Come l’odio intossica un Paese

Claudio Risé, da “Tempi”, 14 febbraio 2008, www.tempi.it

È probabile che ci stiano già lavorando sopra i pubblicitari di partito, i pr dei politici, gli specialisti di make-up delle campagne elettorali. Tuttavia è una buona idea, anzi l’unica praticabile: basta con l’odio per l’avversario. Mettiamoci d’accordo per mettere fuori legge gli intolleranti, quelli che organizzano pranzi con preghiera “laica” perché il Nemico venga fulminato da un brutto male, o almeno da un avviso di garanzia.
L’Italia ha perso tempo prezioso e avvelenato energie che avevano bisogno di ben altri alimenti, nutrendole a merendine di odio concentrato. Un metodo che avverso da sempre, per temperamento: ero piccolo durante la guerra, l’ho guardata da vicino, ed è una contemplazione che ti vaccina dall’odio. I soldati (a differenza di molti pacifisti ideologici) non odiano mai, neanche quando sparano, e neppure i bambini che hanno guardato i soldati da vicino amano l’odio.
A parte il privilegio di essere cresciuto tra le sparatorie, mi mette al riparo dall’odio la mia professione di psicoanalista. L’odio per l’altro, quel sentimento velenoso che nulla perdona, che è sempre in agguato a spiare l’altrui caduta per braccarlo, distruggerlo, rovinarlo, nasce da un conto mai regolato con aspetti della tua personalità (che intuisci, ma non osi mai veramente dichiarare a te stesso) che ti di-sgustano.
Per questo cadono vittime dell’odio più spesso i “puristi” che le persone consapevoli dei propri lati poco encomiabili, che a tratti lasciano anche trasparire. I regimi dell’odio più pervasivo sono sempre nati da persone che insistevano molto sulla propria natura integerrima e sui propri princìpi.
Quando Romano Prodi ha fatto i suoi incontri televisivi giocando tutto sulla propria “serietà” contrapposta sprezzantemente alla visione dell’avversario, definito un ubriaco che delira abbracciato a un lampione, ce l’aveva certo con Silvio Berlusconi, ma ad accendere quel disprezzo era l’orrore per i propri lati tutt’altro che indiscutibili, per la propria disponibilità a liquidare ogni rigore pur di mantenere il potere. Tutta roba poi divenuta cronaca quotidiana.
Viceversa Giovanni Leone, uno dei personaggi della Prima Repubblica più alieni alla diffusione dell’odio, apriva a Roma gli esami di diritto con la famosa rassicurazione agli studenti: «Qui un caffè e un diciotto (con l’accento sulla i, alla napoletana) non lo si nega a nessuno». Nulla di particolarmente educativo, ma almeno neppure intossicante.
Perché questo è il guaio maggiore dell’odio: rappresentando un proprio aspetto inconscio, che viene proiettato e condannato in un altro, si fa implicitamente proposta di metodo, spinge a fare altrettanto, intossicando così l’intero corpo sociale. Anche nelle riflessioni fatte a sinistra sull'”antipatia”, così presente in quello schieramento, qualcosa di questo è però finalmente filtrato, e del resto Vilfredo Pareto aveva già detto tutto mettendo in guardia, nei primi del Novecento, dal “mito virtuista”.
Rinuncia all’odio significa dunque, però, riconoscimento della propria ombra mascalzona, non per darle un lasciapassare a vita, ma per controllarla, e smetterla di proiettarla sull’altro. Se nella prossime elezioni si affermasse questo stile, personale e politico, in Italia potrebbero cambiare molte cose.

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21 Responses to Come l’odio intossica un Paese

  1. amalteo says:

    è walter veltroni ad avere UNILATERALMENTE cambiato linguaggio.
    e , come insegna il modello sistemico, è stato sufficiente questo per modificare anche il linguaggio degli altri.
    onore al merito
    Per quel che mi riguarda Walter Veltroni ha già vinto sul terreno della pacatezza e moralità del dialogo.
    grazie per l’attenzione

  2. luca says:

    In questi giorni, insieme alle bollette, alla pubblicità, alle richieste illecite di pagamento per servizi non richiesti e alle offerte di finanziamento della serie “prendi oggi, paghi domani”, nelle caselle di posta dei pensionati, sta arrivando la richiesta di una dichiarazione annuale suppletiva per continuare a ricevere il trattamento da parte dell’ Ente preposto.
    Con tutti i mali che affliggono il servizio postale, molti non riceveranno l’avviso, gli altri non saranno in grado di sobbarcarsi questo nuovo onere, vuoi per ignoranza, o per altre ragioni collegate all’età.
    Buona parte dei pensionati già riceve trattamenti scientemente e pesantemente taroccati per difetto alla fonte, ora rischia di subire altre penalizzazioni o trattenute improprie.
    Certamente qualcuno avrà pure pensato di eliminarli fisicamente !

