La battaglia dei brontosauri contro i giovani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 ottobre 2007, www.ilmattino.it

Schiacciati nelle pagine di costume, grottescamente rappresentati dai partecipanti al Grande Fratello, i giovani hanno assunto nelle ultime settimane la loro vera fisionomia di Grande Problema Italiano. Ogni famiglia lo sapeva già da un pezzo, ma negli ultimi giorni i maggiorenti del Paese sono stati costretti ad occuparsi di loro. “Bamboccioni”, li ha definiti il Ministro delle finanze, per via del loro ritardare sempre di più l’uscita di casa. Ma Mario Draghi ha spiegato perché lo fanno.
Perché guadagnano troppo poco: il 30-40% in meno dei loro coetanei in Francia, Germania, Regno Unito. Siamo il Paese, ha ancora spiegato il Governatore della Banca d’Italia, fornendo le cifre necessarie a confermare ciò che gli italiani già percepivano ogni volta che andavano all’estero, che ha il minor numero di capifamiglia al di sotto dei trent’anni. Un Paese cioè che infantilizza i suoi giovani, trattenendoli in uno stato di figli (i “bamboccioni” insolentiti dal ministro Padoa Schioppa), fino a quando si ritrovano vecchi, senza mai essere stati davvero grandi. Leggi il resto dell’articolo

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Mentre l’Italia chiacchiera, la Francia agisce. E dichiara guerra alla “droga della pace”

Vai alla scheda del libroClaudio Risé, da “Tempi”, 25 ottobre 2007, www.tempi.it

Che fare per contrastare l’uso della cannabis, la droga più usata nel mondo, la più frequentemente associata ad atti di violenza e la maggiore responsabile dello sviluppo di patologie psichiatriche alla fine dell’adolescenza e nella prima giovinezza? Il sottoscritto, per aver solo ricordato queste cose, è stato accusato di essere un feroce proibizionista. In realtà, come sa chi mi conosce e legge davvero ciò che scrivo, le proibizioni non mi affascinano.
Certo, tengo conto che nell’America di Bush, più severa di quella del suo predecessore “liberal” Bill Clinton, il consumo di cannabis è calato del 25 per cento, secondo gli ultimi dati. Personalmente, però, penso che in questo risultato abbia contato molto la straordinaria campagna informativa che l’amministrazione Bush ha promosso (d’accordo con grandi istituzioni democratiche, come il New York Times) per far sapere a tutti i danni che – secondo le evidenze raccolte dalle neuroscienze e dalla psichiatria, e confermate dalle statistiche – l’uso della “droga della pace” produce sul cervello e sul corpo umano. Leggi il resto dell’articolo

Cannabis: il silenzio in cui precipitano i nostri giovani

Vai alla scheda del libro(Di Nino Dolfo, da “Brescia oggi”, 23 ottobre 2007, www.bresciaoggi.it)

La cannabis non è la droga della pace e dell’amore, secondo la vulgata diffusa sull’onda dei movimenti protestatari degli anni ’60 e ’70, ma una sostanza dagli effetti perniciosi e pesanti. Quantomeno non lo è la nuova cannabis, con un principio attivo sempre più potente. Ma questa tesi, frutto di un sapere scientifico condiviso all’estero e confortato da inquietanti statistiche, è ignorata in Italia, dove la cannabis continua ad essere ritenuta una droga leggera, nonostante gli avvertimenti del Consiglio Superiore di Sanità.
A parlare di questo argomento scottante per la salute pubblica è intervenuto ieri sera per i Lunedì del Sancarlino organizzati da Carla Boroni per la Provincia, il professor Claudio Risé, intervistato da Paolo Ferliga e da Antonello Vanni, quest’ultimo curatore della documentazione di un recente volume, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita (Edizioni San Paolo) firmato dallo stesso psicanalista. Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio dei maschi abusati

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 ottobre 2007

Anche gli uomini subiscono violenze sessuali. Ha stupito il caso dell’universitario aggredito e violentato da due egiziani in un parco milanese. In realtà, non è affatto un’eccezione. Presso il solo centro antiviolenze della Clinica Mangiagalli di Milano, le violenze sessuali contro uomini, quasi tutti maggiorenni, sono almeno dieci ogni anno. Ma è un numero poco rappresentativo. Infatti, come ricorda Alessandra Kustermann, la maggior parte degli uomini violentati non sporge denuncia.
A venire informati, a volte dopo molti anni, delle violenze subite dai maschi, sono psicoterapeuti, medici, sacerdoti. Quasi mai la polizia, e molto raramente i centri contro la violenza sessuale. Anche la famiglia, le mogli, i genitori, vengono tenuti all’oscuro. Tra le donne, invece, il silenzio, anche se ancora troppo diffuso, è per fortuna in forte calo. Come mai questo diverso comportamento, di fronte alla violenza sessuale? Perché le donne riescono a parlarne, ed i maschi tacciono? Leggi il resto dell’articolo

