Stupore e speranza, per smuovere la vecchia Italia politica

Claudio Risé, da “Tempi”, 29 novembre 2007, www.tempi.it

Proviamo ad analizzare gli effetti psicologici di un gesto accaduto qualche giorno fa, di cui si parlerà ancora per molto tempo.
Il leader della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi, che ha lanciato qualche giorno prima una raccolta di firme tra i cittadini per la fine del governo Prodi, si reca, in chiusura di campagna, al banco di piazza San Babila, a Milano. Qui annuncia, nell’ordine: 1) che sono state raccolte otto milioni di firme, con nome cognome e residenza dei relativi cittadini, 2) che la Casa delle Libertà, l’alleanza elettorale e politica da lui fondata, e dove conviveva tra alterne vicende l’opposizione al governo Prodi, è da considerarsi chiusa, 3) che chi lo desidererà potrà aderire a un partito cui Berlusconi stesso darà vita tra breve, e che si chiamerà Partito della libertà, o Popolo della libertà.
Partono subito, naturalmente, le interpretazioni politiche, e personali. Ma cosa succede nell’animo e nella psiche delle persone? Proviamo a capire. Leggi il resto dell’articolo

Ricordare il passato per immaginare un futuro

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 novembre 2007, www.ilmattino.it

Ricordare aiuta a guarire? A partire dalla fine dell’800, con i primi studi di Freud sulla psicoanalisi, fino a ieri, si è fermamente ritenuto di sì. All’inizio si frugava nella mente dell’individuo, alla ricerca individuale di un trauma originario. Negli ultimi anni si è allargata la tecnica, convocando interi gruppi, a volte masse di persone, impegnandole a «ricordare». Così si è fatto dopo l’11 settembre, dopo i grandi uragani caraibici o tsunami dell’Estremo Oriente. È servito? Non a molto.
Quasi inutili sono anche le grandi sedute di ricordo collettivo con cui l’individuo postmoderno cerca di rompere il silenzio della solitudine. Nelle palestre cittadine, negli agriturismo, nei conventi, si moltiplicano raduni a pagamento, dove la materia prima è, appunto, il ricordo. Sollecitato dal conduttore, il ricordo (torbido, o radioso, sempre emozionante), presentato con esitazione o con esibizionismo dai partecipanti, viene assorbito avidamente dal gruppo che poi lo commenta, a volte lo rappresenta come un evento teatrale, lo disegna. Leggi il resto dell’articolo

L’individuo e la relazione con una comunità d’appartenenza

Claudio Risé, da”Tempi”, 22 novembre 2007, www.tempi.it

A sinistra si discute con preoccupazione della consunzione delle categorie politiche postilluministe: l’idea stessa di destra e sinistra e, soprattutto, lo sbriciolamento degli Stati nazionali. Per inciso, non sarebbe male se anche la Casa delle Libertà desse più spazio a questi temi, tra una barzelletta e uno scorcio di autoreggente. Michele Salvati, che è uomo di sinistra intelligente e informato, in un ampio articolo sul Corriere della Sera ha segnalato lacune e superficialità di diversi libri sul tema, in particolare Destra e sinistra, di Marco Revelli.
Se ho ben capito, il ragionamento di Salvati è questo. È vero che le categorie di destra e sinistra tradizionalmente intese faticano a capire il mondo di oggi, e in particolare la globalizzazione. Il fatto è – argomenta con ragione Salvati – che «la destra e sinistra liberali, e in fondo anche socialiste, hanno sempre faticato ad affrontare problemi che trascendono l’individuo, che sono radicati in un “noi” che precede l’affermazione dei diritti individuali. Un noi nazione, comunità religiosa, etnica, culturale». Leggi il resto dell’articolo

Le femministe cambiano idea

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 novembre 2007, www.ilmattino.it

Le femministe stanno cambiando idea (almeno negli altri paesi, fuori dall’Italia). La lotta senza quartiere al maschio, e al padre, è sostituita con sempre maggior decisione dall’amore verso il proprio compagno, dalla tenerezza come stile di rapporto, e dalla consapevolezza che un buon padre è indispensabile per la crescita equilibrata dei figli, e la felicità di tutta la famiglia. Si volta pagina. E il diverso sentire delle giovani donne segnerà le leggi, e il costume, di oggi e domani.
Dietro questo cambiamento ci sono molte cose, tra le quali le statistiche di quasi quarant’anni di infelicità generale: delle donne che si ritrovavano sole e deluse, dei mariti allontanati da casa e dai figli, dei figli disorientati e scontenti. Come dimostrano le cronache quotidiane. Leggi il resto dell’articolo

