Cannabis: il silenzio in cui precipitano i nostri giovani

Vai alla scheda del libro(Di Nino Dolfo, da “Brescia oggi”, 23 ottobre 2007, www.bresciaoggi.it)

La cannabis non è la droga della pace e dell’amore, secondo la vulgata diffusa sull’onda dei movimenti protestatari degli anni ’60 e ’70, ma una sostanza dagli effetti perniciosi e pesanti. Quantomeno non lo è la nuova cannabis, con un principio attivo sempre più potente. Ma questa tesi, frutto di un sapere scientifico condiviso all’estero e confortato da inquietanti statistiche, è ignorata in Italia, dove la cannabis continua ad essere ritenuta una droga leggera, nonostante gli avvertimenti del Consiglio Superiore di Sanità.
A parlare di questo argomento scottante per la salute pubblica è intervenuto ieri sera per i Lunedì del Sancarlino organizzati da Carla Boroni per la Provincia, il professor Claudio Risé, intervistato da Paolo Ferliga e da Antonello Vanni, quest’ultimo curatore della documentazione di un recente volume, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita (Edizioni San Paolo) firmato dallo stesso psicanalista.
Non è un libro di opinioni – ha detto Risé – ma un libro di dati scientifici, anche se raccontati in forma di pamphlet. Il panorama della malattia psichica è cambiato negli ultimi trent’anni: i reparti di psichiatria si sono riempiti di giovani che hanno fatto uso di questa sostanza. Su questo “non detto” è stato costruito un vuoto dentro cui precipitano i nostri figli e nipoti.
La cosa grave è che siamo di fronte ad un «sequestro delle informazioni» attuato dalla classe politica con la connivenza dei mass media.
Anche gli Stati una volta permissivi hanno fatto dietrofront sul consumo di questa droga: in Francia, ed è solo un esempio, chi ne viene trovato in possesso, deve affrontare un corso di informazione sull’argomento a proprie spese. Non va in tribunale, ma a scuola.
La cannabis – ha incalzato Antonello Vanni – è pericolosa perché smantella i siti recettori del cervello, provoca malformazioni genetiche, produce una riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà, affezioni polmonari, possibili progressioni all’uso di altre droghe. Di cannabis si può anche morire.
Non serve il proibizionismo, ma una campagna di informazione. Il cittadino deve sapere.
Nino Dolfo

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One Response to Cannabis: il silenzio in cui precipitano i nostri giovani

  1. Matteo says:

    Milano 2007. A 10 anni fanno la festa con lo spinello (http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=26&id_articolo=4569).
    Questa follia deve finire.
    Matteo

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