Nell’attacco ai giovani “bamboccioni” i tic dei padri/nonni, che hanno preso il potere e perso tutto il resto

TempiClaudio Risé, da “Tempi”, 18 ottobre 2007, www.tempi.it

I giovani sono sotto tiro. In Italia è il ministro dell’Economia che – dimenticando che il suo stipendio viene pagato anche da loro e che un governo non può prendersela con un gruppo sociale che non fa nulla di illegale, se non buttando via l’imparzialità per fare proprio un giudizio prevenuto ai limiti del razzismo – li chiama arrogantemente “bamboccioni”. Confermando così l’aggressività di questo governo verso il popolo dei sudditi.
Negli Stati Uniti è uno dei massimi opinion maker del paese, Thomas Friedman del New York Times, ad accusarli di torpore. E a incitarli, figuriamoci, a “tornare nelle piazze”, come usava fare la sua generazione.
In questa animosità dei padri, o dei nonni (come Tommaso Padoa-Schioppa), verso le generazioni venute dopo di loro, ci sono tratti comuni. Uno, evidentissimo nel ministro italiano (da sempre afflitto da un complesso di superiorità verso il resto del mondo), ma presente anche in Friedman che accusa i giovani di passività, è il disprezzo. Non è propriamente qualità da buon padre. Anziché cercare di capire perché i giovani si comportino in un certo modo, il disprezzo chiude subito il discorso. Riaprendone implicitamente un altro, autoritario-esortativo-autocelebrante: fate piuttosto come noi.
Tps dà dei bambocci ai giovani che si attardano in casa. Ma non dedica neppure una parola, né mezzo pensiero, alla ragione principale di questo fenomeno. Che in effetti non è tanto la povertà (cinquant’anni fa, come sanno tutti, ce n’era molta di più ma si metteva su casa lo stesso) quanto piuttosto l’assenza (testimoniata anche da un ministro così), nella società e nelle singole famiglie, della figura del buon padre, quello cioè che, amandoti e stimandoti (e non disprezzandoti per sentirsi lui il grand’uomo), ti aiuta a entrare nel mondo, a progettarti un futuro. Ti insegna a combattere per affermarlo. Leggi il resto dell’articolo

I consumatori di cannabis e la prontezza nel prendere le decisioni

Vai alla scheda del libro(Patrizia Giongo sul libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, da “Newton”: I libri del mese, ottobre 2007)

«La prontezza nel prendere decisioni è ridotta del 70% nei fumatori di lungo corso, del 55% in quelli di medio corso, dell’8% nei fumatori occasionali». Lo studio è recente e non si riferisce ai fumatori di sigaretta, ma a quelli di spinelli. Le ricerche confermano l’aumento del consumo di una sostanza ad alta concentrazione di principio attivo e dei suoi danni sugli adolescenti.
Secco, preciso, aggiornato, lo psicanalista Claudio Risé accusa la “leggenda mediatica e culturale” che parla di droga leggera e fotografa la realtà italiana ed europea.
Alla fine, una ricca bibliografia, siti e altre informazioni utili.

Cannabis, la leggenda e la realtà

(Recensione del libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, da “La Provincia”, 6 ottobre 2007)

C’è una leggenda rosa su hashish, marijuana, “fumo” assortito: che i derivati della “cannabis indica” siano sostanze praticamente innocue. Una leggenda avallata dalla «classe dirigente italiana, particolarmente quella che si occupa di informazione e di politica».
Non usa toni leggeri Claudio Risé, noto psicoanalista, esperto di psicologia del maschile e docente presso la sede varesina dell’Università dell’Insubria, nel suo libro – quasi un pamphlet, dedicato a Vincenzo Muccioli – contro la droga illecita più prodotta e consumata al mondo. Una messe di documenti scientifici, statistici e divulgativi, raccolti dall’educatore e docente Antonello Vanni, espongono dati allarmanti non solo sulla costante espansione nel mondo occidentale del consumo di canapa indiana, ma anche sulla crescente concentrazione, «passata in un pugno d’anni dal 2 al 20%», del tetracannabinolo, il principio attivo della cannabis. Leggi il resto dell’articolo

