La fede al tempo dei messaggini

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 gennaio 2008, www.ilmattino.it

Molti si sorprendono, altri si irritano. Intanto però, sembra proprio che Wojtyla, come sfondo di cellulare, batta nettamente Penelope Cruz. E Nokia ha fatto un modello apposito per il mondo islamico, il cellulare N73, con le preghiere del mattino e della sera, oltre a una bussola, per sapere sempre qual è la direzione della Mecca.
In questi tempi piuttosto incerti, la gente preferisce tenersi vicina ai santi, e avere qualche preghiera a portata di mano, di cellulare, o di computer. Certo, tranne una minoranza di ostinati, ormai i più hanno capito che il «dio è morto» di Nietzsche è uno slogan ottocentesco. Leggi il resto dell’articolo

Annunci

Quando il Palazzo diventa la casa dei morti viventi

Claudio Risé, da “Liberal” quotidiano, 25 gennaio 2008, www.liberal.it

Dove non riuscirono due guerre mondiali, una guerra civile, una storia di miseria secolare, di ricchezza guadagnata con enorme fatiche e inquietanti squilibri, è riuscito, in una manciata di mesi, Romano Prodi. Il Buster Keaton alla rovescia, l’uomo che ridendo ti mette voglia di piangere, ce l’ha fatta a vincere il tradizionale ottimismo e vitalità degli italiani, a farli diventare tristi. Se ne è accorto persino il New York Times, e molti, sia a sinistra che a destra si sono inalberati. Gli italiani tristi? Che enorme sciocchezza! Invece è proprio così.
Tutti i sondaggi segnalano aspettative nerastre, stanchezza, voglia di gettare la spugna. C’è una continua crescita dell’emigrazione fra i giovani quadri più qualificati, soprattutto verso Inghilterra, USA, ma anche Mosca e l’Est. E gli stranieri hanno gettato la spugna anche loro: piuttosto che cercare di comprare e mettersi a trattare con la corte di burocrati di Prodi, vendono i marchi italiani che avevano collezionato. Ultima Nestlé che si vende la Buitoni. Leggi il resto dell’articolo

Parsifal. L’iniziazione maschile all’amore

Dal 21 al 27 gennaio 2008

Associazione Culturale Creatività

presenta:

PARSIFAL
prima milanese

liberamente tratto da
Parsifal – l’iniziazione maschile all’amore di Claudio Risé

scritto e interpretato da
Davide Giandrini

consulenza
Claudio Risé

musiche
Arvo Pärt, Zbigniew Preisner, 2046

luci
Alberto Bartolini

scene e costumi
Stefania Basile, Sergio Cangini

regia
Franco Palmieri

Elsinor Teatro Sala Fontana
Stagione 2007-2008

Il Teatro Sala Fontana (Via Boltraffio 21 – 20159 Milano – Tel. 02.6886314) riprende con l’anno nuovo la stagione di prosa con Parsifal, scritto ed interpretato da Davide Giandrini, diretto da Franco Palmieri.
Lo spettacolo, in scena dal 21 al 27 gennaio, è liberamente tratto dall’omonimo testo di Claudio Risé, psicanalista, giornalista e Docente di Psicologia dell’Educazione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Milano Bicocca, Corso di laurea specialistica in Scienze Infermieristiche.
L’autore, insieme al regista e all’interprete di Parsifal, incontrerà in teatro il pubblico lunedì 21 gennaio alle 18.00. Titolo dell’incontro: Parsifal e il maschio selvatico. Leggi il resto dell’articolo

L’ideologia nega il dolore, che invece va ascoltato

(Claudio Risé, da “Avvenire”, 15 gennaio 2008, www.avvenire.it)

