L’ideologia nega il dolore, che invece va ascoltato

(Claudio Risé, da “Avvenire”, 15 gennaio 2008, www.avvenire.it)

La cura dei disturbi della sessualità

L’ascolto e l’accoglienza del dolore umano (la parte più difficile, ma decisiva, della psicoterapia) ha un grande nemico: l’ideologia, che pretende di distinguere tra sofferenze “giuste”, ascoltabili, e sbagliate, inaccettabili. Quando Freud, alla fine dell’800, a Vienna, incominciò a prestare ascolto (anche) alle fantasie o ai disagi sessuali di ottimi mariti e padri, o delle loro mogli e figlie inquiete, la cosa infastidì i benpensanti, e i relativi Ordini.
Cosa mai poteva esserci di strano nella sessualità di una coppia regolarmente sposata? Perché quello psichiatra ebreo ascoltava queste storie? Cosa aveva a che fare, tutto ciò, con la malattia psichiatrica, organica, l’unica “ufficialmente riconosciuta”?
Un secolo dopo, ancora si rifiuta, in un nuovo modo, di dar voce al dolore umano dissonante con pregiudizi potenti. Che oggi sostengono (tra l’altro) che nella persona omosessuale tutto va bene, e quindi non ci può essere un dolore che un terapeuta debba ascoltare, per aiutarla, se lo desidera, a porvi rimedio.
Questo, e non altro è lo sfondo della penosa vicenda (di cui Avvenire si è già occupato il 6 e il 10 gennaio scorsi), che ha visto un collaboratore del quotidiano Liberazione presentarsi, sotto le spoglie di un omosessuale desideroso di mutare il proprio orientamento, al Prof. Cantelmi, presidente dell’Associazione Psicologi e Psichiatri Cattolici, per poi procedere al suo linciaggio mediatico.
Un’operazione rivelatrice del cinismo con cui certa politica guarda al dolore umano che non porti voti al proprio partito. Poi, però, il presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, su sollecitazione del presidente dell’Arcigay, ha scritto al quotidiano del Partito di Rifondazione Comunista. La lettera cita opportunamente l’art. 4 del Codice Deontologico degli Psicologi: «Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto… all’autodeterminazione… di chi si avvale delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, … sesso di appartenenza, orientamento sessuale». Perfetto. Poi conclude: «E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona».
Ora, come si concilia il “diritto all’autodeterminazione e all’autonomia del paziente” col rifiuto di terapie che accolgano il bisogno che egli esprima di modificare il proprio orientamento sessuale? Se una persona credente, con tendenze omosessuali, si rivolge ad un terapeuta perché queste gli causano disagio, lo psicologo può derogare al rispetto di “opinioni e credenze”? In quel caso non rispettando, cioè, la sua fede religiosa, perché ha un orientamento omosessuale?
In realtà, l’omosessualità egodistonica, indesiderata, è prevista come disturbo nei due principali manuali diagnostici oggi in uso nella comunità scientifica. Vale a dire innanzitutto il DSM-IV-TR (pubblicato dall’American Psychiatric Association), che riporta tra i sintomi del Disturbo Sessuale Non Altrimenti Specificato (302.9): «Persistente e intenso disagio riguardo all’orientamento sessuale». Omosessuale o eterosessuale non fa differenza: se qualcuno soffre per la propria sessualità, va ascoltato, e preso in carico.
Inoltre il manuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ICD-10, riporta il disturbo F66.1 “Orientamento Sessuale Egodistonico”, prevedendo che «l’individuo può cercare un trattamento per cambiare… la propria preferenza sessuale».
Anche in Italia dunque, come negli altri paesi democratici, gli psicologi rispondano al bisogno di cura di chi soffre, e non alle intimazioni di partiti e ideologie.
Claudio Risé

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8 Responses to L’ideologia nega il dolore, che invece va ascoltato

