Liberarsi dallo spinello

(Dalla rubrica “Psiche lui” di Claudio Risé, in “Io Donna”, allegato al “Corriere della Sera”, 8 settembre 2007)

«Il mio terzo figlio, 23 anni, spinella da quando ne aveva 15. Intervenendo siamo solo riusciti a creare intervalli nell’assunzione. E’ stato in psicoterapia, interrotta quando ha cominciato a lavorare. Ora regge il lavoro, ma non ha smesso l’uso. Lo psicologo valuta positivamente che lavori e che abbia un rapporto migliore con noi. Anche se sono spesso io a dare l’allarme, mio marito è presente e attento e abbiamo sempre sofferto e valutato insieme».
Lettera firmata

Cara amica, il peggio potrebbe essere passato. Il rischio più elevato nell’uso dei derivati della cannabis è infatti legato all’assunzione precoce, prima dei quindici anni, ed alla grave crisi, di tipo psichiatrico, che questo può provocare nel quinquennio successivo, come è stato dimostrato da una serie di ricerche molto ampie condotte nel mondo negli ultimi 10 anni.
Questa crisi si accompagna, ed è spesso annunciata, da mutamenti nella personalità, tra i quali, molto significativo, il passaggio da una sorta di dipendenza dal gruppo (in cui matura l’abitudine dello spinello), ad una posizione di tipo paranoide, con isolamento dagli altri che vengono caricati di contenuti ostili e persecutori. Il tutto è accompagnato dai tipici effetti dell’uso di cannabis: diminuzione della memoria breve, della volontà, e della determinazione nell’individuare e raggiungere degli obiettivi.
Questo processo, peraltro, tende a manifestarsi soprattutto in assenza di attenzione e cura familiare, ed in situazioni caratterizzate da carenze affettive più o meno marcate. La presenza di una coppia genitoriale unita e affettuosamente presente nel seguire l’adolescente che assume cannabis, è considerata da ogni ricerca uno dei fattori di evoluzione positiva del problema. Sia come possibilità di evitarne i rischi maggiori, come appunto gli sviluppi psichiatrici conseguenti ad assunzioni precoci, sia come premessa per una possibile uscita dalla dipendenza dalla sostanza, tanto più insidiosa in quanto liposolubile, assorbita nei grassi del corpo, e quindi rivelatrice solo in tempi lunghi dei sintomi dell’intossicazione prodotta.
Nel caso di vostro figlio probabilmente le vostre attenzioni affettuose e preoccupate, i cui risultati vi sembrano modesti rispetto alle vostre aspettative, hanno avuto invece conseguenze molto importanti. Le interruzioni provocate dai vostri interventi dissuasori hanno forse avuto effetti decisivi proprio nel momento di maggior pericolo: quando il ragazzo aveva 15 anni, ed il suo cervello ancora in formazione era più danneggiabile da un uso continuativo di tetraidrocannabinolo, il principio attivo contenuto nei derivati da cannabis. Ciò ha anche permesso che tutto l’ambito della volizione, tipicamente il più danneggiato da questa sostanza, non fosse gravemente compromesso, tanto che il ragazzo ha trovato un lavoro, e ne regge l’impegno.
Decisivo infine l’aspetto affettivo: sentirsi amati, e seguiti, è infatti determinante nello spingerti, nei tempi e modi che la tua personalità sarà in grado di sviluppare, in un percorso di crescita .
Claudio Risé

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4 Responses to Liberarsi dallo spinello

  1. ivano says:

    Mi sembra importante il breve video alla BBC in cui due medici parlano del crescente numero di ragazzini ricoverati per disturbi dovuti alla cannabis. Inoltre si presenta il fatto di un assassino arrestato cronico consumatore di cannabis.
    Si va nela pagina qui sotto, l’articolo a destra Worrying increase in children cannabis use e si clicca sulla parola video
    http://search.bbc.co.uk/cgi-bin/search/results.pl?q=violent+children+cannabis&x=0&y=0&edition=i&scope=all&tab=all&recipe=all

