Cannabis, madre di tutte le droghe

Claudio Risé, da “Tempi”, 6 dicembre 2007, www.tempi.it

È uscita la relazione dell’Osservatorio europeo sulle tossicodipendenze. I grandi giornali italiani ne hanno riferito dicendo che, rispetto agli Stati Uniti, l’Europa sta meglio «per via delle politiche di riduzione del danno (legalizzazione delle cosiddette droghe leggere, ambulatori e nuclei mobili che distribuiscono siringhe sterili, terapie al metadone, eccetera)», politiche che l’America rifiuta. Naturalmente non è vero.
Negli Stati Uniti la droga più consumata e che funziona come base di decollo verso tutte le altre, la cannabis, è diminuta dal 2001 del 25 per cento, trascinando verso il basso anche il consumo di alcool (-13), che in Europa sembra aumentare, e quello di sigarette (-29). In Europa la cannabis (come la cocaina) sta rallentando, appunto, solo nei paesi che hanno smesso di vaneggiare di droghe leggere e lanciano vaste campagne di dissuasione dall’uso di erba e hashish. Così i tassi per la cannabis si sono stabilizzati o hanno cominciato a scendere in Spagna e sono calati di circa 3-4 punti percentuali in Francia e nel Regno Unito, tutti i paesi di cui nel mio libro sulla cannabis ho presentato le forti campagne contro questa droga.
Nel Regno Unito, tra i consumatori più giovani di cannabis (16-24 anni), il consumo è sceso dal 28,2 per cento del 1998 al 21,4 del 2006. Nelle scuole spagnole (14-18 anni) il consumo di cannabis è passato dal 36,6 per cento del 2004 al 29,8 del 2006.
Nei paesi come l’Inghilterra e la Spagna, dove si combatte con maggior vigore la cannabis, è anche rallentato l’incremento dell’uso di cocaina, a riprova del fatto che lo spinello funziona da base di partenza per le altre droghe.
Già dal grafico presentato col rapporto si vede che l’Italia invece è una delle nazioni che negli ultimi 5 anni ha avuto il maggior aumento (+45 per cento). Da noi, dove anche i ministri parlano di cannabis come di una droga leggera, termine ormai abbandonato in tutti i grandi paesi, il consumo della cannabis tra i giovani adulti è salito dal 12,8 per cento nel 2003 al 16,5 nel 2005, un aumento di ben il 45 per cento in quattro anni, corrispondente a circa 3 milioni di persone.
Quanto ai giovani, dichiara di fare uso di cannabis il 24,5 per cento degli studenti, ma probabilmente sono di più.
Il rapporto europeo mostra anche gli effetti del consumo di spinelli, che si manifestano anni dopo, col continuo aumento del numero di persone che richiedono cure per i problemi (soprattutto psichiatrici, ma non solo) indotti su cervello, sistema nervoso e organi vitali da questa sostanza.
Tra il 1999 e il 2005 il numero degli europei che ha chiesto di entrare in trattamento per problemi collegati alla cannabis è quasi triplicato. E nel 2005 il 29 per cento di tutte le nuove domande di cura e ricovero era legato alla cannabis, prima droga per cui è richiesto il trattamento, mentre è in calo la cocaina e l’eroina in forte discesa.
Il consumo di cocaina, poi, è diminuito negli stessi paesi in cui è scesa la cannabis, mentre è salito dove sale o è stabile la cannabis.
Ricordate questi dati, quelli veri, ogni volta che leggerete che la cannabis è in calo dove viene liberalizzata e che, del resto, come si diceva nel ’68, «non fa niente». Matteo Guarnaccia, pittore della psichedelìa, commentava spiritosamente in un suo manifesto cult: «Speriamo che non si annoi».

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7 Responses to Cannabis, madre di tutte le droghe

  1. piera says:

    Ho visto nel suo libro l’utilissimo riferimento a quanto ha fatto e fa il New York Times negli Usa contro la cannabis. Mi sembra un atteggiamento ben diverso da quelli dei giornali e dei media italiani che tacciono, oppure banalizzano, oppure riportano solo ciò che conviene in modo unilaterale quando non ideologico, come ha fatto il Corriere della Sera commentando la relazione europea di cui lei parla nel suo articolo.
    Anche la BBC mi sembra sempre attenta al pericolo cannabis con tanto di testimonianze di genitori che lamentano i disturbi gravi dei figli o con i maggiori rappresentanti della Polizia che invitano i genitori a finirla di banalizzare questa droga.
    Per il NY Times tutte le iniziative del giornale contro la droga in
    http://www.nytimes.com/learning/teachers/NIE/anti-drug/

  2. Matteo says:

    Il Parlamento svizzero ha respinto di nuovo l’iniziativa pro-cannabis.
    Info al seguente indirizzo:

