Cannabis, la leggenda e la realtà

(Recensione del libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, da “La Provincia”, 6 ottobre 2007)

C’è una leggenda rosa su hashish, marijuana, “fumo” assortito: che i derivati della “cannabis indica” siano sostanze praticamente innocue. Una leggenda avallata dalla «classe dirigente italiana, particolarmente quella che si occupa di informazione e di politica».
Non usa toni leggeri Claudio Risé, noto psicoanalista, esperto di psicologia del maschile e docente presso la sede varesina dell’Università dell’Insubria, nel suo libro – quasi un pamphlet, dedicato a Vincenzo Muccioli – contro la droga illecita più prodotta e consumata al mondo. Una messe di documenti scientifici, statistici e divulgativi, raccolti dall’educatore e docente Antonello Vanni, espongono dati allarmanti non solo sulla costante espansione nel mondo occidentale del consumo di canapa indiana, ma anche sulla crescente concentrazione, «passata in un pugno d’anni dal 2 al 20%», del tetracannabinolo, il principio attivo della cannabis.
Ancora più impressionanti i risultati raccolti nell’ultimo ventennio da ricercatori di tutto il mondo sulla effettiva pericolosità dei cannabinoidi.
Oltre a contenere più sostanze cancerogene del fumo di tabacco, tali droghe inducono dipendenza e causano sindromi astinenziali; possono ridurre la fertilità e mettere a rischio la gravidanza; risultano in correlazione con lo sviluppo di anomalie cerebrali e psichiche negli adolescenti, pregiudicando studi e lavoro; possono alterare la facoltà di guida dei veicoli; spianano la via all’assunzione di droghe più pesanti; in taluni casi arrivano a provocare intossicazione acuta e morte.
Ma quali le cause di un fenomeno ormai dilagante, soprattutto nel mondo giovanile? In aggiunta all’onda lunga del ’68, ed alla sottovalutazione del pericolo da parte di consumatori, media e politici, Risé non esita ad individuare nella crisi della famiglia tradizionale, nell’assenza educativa della figura paterna e nella mancanza di vie di sfogo dell’aggressività socialmente accettabili i principali fattori di rischio che favoriscono l’incontro dei giovani con la cannabis.

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