Non c’è più voglia di cambiare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 gennaio 2008, www.ilmattino.it

Il nostro è un tempo straordinario e terribile. Le scienze della psiche, neuroscienze e psicoanalisi, ci insegnano che il nostro cervello è plastico, che possiamo modificarlo e dirigerlo, sviluppando per tutta la vita nuove competenze, e desideri. Siamo liberi di progettare il nostro sviluppo. D’altra parte, mai come oggi gli esseri umani sono invece schiavi delle più diverse dipendenze, dall’alcol alle droghe, da internet allo shopping compulsivo, dal sesso ai giochi d’azzardo.
La più grande libertà, che rimane il più delle volte teorica, si accompagna a una terrificante schiavitù, realtà quotidiana per milioni di persone. La politica poi, sembra spesso più impegnata, particolarmente nel nostro Paese, a tutelare le schiavitù che a diffondere la conoscenza delle possibilità di cambiamento, e quindi di libertà. Come quando, per i tossicomani, si progettano «stanze del buco», in cui drogarsi liberamente, piuttosto che intensificare gli interventi di aiuto a sviluppare le capacità e competenze necessarie per uscire dalla dipendenza della droga.
Anche il sistema delle comunicazioni, nel suo insieme, è molto più impegnato a reclamizzare i luoghi dove diventare dipendente da qualcosa, che i modi per apprendere a sviluppare la propria libertà. Qualunque lettore o telespettatore troverà molto più facilmente servizi sulle piste dei giochi d’azzardo, o dell’ecstasy o dell’hashish, che segnalazioni di libri o servizi sulle possibilità di sviluppo del cervello, come quelle descritte in «Il cervello infinito» di Norman Doidge (ed. Ponte alle Grazie).
All’individuo della postmodernità non viene più insegnato che può cambiare, crescere, diventare più competente e più sicuro di sé. Dunque rimane sempre più spesso nelle insicurezze dell’adolescenza, in bilico tra onnipotenza e impotenza, con conoscenze poco più che infantili, e una maturità affettiva inesistente. È una situazione del tutto nuova.
La scuola tradizionale infatti, con le sue richieste di «mandare a memoria» un sacco di cose (troppe), e la sua proposta di grandi immagini epiche, o complesse teorie scientifiche (a seconda degli indirizzi scolastici), sapeva fornire contemporaneamente esercizi intellettuali, ed emozioni affettive, e in questo modo sviluppava nello studente intere aree cerebrali, e corrispondenti abilità. La correttezza di questo modo di procedere tradizionale, è stata confermata dalla più moderna delle scienze, la neuroscienza, che insegna come il corpo, il cervello, la psiche, si reggono sul principio: o lo usi, o lo perdi (use it or leave it).
A ogni parte del corpo, e a ogni fascio di emozioni o sentimenti, corrispondono specifiche mappe cerebrali e organizzazioni neuronali che si svilupperanno o si ridurranno, si collegheranno con altre, o si chiuderanno e atrofizzeranno, a seconda dell’uso che ne facciamo. Sta a noi se amare, sperimentare e far crescere in noi l’incanto dell’innamoramento (e lo sviluppo delle sostanze cerebrali a esso collegate, come la dopamina), oppure chiuderci in noi stessi, e perdere i nostri collegamenti con il mondo, lasciando che anche il nostro cervello viva una sorta di implosione e scollegamento neuronale. E anche, come Freud aveva già indicato da molto tempo, sta per certi versi a noi se rimanere legati per sempre a immagini affettive che ci hanno ferito o fatto soffrire nell’infanzia, oppure se liberarcene, impegnandoci in nuove e diverse relazioni, che produrranno nuove organizzazioni neuronali e cerebrali.
Per farlo, è indispensabile desiderarlo. Ma anche sapere che è possibile, e impegnarsi a trovare il modo di realizzarlo.

