L’anoressia non è un manifesto da affissione

Claudio Risé, da “Tempi”, 11 ottobre 2007, www.tempi.it

Pietà, principe dei fotografi, re della provocazione tramite affissione. Pietà stilisti in cerca di pubblicità e pronti a cavalcare shock umanitari pur di far circolare il vostro logo. Pietà critici illustri, sulle cui spalle grava la difesa dell’arte, e la libertà della stessa, ed anche, per estensione e traslazione, di tutto ciò che arte sicuramente non è, ma potrebbe sembrare, e rientra quindi comunque nel vostro sacro territorio e laico sacerdozio.
Pietà politici dal cuore duro, a cui non importa di nulla e di nessuno, ma avendo il sindaco Letizia Moratti (donna dalla grandezza di cuore collaudata nel tempo, per consistenza di opera a favore di chi soffre), dichiarato la sua contrarietà al manifesto con scheletro, vi precipitate ad approfittarne per gridare alla censura, al bigottismo, nella disperata ricerca di qualcuno che vi ascolti, ancora vi creda, forse vi voti. Pietà, da tutti voi, fieri e potenti protagonisti dell’apparenza, cavalieri abituali dell’immagine e della visibilità, voi per i quali la pubblicità, la foto sui giornali con annesse righe di citazione è tutto ed anche di più. Pietà, se ne siete capaci.
Perché l’anoressia non è uno slogan da affissione murale, un “trend” della moda, ma una malattia, spesso mortale. E chi ne soffre patisce, profondamente, oscuramente, in ogni momento della sua esistenza.
E’, anche, un male, l’anoressia, sufficientemente profondo da creare un’identificazione, tra il malato e la sua malattia. E voi, esperti di immagine e di pubblicità, signori dell’effimero superbo, col vostro manifesto perturbante, supervisibile, manipolatorio delle coscienze attraverso il vecchio schema sadico dell’attrazione-ripulsa (esattamente lo stesso che fa sviluppare e crescere quella malattia), non state affatto facendo campagna contro l’anoressia, ma per la sua celebrazione e diffusione.
Non prendeteci per i fondelli: non siamo appassionati di immagine come voi, ma sappiamo bene che il no scritto su un manifesto grande come una casa, e con sopra una giovane donna, nuda e devastata, funziona come no per i nostri aspetti psichici buoni e sani, ma diventa un , ed anche un viva!, per le nostre parti distruttive e malate.
E siccome sono quelle a prevalere all’interno della personalità anoressica, voi, esimi combattenti per le vostre tasche, medaglie, e poltrone, con la vostra santa guerra contro oscurantismo, bigottismo, “anoressia culturale milanese”, e quant’altro siete riusciti a dire e fare, avete montato una colossale battaglia per l’anoressia, per l’autodistruzione della donna.
Avete implicitamente assicurato, anche, che ci sarà sempre un manifesto, con tanto di famosi paladini che lo difendono, per la donna che si riduca così. E poiché l’anoressica oscilla continuamente tra l’autonegazione e l’esibizionismo, il nascondere e il mostrare il proprio corpo negato, le avete garantito che faccia pure, ci saranno sempre per lei manifesti grandi come case, e star della vita pubblica pronti a difenderne il mortifero spettacolo.
Pietà, amici, e fratelli nella debolezza umana. Tutti abbiamo bisogno di tutto: soldi, clienti, estimatori, e/lettori. Ma cerchiamo, almeno, di avere pietà per la sofferenza di chi è divorato dalla malattia psichica. Furba, insidiosa, spietata, bugiarda. Come una campagna pubblicitaria.

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3 Responses to L’anoressia non è un manifesto da affissione

  1. ivano says:

    E’ la prima cosa che ho pensato quando ho visto tutta la mobilitazione mediatica sul tema. Giusto per fare un paragone: agli insegnanti che si occupano di organizzare la Giornata della memoria nelle scuole, una circolare ha chiaramente indicato di evitare spettacolarizzazione delle atrocità e del male sofferto/subìto dagli altri, ostentazione dei corpi altrui su cui si è accanita la violenza e lo sguardo compiaciuto dei colpevoli, laddove si intenda educare i giovani a scegliere criticamente vie positive per sé e la vita della comunità. ivano

  2. factum says:

    Consideravo fino a questa lettura eccessive le proteste ai manifesti di Toscani, evidentemente non avevo preso in considerazione il punto di vista del più debole.
    Grazie

  3. Matilde says:

    buon giorno, sono venuta sul suo blog spinta da un po’ di sana curiosità e voglia d’apertura. quest’estate ho letto, a causa di un professore (ottima persona dal cuore d’oro con cui purtroppo condivido ben poche idee e opinioni) il suo libro “Felicità è donarsi”. Sarò franca perchè è nella mia natura esserlo : l’ho trovato insopportabile. Non tanto per ciò che in effetti veniva detto (su cui spesso potevo essere d’accordo anche se a volte l’ho trovato delirante)quanto per il modo, patinato di quest’aura da verità rivelata assai poco piacevole. Ora stavo appunto rileggendolo visto che il sopracitato professore non solo mi ha costretto a leggere il suo libro ma vuole anche interrogarmi sullo stesso pretendendo di farlo rientrare nel programma di Filosofia (cosa che è più che una forzatura a mio avviso soprattutto visto che si parla di argomenti che noi non abbaimo minimamente affrontato in classe) e ho pensato di venire a vedere quali erano le sue opinioni anche su altri punti.
    Ora, per quanto riguarda la modella anoressica fotografata, trovo che non solo sia arte(già nell’antica Roma era presente una corrente artistica che ritraeva il “dolore” ed è un tema che è sempre ritornato nei secoli), ma sia anche una provocazione necessaria contro una società dalla concezione estetica raccapricciante in cui le donne “immagine” debbono essere anoressiche o vengono considerate grasse. Se non di mostra, se non si evidenzia ciò che l’anoressia è, in tutto il suo orrore, non si riuscirà mai a smuovere la coscienza tanto degli stilisti e dei fotografi, quanto delle ragazzine mie coetanee che pesano 50 chili e si sentono grasse.

    Spero non se la prenda per le critiche (sò che non è bello sentirsi dire certe cose su dei propi scritti) ma mi capisca, sentivo davvero la necessità di dirle a lei in persona, visto che parlare con quel mio professore è come parlare con un muro.

    Matilde

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