO – Oggi sul mercato si trovano marijuana e olio di hascisc ricavati da piante di cannabis «potenziate» rispetto al passato garzie a modificazioni genetiche: per la marijuana il potenziamenti arriva fino al 10-15% e per l’olio di hascisc fino al 50%. A lanciare l’allarme è stato Massimo Clerici, docente di psichiatria all’ Università di Milano durante la presentazione di una iniziativa della Società Italiana di Psichiatria per affrontare il problema della sempre maggiore diffusione di queste droghe e della sempre minore età alla quale i giovani e i giovanissimi cominciano a farne uso. «Ci si preoccupa delle coltivazioni di papavero da oppio in Afganistan ha deto Clerici, «ma intere piantagioni di cannabis modificata sono state realizzate in Paesi a noi molto più vicini, anzi, a poche ore di motoscafo dalle coste adriatiche e quei prodotti invadono quotidianamente l’Europa passando attraverso l’Italia».
    ■ Video- Perchè la cannabis ora fa più paura
    EFFETTI – «Gli spinelli potenziati» ha continuato lo psichiatra, «producono disordini psicoattivi molto più forti, perchè la corteccia prefrontale, deputata ai processi cognitivi, subisce cambiamenti». Secondo gli psichiatri c’è una correlazione fra uso della cannabis e il rischio di avere malattie psicotiche. In particolare nei giovani fra 12 e 19 anni – che già hanno una sensibilità doppia a queste sostanze a causa della morfologia in formazione del loro cervello – se sono già a rischio per gravi stress precedenti (problemi familiari, perdita di affetti, il padre in prigione…), un uso della cannabis molto più intenso e più precoce può avere effetti devastanti, fino a scatenare malattie mentali.
    SI INIZIA PRIMA- E c’è una ricerca tedesca che denuncia come negli ultimi anni il limite di età d’inizio sia sceso fino a 11-12 anni. Uno altro studio eseguito in Germania afferma che se con mezzi di prevenzione si riuscisse a limitare molto l’uso della cannabis, il numero dei casi di disturbi mentali nei giovani (schizofrenia, depressione, disturbo bipolare) si ridurrebbero di almeno il 15%. Inoltre, «sono numerose le evidenze scientifiche – aggiunge Clerici – secondo cui l’uso della cannabis riduce l’effetto delle cure nei pazienti con problemi mentali, aumenta le ricadute, il numero dei ricoveri e la loro durata». «Oggi – afferma Clerici – vediamo ragazzini che fumano spinelli, che mostrano i sintomi di problemi molto più gravi rispetto a quelli dei loro coetanei hippies degli anni Settanta. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’accessibilità alla cannabis è molto maggiore, anzi, negli ultimi due anni è aumentata del 20%, ci accorgiamo di come la situazione diventi sempre più grave».
    ■ Prevenzione a scuola: l’Italia è ferma
    GIOVANI PSICHIATRI SUL TERRITORIO – Per questo, la Società Italiana di Psichiatria, mette a disposizione del governo, dei ministeri (scuola, salute, solidarietà) e delle singole scuole italiane una task force di 500 giovani psichiatri particolarmente formati e preparati ad affrontare il problema. I 500 hanno concluso una formazione ad hoc sul tema: ‘Cannabis, Alcol e Disturbi Psicoticì, svolta in 16 città italiane. La proposta della SIP vuole essere uno stimolo al governo italiano, ad affrontare il problema così come si è fatto in Germania, in Francia o nei Paesi Bassi, dove si sono diffusi centri di consulenza gratuita specializzati in droghe particolari, destinate ad adolescenti in difficoltà e ai loro genitori, prestate da professionisti esperti.
    06 giugno 2007

  3. gigi says:

    scusi, io non capisco una cosa.

    l’onu dice di essere sulla buona strada con gli obiettivi previsti per il 2008 riportati nella storica dichiarazione di intenti Political Declaration (1998)http://www.un.org/ga/20special/poldecla.htm

    L’Italia però non va affatto in quella direzione. Nella dichiarazione programmatica Onu si diceva della volontà internazionale di diminuire seriamente l’uso delle varie droghe cannabis compresa entro il 2008, eppure in Italia secondo l’ultima relazione al parlamento su droghe tutto è in aumento: cannabis, eroina…soprattutto tra i giovani in età scolastica

    poi vorrei sapere come mai l’onu in quella dichiarazione ha chiesto a tutti i governi con un articolo preciso di lavorare coi giovani per prevenire il consumo di droga e i rischi connessi. ma non vedo nulla di attivato nella scuola o nella società, salvo i casi disperati di chi da solo tenta qualche iniziativa. basta guardare il sito del ministero istruzione o del ministero della salute, senza parlare di quello della solidarietà sociale che ha promesso un osservatorio nazionale sulle dipendenze tra i giovani ma se uno clicca la pagina è vuota (così come sono vuote le pagine che dovrebbero dare agli studiosi le documentazioni su infanzia, adolescenza etc)

    e poi: l’onu invitava tutti gli stati membri a tenere d’occhio, stimare e apprezzare, condividere, lo sforzo di quegli stati che ottengono buoni risultati in materia. quindi: come mai francia, inghilterra, spagna, usa, australia, etc vanno verso la riduzione della cannabis con tutto quello che hanno fatto/fanno x ridurre l’uso, e noi invece sui grafici dell’ultimo world drug report 2007 siamo sempre più isolati sulla cartina con il colore marrone che vuol dire che invece da noi la cannabis è in aumento?

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