Il silenzio dei maschi abusati

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 ottobre 2007

Anche gli uomini subiscono violenze sessuali. Ha stupito il caso dell’universitario aggredito e violentato da due egiziani in un parco milanese. In realtà, non è affatto un’eccezione. Presso il solo centro antiviolenze della Clinica Mangiagalli di Milano, le violenze sessuali contro uomini, quasi tutti maggiorenni, sono almeno dieci ogni anno. Ma è un numero poco rappresentativo. Infatti, come ricorda Alessandra Kustermann, la maggior parte degli uomini violentati non sporge denuncia.
A venire informati, a volte dopo molti anni, delle violenze subite dai maschi, sono psicoterapeuti, medici, sacerdoti. Quasi mai la polizia, e molto raramente i centri contro la violenza sessuale. Anche la famiglia, le mogli, i genitori, vengono tenuti all’oscuro. Tra le donne, invece, il silenzio, anche se ancora troppo diffuso, è per fortuna in forte calo. Come mai questo diverso comportamento, di fronte alla violenza sessuale? Perché le donne riescono a parlarne, ed i maschi tacciono?
Questo silenzio, profondo, ha le sue origini nella stessa identità sessuale. L’essere posseduti con violenza da un altro uomo, infatti, getta il maschio in una vera e propria crisi di identità. In questo subire passivamente il desiderio di un altro egli teme di venir trattato, come si esprimono le Scritture di diverse religioni “come una donna”.
Prima ancora della rabbia per la violenza subita, ciò che spinge l’uomo nel silenzio e nella confusione, è infatti proprio questo: perché è stato così fortemente desiderato da un altro uomo? E’ stato forse, in qualche modo che magari gli è sfuggito, lui stesso a provocare quanto è accaduto? Ne è dunque egli stesso responsabile?
Le stesse inquietudini, e domande confuse, si affacciano anche alla mente di una donna abusata. Lei però sa che l’essere desiderata dagli uomini fa parte della sua identità sessuale. Venir presa contro la sua volontà viola, certamente, la sua integrità personale, non nega però la sua identità di genere, che prevede, e spesso sollecita (con le suggestioni della moda e della seduzione), il desiderio maschile. La denuncia contro il violentatore dunque, oltre che chiedere giusta riparazione per il sopruso subìto, afferma definitivamente i suoi poteri femminili: quello di suscitare il desiderio maschile, e, soprattutto, quello di essere lei a decidere a quale distanza tenere quel desiderio, quella richiesta. L’affermazione del diritto di reagire con la denuncia all’abuso ha così efficacemente accompagnato lo sviluppo dell’autocoscienza della dignità femminile.
Per un uomo non è ancora così. Il desiderio di altri uomini, per loro è un elemento inquietante, perturbante, che non sanno dove collocare: molte aggressioni in risposta ai complimenti, anche tranquilli e non morbosi, di omosessuali, nascono proprio da questo. La violenza, poi, li lascia completamente disorientati. Non li mette in grado di spiegarsi quanto è accaduto, e quindi neppure di denunciarlo.
Tutto viene inghiottito da un grumo oscuro, di sbalordimento, furore, caduta di autostima, senso di colpa. Una miscela psicologica fortemente distruttiva, che finisce spesso col minare l’equilibrio psichico dell’uomo che ha subito l’abuso.
A renderla così paralizzante, e pericolosa, è l’ignorare (condiviso dalla maggior parte dei maschi) di possedere comunque un’importante parte femminile, più o meno forte, e percepita dagli altri uomini, come dalle donne. Tanto più quest’aspetto “contrasessuale”, come lo chiamava lo psicologo Carl Gustav Jung, è ignoto agli stessi uomini, tanto più può metterli in situazioni anche pericolose: come il subire violenza.

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One Response to Il silenzio dei maschi abusati

  1. gdm says:

    Chiara ( su sfondo oscuro, biologistico ) è anche la nuova campagna “progressista” contro la discriminazione della Regione Toscana: la foto di un neonato con la tipica fascetta al polso. Ma non c’è scritto il suo nome, bensì la parola «omosessuale».

    Quella specie di sibilo ( omosessuale si nasce ) vorrebbe essere segno di accresciuta tolleranza nei confronti delle omosessualità, sia di quelle tendenzialmente esistenti in ciascun maschio sia specialmente di quella targata bio-arcigay.

    Parallelamente alla suggestiva idea dell’assessorato che “omosessuale” sia una razza geneticamente dipendente & bio-garantita dalla Regione Toscana , liquidazione definitiva del nome proprio e del nome del padre – padre la cui figura, peraltro, dall’epoca di Proust in poi, in concomitanza con la maggiore autonomia delle mamme e delle nonne, nelle società borghesi occidentali era andata sbiadendo, si era fatta anonima e meno significativa.

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