Stupore e speranza, per smuovere la vecchia Italia politica

Claudio Risé, da “Tempi”, 29 novembre 2007, www.tempi.it

Proviamo ad analizzare gli effetti psicologici di un gesto accaduto qualche giorno fa, di cui si parlerà ancora per molto tempo.
Il leader della Casa delle Libertà, Silvio Berlusconi, che ha lanciato qualche giorno prima una raccolta di firme tra i cittadini per la fine del governo Prodi, si reca, in chiusura di campagna, al banco di piazza San Babila, a Milano. Qui annuncia, nell’ordine: 1) che sono state raccolte otto milioni di firme, con nome cognome e residenza dei relativi cittadini, 2) che la Casa delle Libertà, l’alleanza elettorale e politica da lui fondata, e dove conviveva tra alterne vicende l’opposizione al governo Prodi, è da considerarsi chiusa, 3) che chi lo desidererà potrà aderire a un partito cui Berlusconi stesso darà vita tra breve, e che si chiamerà Partito della libertà, o Popolo della libertà.
Partono subito, naturalmente, le interpretazioni politiche, e personali. Ma cosa succede nell’animo e nella psiche delle persone? Proviamo a capire.
Il primo effetto è: stupore. Sia per l’entità della protesta manifestatasi con le firme, sia perché è stato il leader a sciogliere la sua stessa coalizione, in un paese dove l’incollamento alla poltrona, alla funzione, all’immagine consolidata è la regola quasi universale. Sia, infine, per la nuova “invenzione” (come direbbe Alessandro Manzoni), la nuova idea trovata e proposta: il popolo della libertà.
La maggior parte della gente, quella che ancora riesce ad avere un moto di spontaneità, è stupita. Questo stupore è una cosa grande. Nei paesi vecchi, come è l’Italia politica, non ci si stupisce più di niente. Il che vuole dire che non si vive più, non si cresce più, non si cambia più. Si sopravvive in una triste difesa delle proprie posizioni. Uno che ti stupisce, ti risveglia dal sepolcro, ti dà una scossa vitale.
Credo che i lettori di questa colonna selvatica mi credano quando assicuro loro che non ho la minima idea di cosa produrrà nei giochi politici quell’annuncio, e non mi appassiona neppure così tanto. Da terapeuta, a me sta a cuore che la vita si accenda e non si spenga. E, da studioso di scienze sociali, apprezzo le azioni e ideazioni che nutrono la vita, e lo stupore che l’accompagna, nella società.
Lo stupore è poi la condizione perché un altro sentimento si risvegli nella psiche collettiva: la speranza. Il fare cose nuove, l’accantonare cose vecchie, stimola nell’animo umano il risveglio delle energie della speranza. Il cui graduale spegnersi, in tutti, giovani e vecchi, di destra o di sinistra, è stato, a mio avviso, uno dei fenomeni più tragici prodotti dal governo Prodi. Che ha spento le speranze perché non ha fatto nulla, tranne cose paralizzanti, che hanno reso più difficile, pesante e faticosa la vita di tutti.
Le tasse, ad esempio, paralizzano, perché tolgono risorse (e speranze), gli investimenti (Tav, ponte di Messina, innovazione), che il governo non fa, mobilitano nuove speranze, perché fanno crescere nuove energie.
Aver rimesso in circolo stupore e speranza, in una politica affascinata dall’immobilità e dalla senescenza, è anche, però, una grande responsabilità. Gli aspetti giovani della psiche collettiva, quelli che sanno stupirsi e osano sperare, hanno bisogno di padri saggi, anche se creativi come fanciulli.

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One Response to Stupore e speranza, per smuovere la vecchia Italia politica

  1. Roberto L. Ziani says:

    Daccordissimo: l’imprevedibilità, che suscita stupore, è qualcosa di prezioso e in un certo senso “divino” (inconcepibile per le macchine e per la burocrazia, elementi questi notoriamente disumanizzanti se estremizzati). Aggiungo: S.B., al suo partito (ma lui lo chiamava movimento, c’erano i “comitati”, ecc.) dava l’importanza in fondo scarsa e relativa che si da alle semplici casse di risonanza individuale; l’identificazione sostanziale “voto per CdL = voto per S.B.” era palese da anni se non proprio dall’inizio, quindi lo stupore deve per forza essere contenuto. La scarsa delicatezza dell’individuo in specie si è confermata ancora una volta: non si seppellisce un progetto politico (speriamo serio) in due parole sulla piazza, gli elettori classici si sentono smarriti. Può darsi che il contesto sia ragionevole (ovvero che andasse fatto e che tanti se lo aspettassero) ma non certo espresso in quel modo e con quella franchezza (la stessa di chi si vanta di “dire le cose fuori dai denti” solo per coprire la propria indelicatezza/maleducazione). Come ci si potrà permettere poi di denigrare un antagonista trasformista (PCI,PDS,DS ecc.) se lo si scimmiotta?
    “Una grande responsabilità” invoca il prof.Risè in chiusura dell’articolo; giusto. E si può aspettarsela da questi “lanciatori di presunte rivoluzioni” professionisti ambidestri? Dubbio.
    Saluti.
    RLZ

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