Non sarà l’uomo-bestia a salvarci dall’Alzheimer

Claudio Risé, da “Tempi”, 13 settembre 2007, www.tempi.it

L’autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia umana (Hfea) non ha affatto deciso, come ha spiegato con la consueta chiarezza Angelo Vescovi su Il Giornale, la produzione di embrioni chimerici uomo-animale. Eppure moltissimi media hanno dato per buona la notizia, falsa. Tuttavia la Hfea ha comunque detto che deciderà se procedere ad autorizzare sperimentazioni di clonazione ibrida, su cellule animali ma con nucleo e patrimonio genetico di una cellula umana.
Neurobiologi come Angelo Vescovi hanno già spiegato perché questo non porterà da nessuna parte. Rimane però interessante, in questo delirio di chimere, vedere che significato psicologico ha, nella storia dell’uomo, la fantasia di unirsi all’animale, di mischiare elementi dei due mondi. Si tratta infatti di un’idea da sempre presente nell’inconscio collettivo dell’uomo. E presente ancora oggi, non solo nell’inconscio (e conscio) collettivo, come in queste storie di chimere inventate, lanciate con la stessa enfasi riservata allo star system, ma anche in quello personale, dove, in precisi momenti della loro vita e della loro salute mentale, gli individui sognano esseri a statuto misto, in parte uomo e in parte animale.
Che significa? Innanzitutto nella psiche personale questo tipo di sogni compare di solito quando una coscienza troppo “mentalizzata”, intellettualizzata, ha perso ogni contatto con la natura e l’istinto umani, e ha bisogno di ritrovarli. L’animale è una rappresentazione simbolica di quel mondo naturale che l’uomo tende a scavalcare in nome di una mente onnipotente, ma del cui contatto ha profondamente bisogno. Nella storia cristiana è l’immagine salvifica dell’agnello, con cui l’uomo può identificarsi, accettando quindi l’immagine autenticamente salvifica del Pastore, di Gesù.
Quando però il contatto con la natura, con il creato, viene rotto dall’onnipotenza intellettuale, esso produce una sorta di cortocircuito da cui emerge, a livello inconscio, l’immagine di quegli “esseri misti”, i Mischwesen che popolano la mitologia ma anche le profondità degli umani.
La cultura greca, ad esempio, che era molto razionalista e fondamentalmente atea, aveva l’allegoria del dio Zeus che assumeva forme animali, a volte per gioco, più spesso per vincere la resistenza delle sue conquiste femminili. In simili miti è ben presente il tema del bisogno di unirsi a un aspetto animale, che attraverso la sua naturalità rimanda al divino negato dal pensiero umano, per ritrovare quella forza che l’uomo, nella sua solitudine, rischia di perdere. Ercole, infatti, l’eroe forte, viene concepito in uno di questi travestimenti animali di Zeus.
Gli esseri misti uomo-animale, poi, tornano di moda proprio quando, alla fine dell’Ottocento, Nietzsche comincia a parlare di “morte di Dio”, e l’uomo comincia a fantasticare, attraverso deliri politici (i totalitarismi) e scientifici, di farsi misura di tutte le cose. I pittori simbolisti popolano allora di centauri e sirene un mondo di uomini tutti testa e di donne la cui anima si andava prosciugando.
Questo è lo sfondo psicologico e culturale in cui nasce “la chimera della chimera”, che secondo fantasiose tecnoscienze dovrebbe salvarci dai guai della nostra decrepitezza intellettuale, rappresentata nell’incubo dell’Alzheimer. Che però non di esseri misti ha bisogno, ma della semplicità del Bambino, e dell’umiltà dell’Agnello.

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