Il disprezzo del maschile fa ammalare la società

Claudio Risé, da “Avvenire”, 29 febbraio 2008, www.avvenire.it

Vi descrivo le foto della campagna “Contro la violenza sulle donne”, affidata ad Oliviero Toscani, che campeggiano da ieri sull’ultimo numero del settimanale “Donna Moderna”, oltre che sui siti internet dei principali quotidiani. A sinistra un bambino completamente nudo, con sopra la testa il proprio nome: Mario, impresso su una striscia nera e sotto i piedi la scritta: carnefice, anche quella su un graffito nero-sporco. A destra una bimba ricciolina, anche lei nuda, con sopra la testa la scritta: Anna, sempre su una striscia nera, e sotto i piedi la scritta: vittima (sempre sul nero). La pelle bianca dei bambini contrasta con il nero sporco delle scritte, e la violenza delle due parole: carnefice, vittima.
Quei due bambini sono già due vittime. Bisogna avere un cuore ben duro per non provare pietà per queste creature innocenti, esposte sulla stampa nude in un tempo di pedofilia fuori controllo, per veicolare un messaggio di odio fra i due sessi. Quello dei carnefici, i maschi, e quello delle vittime, le femmine. Designati come tali fin dall’infanzia. Leggi il resto dell’articolo

L’aborto è contro lo sviluppo sociale

Per la moratoria - Aborto? No, grazieClaudio Risé, da “Tempi”, 28 febbraio 2008, www.tempi.it

Attenzione: in ciò che dirò questa settimana, e fino alle elezioni, c’è un conflitto di interessi. Su proposta del direttore di Tempi, ho infatti deciso di presentarmi per la lista: Per la moratoria contro l’aborto. E da qui alle elezioni continuerò a presentarvi le mie ragioni per questa battaglia.
Cominciamo da qui: perché portare un tema come questo: “smettiamola di uccidere i bambini prima che nascano”, in una campagna elettorale dove si parla di far tornare i conti nelle tasche dei cittadini e dello Stato, di tutela dei diritti, e di sviluppo? Perché non considerarlo appunto un “problema di coscienza”, che ognuno si sistema come crede?
La risposta è semplice: perché in uno Stato maturo (non “emergente”, ma emerso da molto tempo), tutti i problemi politici dipendono dalla vitalità del paese. E la vitalità di un paese dove uccidere i bambini concepiti è considerato un problema di coscienza individuale, che non riguarda tutta la società, la sua capacità e desiderio di svilupparsi, è molto bassa. Come mai? Perché il bambino è la nuova vita, la storia che continua, il mondo di domani. Impedirgli di venire al mondo significa rifiutare lo sviluppo, il domani. Leggi il resto dell’articolo

Senza papà si vive male. Cominciano ad accorgersene anche i giudici

Claudio Risé da “Il Giornale”, 26 febbraio 2008, www.ilgiornale.it

Senza papà si vive male. Spesso, ci si può anche uccidere, come hanno dimostrato anche negli ultimi mesi diversi casi di cronaca in Italia. Anche per questo, due anni fa, si riuscì a varare, con una decina di anni di ritardo rispetto agli altri Paesi d’Europa, la legge sull’“affido condiviso”, che stabiliva, sia per il padre che per la madre, che genitori si rimane a tutti gli effetti, anche dopo la separazione/divorzio. Certo si sapeva già che i giudici avrebbero impiegato molto tempo prima di convincersi ad applicarla, come i matrimonialisti di grido non avevano mancato di avvertire.
Una legge così, disturbava pesantemente troppi interessi: le liti giudiziarie che hanno per oggetto i minori coinvolti in una separazione hanno un giro d’affari degno di una multinazionale, e gli studi legali che la gestiscono non hanno nessuna intenzione di liquidarla. Leggi il resto dell’articolo

I Giovani emo e taglia zero. Cosa possono dare i ragazzi cresciuti senza padre?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 febbraio 2008, www.ilmattino.it