La sofferenza dell’uomo e gli slogan sulla società

Claudio Risé, da “Tempi”, 15 novembre 2007, www.tempi.it

Uno dei guai della cultura relativista è la confusione. Con la scomparsa di Dio, dell’idea di verità, e di un ordine simbolico che la esprima, i soggetti si sovrappongono, le categorie si mischiano. Il risultato non è un arricchimento ma, come sempre nella confusione babelica dei linguaggi, la falsità. Anche la crudeltà.
Uno dei casi più correnti di questa confusione è la trasposizione delle categorie cliniche che cercano di spiegare la sofferenza umana ai gruppi, le città, le civiltà. Come, per esempio, straparlare di anoressia attribuendo questo comportamento ad intere città, o culture. Un modo come un altro di diluire la sofferenza della persona anoressica, che non riesce a nutrirsi per un suo personale calvario, con una tendenza collettiva, in cui si intersecano moda, interessi, egoismi, od ottusità, delle masse e dei gruppi. Leggi il resto dell’articolo

Smarrire la paura genera mostri

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 novembre 2007, www.ilmattino.it

La giovinezza è il tempo dei rischi: non è una novità. C’è però una differenza tra quelli che i giovani hanno sempre corso, e quelli nei quali si mettono oggi, lasciando gli adulti sbalorditi. In tempi e culture precedenti, infatti, la ricerca di rischio dei giovani era legata alla loro passione per gli ideali e sete d’avventura. Oggi, come dimostra anche l’ultimo horror giovanile (l’assassinio della studentessa Meredith, a Perugia), a spingerli ad azioni spericolate c’è soprattutto la noia.
Non è una novità dappoco. Anche il movente ideale, infatti, poteva fallire, trascinando nel disastro i giovani partecipanti, ma non li privava dell’esperienza di aver partecipato ad una grande cosa. Tutte le imprese spericolate (spesso fallimentari) furono condotte con volontari che erano poco più che ragazzi. Leggi il resto dell’articolo

La crisi delle ideologie stataliste e il ritorno del Sacro

Claudio Risé, da “Tempi”, 8 novembre 2007, www.tempi.it

Secondo il pensiero postmarxista dovremmo preoccuparci della crisi degli Stati nazionali, perché essa mette in pericolo la democrazia. La doppia pressione esercitata sugli “Stati nazione”, figli delle rivoluzioni del Settecento, dalle culture e tradizioni locali, collegate a quelle della globalizzazione, sarebbe sostanzialmente antidemocratica. Così la pensa lo storico di formazione marxista, Eric Hobsbawm, nel suo libro La crisi dello Stato, pubblicato ora in Italia da Rizzoli.
In realtà, tutto il blocco culturale che riconosce le proprie origini nelle “rivoluzioni borghesi” europee del Settecento, protagoniste del processo di secolarizzazione poi realizzatosi nei due secoli successivi, è fortemente preoccupato dal grave indebolimento che ha colpito l’attore politico di questo stesso processo, lo Stato nazionale. Leggi il resto dell’articolo

Gli studenti italiani e la cannabis: indebolimento cognitivo e demotivazione

Vai alla scheda del libro(Di Claudio Risé e Antonello Vanni, da “Social News”, ottobre 2007, www.socialnews.it)

La cannabis rende difficile studiare e portare a termine la propria formazione scolastica. In Europa ormai molti governi se ne stanno accorgendo e avviano campagne mediatiche e nelle scuole contro il dilagare dell’uso di questa droga. In Italia ancora si attendono risposte, mentre negli ultimi 5 anni il consumo di cannabis tra gli studenti (e in particolare le studentesse) ha continuato a salire. Ne parla il nuovo libro di Claudio Risé “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita(San Paolo Ed., 2007) di cui proponiamo un estratto.

