La generazione fumata

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 agosto 2007

Nel mondo il consumo della droga più diffusa, la cannabis, comincia a diminuire. Lo spiega l’ONU, nel suo ultimo rapporto. In Italia, invece, i consumatori sono aumentati, in quattro anni, di circa 3 milioni di persone, il 45% in più. Lo si ricava dall’ultima relazione sulla droga fatta al Parlamento. Il fatto è che i grandi Paesi occidentali informano che i “nuovi folli”, sono oggi gli ex bambini-ragazzi che hanno usato cannabis prima dei 15 anni, mentre l’Italia lo tace.
Come dimostrano tutte le ricerche internazionali, infatti, l’uso di sostanze intossicanti fin dalla preadolescenza produce con impressionante frequenza negli anni successivi psicosi e schizofrenia. Non a caso, in Occidente, l’uso di cannabis, a cui si associano sempre più di frequente alcol e amfetamine (la cosiddetta ecstasy), è oggi fra le prime tre cause di ricovero psichiatrico.
Neuroscienze e psichiatria hanno dimostrato che il cervello del bimbo (ormai i primi spinelli vengono fumati alle scuole medie), e dell’adolescente è ancora plastico, e l’assunzione continuata di queste sostanze provoca una serie di danni le cui conseguenze si manifestano poi a partire, in genere, dalla fine del quinquennio successivo.
«Il legame tra consumo di droghe e malattie cerebrali croniche – ha dichiarato qualche giorno fa il direttore generale della Sanità lombarda – Carlo Lucchina, è una novità dalle dimensioni allarmanti». Per la verità, è una novità fino a un certo punto. Lo psichiatra prof. Cassano, per esempio, l’aveva denunciata fin dall’inizio del millennio. Lo stesso i grandi centri scientifici, dal Consiglio superiore di Sanità italiano, all’Organizzazione Mondiale della Sanità dell’ONU, all’Institut Superieur de Santé francese, a tutti gli altri.
Di queste denunce però, i politici italiani, se ne sono tranquillamente infischiati. Fino al decreto del ministro Turco che raddoppiava la dose di cannabis consentita per uso personale, qualche mese prima che il giornale inglese “Indipendent” (autore anni fa di una campagna per la depenalizzazione della cannabis), uscisse con un grande titolo in prima pagina: We apologize, ci scusiamo. Ammettendo lealmente di aver preso un grosso granchio, e cominciando a fornire i dati che ormai ogni centro di cura e ricerca, oltre che la cronaca, conosce perfettamente.
A Milano i dati li ha forniti Lucchina al Meeting di Rimini: «Ottomila giovani che a 24/25 anni hanno problemi psichiatrici a causa di cannabis, cocaina ed ecstasy», con malati cronici, comportamenti aggressivi, manifestazioni deliranti ed allucinatorie, raddoppiati negli ultimi anni. Per questo la Sip, la Società Italiana di Psichiatria, contro la leggenda che “lo spinello non fa niente”, aveva pubblicamente confermato che i giovani consumatori sono dieci volte più esposti degli altri ad attacchi di panico, difficoltà di concentrazione e psicosi, e che «oltre la soglia di uno spinello alla settimana i rischi aumentano in modo esponenziale». Con costi sociali molto elevati che, infatti, già da anni hanno preoccupato Paesi più attenti del nostro, correndo ai ripari.
Sono nate così, inizialmente negli Usa, poi in Canada, ed infine anche nella più liberale Europa, compresa la Spagna di Zapatero, massicce campagne statali, diffuse anche attraverso ogni tipo di media, per informare i giovani dei rischi che correvano, e raccomandare a genitori ed educatori di “afferrarli in tempo”, come dice un efficace manifesto appunto spagnolo, prima di lasciarli prendere, invece, dalla droga.
Così è cominciato il declino della cannabis in Occidente. In Italia, invece, sale.