La cura dei disturbi della sessualità

L’ascolto e l’accoglienza del dolore umano (la parte più difficile, ma decisiva, della psicoterapia) ha un grande nemico: l’ideologia, che pretende di distinguere tra sofferenze “giuste”, ascoltabili, e sbagliate, inaccettabili. Quando Freud, alla fine dell’800, a Vienna, incominciò a prestare ascolto (anche) alle fantasie o ai disagi sessuali di ottimi mariti e padri, o delle loro mogli e figlie inquiete, la cosa infastidì i benpensanti, e i relativi Ordini.
Cosa mai poteva esserci di strano nella sessualità di una coppia regolarmente sposata? Perché quello psichiatra ebreo ascoltava queste storie? Cosa aveva a che fare, tutto ciò, con la malattia psichiatrica, organica, l’unica “ufficialmente riconosciuta”?
Un secolo dopo, ancora si rifiuta, in un nuovo modo, di dar voce al dolore umano dissonante con pregiudizi potenti. Che oggi sostengono (tra l’altro) che nella persona omosessuale tutto va bene, e quindi non ci può essere un dolore che un terapeuta debba ascoltare, per aiutarla, se lo desidera, a porvi rimedio. Leggi il resto dell’articolo

L’Italia è vittima del bivacco culturale degli ignoranti

Claudio Risé, da “Tempi”, 24 gennaio 2008, www.tempi.it

«Se l’ateismo è la religione di Stato, meglio tenersi il cattolicesimo». Questa battuta di Franco Piperno, un comunista, ma non uno stupido, e di sicuro persona di cultura, potrebbe diventare la diga che salva i non cattolici dalla dittatura dell’ignoranza anticattolica violenta, che rischia di inghiottire loro, e con loro tutta l’Italia.
Anche per i cattolici sono tempi di lotta, ma il pericolo è minore. Come ha osservato più volte il Papa, per i cristiani è meglio essere una minoranza vitale che una maggioranza opportunista. Ed è sotto gli occhi di tutti come la sapienza umana e religiosa e l’incisività intellettuale di Benedetto XVI, già maturata e affermata durante il lungo, corroborante regno di Giovanni Paolo II, abbiano restituito ai cattolici una grande presenza e capacità di proposta nella società. Ciò fa di loro, certo, anche dei ben visibili bersagli. Leggi il resto dell’articolo

Non c’è più voglia di cambiare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 gennaio 2008, www.ilmattino.it

Il nostro è un tempo straordinario e terribile. Le scienze della psiche, neuroscienze e psicoanalisi, ci insegnano che il nostro cervello è plastico, che possiamo modificarlo e dirigerlo, sviluppando per tutta la vita nuove competenze, e desideri. Siamo liberi di progettare il nostro sviluppo. D’altra parte, mai come oggi gli esseri umani sono invece schiavi delle più diverse dipendenze, dall’alcol alle droghe, da internet allo shopping compulsivo, dal sesso ai giochi d’azzardo.
La più grande libertà, che rimane il più delle volte teorica, si accompagna a una terrificante schiavitù, realtà quotidiana per milioni di persone. La politica poi, sembra spesso più impegnata, particolarmente nel nostro Paese, a tutelare le schiavitù che a diffondere la conoscenza delle possibilità di cambiamento, e quindi di libertà. Come quando, per i tossicomani, si progettano «stanze del buco», in cui drogarsi liberamente, piuttosto che intensificare gli interventi di aiuto a sviluppare le capacità e competenze necessarie per uscire dalla dipendenza della droga. Leggi il resto dell’articolo

Per la cannabis si muore: anche sulle strade

(Da “Social News”, anno 4, numero 9, novembre 2007, www.socialnews.it)

Maggio 2007. Autobus scolastico si ribalta a Vercelli: due bambini morti (uno sul colpo, l’altro dopo una notte di coma cerebrale). Nel sangue dell’autista tracce di cannabis: aveva fumato uno spinello qualche ora prima. Sembra una notizia insolita in Italia, un Paese in cui marijuana e hashish sono circondate dalla “leggenda rosa” secondo cui questa droga sarebbe innocua o addirittura apprezzata per chi vuole rilassarsi ed essere felice per qualche ora.
In realtà molti governi occidentali hanno capito da tempo che l’uso di questa sostanza psicoattiva è letale, laddove si ricorra al suo consumo prima o durante la guida: gli Usa ad esempio hanno dimostrato, mediante esami svolti con l’analisi del capello, che ogni anno il 15% delle persone che ha avuto (o provocato) gravi incidenti anche mortali ha fumato marijuana e che nei giovani tra i 15 e i 20 anni le principali cause di morte sono due: l’inesperienza alla guida e l’uso di marijuana. Leggi il resto dell’articolo