La cannabis è la droga più diffusa fra i giovani, soprattutto delle scuole superiori, che affermano di poterla reperire con grande facilità proprio tra aule e corridoi. Dal 2001 al 2005 i consumatori di cannabis in Italia sono raddoppiati passando dal 6,2 all’11,9%. Nel 2005 almeno 75.000 giovani in età scolastica ne hanno fatto uso quotidiano, mentre 145 mila studenti hanno fatto uso combinato di più sostanze, in cui nel 98% dei casi le principali sono state marijuana e hashish.
Quando c’è “fumo” in giro, magari durante la ricreazione o le pause del pranzo prima delle attività pomeridiane, ogni sforzo dei docenti per creare un clima di classe sereno e favorevole ai processi di apprendimento e studio rischia di essere vanificato (1). Per questo motivo è necessaria un’informazione chiara, destinata agli insegnanti, ai ragazzi e alle famiglie, sugli effetti della cannabis (2). Leggi il resto dell’articolo

Cannabis, tutta la verità. Non è affatto vero che “tanto non fa male”

Vai alla scheda del libro(Di Luca Castelli, da “Optima Salute. Il mensile di salute per la famiglia”, ottobre 2007, www.optimasalute.it)

Secondo le ultime relazioni annuali al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, il fenomeno della diffusione della cannabis (marijuana, hashish e olio di hashish) in Italia è in costante aumento. Dal 2001 a oggi i consumatori di cannabis sono raddoppiati, passando dal 6,2% all’11,9. Per l’85% dei fruitori di cocaina e il 74% di quelli di eroina, la sostanza di iniziazione è stata proprio la cannabis.
A fronte di una diffusa opinione, anche tra genitori, insegnanti, pubblici amministratori e politici che la cannabis non fa male, lo psicanalista Claudio Risé, nel suo libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte vita”, afferma: «La cannabis fa male, crea degli invalidi psichici e fisici. Tacerne gli effetti è da irresponsabili o da complici». Leggi il resto dell’articolo

La passione per la crudeltà proibita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 novembre 2007, www.ilmattino.it

Perché ai ragazzi piace tanto l’horror? Si va dall’inventarsi una festa gotica, Halloween, a girare un filmino sulla violenza, o addirittura sull’omicidio. Come quello del quindicenne danese che ha picchiato e ucciso un passante, filmando le fasi delle violenze e della morte, e diffondendole poi con lo stesso cellulare. La rappresentazione della violenza sembra ipnotizzare i giovanissimi, che la diffondono poi tra gli amici (ma anche gli sconosciuti, via web), come qualcosa di prezioso.
Questa trasmissione conturbante avviene con la stessa complicità con cui in tempi di proibizionismo sessuale gli adolescenti si passavano le immagini audaci che riuscivano a trovare in giro. E forse questo tratto ci aiuta a capire il perché della popolarità dell’orrore, e come mai gli adolescenti ne venerino le immagini, fino ad arrivare (a volte) a realizzarle essi stessi. Leggi il resto dell’articolo

“La cannabis non è una sostanza leggera”. L’esperienza di un operatore sul campo

Vai alla scheda del libro(Di Stefano Di Muzio, da “Il Faro”, Rivista del CEIS di Pescara, 24 ottobre 2007, www.cespe.net)

“La cannabis non è una sostanza leggera”. Quest’affermazione non è mia ma del Consiglio Superiore di Sanità e me ne servo in ogni approccio iniziale che ho con genitori e ragazzi che si rivolgono per chiedere aiuto al nostro Centro. Lavorare nei Gruppi Speciali con gli adolescenti che usano o hanno usato droghe non è affatto semplice. Constato quotidianamente, infatti, quanto vengano sottovalutati gli effetti delle cosiddette “droghe leggere” sulla psiche dell’uomo.
Nell’arco di tempo di un anno si sono rivolte a noi, in numero sempre crescente, famiglie con ragazzi che, oltre ad avere una dipendenza da sostanze, presentano patologie psichiatriche di notevole gravità come psicosi, disturbi di personalità borderline, depressioni bipolari, disturbi alimentari, ecc. Tutti questi ragazzi hanno iniziato ad usare cannabis e marijuana prima dei quindici anni. Leggi il resto dell’articolo

Il Puer e il vecchio… un incontro fatale

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 43, ottobre-novembre 2007, www.liberalfondazione.it