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One Response to La generazione fumata

  1. Matteo says:

    (Da “Il Gazzettino”, 31/08/07)

    Un ragazzo trevigiano su tre è schiavo della cannabis: l’Usl mette in campo operatori specializzati

    Un ragazzo trevigiano su 3 è schiavo della cannabis, uno su 20 dipende dalla cocaina, quasi uno su 20 assume ecstasy. Sono i dati sconvolgenti che emergono da un’indagine regionale, promossa dall’assessorato alle Politiche sociali su un campione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, nelle varie province del Veneto. Proiettando nel nostro territorio la capillare ricerca, condotta con rigore scientifico, si raggiungono cifre che lasciano a bocca aperta: il possibile uso di sostanze stupefacenti coinvolge oltre il 50 per cento dei minori. Per il territorio dell’Usl 9 significa esattamente 7.375 ragazzi, sul complesso della popolazione totale di utenti under 18, pari a 14.048 unità. I numeri dettagliati, sostanza per sostanza, si possono leggere nell’articolo pubblicato qui accanto, ma già il primo dato mette sull’allarme gli operatori socio-sanitari, gli insegnanti, i genitori che devono affrontare una vera e propria emergenza. Tanto che l’Usl 9 ha deciso, a partire da questo nuovo anno scolastico, di lanciare un deciso attacco contro la diffusione della droga a scuola, allestendo una task force pronta ad intervenire in caso di bisogno.
    «Vorrei precisare che questo non esclude gli altri atti che i dirigenti scolastici devono compiere in caso di sospetto uso o spaccio di droga in ambito scolastico» precisa il dottor Germano Zanusso direttore del Dipartimento dipendenze dell’Usl 9. Qualora si sospetti un traffico illecito nel proprio istituto, il preside deve allertare immediatamente le forze dell’ordine e in caso di emergenza sanitaria il 118. Nel contempo però può chiedere aiuto agli specialsiti dell’Usl 9 che provvedono ad intervenire supportando gli insegnanti, consigliando il modo migliore di procedere e “agganciando” i ragazzi difficili. Il tutto utilizzando il Cic, Centro di informazione e consulenza interno all’istituto, che verrà ulteriormente potenziato. È inutile – secondo i dirigenti dell’Usl – che il mondo adulto metta la testa sotto la sabbia e ignori un fenomeno ormai dilagante: la droga ricreativa, quella che aiuta a perdere le inibizioni e sembra migliorare le prestazioni, senza far perdere il controllo. Così almeno pensano i ragazzi. «In effetti – precisa Zanusso – i danni ci sono eccome e il controllo risulta solo apparente».Oltre a rispondere in caso di emergenza, il gruppo Prevenzione operante nel Dipartimento Dipendenze attuerà alcuni incontri programmati: nelle classi prime e seconde degli Istituti di formazione professionale, al Duca degli Abruzzi, Alberini, Giorgi e Obici presentando il progetto “LInk” che mira ad agganciare le fasce più giovani utilizzando il sistema informatico. Ottimi risultati ha ottenuto un altro progetto similare, il Kriptos, consultabile via Web dai ragazzi che psosono formulare domande e partecipare ad una sorta di blog.

    Ma pure gli insegnanti torneranno sui banchi di scuola nei medesimi istituti, per imparare ad affrontare il fenomeno tossicodipendenze, così mutato negli ultimi anni. Se l’eroina rimane comunque a tassi invariati, senza aumentare ma neppure calare nei numeri assoluti, ciò che cresce in maniera esponenziale è l’uso delle nuove droghe, tra cui l’ecstasy e la cocaina, molto amata dai giovanissimi, con casi di 14 o 15 anni. Aumentano i minori dipendenti dalle droghe (soprattutto le femmine) e aumenta chi abusa di alcolici e superalcolici, talvolta utilizzando cocktail pericolosissimi.

    «I dati relativi all’abuso alcolico sono sottostimati» precisa il dottor Zanusso, coinvinto che nella nostra cultura l’abuso di vino, birra o spritz sia tutto sommato tollerato. Il problema è che i nosti vecchi passavano ore in osteria bevendo “ombre”, mangiando cicchetti e giocando a carte, mentre i ragazzi trascorrono serate al bar (magari prima di andare in discoteca) bevendo e basta. «Quali alternative costruire per proporre del sano divertimento?» questa secondo Zanusso è la sfida che il mondo adulto dovrebbe cogliere, a partire dalla scuola.

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