Il dono in prigione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 dicembre 2007, www.ilmattino.it

Lentamente ma inesorabilmente, procedendo nascosti dagli slogan della liberazione sessuale a 360 gradi, stiamo diventando dei bacchettoni capaci di stupire anche i nostri nonni più intransigenti. L’ultima trovata è la legge, attualmente in discussione al parlamento tedesco, che prevede che se un sedicenne offre una merenda, o qualsiasi dono, a una coetanea, e poi fa qualcosa di erotico con lei (la legge va dalle “effusioni spinte” al sesso vero e proprio), diventa perseguibile penalmente. Anche se lei è consenziente.
Ciò che inquieta il legislatore infatti non sono le molestie (già oggi punite), ma il corteggiamento, coronato dal successo, nel quale abbia avuto una qualche parte uno o più doni.
La legge è stata proposta dalla ministra della giustizia tedesca, per ottemperare ad una direttiva della UE che impone ai paesi membri di attivare leggi più adeguate a combattere la prostituzione giovanile, e la pornografia infantile. Qualcosa del genere dunque, potrebbe prima o poi far capolino anche nelle nostre aule parlamentari. Sante battaglie, naturalmente. Che tuttavia, come sempre quando si entri nella vita privata delle persone, richiedono intelligenza, sensibilità, e una buona competenza antropologica e psicologica. Altrimenti sono guai.
Nella legge proposta dalla signora Brigitte Zypris, ad esempio, si nota una vistosa ignoranza circa la funzione di due comportamenti fondamentali nella storia dell’umanità: quello del dono, e quello del corteggiamento. Il dono, come ha dimostrato all’inizio del secolo scorso proprio un sociologo della Lorena, Marcel Mauss, è un atto indispensabile nello sviluppo delle comunità, ed anche dell’individuo. Le sue ricerche dimostrarono che lo scambio, la compravendita, erano importanti, da sempre, solo per le cose, le merci, i manufatti. Tutto ciò che riguardava le persone e la vita invece, i riti fondamentali, le nozze, i battesimi, l’amicizia, e perfino i rapporti di potere, erano sempre stati condotti attraverso l’offerta di doni. Che corrisponde, dunque, ad uno dei momenti fondamentali nella formazione della personalità, della cultura, e nel consolidare la comunità.
La legge proposta in Germania, premiando l’innamorato avaro e taccagno rispetto al suo coetaneo esperto in dono, che anzi rischia addirittura la galera, svolge una funzione profondamente antisociale, perché riduce la conoscenza e l’uso del dono nella vita della comunità. Rendendo impraticabile quella palestra di educazione al dono del corteggiamento, con la sua ambiguità tra regalo offerto, e sentimenti e desideri che lo accompagnano, la legge rischia di inaridire ulteriormente i cuori dei giovani, e di dirottare sul mondo della prostituzione quel “bisogno di donare”, che è proprio una caratteristica umana, e del comportamento amoroso.
Nel corteggiamento infatti, ed è questo il secondo fenomeno di cui la ministra tedesca non sembra avere la minima conoscenza, il bisogno di avere (l’altra, il suo amore), si intreccia profondamente al bisogno di donarsi, di esprimere quest’esigenza così caratteristica dell’umano, e per certi versi anche di una grande parte del mondo vivente.
Il “divieto di dono” dunque, è una misura straordinariamente, profondamente repressiva, perché inibisce la spinta profonda, che è alla base di tutti i fenomeni vitali, dalla procreazione alla costruzione stessa della società, che comporta sempre una quota di dono di sé agli altri.
Il giovane generoso e vitale, che ha desideri, passioni ed obiettivi, e per quelli dona e si dona, diventa così ufficialmente un criminale. E la società una galera.

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3 Responses to Il dono in prigione

  1. marco baldassari says:

    E’ chiaro l’intento di vietare il do-ut-des ma il punto essenziale e’ che non e’ possibile normare le intenzioni. Questo e’ il piu’ chiaro esempio della impossibilita’ di eliminare l’etica pensando che tutte le regole possano ricondursi al piano legale.
    Cosa distingue il dono reciproco dal do-ut-des se non l’aspettativa di un ritorno? E chi sarebbe in grado di “leggere” il pensiero? Un dono non e’ un dono se non e’ gratuito, con la sola gratificazione dell’essere accettati dal ricevente. Andrebbe tutto a posto se il dono fosse spontaneamente ricambiato, senza la fatidica domanda: allora mela doni o no?
    E’ la domanda, anche inespressa, che scivola sul piano materialista, utilitarista, del do-ut-des.
    Il passo da li alla mercificazione del corpo e’ breve. Quanto conta la legge e quanto conta l’educazione e l’esempio (dei modelli mediatici) nel comportamento adolescenziale della prostituzione “normalizzata” dal branco, dove le ragazzine o studentesse la donano in cambio di soldi o beni materiali? Non sta forse nell’appiattimento del tutto sul piano del materialismo legalitario il nocciolo del problema? Sara’ mica reato d’opinione parlarne?
    Come insegnare la differenza tra dono e mercificazione se non si puo’ parlare di Altro?

  2. Roberto L. Ziani says:

    Secondo me è una recente tendenza, una preoccupazione se vogliamo, delle democrazie europee: preoccupate di non finire come la Gran Bretagna, dove un minorenne su tre ha precedenti penali e ci sono continui record di gravidanze precoci, iperlegificano per inibire certi comportamenti (facendo di ogni erba un fascio). Ovviamente, non sapendo che pesci pigliare e preoccupati solo di correre ai ripari in prevenzione, possono “partorire” ridicolaggini così.
    Saluti.
    RLZ

  3. armando says:

    Purtroppo non sono ridicolaggini. O meglio, sono ridicolaggini terribimilmente serie. Finiranno per burocratizzare anche gli approcci erotici, ed alla fine ogni contatto umano. E’ la follia del politicamente corretto che invece di perseguire una vera educazione sentimentale (vera, non le insipide lezioncine tecniche sulla sessualità o sulle buone maniere) si affanna a normare ogni manifestazione dell’umano. Ma la cosa più tragica e insieme ridicola è che a proporre queste scemenze letali siano in genere donne. Ma che tipi di donne? Non certo quelle normali, che il corteggiamento e il dono maschile attendono ansiose (semmai, anzi, lì il problema è opposto, ossia che se ne approfittino). No, sono le donne di potere che avanzano queste proposte. Ed allora mi viene da pensare o che il potere che hanno acquisito abbia ucciso in loro ogni traccia di femminilità, oppure che inconsciamente si comportino come la volpe della favola di Esopo.
    armando

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