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5 Responses to Non c’è più voglia di cambiare

  1. samuele says:

    Si cambia invece in altri paesi europei. Ora anche la Germania riconosce il problema cannabis e avvia nuove strategie di cura e prevenione sostenute dal Ministero della sanità tdesco
    in
    http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=17622
    dall’Allgemeine Zeitung

    21-02-2008, ore 03:49:52

    Germania. Candis versus Cannabis

    Reiner Burger

    Che non potesse continuare in quel modo, Martin lo sapeva gia’ da tempo. Sono anni che usa cannabis tutti i giorni. Senza “erba” non riesce a pensare ad altro che al fumo. Senza “spinello” dorme male e suda molto. Se non si fa una “canna” e’ depresso. Ha cominciato nove anni fa in un circolo d’amici ad Amburgo. Perche’ fumavano tutti, e per rilassarsi. Ma fin dall’inizio la sostanza lo rendeva apatico. E tuttavia e’ riuscito a portare a termine l’apprendistato.”Da quando ho iniziato gli studi a Dresda il consumo e’ diventato sempre piu’ massiccio”, racconta il ventisettenne. “Si parte subito dopo colazione”. E’ un maledetto circolo vizioso. E regolarmente Martin dice che… be’ oggi ormai e’ andata, ma domani si cambia. La dose giornaliera e’ di uno o due grammi, che fuma con una pipa ad acqua (bong). Ad Amburgo Martin riusciva ancora ad essere attivo -praticava sport, suonava la batteria in un complessino. Invece a Dresda non ha quasi piu’ contatti se non con Alex e Markus e i due coinquilini. “A volte non esco di casa per tutto il giorno, tranne che per andare a comprare le sigarette, la pizza o l’erba”. I suoi studi d’economia aziendale si trascinano per le lunghe. Gli mancano sempre gli attestati per il pre-diploma malgrado sia gia’ al settimo semestre. Spesso gli fa fatica tutto e non frequenta i seminari. “Nel lavoro mi manca la concentrazione. Quando leggo un testo, alla fine di una pagina non ricordo piu’ l’inizio”.

    Per il professor Gerhard Buehringer dell’Universita’ Tecnica di Dresda, Martin e’ il tipico cannabisdipendente. Quello che inizia da giovanissimo e ne e’ subito schiavo. Secondo alcuni studi, in Germania ci sarebbero 600.000 persone che corrispondono ai criteri di dipendenza da cannabis o quanto meno di un suo abuso. In totale sono 12,5 milioni i tedeschi che hanno avuto a che fare con la sostanza. I dipendenti dalla cannabis hanno spesso difficolta’ di concentrazione, d’apprendimento e di memoria. Le ripercussioni negative sul rendimento scolastico e l’abbandono della scuola sono testimoniate da solide prove empiriche. Specialmente gli adolescenti che iniziano con gli spinelli a quindici anni rischiano d’incorrere in danni rilevanti, poiche’ l’assunzione prolungata causa squilibri nella maturazione cerebrale. Alcuni ricercatori v’intravedono anche possibili psicosi future.

    Negli ultimi quindici anni, l’abuso di cannabis ha incrementato enormemente la domanda di cura. Oggi il numero dei ‘cannabisdipendenti’ che si rivolgono ai servizi d’assistenza e’ dieci volte superiore a quello della meta’ degli anni ’90. “La Germania ha complessivamente una buona struttura per curare i tossicodipendenti; ma, a differenza di Australia e America, non e’ attrezzata per trattare i consumatori di cannabis”, sostiene Buehringer. Un sedicenne che si fa le canne necessita di un’assistenza diversa da un eroinomane o da un alcolista con il doppio della sua eta’. A cio’ s’aggiunga che la cannabis, contrariamente ad altre sostanze, a lungo e’ stata considerata innocua dagli stessi specialisti. Ancora pochi anni fa, nei consultori i genitori preoccupati si sentivano dire: “Come, vostro figlio si fa solo di canne? Ma siate contenti!”.

