Il fanciullo che viene

Claudio Risé, da “Tempi”, 20 dicembre 2007, www.tempi.it

Ci sarebbero molte cose da commentare. Ma, anche se sono accadute oggi, o domani, sono tutte molto vecchie. Di ieri, ed anche di molto prima. Hanno l’odore cadaverico di ciò che è morto da molto tempo: sono notizie zombie, che camminano per il mondo senza sapere di non avere più nulla di vitale, gossip da camera mortuaria, novità di un tempo finito, che continua per inerzia.
Non riesco a parlare di nulla del genere perché ogni volta, in questo tempo, sono preso dall’assoluto stupore di ciò che sta per accadere, per avvenire tra noi, e dentro di noi. Quel bambino divino, così piccolo, così indifeso, così potente. Silenziosa promessa del Padre. In mezzo a questo frastuono di parole, proclami, certezze garantite per la prossima ora e mezza. Un bimbo che viene dall’eternità, che ci è dato per l’eternità.
Nella notte silenziosa, immobile, non turbata dalla corsa maniacale del mondo. Ho bisogno di ritrovare quel silenzio, quell’immobilità, quell’eterna quiete, per poter accogliere davvero il bambino. Lo so da terapeuta (e da malato: se non lo fossi non potrei “curare” nessuno), che il frastuono in cui siamo, quell’agitarci tra lustrini di vario tipo (tra cui anche molte idee sberluccicanti, similnuove, pseudoseducenti), non ti fa vedere la luce vera, forte e regale, ma modestissima, quasi impercettibile, del bimbo che arriva.
Per vederlo davvero occorre fermarsi. Ma non un giorno solo.
E’ la nascosta poesia dello sciopero dei TIR. Certo, c’entra anche l’arroganza di questo potere nei confronti di chi lavora, ma forse questi bestioni d’acciaio hanno avuto anche loro bisogno di fermarsi, come i pastori, come le pecore, di fronte al bambino che arrivava. Nessuno lo sa, né gli autisti arrabbiati, né i governanti sprezzanti, ma, forse, i giganti di ferro l’hanno sentito, che era tempo di fermarsi.
Come il motorino che non parte quando il ragazzo lo accende con mano troppo nervosa, e dopo rischierebbe l’incidente.
Silenzio e quiete. La notte deve essere ferma, per essere Santa, davvero benefica.
E’ necessario il silenzio del vuoto, per riconoscere la pienezza che viene. Occorre lasciare depositare, e poi espellere, i nostri infiniti cocci, i frammenti inutili e incoerenti in cui ci siamo rotti nel corso del tempo, per poter accogliere quell’interezza, quella totalità piccolissima, già piena di speranza.
La pienezza, e l’integrità, ce la porta solo lui, quel bambino misterioso, dono dell’amore del Padre. Tutto il resto non conta, deve abituarsi ora a tacere, e dopo, quando la notte sarà finita, a parlare più adagio, per lasciarci sentire ancora il suo respiro, che è anche la musica delle sfere celesti, che da sempre suona per noi, se solo l’ascoltiamo.
Quel bimbo cambierà perfino noi, ed anche il mondo. Senza il suo Avvento tutto sarebbe già finito da tempo, per noi, e per tutti. Come ci dimostra ogni giornata, con i suoi innumerevoli squarci di orrore, prodotti da chi perde ogni contatto col bimbo.
E’ solo lui, il bambino Gesù, a generare silenziosamente, da quel luogo elementare, in chi sa accoglierlo, la trasformazione che ci strappa all’orrore, per consegnarci all’amore.

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7 Responses to Il fanciullo che viene

  1. SoloVangelo says:

    Riflessioni toccanti e profonde: come non condividerle? I miei complimenti per aver saputo centrare il senso di questi giorni, evidenziandolo in una maniera davvero puntuale.

  2. Faber18 says:

    Bellissime parole. Buon Natale Claudio!

  3. antonello says:

    a me è capitato davvero, con grande sorpresa, in classe con i ragazzi: leggendo quegli articoli sui tir fermi, riflettendo coi ragazzi su quella fermata che per un attimo ci ha fatto provare il brivido di quanto potrebbe accadere, forse in futuro, se questo mondo in cui tutto è facile e a portata di mano si fermasse, ecco lì tutti siamo stati zitti e abbiamo capito, qualche ragazzo l’ha detto anche, che nel vuoto che si formava noi tutti sentivamo che l’essere umano è qualcosa di diverso, più profondo, fatto forse di cose più semplici e desiderante nutrimenti diversi da come tutto ci sembra. Di nutrirci credo della luce del Bambino, di quella speranza che come ha detto Benedetto XVI è l’orizzonte necessario per dare vero significato a ciò che siamo antonello

  4. Caro Claudio, sono contento di averti ispirato questi pensieri e del nostro andare in risonanza sul tema del silenzio e dell’avvento.
    Sento che questo sara’ un Natale speciale, che il bambino divino rientri nel nostro cuore e in quello di tutti i nostri cari.
    Per mia figlia, mia moglie e tutto il mondo sia accolto il magico dono di un potere onnipotente di cambiare e convertire il mondo convertendo al bene ciascuno di noi.
    Buon Natale di pace e di speranza.
    Con affetto.
    Marco

  5. Quoto completamente il commento precedente e aggiungo: Perchè ci sono così poche persone che ne parlano così?

    Buon Natale.

  6. Giulio says:

    Un Buon Natale al Dott.Risè e a tutti i lettori del Blog,con l’augurio che questa “comunità” cresca sempre piu’,nel silenzio della meditazione e della speranza.Giulio

  7. Redazione says:

    grazie a tutti voi, cari amici.
    Aiutiamoci a tener fermo lo sguardo a quel Bambino, a non smettere, neppure per un attimo, di amarlo!
    claudio

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