Mentre l’Italia chiacchiera, la Francia agisce. E dichiara guerra alla “droga della pace”

Vai alla scheda del libroClaudio Risé, da “Tempi”, 25 ottobre 2007, www.tempi.it

Che fare per contrastare l’uso della cannabis, la droga più usata nel mondo, la più frequentemente associata ad atti di violenza e la maggiore responsabile dello sviluppo di patologie psichiatriche alla fine dell’adolescenza e nella prima giovinezza? Il sottoscritto, per aver solo ricordato queste cose, è stato accusato di essere un feroce proibizionista. In realtà, come sa chi mi conosce e legge davvero ciò che scrivo, le proibizioni non mi affascinano.
Certo, tengo conto che nell’America di Bush, più severa di quella del suo predecessore “liberal” Bill Clinton, il consumo di cannabis è calato del 25 per cento, secondo gli ultimi dati. Personalmente, però, penso che in questo risultato abbia contato molto la straordinaria campagna informativa che l’amministrazione Bush ha promosso (d’accordo con grandi istituzioni democratiche, come il New York Times) per far sapere a tutti i danni che – secondo le evidenze raccolte dalle neuroscienze e dalla psichiatria, e confermate dalle statistiche – l’uso della “droga della pace” produce sul cervello e sul corpo umano.
L’informazione precisa è la miglior dissuasione. Non credo che i consumatori di cannabis (un ragazzo su tre in Italia, uno su due in Francia) vogliano davvero subire gravi danni cerebrali prima dei vent’anni. Penso che semplicemente non sappiano di correre questo rischio, perché nessuno ha mai mostrato loro alla lavagna una mappa del cervello, con le sue varie zone e competenze, indicando con delle freccette su quali punti agisce la cannabis, e con quali conseguenze sul comportamento e sulla salute di chi ne fa uso. Tutte cose che invece si apprendono nel sito della Casa Bianca, per esempio, e nei tanti altri siti indicati nella sezione del mio libro interamente dedicata alla sitografia scientifica sulla cannabis.
È un bene, dunque, che mentre in Italia si chiacchiera, in Francia, dove il problema è anche più grave (pur se con un leggero calo nel consumo dopo la forte campagna del 2006), si agisce. Come? Obbligando chi viene sorpreso a fare uso di cannabis a seguire un corso di informazione sulle conseguenze che la sostanza provoca sull’organismo. Senza straparlare di libertà e di repressione né – come ha fatto Beppe Grillo in una stupefacente esibizione reperibile su YouTube – di quanto la canapa sia in grado di curare il glaucoma e quindi sia santa e benedetta.
No: apprendere i fatti, reali, per uscire dal frastuono delle opinioni. Non serve tanto: due giorni e si sa tutto. Tanto sono cose ormai davvero verificate scientificamente, con precisione. Naturalmente i consumatori di droga dovranno scucire 450 euro per rimborsare lo Stato, che pagherà personale qualificato (medici, psicologi e poliziotti) e fornirà i locali. Il tutto senza ingolfare i tribunali, in modo che chi è stato derubato, o deve riscuotere un credito, non sia costretto a mettersi in fila dietro la folla di spinellatori, ignari ma presuntuosi (qualità frequenti tra i consumatori di canne).
Contemporaneamente la Francia ha escluso la depenalizzazione del consumo di marijuana e confermato le pene dure contro lo spaccio: cinque anni di carcere e 75 mila euro di multa. Informazione, responsabilizzazione, guardia alta contro lo spaccio. Uno Stato che fa il suo mestiere.

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One Response to Mentre l’Italia chiacchiera, la Francia agisce. E dichiara guerra alla “droga della pace”

  1. samuele says:

    Anche in Canada come in Francia una campagna contro l’uso di cannabis alla guida in
    http://www.potanddriving.cpha.ca/index.html

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