Qualche mese fa era di moda il tipo «emo», da emotional, emotivo, sensibile. Spalle tenute strette, come a riparare il torace già smilzo, frangetta lunga su un occhio, l’altro un po’ sgranato a scrutare il mondo, con aria tra l’annoiato e lo stupito. Fra l’autunno e l’inverno sono diventati ancora più pallidi, magrissimi, «taglia zero», anch’essi come le loro coetanee, pericolosamente ai bordi dell’anoressia. Sono gli adolescenti di oggi, i nostri fragili figli, nipoti, fratelli minori.
Completamente diversi dai loro fratelli maggiori, quei ragazzi tutti palestra e muscoli di qualche anno fa. Spacconi, quelli ancora frequentavano i sequel di Rambo ed erano assidui consumatori di solarium, da cui uscivano rossi come aragoste. Questi invece hanno tintarelle di luna come quelle cantate dalla prima Mina, si mettono volentieri a torso nudo ma per mostrare un petto delicato, un po’ da bimba, e l’unico tratto in comune coi palestrati è che entrambi sono rigorosamente glabri. O i peli non ci sono, o vengono rapidamente estirpati, con tecniche, sembra, definitive. Leggi il resto dell’articolo

La Campagna, la Quaresima e l’aborto

Claudio Risé, da “Tempi”, 21 febbraio 2008, www.tempi.it

Ora che il carnevale, ed anche il governo “Prodi horror picture show” sono finiti, e la Quaresima cominciata, spero in una campagna elettorale quaresimale. Spero che, insomma, si possano fare le due cose insieme, seguire la campagna, e vivere la Quaresima. Spero che sia una campagna sufficientemente penitenziale, e riflessiva, da non disturbare il riconoscimento delle colpe, e la meditazione, che ispirano questo periodo dell’anno. Un atteggiamento naturalmente indispensabile in ogni campo della vita umana, per poter cercare di purificarsi, e rinascere nella Pasqua. Ma che è sicuramente più che mai necessario nella politica. Dove, malgrado i danni immensi provocati dalla nostra classe dirigente, scuole dove non si insegna niente, treni che non arrivano, hub di grandi speranze smantellati per manfrine partitiche, delitti costantemente impuniti per concentrarsi su inchieste ridicole, nessuno sembra mai pentirsi di niente, riflettere sui propri sbagli, chiedere scusa. Leggi il resto dell’articolo

Risé: «Un tema super politico»

Per la moratoria - Aborto? No, grazie(Intervista a Claudio Risé, da “Il foglio”, 20 febbraio 2008, www.ilfoglio.it)

La lista per la moratoria sull’aborto è un gesto contro la politica ridotta ad amministrazione dell’esistente, incapace di cogliere il nuovo. Una lotta contro una cultura mortifera che contagia anche il “figlio scelto”

Milano. «La vedo come una grande battaglia per la sacralità della vita e in difesa del bambino non nato. Inoltre è un gesto contro la politica ridotta ad amministrazione dell’esistente, incapace di devozione al nuovo». Per questo Claudio Risé ha deciso di candidarsi nella lista contro l’aborto: una grande sfida culturale ma è anche una sfida propriamente politica, perché la politica è innanzitutto occuparsi di ciò che ha a che fare con la vita, con la vitalità di una comunità».
Psicoterapeuta, saggista, Risé da molti anni constata con gli strumenti del suo lavoro che nelle nostre società c’è una malattia grave, un problema posto come un macigno ad ostruire la strada del futuro, “l’accoglienza del nuovo”, come la chiama. «E’ una grande malattia dell’inconscio contemporaneo – dice – la perdita di responsabilità nei confronti di ciò che arriva, di ciò che è nuovo. E il figlio è l’arrivo nuovo per eccellenza. Una mancanza di affetto, di devozione, di “onoranza” direi. Così, per prima cosa, non ci si sente felici della vita che arriva: la si sente invece come una minaccia, è un grande complesso erodiaco che mina l’Occidente. E allora si vuole scegliere, laddove invece il nuovo, il figlio, è sempre stato innanzitutto qualcosa da accogliere». Leggi il resto dell’articolo

Il cibo come prova dell’amore

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 febbraio 2008, www.ilmattino.it