Ecco un bel libro, sulla vecchiaia, e la morte nello sfondo: Ragazzo. Storia di una vecchiaia, di Massimo Fini (Marsilio 2007, pag. 111, E. 13). Un libro che dimostra, tra l’altro, come la riflessione autentica sull’ultima fase della vita dell’uomo, porti con sé una profondità che la semplice adesione all’esistenza non possiede.
Massimo Fini è ottimo giornalista ed originale scrittore, ma i suoi saggi precedenti, molto notevoli nel panorama italiano per vivacità di idee e ricchezza argomentativa, non possedevano l’incisività, e forse anche la verità (certo sempre personale, soggettiva) di questo. Le opinioni sono comuni come le more, dice Falstaff, ma la verità dell’esperienza personale, soprattutto quando il ciclo della prima metà della vita è passato, e si incomincia a vedere la destinazione della parabola discendente, quella è unica, e va accolta con attenzione e rispetto. Tanto maggiore quando, come in questo libro, l’autore vede e descrive la sconfitta del suo eroe prediletto, il Puer presente in ognuno di noi, l’amato “ragazzo” cui Fini dedica il libro, e amaramente descrive la vittoria dell’archetipo a lui opposto, il Senex, amministratore del tempo rimanente prima della morte. Leggi il resto dell’articolo

Via ogni eroe

Claudio Risé, da “Tempi”, 1 novembre 2007, www.tempi.it

Gli intellettuali europei hanno ancora una relazione con la vita, e con ciò che la fa pulsare: il cuore, ciò che in psicologia chiamiamo “la funzione del sentimento”? O lo disprezzano profondamente, in quanto irriducibile a quella caricatura della ragione umana che è l’ideologia, vera padrona di tanta produzione culturale (e quindi politica) di questo continente? Me lo sono richiesto leggendo delle proteste scoppiate quando Nicolas Sarkozy ha proposto alle scuole di Francia di leggere, nell’anniversario della fucilazione, l’ultima lettera di Guy Mocquet, ucciso dagli occupanti tedeschi il 22 ottobre del 1941.
L’avrete già letta, forse. Ma la trascrivo qui, almeno in parte, perché un testo dotato di senso è qualcosa di vivente che occorre ri/incontrare, senza affidarsi a citazioni o ricordi parziali.
«Mia cara madre, fratello mio adorato, padre amatissimo, sto per morire! Quello che vi chiedo, a te in particolare mamma, è di essere coraggiosi. Io lo sono, e voglio esserlo tanto quanto quelli che sono passati prima di me. Certo, avrei preferito vivere. Ma ciò che spero con tutto il mio cuore è che la mia morte serva a qualcosa. Leggi il resto dell’articolo

Lo spinello, anticamera di vite bruciate

(Di Anita Loriani Ronchi, da “Il Giornale di Brescia”, 23 ottobre 2007, www.giornaledibrescia.it)

Il Consiglio Superiore di Sanità, già nel 2003, in un documento dal titolo “La cannabis non è un droga leggera”, dichiarava che l’impiego della sostanza stupefacente più diffusa in Italia è gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile induzione all’utilizzo di altre droghe come cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, disturbi psichiatrici ed eventuali malattie broncopolmonari. Due anni prima, nel 2001, il noto psichiatra Giovanni Battista Cassano aveva denunciato in un’intervista la situazione degli ospedali psichiatrici, che vanno sempre più affollandosi con un nuovo tipo di utenza: soggetti affetti da gravi patologie derivate dalla consuetudine all’utilizzo di cannabis.
Eppure – afferma Claudio Risé, che sul tema ha recentemente pubblicato il volume “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” (ed. San Paolo) – le conseguenze legate al consumo di una droga ritenuta in una certa filosofia degli anni ’70 portatrice “della pace e dell’amore” continuano ad essere sottovalutate. «I dati sono incontrovertibili. Ho voluto scrivere questo libro per far conoscere i gravissimi danni che questa sostanza provoca e per togliere di mezzo le semplici opinioni, presentando i risultati della ricerca internazionale su cui si basa la politica dei grandi Paesi, ad eccezione dell’Italia» ha detto il noto psichiatra e scrittore, ieri ospite al Teatro Sancarlino per i “Lunedì” curati da Carla Boroni, dove è stato affiancato da Antonello Vanni, curatore della parte documentaria dell’opera, e intervistato da Paolo Ferliga, psicanalista e docente di filosofia. Leggi il resto dell’articolo