    Quattro anni fa e’ stato avviato un modello di trattamento psicoterapeutico specifico per ‘cannabisdipendenti’, diretto dalla psicologa Eva Hoch. Dalla primavera del 2006, 122 soggetti tra i 16 e i 46 anni hanno preso parte alla terapia di disassuefazione Candis. L’80% era costituito da maschi; quasi tutti avevano iniziato a fumare attorno ai quindici anni. Dopo 8-12 settimane di terapia di disassuefazione, l’80% ha smesso o ridotto fortemente il consumo. Adesso bisogna accertare se i risultati reggono nel lungo periodo.

    La terapia e’ suddivisa in tre fasi e segue un piano ben preciso. Nella prima fase, il terapeuta parla con Martin dei benefici e dei danni dello spinello. Martin riflette sui principali motivi che lo portano ad assumere la cannabis; riflette anche sui principali motivi che lo spingono a smettere, e sugli elementi che favoriscono il consumo (quella certa poltrona dove fuma in pace, gli incontri con l’amico Alex). Nella seconda parte -terapia comportamentale-, Martin impara le strategie che servono a limitare il consumo. Gia’ alla quarta seduta decide di non fumare piu’ per sei mesi. Il suo terapista gli ha spiegato che l’uso continuativo ha causato dei processi di ristrutturazione cerebrale, che possono essere reversibili solo con l’astinenza. Sicche’, quello che sul momento appare come un obiettivo piu’ facile da raggiungere -limitare il consumo- in realta’ e’ piu’ difficile che non smettere di punto in bianco.

    Si comincia due giorni dopo. Martin smonta l’angolino del fumo in camera sua per liberarsi dalla tentazione. Poi pianifica la sua giornata: fare tanto sport e visitare musei; la sera frequentare i compagni trascurati da troppo tempo. Martin resiste tre giorni, poi trova uno spinello nella tasca della giacca e lo fuma senza pensarci. La cosa lo impressiona, ma il terapeuta lo loda per l’astinenza dei giorni precedenti. “E’ importante un atteggiamento di fondo orientato a valorizzare il paziente e non a biasimarlo”, spiega lo psicologo Rene’ Noack di Candis. Una volta, i terapeuti stigmatizzavano le ricadute, come in un interrogatorio in tribunale, dice Buehringer. Una ricaduta veniva interpretata come la prova che non si era stati abbastanza duri. “Prevaleva l’idea che si dovesse prima distruggere la mentalita’ dipendente per poi costruire qualcosa di nuovo. Nel progetto Candis noi privilegiamo la motivazione e il sostegno attraverso una terapia cognitivo-comportamentale ed esercizi psicosociali per trovare le soluzioni ai problemi”.

    Con Martin la ricetta funziona. Racconta d’essersi sbarazzato della pipa d’acqua buttandola da un ponte di Dresda: e’ stato un atto simbolico. Con orgoglio enumera i giorni trascorsi senza piu’ fumare. In seguito le sedute servono essenzialmente a prevenire eventuali ricadute. Le occasioni piu’ pericolose sono le feste, soprattutto se ha bevuto alcol. Cosi’ come gli appare una prova dura da superare l’incontro con i vecchi conoscenti di Amburgo: di sicuro li’ si continua a fumare cannabis. In una delle ultime sedute, Martin si e’ preparato a resistere alle tentazioni recitando in uno spettacolo.

    Martin finora ha resistito bene. E lo stesso e’ accaduto alla meta’ dei partecipanti al progetto, mentre il 30% ha comunque ridotto sensibilmente il consumo. A distanza di tre mesi il risultato si conferma.

    Intanto, l’imprevisto successo di Dresda ha ottenuto grande risonanza, e non solo tra gli specialisti. Sostenuto dal ministero della Sanita’, Candis verra’ istituito in dieci centri di cura per tossicodipendenti sparsi sul territorio. Entro la fine del 2009, attraverso la prosecuzione dell’esperimento, Candis II, si dovra’ valutare l’efficacia di questa modalita’ di trattamento in condizioni di routine con altri 450 ‘cannabisdipendenti’. Quanto sia forte il bisogno di esperienze simili, lo dimostra il fatto che piu’ di 50 consultori si siano rivolti agli esperti di Dresda per annunciare la loro volonta’ di partecipazione. A fine febbraio la procedura di selezione dovra’ essere completata.