I roghi della Liberazione

Claudio Risé, da “Tempi”, 17 gennaio 2008, www.tempi.it

Triste, e preoccupante, quando il dibattito culturale si muove attraverso le tecniche della violenza, e del sotterfugio. Tuttavia, nel nostro amato (detto senza alcuna ironia, anzi con autentico dolore) Paese, è sempre più spesso così. Ecco la storia.
Tempo fa si presenta dal professore Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione psichiatri cattolici, un uomo, che dichiara di aver bisogno delle sue cure. Cantelmi accetta. Dopo qualche mese escono su Liberazione degli articoli del “paziente” di Cantelmi, che racconta come in Italia esista una rete nascosta di terapeuti cattolici che pretendono di guarire i gay dalla loro omosessualità, malgrado sia stranoto che la stessa non è una patologia. Indignazione dello stesso giornale, del partito di cui è espressione, di Arcigay, ed altri che non ricordo, che, dando voce all’anima liberale che li contraddistingue, chiedono immediati interventi repressivi, in particolare dall’Ordine degli Psicologi, contro Cantelmi e gli altri reprobi che congiurano per convincere i gay ad abbandonare ogni gaiezza. Leggi il resto dell’articolo

L’amore si è ammalato

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 gennaio 2008, www.ilmattino.it

La relazione tra uomo e donna si è ammalata. Aumentano i divorzi, ma aumenta anche lo stalking, la persecuzione dell’ex partner tempestato (soprattutto se donna), da telefonate, minacce, irruzioni, purtroppo anche percosse, qualche volta ferite, e peggio. Non si riesce a stare assieme, ma neppure a lasciarsi. Anche le separazioni e i divorzi, con la loro sequela di accuse, dispetti, ritorsioni, diventano spesso un modo di non lasciare l’altro, perseguitandolo nei modi più crudeli.
Cos’è che avvelena la relazione tra le persone, impedisce loro di progettare insieme, di costruire, di mediare le rispettive differenze? Il fatto è che si è ammalato l’amore. In particolare, s’è ammalato il luogo dove ogni essere umano sperimenta per la prima volta l’amore, il venire amato e l’amare gli altri: la famiglia. Leggi il resto dell’articolo

«Dimmi, cosa ti strugge?»

Claudio Risé, da “Tempi”, 10 gennaio 2008, www.tempi.it

Scrivere – mi è più evidente adesso, mentre riprendo questa rubrica dopo l’interruzione di fine anno – è questione delicata. Tu scrivi, le persone leggono, vivono le tue emozioni, le tue simpatie, la tua aggressività, seguono i tuoi ragionamenti: nuove risorse per loro, ma anche potenziali nuove gabbie, e possibili occasioni di nuove sordità (se si convincono, e poi incontrano cose diverse, anche autentiche, magari le ascoltano meno).
Anni fa seppi che avevano trovato il mio “Parsifal” nello zaino di un ragazzo annegato, non si sa se per incidente o volontariamente. Qualche mese fa il figlio di un mio attento lettore si è ucciso: sembra perché da qualche tempo gli impedivano di vedere il padre. Ma è comunque una tragedia che, quanto meno, non ho potuto impedire. Leggi il resto dell’articolo

Dall’America la passione del divino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 gennaio 2008, www.ilmattino.it

L’America ci fa sempre cambiare. Da lì sono venuti il jazz, la democrazia nell’Europa delle dittature, la rivoluzione sessuale, quella informatica, lo sdoganamento dell’omosessualità, il politically correct, la «guerra preventiva» contro il terrorismo. Sulle «novità» americane ognuno ha le sue opinioni, ma è certo che hanno cambiato la nostra vita. L’ultima novità Usa sono i Christian Leaders, i nuovi leader politici, come Obama, che si identificano con le loro convinzioni religiose.
Nel primo confronto (avvenuto nello Iowa) del percorso elettorale che porterà alla prossima elezione del presidente, hanno vinto i due che fin dall’inizio avevano presentato la loro fede cristiana come il tratto più significativo della loro personalità e dei loro programmi: il nero Barack Obama, democratico, ed il repubblicano Mike Huckabee, repubblicano. Leggi il resto dell’articolo