  1. Angel says:

    Egregio Risé, prima di tutto sulle sue accuse gravi nei confronti dell’ONP e dell’Arcigay (intimidazioni politiche???) dovrebbe assumersene la responsabilità. in secondo luogo ha messo in luce una verità preziosa, l’egodistonia, ma sbadatamente ci svela un’altra cocente verità: lei non mette sullo stesso piano l’eterosessuale egodistonico con l’omosex egodistonico, di fatto si accanisce insieme a Cantelmi quasi solo nei confronti dei gay. gli etero egodistonici sono sicuramente molto più dei gay, e lei lo sa bene. E allora è inutile che cita Freud per coprire le spalle ad una propaganda omofoba e razzista nei confronti di chi in realtà oggi soffre sì, ma di pregiudizio, violenza e odio causato dal fanatismo religioso. E’ la cosiddetta omofobia interiorizzata, la vera causa di tanti disagi mentali, e molti ne escono fuori grazie a terapie affermative. a quanti vengono a chiedere a Cantelmi di “guarire”, spesso minorenni, è chiaro come spesso la religione influenza i disagi personali, e questo lo afferma il cattolico psicoanalista Ancona. l’OMS non specifica a quale tipo di trattamento in caso di distonia. può essere la terapia affermativa che consiste nel conoscere e amare la natura più vicina al proprio essere, confusa magari dietro una finta eterosessualità oppure finta omosessualità(ma capita più spesso la prima che la seconda). è escluso quindi il caso del gay credente..che casomai è costretto dal Cantelmi a fingersi etero.. non ha invece alcun riconoscimento dell’OMS la terapia riparativa. poi le sue informazioni sono un po’ strane: cosa sono quei puntini tra una frase e l’altra, sull’F66.1? non mi pare corretto dal punto professionale riportare le cose a metà, o si riportano tutte oppure niente. Cordiali saluti
    ps: censuri pure, questo link sarà segnalato in altri siti, perché ricca fonte di “interesse”

  2. etendard says:

    al di là del problema ideologico su cui giustamente lei pone l’accento, c’è un elemento positivo in tutta la questione, che è poi quello più importante da un punto di vista pratico: gli omosessuali che vogliono essere aiutati sanno che non sono soli, sanno che il dolore nascente dal contrasto tra tendenza sessuale e fede religiosa può essere superato. se quel dolore è reale, credo che costoro se ne impiperanno dell’ideologia gay.
    niente e nessuno deve mettersi in mezzo fra l’essere umano e le corde più delicate della sua individualità. se uno vive serenamente la propria omosessualità, bene. se invece la vive male, costui ha il sacrosanto diritto di ricevere un aiuto serio e competente, come appunto quello offerto dalla terapia riparativa, e la scienza medica ha il dovere di dargli una mano. tutto il resto sono chiacchiere, soprattutto quelle degli psicologi gay.

    etendard

  3. Redazione says:

    Interessante, Angel.
    1° Nel mio pezzo non c’erano accuse, ma informazioni, ed alcune critiche. Stando a lei, dunque, non ci sarebbero né informazioni contrastanti con le sue convinzioni, né libertà di critica. Per lei, e chi pensa come lei, la critica non serve a stimolare una riflessione, ed eventualmente un dibattito, ma è qualcosa di cui chi ha osato farla, il colpevole di critica appunto, deve rispondere.
    Questo modo di porre le questioni è, come dico nel pezzo, autoritario. E se ne è fatto grande uso nei regimi totalitari, anche contro la psicoanalisi. Comunque io mi prendo naturalmente la responsabilità di quel che scrivo: infatti l’ho firmato.
    2° Per me omo ed etero egodistonici, che chiedono terapia, sono nella stessa posizione, come lo sono per i manuali citati. Solo che ormai nessuno osa più dire (come un secolo fa), stupidaggini tipo: l’eterosessuale va benissimo e non ha nessun bisogno di terapia, mentre il movimento gay, purtroppo, si ostina a dirlo.
    3° Se è necessaria una terapia affermativa o riparativa è il paziente e l’analista che devono deciderlo insieme, correndo il rischio dell’insuccesso che ogni terapia certamente corre, e non il movimento gay, l’ordine degli psicologi, o io e lei. Infatti OMS e DSM non scelgono tra le terapie, si limitano a dire che la persona va curata, come appunto in democrazia, dove le terapie e le ricerche non possono essere imposti dallo Stato, o dalla politica.
    Quanto ai puntini, chi scrive deve stare entro un certo numero di battute, ed evitare precisazioni ripetitive. Se non si fida, e vuole il testo integrale, si compri i relativi testi, o li cerchi su Internet; vedrà che non ho alterato nulla. Claudio Risé

  4. Perplesso says:

    Egregio dott. Risé, mi aiuti a capire perché da quando è iniziata questa vicenda ho difficoltà a comprendere alcune cose. Premetto che sono di parte, psicologo e pure cattolico! Comunque, cerco di elencare i fatti e le mie perplessità:

    1) Un giornalista mente fingendosi paziente e raccontando una sofferenza … e a me risulta che compito di un terapeuta (o uno psichiatra) sia proprio di accoglierlo, ascoltarlo ed aiutarlo.
    2) mente dicendo di aver avuto 2 esperienze omosessuali (la relazione con il compagno di banco e un’altra un paio d’anni fa) …. a me risulta che non basti questo per essere omosessuale.
    3) “grida” di aver fatto 6 mesi di terapia mentre, dal suo articolo, si evince che ha fatto dei colloquio preliminari (prima visita di conoscenza + test + seconda visita per invio + primo colloquio) … a me risulta che generalmente nel primo colloquio si fa accoglienza e analisi della domanda, non certo terapia, neanche volendo.
    4) mente ai test cercando di apparire malato e omosessuale (“Dò il peggio di me, cercando di convincere la dottoressa Cacace che la mia sessualità è particolarmente deviata, talmente corrotta e omosessuale da meritare le sue cure) … a me risulta che i test utilizzati non misurino l’omosessualità, anzi non mi risultano proprio test che la misurano, in fondo non è proprio il giornalista a sostenere che non sia una patologia? allora come fa a simulare una malattia che non esiste tramite test che non la riguardano proprio?
    5) Non avendo fatto nessuna terapia parla di cose che non ha mai visto … E’ sufficiente che lui creda che la terapia sia iniziata dal primo colloquio con il prete perché questo sia vero?

    6) in giro si continua a dire che Cantelmi fa diagnosi di omosessualità mentre lui ha più volte smentito … hanno forse più valore le parole del giornalista che ha fatto tutto quello che ho appena elencato?
    7) in giro si continua a dire che Cantelmi pratica la terapia riparativa mentre lui ha più volte smentito … hanno forse più valore le parole del giornalista che ha fatto tutto quello che ho appena elencato?
    8) in giro si dice che l’ONP ha condannato Cantelmi … a me sembra un comunicato che fa riferimento al 4 articolo del codice deontologico.
    9) in giro si dice di rispettare i valori del paziente … come si rispetta un paziente omosessuale che vive con sofferenza il proprio orientamento sessuale per motivi valoriali (ad esempio religiosi)? cosa si devono rispettare, i valori o l’orientamento sessuale? Tutti dicono i valori, o no? Forse tutti dicono l’orientamento sessuale?
    10) in giro si dà più peso alle parole di un finto paziente che a quelle dei pazienti veri … è normale che di tutti i pazienti di Cantelmi l’unico che non si sia sentito rispettato sia un finto paziente, e nessun vero paziente?

    Mi aiuti dott. Risé perché sono confuso, mi aiuti, prometto che non la denuncerò!

  5. Marco Maggi says:

    Da persona comune non posso certo partecipare a un confronto tecnico sulle parti citate del DSM, che ho sfiorato appena per altri motivi, ma posso osservare che almeno “ci prova”.

    Devo osservare, però, che nella vita di tutti i giorni l’orgoglio della diversità degli omosessuali occasionalmente passa il segno; al punto che diventa difficile offrire un distaccato rispetto a certe persone che reagiscono con interpretazioni autoreferenziali difficili da contrastare.

    Esempio classico (credo): rispetto un omosessuale, quindi sono un omosessuale represso, quindi devo essere “aiutato” ad accettarmi per quello che sono. Ditemi voi: posso essere rispettato anche se vi rispetto?

  6. Bruto Maria Bruti says:

    Caro Professore,
    la ringrazio per i suoi articoli in difesa della libertà.

    Anche io sono stato citato in modo inappropriato e il mio nome è stato inserito all’interno di questa feroce campagna che definirei cristianofobica

    IL SITO DI INFORMAZIONI DELLO UAAR E IL GIORNALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
    LANCIANO UNA CAMPAGNA DI CRISTIANOFOBIA RAZZISTA CONTRO DI ME.

    http://www.google.com/cse?cx=010717706593905790500%3Acutoihpkqxs&q=Bruto+Maria+Bruti&sa=Cerca&cof=FORID%3A0

    UAAR Ultimissime » Archivio » Esorcisti, stregoni, cartomanti. Il …
    Bruto Maria Bruti, psicoterapeuta e medico dentista odontoiatra. … Bruto
    Maria Bruti, con la fantasia che hanno avuto i suoi genitori non era
    sperabile …
    http://www.uaar.it/news/2007/12/29/esorcisti-stregoni-cartomanti-mondo-sommerso-dei-guaritori-gay/

    1) PRIMA OPERAZIONE:

    QUELLA DI OFFENDERE LA MIA PERSONA RIDICOLIZZANDO IL MIO NOME

    2) SECONDA OPERAZIONE:

    DISINFORMAZIONE SULLA MIA POSIZIONE IN MERITO AL PROBLEMA
    DELL’OMOSESSUALITA’
    PER CRIMINALIZZARMI

    RISPONDO ALLE DUE OPERAZIONI: OFFESA E CRIMINALIZZAZIONE

    1) NOME E PERSONA:

    Ho il nome di un antenato (il mio bisnonno) che ha combattuto con
    Garibaldi e ha partecipato alla breccia di Porta Pia: il nome del generale
    Bruto Bruti è tuttora presente in una grossa lapide posizionata a Porta Pia.