L’ambizione, un talento femminile

Michael Clayton

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 ottobre 2007

Il cinema ri/scopre che le donne sono (anche) cattive. Esce Michael Clayton, con George Clooney che affronta una manager di ferro, disposta a tutto per il potere, e si rimane di stucco. Ma come, non erano loro le vittime, schiacciate dalla sete di potere degli uomini? Lo sono, rispondono altri, solo che ora fanno le cattive per conto dei maschi, come nel film. Le cose, però, sono più complesse. L’ambizione, e la concretezza, sono infatti, da sempre, un talento femminile.
Non sono solo i film (per esempio: Una donna in carriera, o Il diavolo veste Prada), a raccontarlo, ma anche ricerche e sondaggi, che hanno documentato come le donne che lavorano preferiscano avere superiori maschi, perché più comprensivi e meno pignoli, delle manager. Leggi il resto dell’articolo

La “gran ruina”… degli ecocatastrofisti

Dolomiti

(A cura della Redazione)

Colpa del clima che cambia.
Hanno commentato subito così, gli allarmisti dell’ambientalismo sguaiato, le frane in Val Fiscalina dei giorni scorsi.
Ma le Dolomiti sono montagne stupende proprio perché si spaccano continuamente, da diecimila anni.
Si sgretolavano anche ai tempi di Dante, quando ancora il “global warming” non era stato inventato:

Era lo loco ov’ a scender la riva
venimmo, alpestro e, per quel che v’er’ anco,
tal, ch’ogne vista ne sarebbe schiva.

Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l’Adice percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,
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L’anoressia non è un manifesto da affissione

Claudio Risé, da “Tempi”, 11 ottobre 2007, www.tempi.it

Pietà, principe dei fotografi, re della provocazione tramite affissione. Pietà stilisti in cerca di pubblicità e pronti a cavalcare shock umanitari pur di far circolare il vostro logo. Pietà critici illustri, sulle cui spalle grava la difesa dell’arte, e la libertà della stessa, ed anche, per estensione e traslazione, di tutto ciò che arte sicuramente non è, ma potrebbe sembrare, e rientra quindi comunque nel vostro sacro territorio e laico sacerdozio.
Pietà politici dal cuore duro, a cui non importa di nulla e di nessuno, ma avendo il sindaco Letizia Moratti (donna dalla grandezza di cuore collaudata nel tempo, per consistenza di opera a favore di chi soffre), dichiarato la sua contrarietà al manifesto con scheletro, vi precipitate ad approfittarne per gridare alla censura, al bigottismo, nella disperata ricerca di qualcuno che vi ascolti, ancora vi creda, forse vi voti. Pietà, da tutti voi, fieri e potenti protagonisti dell’apparenza, cavalieri abituali dell’immagine e della visibilità, voi per i quali la pubblicità, la foto sui giornali con annesse righe di citazione è tutto ed anche di più. Pietà, se ne siete capaci. Leggi il resto dell’articolo

Risé sull’educazione in famiglia: «Prima cambino i genitori»

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Gioia Palmieri, da “Il Giornale del Popolo”, 6 ottobre 2007, www.gdp.ch)

Continua la nostra riflessione sull’educazione dei giovani a partire dall’ultima lettera pastorale del Vescovo. Prendiamo spunto da uno dei suoi capitoli, “La famiglia”, per approfondire le tematiche legate ai rapporti tra figli e genitori.
In una lunga intervista, lo psicoterapeuta milanese Claudio Risé chiarisce il significato del temine “educazione” e ne mostra le sue basi fondamentali; precisa quali sono i rispettivi ruoli e compiti educativi del padre e della madre e spiega le origini e le conseguenze da cui oggi derivano gran parte dei disagi dei giovani.

Un luogo in cui realizzare sé stessi e il proprio destino

«Di fronte allo smarrimento di molti genitori oggi per l’allontanamento dei propri figli, che non si riconoscono più nei valori dei padri e ricercano inquieti altri orizzonti (…), ho pensato di riproporre la domanda angosciata di Maria e Giuseppe per la perdita di Gesù: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”». Così scrive il vescovo nella sua ultima lettera pastorale dedicata all’educazione dei giovani.
Quanto accade nelle famiglie, ma anche in tutti gli ambiti in cui si gioca un rapporto fra chi insegna e chi apprende, sembra dimostrare che gli adulti stiano abdicando alla loro responsabilità educativa o che, nella migliore delle ipotesi, siano arroccati su schemi ormai inadeguati alle domande del nostro tempo. E i giovani, privi di una proposta positiva con cui affrontare la quotidianità della vita e con cui misurarsi, diventano scettici e cinici quando non addirittura violenti.
Ne abbiamo parlato con il dottor Claudio Risé, psicoterapeuta e psicologo italiano.

