Via ogni eroe

Claudio Risé, da “Tempi”, 1 novembre 2007, www.tempi.it

Gli intellettuali europei hanno ancora una relazione con la vita, e con ciò che la fa pulsare: il cuore, ciò che in psicologia chiamiamo “la funzione del sentimento”? O lo disprezzano profondamente, in quanto irriducibile a quella caricatura della ragione umana che è l’ideologia, vera padrona di tanta produzione culturale (e quindi politica) di questo continente? Me lo sono richiesto leggendo delle proteste scoppiate quando Nicolas Sarkozy ha proposto alle scuole di Francia di leggere, nell’anniversario della fucilazione, l’ultima lettera di Guy Mocquet, ucciso dagli occupanti tedeschi il 22 ottobre del 1941.
L’avrete già letta, forse. Ma la trascrivo qui, almeno in parte, perché un testo dotato di senso è qualcosa di vivente che occorre ri/incontrare, senza affidarsi a citazioni o ricordi parziali.
«Mia cara madre, fratello mio adorato, padre amatissimo, sto per morire! Quello che vi chiedo, a te in particolare mamma, è di essere coraggiosi. Io lo sono, e voglio esserlo tanto quanto quelli che sono passati prima di me. Certo, avrei preferito vivere. Ma ciò che spero con tutto il mio cuore è che la mia morte serva a qualcosa.
Sappiate che ho fatto del mio meglio per seguire la via che mi avete tracciato. Un ultimo addio a tutti i miei amici, e a mio fratello, che amo tanto. Che studi molto, per poter diventare un uomo. 17 anni e mezzo! La mia vita è stata così breve! Ma il mio unico rimpianto è quello di dovervi lasciare».
Questa la lettera. Il suo autore, Guy Mocquet, era figlio di un deputato del Partito comunista, fu arrestato dalla polizia del governo collaborazionista francese e poi fucilato. Sarkozy, che si richiama all’eredità politica del generale De Gaulle (l’uomo che si oppose all’armistizio tra la Francia e la Germania nazista e organizzò la Resistenza), ripresenta Mocquet come figura esemplare per la gioventù francese: un ragazzo che ama la Patria, la tradizione di libertà che la costituisce e la famiglia che questa tradizione gli ha trasmesso, fino ad affrontare, adolescente, serenamente, la morte.
Proporre modelli esemplari, però, oltretutto reali, nella società del relativismo, dove non ci sono esempi e verità ma soltanto modi di pensare e relativi schieramenti, è tabù. Entra dunque in scena la protesta degli intellettuali francesi, riportata senza ironia anche dai confratelli italiani. «Non è accettabile che il presidente Sarkozy si appropri anche delle personalità storiche e del patrimonio della sinistra», dichiara lo storico Joseph Marie Scaron.
Un martire della Resistenza patrimonio intoccabile della sinistra? Ma non è morto per la patria, per «seguire la via che mi avete tracciato» con lo stesso coraggio di «quelli già passati»? Gli storici sono i custodi della memoria nazionale o della filologia delle singole fazioni ideologiche, viste come ghetti imperituri e incomunicabili? «Imporre nelle scuole eroi da celebrare e una visione del passato significa favorire la propaganda nelle menti degli allievi», dice Antoine de Becque, storico del giacobinismo.
Via ogni eroe dunque, azzeriamo il passato e la sua dolorosa grandezza. Avanti allora, però, con le “stanze del buco” dei vari Ferrero.

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