    Il nome Bruto fu scelto dal conte Raffaele Bruti, carbonaro e amico di
    Mazzini (esule a Firenze, in quanto responsabile dei primi moti carbonari
    nelle Marche) il quale voleva, con tale nome, significare la volontà
    rivoluzionaria di abbattere la presunta tirannide dello Stato Pontificio, il
    nuovo “Cesare” da sconfiggere.

    Da parte di mia madre ho avuto antenati controrivoluzionari e per questo
    mia nonna materna aggiunse il nome di Maria.

    Conosco bene le ragioni dell’anticlericalismo, le ragioni del cattolicesimo
    e anche quelle, meno conosciute, dello Stato Pontificio e del progetto di
    Pio IX per un sistema federale.

    Per questo ho grande rispetto per le posizioni di tutti, amo il dialogo
    sincero, il confronto anche aspro fra posizioni diverse ma sempre con
    l’onestà e l’umanità che non offende mai la dignità e la libertà delle persone.

    Il nome di Maria, unito a quello di Bruto ha favorito questo rispetto
    profondo purificando ed unendo anche le parti di verità e di ragione
    presenti in posizioni diverse.

    Da questo ultimo punto di vista ho potuto apprezzare molto la posizione di
    un cattolico controrivoluzionario irlandese, Patrick Keyes O’Clery, che
    combatté per Pio IX, il quale scriveva già allora (nel 1892) che vi era
    del buon senso nell’aspirazione all’unità nazionale ma questa unità non
    doveva essere costruita per mezzo della cancellazione delle libertà e delle
    istituzioni locali: “non si saprà mai quanto l’Italia avrebbe guadagnato se, invece di
    essere trascinata con la violenza all’unità voluta da Cavour, fosse stata
    unificata da un sistema federale, tale da non soffocare le autonomie locali
    del Sud, del Centro e del Nord. Questo era il progetto auspicato da Gioberti
    nel 1848 e accettato da Pio IX “.

    O’Clery scriveva anche che lo stato centralizzato, costruito con la
    violenza dai piemontesi, portava con sé i germi della sua distruzione e che
    l’unica salvezza per l’Italia era quella di riorganizzarsi secondo il
    principio federale.

    Egli faceva, già allora, questa considerazione:
    ” l’unità tedesca è divenuta realtà con un sistema federale e la forza
    della Germania è in stridente contrasto con la debolezza dell’Italia. Il
    sistema federale ha salvato la monarchia austriaca dalla disintegrazione ed
    è la vita della Svizzera, la più antica repubblica d’Europa, e degli Stati
    Uniti, la più grande repubblica del nuovo mondo”.

    2) DISINFORMAZIONE SULLE MIE POSIZIONI CULTURALI (LETTERA A
    LIBERAZIONE-quotidiano comunista)

    Pregevole Redazione di Liberazione,
    scrivo ancora una volta
    sperando che venga rispettato il mio diritto di replica
    all’articolo di Davide Varì, dove vengo citato
    in modo non del tutto appropriato:

    “”Davide Varì, Esorcisti, stregoni e cartomanti
    Il mondo sommerso dei guaritori di gay”
    pag 9, Liberazione del 28-12-07.

    Sono medico chirurgo, sono specializzato in odontostomatologia,
    diplomato in terapia olistica e sono “specializzando” in psicoterapia.

    A tutt’oggi, non essendo specializzato in psicoterapia, non sono uno
    psicoterapeuta e soprattutto non sono e non mi considero un guaritore Gay.

    Ho avuto modo di sintetizzare sulla rivista Cristianità le problematiche
    della omosessualità e della terapia riparativa.

    In merito a questo, non ho mai detto che le persone con tendenza
    omosessuale sono, come detto nell’articolo, “alienate”, come se fossero
    malate di mente (sic), ma ho solo detto che l’atto omosessuale è
    oggettivamente disordinato, cioè alienato rispetto alla naturale differenza
    anatomica degli organi genitali fatti per unirsi e completarsi e anche per
    procreare.