La tavola unisce, o divide. La passione comune per gli stessi piatti, uguali sapori, le stesse salse, si rivela una base più solida per il matrimonio che la condivisione di ideologie fumose, o di “princìpi” astratti. Si divorzia, infatti, più per il cibo, che per gli ideali.
Il peso che la cucina rivela oggi nell’accordo sentimentale della coppia scandalizza gli inappetenti, o gli spiritualisti incalliti. Non ci si innamora per un soufflé, dicono. Si tratta, però, di una posizione astratta. Leggi il resto dell’articolo

Come l’odio intossica un Paese

Claudio Risé, da “Tempi”, 14 febbraio 2008, www.tempi.it

È probabile che ci stiano già lavorando sopra i pubblicitari di partito, i pr dei politici, gli specialisti di make-up delle campagne elettorali. Tuttavia è una buona idea, anzi l’unica praticabile: basta con l’odio per l’avversario. Mettiamoci d’accordo per mettere fuori legge gli intolleranti, quelli che organizzano pranzi con preghiera “laica” perché il Nemico venga fulminato da un brutto male, o almeno da un avviso di garanzia.
L’Italia ha perso tempo prezioso e avvelenato energie che avevano bisogno di ben altri alimenti, nutrendole a merendine di odio concentrato. Un metodo che avverso da sempre, per temperamento: ero piccolo durante la guerra, l’ho guardata da vicino, ed è una contemplazione che ti vaccina dall’odio. I soldati (a differenza di molti pacifisti ideologici) non odiano mai, neanche quando sparano, e neppure i bambini che hanno guardato i soldati da vicino amano l’odio. Leggi il resto dell’articolo

La passione globale per l’identità e l’antisemitismo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 febbraio 2008, www.ilmattino.it

La difesa dell’identità è la passione della postmodernità globalizzata, epoca in cui ad ognuno accade di vivere accanto al diverso, scoprendone le differenze. Che però suscitano spesso intolleranza e avversione. Ci si stupisce, a torto, che l’ostilità al diverso sia praticata anche dagli intellettuali. Come invece dimostra la richiesta da parte dell’intellettuale islamico Tarik Ramadan, di boicottare il prossimo salone del libro di Torino, dedicato quest’anno alla letteratura ebraica.
Ramadan ha trovato subito l’appoggio di esponenti della cultura e della politica, anche se lui stesso al salone del libro dell’anno scorso aveva potuto attaccare Israele, senza contraddittorio. Sempre in ambienti intellettuali, sgrammaticati, sembra maturata la “lista nera” contro docenti della Sapienza a Roma “appartenenti alla lobby ebraica”, comparsa su un circuito, Il cannocchiale, che riunisce i blog di sinistra. Leggi il resto dell’articolo

Religione: oppio dei popoli, o fondatrice dell’Io?

Claudio Risé, da “Tempi”, 7 febbraio 2008, www.tempi.it

Edoardo Boncinelli ha fatto sul “Corriere della Sera” della scorsa settimana un’interessante sfuriata contro la religione. Molto di ciò che dice è però smentito dalla semplice osservazione della vita quotidiana. Secondo Boncinelli «la religione rassicura e deresponsabilizza». L’accusa di “deresponsabilizzazione” alla persona religiosa colpisce chi lavora, come me, con la sofferenza delle persone. Boncinelli argomenta: «In tutte le religioni, e soprattutto in quella cattolica che ci riguarda più da vicino, ciascuno si deve comportare bene per far piacere a Dio e non incorrere nella sua ira».
Ma è veramente, e soprattutto, così? La nostra religione è davvero comportarsi in modo da compiacere qualcuno che non vedi mai, perché lo temi? O non piuttosto l’incontro con un divino di cui percepisci l’amore per l’uomo, e che ti compiace e ti accompagna nel tuo cammino? Dio non è quella caritas di cui parla papa Benedetto, e di cui l’uomo fa l’esperienza nei suoi molteplici incontri con Cristo, dall’Eucarestia all’incontro col povero, a quello col bambino, a quello con la persona amata? Di che Dio lontano e terribile parla questo scienziato “laico”, che afferma pre/giudizi assunti come dogmi di una fede non verificata nella realtà dell’esperienza psicologica? Leggi il resto dell’articolo