  2. maria merlino says:

    Soffro tanto..La persona a me più cara ha smesso per me, per circa un anno..Ultimamente mi ha confessato che senza impazzisce, non tanto per un vero e proprio bisogno, ma per una questione di principio: afferma di non sentirsi pienamente libero senza, di voler fumare uno spinello quando ne ha voglia senza alcun divieto, di voler davvero esprimere se stesso.L’amore è anche sacrificio, ma come posso amare chi preferisce compiere un’idiozia piuttosto che non procurarmi tanto, tantissimo dolore? Sono ancora molto giovane, ma spero nella mia vita (sto per cominciare a frequentare la facoltà di giurisprudenza)di poter fare qualcosa di concreto.BASTA!!!Non è possibile non intervenire, non è possibile parlare di droghe leggere, non è possibile paragonare una canna a una sigaretta!le sigarette fanno male, si sa, ma se se ne fuma una subito dopo non si perde di certo la concentrazione o la lucidità!
    vi prego aiutatemi

  3. antonello says:

    cara Maria, anche io ho vissuto un’esperienza personale simile con un amico caro. Ha smesso di usare questa droga, poi dopo qualche mese ha iniziato a desiderare di nuovo il consumo utilizzando ragionamenti come quelli che racconti. Ho visto in questo articolo di Risé che la questione ha anche un altro volto e quindi forse un amico può essere davvero aiutato meglio. I principi attivi della cannabis dice l’articolo qui sopra sono liposolubili, cioè non si sciolgono in acqua ma nei grassi e in sostanze oleose in cui si depositano a lungo. Nel nostro corpo si depositano appunto nei tessuti grassi del cervello, fegato, polmoni, testicoli e ovaie. Qui depositate le sostanze tossiche vengono molto gadualmente smaltite, a volte ci vogliono mesi, con un continuo rilascio in circolo. Praticamente questa droga continua per lungo tempo a mantenersi nell’organismo soddisfacendone il bisogno e attenuando i sintomi della dipendenza. I disturbi quindi si manifestano solo al termine di questo lungo ciclo, e molto spesso il soggetto utilizza meccanismi di pensiero come quelli che lei racconta, che in realtà sono solo una forma di copertura della dipendenza vera e propria. E’ un fenomeno che lei può approfondire utilizzando la bibliografia e la sitografia che trova nel libro Cannabis di Risé. In particolare a me è servito molto un libro (in Italia non ne esistono) che si occupa esclusivamente del trattamento per dipendenza da cannabis e presenta spiegandoli proprio i meccanismi di dipendenza da questa droga, tra cui anche le modalità di pensiero che lei descrive. Il libro è Marijuana Impaired Youths di Kay Wachuku e lo vede in
    http://www.amazon.com/Marijuana-Impaired-Youths-Clinical-Counselors/dp/1414065612/ref=sr_1_1/105-2155399-6578835?ie=UTF8&s=books&qid=1189664503&sr=8-1

    tutto questo senz’altro ti aiuterà a comprendere al meglio la persona che hai davanti, oggettivando il problema, soffrendo di meno (poiché molti fatti hanno una spiegazione scientifica) e trovando magari il modo per aiutarla
    antonello

  4. Redazione says:

    Per Maria. Quello che ha scritto Antonello è vero, ma c’è anche un altro aspetto, forse più duro. Nessuno è mai impazzito per una questione di principio. Le “questioni di principio” sono una razionalizzazione che consente al prepotente di fare ciò che vuole, e di costringere anche gli altri ad assecondarlo ( i dittatori vanno avanti a colpi di “questioni di principio”). Il tossico è un debole/prepotente che non accetta che la realtà non sia come lui vuole. C’è un solo modo per provare a cambiarlo: non stare al suo gioco. Dire, come lei: BASTA!!! Claudio

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