Nell’attacco ai giovani “bamboccioni” i tic dei padri/nonni, che hanno preso il potere e perso tutto il resto

TempiClaudio Risé, da “Tempi”, 18 ottobre 2007, www.tempi.it

I giovani sono sotto tiro. In Italia è il ministro dell’Economia che – dimenticando che il suo stipendio viene pagato anche da loro e che un governo non può prendersela con un gruppo sociale che non fa nulla di illegale, se non buttando via l’imparzialità per fare proprio un giudizio prevenuto ai limiti del razzismo – li chiama arrogantemente “bamboccioni”. Confermando così l’aggressività di questo governo verso il popolo dei sudditi.
Negli Stati Uniti è uno dei massimi opinion maker del paese, Thomas Friedman del New York Times, ad accusarli di torpore. E a incitarli, figuriamoci, a “tornare nelle piazze”, come usava fare la sua generazione.
In questa animosità dei padri, o dei nonni (come Tommaso Padoa-Schioppa), verso le generazioni venute dopo di loro, ci sono tratti comuni. Uno, evidentissimo nel ministro italiano (da sempre afflitto da un complesso di superiorità verso il resto del mondo), ma presente anche in Friedman che accusa i giovani di passività, è il disprezzo. Non è propriamente qualità da buon padre. Anziché cercare di capire perché i giovani si comportino in un certo modo, il disprezzo chiude subito il discorso. Riaprendone implicitamente un altro, autoritario-esortativo-autocelebrante: fate piuttosto come noi.
Tps dà dei bambocci ai giovani che si attardano in casa. Ma non dedica neppure una parola, né mezzo pensiero, alla ragione principale di questo fenomeno. Che in effetti non è tanto la povertà (cinquant’anni fa, come sanno tutti, ce n’era molta di più ma si metteva su casa lo stesso) quanto piuttosto l’assenza (testimoniata anche da un ministro così), nella società e nelle singole famiglie, della figura del buon padre, quello cioè che, amandoti e stimandoti (e non disprezzandoti per sentirsi lui il grand’uomo), ti aiuta a entrare nel mondo, a progettarti un futuro. Ti insegna a combattere per affermarlo.
Questi padri sono stati fatti fuori dalla generazione dei Padoa-Schioppa attraverso la legge del divorzio, che negli anni ha consentito di buttare all’aria un numero sempre crescente di famiglie, pregando cortesemente i padri di andarsene di casa e di vedere i figli in tempi e orari del tutto insufficienti a sviluppare un rapporto, figuriamoci un’educazione.
In Italia e non solo (anche se da noi di più), le legislazioni divorziste hanno infatti diminuito, com’era prevedibile, il dinamismo dei figli, ritardando la loro uscita di casa, proprio per il venir meno di un’efficace spinta emancipante da parte del padre. Se il ministro delle Finanze si documentasse prima di parlare, lo saprebbe. Invece non sa, ma parla, e insulta lo stesso.
L’attacco ai giovani di Friedman, invece, svela direttamente l’altro volto dei rimbrotti dei grandi: la nostalgia narcisistica personale. Fate come noi, dice il famoso columnist, riscoprite “l’attivismo vecchia maniera”. E cita Bob Kennedy, invitando i ragazzi a lasciare i computer e scendere nelle piazze, dichiarandosi «sorpreso perché questa generazione è molto più ottimista e idealista di quanto dovrebbe essere».
Il dubbio di essere lui nel torto, e che questi giovani seguano un altro percorso, altri progetti, naturalmente non lo sfiora. Perché significherebbe, come per Tps, dover sostituire l’insulto con l’autocritica.

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2 Responses to Nell’attacco ai giovani “bamboccioni” i tic dei padri/nonni, che hanno preso il potere e perso tutto il resto

  1. samuele says:

    Davvero ingiustificato quanto detto da questo ministro. I politici dovrebbero occuparsi innanzitutto del mondo che stanno creando e proponendo. Ad esempio ieri un padre in un colloquio a scuola mi ha detto che loro fanno di tutto per salvaguardare il figlio, la sua educazione e la sua salute, eppure è difficilissimo e si sentono (loro, la famiglia) abbandonati a una continua minaccia proveniente dall’esterno: droghe, assenza di proposte serie per il futuro dei giovani, una società che offre solo cose/oggetti/merci prive di autentico valore umano. E davvero le famiglie sono abbandonate a se stesse mentre i paroloni dei ministri e molto più spesso delle ministre riempiono i giornali. Tutta gente che coi giovani non c’è mai stata veramente.
    un insegnante

  2. Roberto L. Ziani says:

    Non si può escludere che il ministro volesse provare a pungolare quelli che sono effettivamente pigri (mi pare infatti di ricordare che pronunciò l’epiteto sorridendo, e le statistiche sui tanti che un lavoro non l’hanno mai cercato non sono invenzioni di oggi…), purtroppo si è lasciato scappare una generalizzazione obiettivamente ingiusta. Ritengo sia un uomo pieno di soldi e di impegni e di ricordi, cresciuto poi (come il prof.Risè accennava) in un contesto ambientale e generazionale diverso: possibile che gli sembri così facile stroncare migliaia di “estranei” mediamente diversissimi da lui? Ancora una volta il Paese formale mostra di differire da quello sostanziale, e oltretutto ne prende le distanze con un certo orgoglio antipatico. Si spera che come al solito sia solo una sparata volta a distogliere l’attenzione dell’utenza da altri problemi più devastanti, simulando un interesse che non c’è verso provvedimenti sociali utili (l’incentivo agli affitti piuttosto che la lotta all’evasione/sperpero ed all’accumulo pensionistico).
    Saluti.
    RLZ

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