Il nuovo puritanesimo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 febbraio 2008, www.ilmattino.it

La sala operatoria invece della camera da letto. Quarant’anni dopo “la rivoluzione sessuale”, l’incontro tra i due sessi è minacciato da nuove e potenti forze. Allora chi si richiamava al progresso, e alle nuove scienze, si sforzava di liberare l’incontro tra uomo e donna dai numerosi vincoli che lo frenavano e regolavano. Oggi tecnoscienziati di grido, e governanti politicamente corretti lavorano per rendere inutile, e neppure nominabile, l’incontro tra il maschio e la femmina dell’uomo.
In questo neopuritanesimo la Chiesa è dall’altra parte. Benedetto XVI fin dalla sua prima enciclica, la “Deus caritas est” ha esaltato l’atto d’amore tra uomo e donna come un gesto di forte contenuto religioso, e la radio vaticana è in prima fila nella preoccupazione per la nuova sessuofobia tecnoscientifica. Leggi il resto dell’articolo

“Corpo elettorale”: una bella espressione da prendere sul serio

Claudio Risé, da “Liberal” quotidiano, 2 febbraio 2008, www.liberal.it

“Corpo elettorale”: davvero una bella espressione. Peccato che chi la usa, essenzialmente il personale politico e i politologi, non la prendano mai davvero sul serio. Insomma non pensino mai che è veramente un corpo. Metaforico, ma non poi così tanto, perché costituito, appunto, da tanti corpi. Il cui benessere dipende da regole precise.
Una (Goethe, che di corpi se ne intendeva, ci aveva scritto su bellissime poesie, e dotte riflessioni) è quella dell’inspirazione ed espirazione. I corpi, con la loro psiche, vivono così: inspirando, ed espirando. Se fanno uno solo dei due movimenti, muoiono.
Il governo Prodi, ancora prima di incominciare, fino dai funebri incontri televisivi con Berlusconi in cui Prodi prometteva più serietà, ed ancora serietà, è stato tutta un’inspirazione, un trattenere il fiato. Un po’ perché sembrava sempre cadere, da un momento all’altro. Un po’ perché l’inspirazione è il movimento del no: si incamera l’aria, invece di mandarla generosamente fuori. E’ avida e prudente, l’inspirazione. E Prodi è stato tutto un no: No Tav, no al ponte sullo stretto, no alla spesa, no agli spagnoli nelle autostrade, agli americani nella Telecom: no, no, e ancora no. Per paura, naturalmente: la vera signora dell’inspirazione coatta. Leggi il resto dell’articolo

La smania di potere del premier ridens ha soffocato la vitalità degli italiani

Claudio Risé, da “Tempi”, 31 gennaio 2008, www.tempi.it

Mentre scrivo non so se domani Romano Prodi sarà ancora Presidente del Consiglio. Del resto è un’incertezza che accompagna tutti gli italiani da molti mesi. Finora, “farcela”, “restare”, mettersi al potere nonostante l’appoggio del popolo sovrano fosse minimo fin da subito, e restarci anche quando diventò rapidamente ostilità e avversione, sono stati tratti caratteristici di questo governo.
I commentatori, anche di opposizione, hanno ammirato tanta caparbietà. Nessuno però si è chiesto l’effetto sul Paese di questo “stare fermi”, a dispetto dei santi. Strano, se ci pensate, perché in una democrazia matura le condizioni degli italiani dovrebbero suscitare più attenzione di quelle del Presidente del Consiglio. La nostra, però, non è una democrazia matura. È il centrosinistra, un regime a scenografia simildemocratica, che continua (con l’unica eccezione dei governi Berlusconi, che però hanno rinunciato a incidere sul suo apparato di potere) dal 1960 ad oggi. Come tutti i regimi, dunque, è molto più interessato agli umori, anche minimi, del vertice che alle condizioni del popolo. Leggi il resto dell’articolo