Il rischio del ricordo

Claudio Risé, da “Liberal”, n. 44, dicembre 2007-gennaio 2008, www.liberalfondazione.it

La trasformazione (e quindi anche la cura, la terapia, la politica intesa come innovazione e sviluppo) è fondata sul ricordo, o sul progetto? Naturalmente su entrambi. E’ però inutile nascondersi che in ognuno di questi ambiti (la terapia come la politica), si tende a scegliere una delle due cose.
Nelle psicoterapie è un continuo oscillare tra il feticismo del ricordo e del romanzo familiare, e la banalità del pensiero positivo. Nella politica o si sprofonda nella necrofilia delle costituzioni immutabili e nel culto delle procedure consolidate (caso di scuola quello della sinistra italiana), o in un vitalismo che continua a rifiutare il tema del passato e delle radici, e quindi non riesce mai a metterle. Leggi il resto dell’articolo

L’incontro col padre, la malattia e la morte, in “Patrimonio”, di Philip Roth

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 4 gennaio 2008, www.ilgiornale.it

Patrimonio, di Philip Roth Guardare l’altro che invecchia, e muore, è un modo straordinariamente efficace per capire qualcosa della propria vita, e poter a propria volta invecchiare più serenamente. Quando poi l’altro è tuo padre, quest’esperienza diventa, soprattutto per un maschio, un sacco di altre cose. La riscoperta della tua identità, di quale sia il mondo e la tradizione cui appartieni, del tuo modo di essere uomo, di trattare le donne, di essere coraggioso, o pauroso, insomma di chi tu sia. Una cosa che diventa sempre più chiara man mano che ti rispecchi nell’altro, il padre, ti confronti con lui. Per cui alla fine, quando l’altro se ne va, averlo accompagnato nella malattia e nella morte sigilla definitivamente, senza più turbamenti e contestazioni, la sua identità di padre, e la tua, di figlio, pronto a seguirlo lungo lo stesso sentiero, che è poi quello della vita e della sua fine.
Tutto questo è narrato in ogni pagina di Patrimonio. Una storia vera (finalmente tradotto da Einaudi), da un Philip Roth diverso, ironico e disincantato, ma anche tenero e affettuoso, e, soprattutto, perfino stupito, ed anche un po’ tremante, dietro a tutta la sua dimostrazione di buon senso e praticità. Leggi il resto dell’articolo

I giovani. Una risorsa trascurata dal Paese, espropriata dei valori e privata del futuro

(Intervista a Claudio Risé, da “il Giornale della Libertà”, 4 gennaio 2008, www.ilgiornaledellaliberta.it)

Claudio Risé: «Una politica che non sa più dare né obiettivi né educazione»

L’immagine dei giovani che emerge dalle indagini sociologiche è quella di una generazione senza speranze: non credono più nella possibilità di conquistarsi uno spazio commisurato alle proprie qualità all’interno della società.
Secondo un’indagine condotta da Renato Mannheimer lo scorso anno, i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro sono affetti da scarsa ambizione, tanto che sei su dieci preferiscono un lavoro sicuro, anche se meno retribuito, a uno meno sicuro con migliori prospettive di reddito.

Questa mancanza di ambizione e di voglia di accettare le sfide non è segnale che esiste una condizione giovanile irrisolta nel Paese?
Claudio Risé: Se in un Paese intere generazioni mostrano, come accade in Italia, scarsa ambizione e poca fiducia nella propria affermazione, ciò significa soprattutto due cose. La prima è che forse al momento possibilità di sviluppo non esistono, o sono scarsamente visibili, e poco presentate dal modello di cultura dominante. La seconda è che nella formazione di queste nuove generazioni c’è un forte deficit educativo. Leggi il resto dell’articolo