Ampi consensi sull’emergenza educativa giovanile. Grandi dissensi su cosa significhi educare. Mettiamone in chiaro il significato.
Simone Weil diceva che educare significa dare dei moventi, delle motivazioni. In assenza di questo l’individuo non è più in grado di sviluppare le energie necessarie per portare avanti la propria vita.
Il carattere vitale dell’esperienza educativa deriva dal fatto che l’essere umano, attraverso essa, trova le motivazioni per realizzare dei progetti di vita. Perché questo avvenga occorre che la famiglia sia consapevole non solo dell’importanza dell’azione educativa, ma soprattutto del suo essere questa spinta verso il compimento del proprio destino. Leggi il resto dell’articolo

Radio-presentazione del libro “Cannabis”

Vai alla scheda del libro (A cura della Redazione)

Una presentazione audio del libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita (Ed. San Paolo, 2007)

Claudio Circelli, per Radio Buon Consiglio, intervista Antonello Vanni, curatore della documentazione scientifica del libro di Claudio Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita.

Ogni intervista dura circa un’ora:

Parte 1 (Agosto 2007)

Parte 2 (Settembre 2007)

Fonte: [AntonelloVanni.it]

La coppia semifredda

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 ottobre 2007

Anche loro, le coppie della cronaca, come Chiara Poggi e Alberto Stasi, risultano aver passato poco tempo assieme. Un paio di incontri la settimana, più SMS che telefonate, “perché non c’è poi tanto da dirsi”. Rapporti affettuosi, molto rispettosi (il “rispetto reciproco” è, in tutte le ricerche, il requisito più richiesto dai giovani in coppia), ma ad una certa distanza. Non diversa, del resto, da quella che i giovani tengono verso i genitori, gli insegnanti, verso tutti.
Come se la prima necessità fosse quella di ritrovare sé stessi, di capirsi, di affermarsi anche, ma individualmente, innanzitutto per conto proprio. Poi, come coppia, si vedrà. Questa distanza riguarda, fatalmente, anche la grande forza che spinge all’avvicinamento ed allo stare assieme, il sesso. I rapporti sessuali cominciano sempre prima, ormai molto spesso prima dei tredici anni; ma si diradano anche in fretta: verso i 19 anni si tratta per molti di un’esperienza già svuotata del suo pathos originario. Leggi il resto dell’articolo

Negare Dio aiuta le dittature

Claudio Risé, da Tempi, 4 ottobre 2007, www.tempi.it

I totalitarismi odiano Dio, perché odiano la libertà che egli dà all’uomo. Sanno però usare con grande abilità la domanda religiosa che risiede nel cuore umano, per affermare il proprio potere. Il fenomeno era stato in parte già studiato, prima di tutti da Lederer, negli anni Quaranta (Lo Stato delle masse, Bruno Mondadori editore), che, prima ancora di Hannah Arendt, aveva mostrato come i regimi totalitari si fondassero sulla distruzione delle culture e delle appartenenze trasmesse dalle tradizioni (quelle di cui parla Giussani ne Il rischio educativo), la cui origine profonda è sempre religiosa, per costruire l’uomo massa, permeabile alle richieste dei capi, e del loro sistema di schiavitù.
Prima di distruggere le religioni però, i totalitarismi in statu nascenti le usano, conoscendone a fondo la forza inestinguibile. Anzi una delle leve di cui si servono per abbattere le democrazie secolarizzate nate dalle rivoluzioni borghesi del Settecento e dell’Ottocento è proprio il disprezzo che queste ultime, intrise di razionalismo superficiale e di mitologie giacobine, mostrano per il fenomeno religioso. Leggi il resto dell’articolo

Donne in camice bianco

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 1 ottobre 2007

Il medico sarà sempre più spesso una donna. Già nel 2003 il 60% dei laureati in Medicina erano donne. Un’impennata vertiginosa: nel 1990 erano meno del 15%. La tendenza è però ancora all’aumento: nei prossimi 10 anni 8 su 10 dei nuovi medici saranno donne. Una rivoluzione non dappoco, sia nella pratica, che nell’immaginario dove la professione del “dottore” è da sempre uno dei punti di forza del fascino maschile, non a caso celebrata da romanzi e film dedicati all’eroe in camice bianco.
Il femminile si avvia così ad occupare una posizione che rappresenta uno dei suoi punti di forza naturali: il prendersi cura dell’altro è infatti qualcosa che la donna ha sempre fatto, e per cui possiede un talento naturale. E’ possibile però che questo cambiamento così rapido produca qualche problema. Leggi il resto dell’articolo