    Attribuirmi, anche se in buona fede, una intenzione che non ho mai avuto,
    può configurare il reato di calunnia se non mi si concede una doverososa e legittima replica.

    La mia posizione culturale sul tema dell’omosessualità è quella che
    sintetizzo di seguito:

    NOTA SULLA TERAPIA RIPARATIVA:

    L’articolo 1 dello statuto del NARTH
    (associazione per lo studio e la terapia dell’omosessualità) dice:

    “Il NARTH rispetta la dignità, l’autonomia e la libertà di scelta del
    cliente.
    Noi crediamo che i clienti abbiano il diritto di manifestare e mantenere
    un’identità omosessuale, o di diminuire la loro omosessualità sviluppando il
    loro potenziale eterosessuale.
    Il diritto di ricorrere ad una terapia per cambiare il proprio orientamento
    sessuale deve essere considerato naturale e inalienabile””

    L’omosessualità non è né una malattia fisica, né una malattia mentale ma
    solo il “sintomo” di bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia.

    “L’omosessualità è un sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni
    emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il
    genitore dello stesso sesso”
    (Nicolosi)

    NOTA BENE:

    L’APA – associazione psichiatrica americana- nel suo manuale diagnostico
    (DSM-IV-TR) considera come disturbo sessuale un “”persistente e
    intenso disagio riguardo all’orientamento sessuale”” (vedi disturbo
    F52.9): questo disturbo è anche quello dell’omosessualità
    non desiderata dal cliente.

    IL MANUALE DELL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’,
    ICD-10 riporta il disturbo F66 1 (orientamento sessuale non desiderato)
    dove è previsto che “l’individuo può cercare un trattamento per cambiare
    …la propria preferenza sessuale”.

    In molti clienti con tendenza omosessuale non desiderata, se con consenso,
    informati circa la possibilità che saranno delusi se la terapia non riesce,
    l’aiuto psicologico può fare funzionare una scelta razionale per sviluppare il loro
    potenziale eterosessuale.

    Per ogni cambiamento psicologico è fondamentale la motivazione e un lungo e
    faticoso percorso.

    Per coloro che liberamente intendono affrontare questo percorso di crescita
    oltre l’omosessualità, il Narth si pone l’obbiettivo di offrire speranza,
    sostegno, informazione, incoraggiamento e anche l’aiuto di specialisti del
    settore.

    Nel congresso dell’APA degli Psicologi, 2006 (New Orleans August 2006
    Congresso dell’APA, 20006, American Psychological association, presidente
    Gerald Koocher) viene affermato il diritto della persona con omosessualità
    non desiderata (“egodistonica”) a sviluppare il proprio potenziale
    eterosessuale e a ricorrere, se vuole, alla terapia riparativa.

    Il Professor Robert Spitzer, uno degli psichiatri dell’APA (Allora
    Presidente APA) che si prodigarono all’inizio per rimuovere l’omosessualità
    dal DSM nel 1973, ha scoperto che individui con orientamento omosessuale
    possono cambiare.

    Il suo studio durato 16 mesi su 247 persone che avevano
    risposto positivamente alla terapia riorientativa è stato pubblicato in
    Archives of Sexual Behavior, Vol. 32, No. 5, Ottobre 2003, pagine 403-417.

    Il dott. Spitzer ha scoperto che, contrariamente all’opinione prevalente
    degli psichiatri, le persone che si sono sottoposte alla terapia
    riorientativa possono sperimentare cambiamenti positivi da un orientamento
    omosessuale ad uno eterosessuale.

    La maggior parte delle persone esaminate ha indicato che ancora combatteva
    in qualche misura con un attrazione omosessuale ma l’11% degli uomini e il
    37% delle donne esaminati riportava un cambiamento completo del proprio
    orientamento sessuale da omosessuale a eterosessuale.

    TERAPIA RIPARATIVA E TERAPIA DI AFFERMAZIONE GAY

    Le persone con tendenza omosessuale che desiderano rimanere in questa
    condizione sono molte e tutti gli psicologi, oggi, sono disposti a fare loro
    la GAT, la terapia di affermazione gay.