    Osservatoriodroghe.it

  3. samuele says:

    La BBC ha appena sponsorizzato e pubblicato una nuova ricerca che conferma ulteriormente il fatto che la cannabis produce malattie mentali tra cui la psicosi. Su 100 giovani con tali disturbi l’80 per cento è rappresentato da consumatori di cannabis. Tutto in
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/england/cambridgeshire/7153698.stm

  4. andrea says:

    Da scienziato mi viene da aggiungere che se si citano delle ricerche (vedi quella sulla BBC) bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di non trarre conclusioni proprio, ma di riportare quelle degli autori (purtroppo non tutti vanno aa aprire il link, caro samuele)

    Prof Peter Jones said: “It certainly complicates psychosis once its already established, but it’s a bit more complicated in terms of whether it would have either triggered or led to psychotic disorders in people who weren’t going to get them anyway – I suspect that it does in some cases.”

  5. samuele says:

    Caro amico, non mi pare proprio di avere tratto conclusioni in proprio, tanto è vero che ho scritto 3 righe quasi da copia incolla. Tuttavia tu dici una cosa importante: magari la gente si mettesse davvero a cliccare sui link. Allora ci sarebbe poco da ridere dato che la BBC da almeno 2 anni mette in guardia sui pericoli della cannabis ma in Italia nessuno ne sa nulla. Riferimenti ai rischi di psicosi e schizofrenia, maggiore pericolosità per cuore e polmoni rispetto al tabacco (lo ri-conferma una nuova ricerca in http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/7150274.stm) , relazioni tra cannabis e violenza, testimonianze di genitori sui figli magari suicidatisi o che hanno buttato via la loro vita, rappresentanti della polizia che vanno in radio o tv a dire ai genitori di finirla di tacere o dire leggerezze sulla cannabis. Ebbene, in Italia nessuno ne sa nulla, come mai? Del resto mi pare che nella frase da lei riportata il medico dicendo “I suspect that it does in some cases.” stia in definitiva ponendo la seria ipotesi che oltre ai casi in cui la cannabis va a peggiorare un disturbo preesistente ci siano anche quelli in cui la cannabis produca in sè la malattia. Cosa su cui non ho dubbi dopo aver visto i giovani ricoverati nelle cliniche psichiatriche, fatti su cui qualche sparuto articolo è stato anche scritto. Perché non ascoltare queste voci se possono migliorare la nostra comunità?
    samuele

  6. andrea says:

    Da scienziato mi viene da aggiungere che se si citano delle ricerche (vedi quella sulla BBC) bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di non trarre conclusioni proprio, ma di riportare quelle degli autori (purtroppo non tutti vanno ad aprire il link, caro samuele)

    Prof Peter Jones said: “It certainly complicates psychosis once its already established, but it’s a bit more complicated in terms of whether it would have either triggered or led to psychotic disorders in people who weren’t going to get them anyway – I suspect that it does in some cases.”

  7. ivano says:

    ansa 6 febbraio 2008

    LA CANNABIS DANNEGGIA LE GENGIVE
    SYDNEY – I fumatori abituali di cannabis non danneggiano soltanto i polmoni e la memoria, ma anche le gengive, facendole recedere e nei casi peggiori causando la perdita dei denti. Lo indica una ricerca neozelandese della Scuola di Medicina di Dunedin, che ha seguito oltre 900 persone di età fra 18 e 32 anni, monitorando regolarmente il loro consumo di cannabis e i controlli dentari. Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista dell’American Medical Association, indica che la malattia peridentaria colpisce più severamente chi fuma più spesso: in questo gruppo una persona su quattro ha contratto una condizione cronica entro l’età di 32 anni.

    Dai check-up più recenti è risultato che appena il 6,5% dei non fumatori di cannabis mostrava forti sintomi di infiammazione e di deperimento dei tessuti associati con affezione peridentaria. La proporzione sale però all’11% fra chi fuma spinelli occasionalmente, ed al 24% fra chi ha ammesso di fumarli regolarmente sin dall’età di 18 anni. Nell’insieme, fra i fumatori abituali, cioé chi fuma in media 41 o più spinelli l’anno, fra 18 e 32 anni, il rischio di contrarre la malattia è del 60% superiore alla media della popolazione, anche escludendo altri fattori possibili come la placca dentaria. Studi precedenti avevano già legato la malattia peridentaria al fumo di tabacco, ma questo è il primo che la lega all’uso di marijuana.

    “Le autorità sanitarie, i dentisti e i medici dovrebbero intervenire per sollevare la consapevolezza della forte probabilità che chi fuma regolarmente cannabis causa danno ai tessuti che sostengono i denti”, scrive Murray Thomson che ha guidato la ricerca. La malattia peridentaria, normalmente considerata una condizione della mezza età, è la seconda causa di perdita dei denti dopo le cavità.

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