La fede al tempo dei messaggini

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 gennaio 2008, www.ilmattino.it

Molti si sorprendono, altri si irritano. Intanto però, sembra proprio che Wojtyla, come sfondo di cellulare, batta nettamente Penelope Cruz. E Nokia ha fatto un modello apposito per il mondo islamico, il cellulare N73, con le preghiere del mattino e della sera, oltre a una bussola, per sapere sempre qual è la direzione della Mecca.
In questi tempi piuttosto incerti, la gente preferisce tenersi vicina ai santi, e avere qualche preghiera a portata di mano, di cellulare, o di computer. Certo, tranne una minoranza di ostinati, ormai i più hanno capito che il «dio è morto» di Nietzsche è uno slogan ottocentesco.
Uno slogan sopravvissuto per una metà del novecento e ormai fuori moda da un pezzo. Stupisce però, la prontezza della devozione popolare nell’utilizzare ogni tecnologia per rimanere vicini ai santi. Il fenomeno urta soprattutto un vecchio luogo comune, quello della tecnica come opposta alla fede ed alla pratica religiosa. Un’idea che, nonostante la sua diffusione, sembra proprio una vera sciocchezza.
Le prime costruzioni architettonicamente più ardite, sono state le guglie e le torri delle cattedrali (antesignane dei moderni grattacieli), costruite proprio grazie alla particolare conoscenza delle tecniche edili più avanzate da parte dei loro progettisti (incaricati dalla Chiesa) e molto apprezzate dai fedeli, che le affollavano entusiasti, per nulla impauriti. Anche la musica religiosa, dagli Inni di Ambrogio al canto Gregoriano, fu rivoluzionaria e innovativa, fin dalla sua strumentazione.
Questa vicinanza tra innovazione e pratica religiosa non è poi così strana. Il tecnico innovatore, l’inventore di nuovi strumenti (soprattutto di comunicazione), in fondo è alla ricerca di «Altro», di qualcosa di profondamente diverso dal quotidiano, esattamente come la personalità religiosa. Come dimostrano infine numerose ricerche sociologiche, lo sviluppo di Internet e della rete è stato uno degli strumenti più potenti per la ripresa globale dell’interesse religioso. Fedeli che si trovavano magari in zone lontane dal proprio credo, si collegavano con altri, creando vere e proprie comunità virtuali; manager troppo indaffarati per leggerlo, scaricavano il Vangelo aprendo al mattino la propria casella e mail; credenti devoti fornivano medagliette dal potere ritenuto taumaturgico ad altri lontani dai luoghi di culto che ne disponevano. Alla rete della pornografia si contrapponeva così quella sempre più ampia della devozione religiosa. E poiché la carne è debole, a volte gli utenti erano gli stessi, e la speranza della fede curava dalla depressione che spesso accompagna il sesso virtuale.
Non c’è dunque da stupirsi se la tecnologia che accompagna e rifornisce l’onnipresente cellulare, si munisce di immagini di santi, incontrando prontamente il favore del pubblico. Vale però la pena di chiedersi cosa cerchi, in particolare, l’utente che preferisce come sfondo San Francesco, o Santa Lucia, a immagini di fotomodelle, o attori, al centro di giri d’affari miliardari, e di potenti campagne promozionali.
C’è innanzitutto una differenza nel riferimento temporale. Chi scarica Brad Pitt è uno che vive nell’istante, chi mette sul cellulare San Francesco è qualcuno che si sente sostenuto da un’antica tradizione. Questo collocarsi in un tempo secolare o millenario protegge il devoto all’immagine religiosa dall’ansia di essere «alla moda», al passo con i tempi, che accompagna invece il devoto dello star system.
Entrambi, comunque, cercano, nel loro modo, una compagnia. Perché tutti abbiamo bisogno di modelli da guardare, e di cui sentirci un po’ amici.

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