    Sono gli altri, quelli che non desiderano la loro tendenza omosessuale, che
    vengono DISCRIMINATI, non trovano psicologi disposti a fare loro terapia
    riparativa (riparativa dei bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia),
    che vengono scoraggiati e addirittura terrorizzati dal tentare il
    cambiamento. E, quando riescono a superare questo fuoco di sbarramento e di
    paura, non trovano psicologi che conoscano i più recenti studi sullo
    sviluppo della identità di genere cui applicare tecniche psicologiche adeguate di
    consapevolizzazione e sviluppo delle potenzialità eterosessuali represse
    o rimosse.

    LA TERAPIA RIPARATIVA (dei bisogni emotivi infantili non soddisfatti)
    è una acquisizione di “consapevolezza”, dal parte del cliente, della
    storia della propria identità di genere: ogni scuola psicologica può tradurre questo
    itinerario di consapevolizzazione e di sviluppo delle proprie potenzialità secondo le
    modalità operative proprie della scuola psicologica stessa.

    Inoltre, ALTRA DIFFICOLTA’, la caratteristica essenziale della RT è
    l’instaurarsi di un rapporto emotivamente coinvolgente con la figura del
    terapeuta che deve essere “dello stesso sesso del cliente”: il suo sincero amore per il
    cliente deve rappresentare il carisma del padre non avuto per poter
    favorire, insieme alle consapevolezze emotive, il completamento del processo
    di identificazione.

    L’omosessualità non è una malattia fisica e non è una malattia mentale ma
    solo un sintomo di bisogni emotivi non soddisfatti nell’infanzia.

    Pertanto, non è giusto parlare di terapia? Non è giusto parlare di
    guarigione?

    Personalmente parlerei di “percorso” e di “consapevolezza” al posto di
    terapia, di “crescita” al posto di guarigione e di ” méntore” (da Mentore,
    il compagno di Ulisse) cioè di guida paterna e amorevole al posto di
    terapeuta.

    Tuttavia questo è un problema terminologico-semantico: anche gli attivisti
    omosessualisti accettano questi termini, ma solo in funzione di un
    consolidamento della tendenza omosessuale (GAT).

    IN ATTESA DI RISCONTRO,

    SALUTO CORDIALMENTE

    Dottor Bruto Maria Bruti

  7. armando says:

    A me pare che si stia vivendo un paradosso. Se un eterosessuale si scopre una tendenza omosessuale, dovrebbe essere incoraggiato a viverla perchè normale, dando per scontato che sia stata repressa dai codici culturali. Se un omosessuale chiede aiuto perchè vive con disagio la sua condizione dovrebbe essere aiutato invece a superare il disagio e viversi normalmente la sua omosessualità.
    Il paradosso è che viene semplicemente rovesciato il concetto di “normalità”. Là dove un tempo questa era individuata nell’eterosessualità, ora sembra lo sia nell’omosessualità. A ideologia si sostituisce ideologia, mai l’attenzione autentica ai bisogni profondi del paziente che l’analista avrebbe il dovere di assecondare quando sono manifesti o di aiutare il paziente a scoprirli quando sono nascosti. D’altronde Liberazione è specializzata nel sovrapporre l’ideologia alla realtà. Lo fa quando titola “Maschio assassino” per criminalizzare un intero genere, lo fa quando scrive la colossale bugia della violenza contro le donne che mieterebbe più vittime del cancro, e così via. Lo fa sempre insomma e, memore ed erede di altri tempi, fra la verità e la “rivoluzione” scieglie sempre quest’ultima tacendo la prima. Non c’è da meravigliarsi, allora.
    armando

  8. E’ questa una questione di libertà di chi soffre di farsi curare. Se uno sta male nella sua situazione psicologica, che sia etero o omosessuale, ha tutto il sacrosanto diritto di chiedere un intervento di uno psicoterapeuta che lo può aiutare a percorrere una strada di guarigione. La terapia riparativa ha le sue radici nella scoperta, della grande psicanalista Melanie Klein, che in ognuno di noi si può sviluppare una tendenza a riparare gli oggetti d’amore, anche interni, malati. Questa terapia promossa in Usa dallo psichiatra Nicolosi e in Italia da anni da psicologi che si ispirano anche al suo metodo, viene attuata con pazienti che attribuiscono il proprio disagio alle loro tendenze omosessuali e che liberamente chiedono di analizzarle per comprenderne il significato all’interno del loro equilibrio psichico. Grave che un giornalista abbia strumentalizzato il dolore di molti per uno scoop e ancor più grave che il Presidente dell’Ordine degli psicologi escluda dalle possibilità una terapia che ha comunque riscontri importanti. Su questa questione Risé interviene in modo chiaro con la sua competenza e generosità.
    Paolo Ferliga

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