Le femministe cambiano idea

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 novembre 2007, www.ilmattino.it

Le femministe stanno cambiando idea (almeno negli altri paesi, fuori dall’Italia). La lotta senza quartiere al maschio, e al padre, è sostituita con sempre maggior decisione dall’amore verso il proprio compagno, dalla tenerezza come stile di rapporto, e dalla consapevolezza che un buon padre è indispensabile per la crescita equilibrata dei figli, e la felicità di tutta la famiglia. Si volta pagina. E il diverso sentire delle giovani donne segnerà le leggi, e il costume, di oggi e domani.
Dietro questo cambiamento ci sono molte cose, tra le quali le statistiche di quasi quarant’anni di infelicità generale: delle donne che si ritrovavano sole e deluse, dei mariti allontanati da casa e dai figli, dei figli disorientati e scontenti. Come dimostrano le cronache quotidiane.
Dietro ogni storia di disagio giovanile, da Amanda che mette in scena a Perugia la sua disperazione, al piccolo Diego G., 15 anni, che si è buttato dalla finestra ad Ischia, c’è, anche, una famiglia spezzata, e un padre che non puoi più vedere.
Si sapeva già che il pensiero femminista internazionale, influenzato anche dalle esperienze delle sue protagoniste, aveva cominciato da tempo a tener conto del lutto prodotto nella vita delle persone dall’inimicizia tra uomo e donna. Da Luce Irigaray, a Doris Lessing, a Susan Faludi, ovunque le grandi interpreti del pensiero femminista hanno ormai spezzato molte lance a favore di questa constatazione: non ci sono donne felici in un mondo di uomini disprezzati e disorientati. Solo in Italia, paese molto ideologico e poco attento ai fatti, queste riflessioni sono ancora poco diffuse, soprattutto nell’isolata galassia della politica, indifferente all’osservazione della realtà.
Ora arrivano i dati su come la pensano le giovani donne. L’ultima ricerca, svolta da due studiose, le psicologhe Laurie Rudman e Julie Phelan, dell’Università del New Jersey, negli Stati Uniti, ha confermato quanto già raccolto in altri studi, soprattutto nei paesi anglosassoni. Le giovani donne, e i loro partner, sono ormai al di là delle antiche diatribe femministe. Nel senso che sono tutti d’accordo sull’eguaglianza tra i due generi, sull’importanza della stabilità della relazione, sulla necessità che ognuno dei due partner si prenda a cuore anche la soddisfazione sessuale dell’altro.
Queste consapevolezze condivise, segnalano anche come sia ormai nata, nel tempo, una nuova educazione sentimentale, al passo coi tempi. Queste giovani coppie infatti, che si dichiarano sensibili ed attente alla questione femminile, arrivano senza difficoltà a riconoscere che: “femminismo e romanticismo procedono insieme”. Il che da una parte è ovvio: se ami le donne, ne riconosci la natura romantica, e tendi a soddisfarla. Dall’altra però è un bel capovolgimento rispetto alla rappresentazione conflittuale dei rapporti tra uomini e donne proposta dal femminismo di una volta, e da retroguardie maschili ancora impigliate nel contestarlo.
I dati sui vantaggi di una coppia affettuosa, e serena, sono puntualmente confermati dalle ricerche internazionali sulla durata e qualità della vita. E’ nella famiglia monogamica ed affiatata che si fa sesso coi risultati più appaganti, che si vive più a lungo, che ci si ammala di meno. I single non sposati al di sotto dei 34 anni, secondo la statistiche nazionali della Gran Bretagna, hanno un tasso di mortalità due volte e mezzo superiore a quello dei loro coetanei sposati. E tra i grandi anziani, vedovi e divorziati muoiono prima, ed in circostanze più amare, dei loro coetanei sposati.
Meglio amarsi dunque, e stare insieme.

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One Response to Le femministe cambiano idea

  1. Roberto L. Ziani says:

    Una notizia confortante e promettente; speriamo non sia solo frutto di malintesi affrettati (scusatemi ma io diffido di tutte le statistiche). Le esasperazioni in un senso (come certo radicalismo sessista – si può dire?) chiamano quasi naturalmente il loro opposto, suscitando clamori e dissapori deleteri.
    Voglio solo sperare che quel “romanticismo” che Lei, prof.Risè, citava, sia inteso nel senso della tenerezza di coppia e non in quello letterario stucchevole e spesso controproducente, fatto di servetti sacrificali ed eroi tragi-comi-ci.
    Saluti.
    RLZ

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