    Articolo tratto da Frankfurter Allgemeine Zeitung del 19 febbraio 2008

  2. ivano says:

    segnalo che il Dronet ha appena pubblicato una nuova scheda per genitori etc sulla marijuana. E’ molto importante come forma di aggiornamento in italia (a parte il suo libro Cannabis) assente. Qui si parla anche di morte dei neuroni in alcune aree del cervello
    si trova in
    http://www.dronet.org/monografia.php?monografie=36

  3. piera says:

    9-03-2008, ore 16:02:26

    Italia. Ministero Salute: un giovane su quattro fuma spinelli

    (Agi) I giovani sempre piu’ consumatori: un quarto degli adolescenti, tra i 15 e i 19 anni, fa uso di cannabis, mentre un significativo 5% e’ ormai passato alla cocaina. Sono i dati pubblicati nella Relazione del Ministero della Salute sullo Stato Sanitario del Paese relativa agli anni 2005-2006. Come peraltro emerso anche a proposito del consumo di alcool, le fasce d’eta’ piu’ giovani sono quelle piu’ a rischio per i comportamenti trasgressivi e per le tossicodipendenze: sotto il profilo dell’assistenza sono ancora i consumatori di eroina a costituire la tipologia di consumatori di sostanze piu’ rappresentata (il 72,3% del totale) tra i soggetti in carico ai SERT, per un’eta’ media complessiva di 33 anni circa. Tuttavia, avverte il rapporto, non vanno sottovalutati i trend che emergono a proposito dei consumi, che vedono un aumento complessivo della quota di utilizzatori di tutte le sostanze considerate nel periodo 2001-2005. E se nella fascia d’eta’ 15-19 anni la tendenza all’aumento appare meno evidente, va comunque considerato il fatto che le quote di consumatori risultano sensibilmente piu’ alte tra i piu’ giovani: la cannabis, usata dal 13% circa dei 15-44enni nel 2005, raggiunge tra i 15-19enni il 24% circa, mentre l’uso di cocaina rimane di poco al di sotto del 5% tra i piu’ giovani, contro il 3% circa dei 15-44enni. E i giovani si confermano categoria fragile anche per le malattie mentali: la classe di eta’ 25-44 e’ quella piu’ rappresentata sul totale dei ricoveri riconducibili a questo genere di patologie (33,8%), e la mancanza di un informazione sistematica sull’efficacia e la diffusione dei servizi per la salute mentale rende ancora piu’ complessa la gestione di un fenomeno e di una serie di patologie il cui peso rischia di ricadere interamente sulla famiglia. Secondo lo studio PRISMA (Progetto Italiano Salute Mentale Adolescenti), che ha indagato la prevalenza dei disturbi psichici tra i preadolescenti, il 3,7% dei preadolescenti presenta comportamenti significativamente a rischio per depressione, il 4,9% dei maschi ed il 2,5% delle femmine, mentre il 10,6% presenta comportamenti significativi per disturbi della serie ansiosa, con una prevalenza piu’ che doppia nel sesso maschile (14,4% contro il 6,3% nelle femmine).

  4. ivano says:

    In Usa hanno avviato una nuova importante iniziativa, ad opera del Dipartimento della giustizia: l’obiettivo ora è prevenire e ridurre la violenza dei giovani nelle scuole, strade etc.
    Ebbene molte delle risorse a disposizione citano nei rapporti e nei programmi di prevenzione (molto ricchi e monitorati) il lavoro per prevenire l’uso di marijuana. E molto importante quanto stanno facendo
    tutto in
    http://www.ncjrs.gov/yviolence/

  5. ivano says:

    L’Ufficio esecutivo della Casa Bianca ha pubblicato “What Works” offerto a tutti i governi del mondo per spiegare come hanno fatto a ridurre del 25% (quasi il 26 con l’ultimo anno) il consumo di cannabis e di conseguenza di tutte le droghe. Speriamo che venga letto da chi ci governerà
    http://www.whitehousedrugpolicy.gov/publications/global_against_meth/whatworks.pdf

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