    Lei ritiene che l’odio sia prerogativa di una determinata parte politica ?

    Sono partito da un episodio di questi giorni (ce ne sarebbero da riempire spazio quanto ne prende la Treccani) per sfatare l’idea che riconoscimento della propria ombra mascalzona, per poi tenerla sotto controllo, debba essere effettuato da Tizio anziché da Caio. Chi abita in certi Palazzi, fatte rarissime eccezioni, non ha mai fatto i conti con la propria coscienza. Lavora per se e per il suo entourage, non certo per il bene della nazione. Alcuni lasciano trapelare l’odio per l’avversario, altri lo sanno dissimulare meglio e lo ammantano di sorrisi rassicuranti.

    Quanti politici ha avuto modo di conoscere direttamente ?

    Se possono realizzare un “inciucio”, l’ odio (anche quello palese) e la competizione per le poltrone si stemperano all’istante, mentre il popolo-gregge continua a subire l’imperio del loro disprezzo.
    Ma lei crede veramente che il falso sorriso di un porporato sia da preferire al fare burbero di un agnostico ? Crede veramente che le buone maniere di un finanziere d’assalto siano da preferire all’astio verbale di un “neocomunista” ? Pensa veramente che la psicanalisi possa tenere sotto controllo la propria ombra cattiva ? Se si aspira ad una posizione di prestigio, la si vuole mantenere o la si vuole conquistare, l’uso del coltello è la prassi. Cambia solo il modo d’impiego.
    La virtù è merce rara un po’ ovunque; figuriamoci se si ama il potere.
    Il veleno non sprizza dalle bocche dei soldati, ma ad essi se ne somministra in abbondanza, cambiando solo la pozione o il metodo di somministrazione.

    Per evitare malintesi, mi sembra opportuno dichiarare che non tifo per nessuno degli attuali contendenti. Amo le buone maniere e sono solo un “qualunquista”che non andrà a votare.

  3. Andrea says:

    Carissimo professore Risè,
    sono convinto che lei abbia ragione: finalmente anche noi di sinistra stiamo cominciando a capire che demonizzazione e mistificazione vanno a bracceto.
    Smetterla con l’odio che toglie lucidità, ritirare le proprie proiezioni, pensare meno all’avversario e più al Paese, a quello reale e non tanto a come vorremmo fosse, tutto ciò contribuisce a far crescere la speranza e la fiducia che sia possibile cambiare l’Italia dove è necessario farlo.
    Un piccolo merito in tutto questo ce l’ha il Pd che ha fatto una scelta coraggiosa pur nella sua obiettiva e stringente necessità: andare da solo senza la sinistra antagonista.
    Ma si sa: guardare in faccia la realtà – con Rifondazione si perde – ed agire di conseguenza è già una prova di buona salute.
    Ora tutti speriamo che il confronto elettorale prosegua sui programmi. C’è bisogno di scelte dolorose e responsabili.
    Non possiamo cedere, né da una parte né dall’altra, ad un eccesso di semplificazione e di propaganda come successe due anni fa. Quella a mio parere fu la campagna elettorale più brutta degli ultimi 15 anni. E ad onor del vero bisogna dire che vi contribuì anche Silvio Berlusconi. Ricorda quando diede dei “cogl****” a chi avesse votato per il centrosinistra?
    Se tutto va bene questa volta avremo un governo saldo e coerente ma anche la disponibilità a scrivere le regole del gioco insieme.
    Sarebbe davvero bello.

    Andrea

  4. armando says:

    Tutto a posto, dunque? Mi permetto di dubitare. Penso a come è stata accolta la proposta di Giuliano Ferrara di moratoria dell’aborto e temi connessi. Non solo da parte delle femministe rancorose e della sinistra arcobaleno, ma anche da larghi settori del Pd (non da Veltroni, però, e va a suo onore), dove l’odio si è manifestato nell’alterare il senso della proposta e le intenzioni del suo autore, nel vederlo come riflusso oscurantista etc. La mia impressione è che il vecchio giochino di sparare livore addosso all’avversario per far risaltare differenze molto meno accentuate di quanto si vorrebbe far credere, non funziona più. Alla fine i cittadini se ne accorgono, ed allora l’odio si sta spostando da un’altra parte, a mio avviso molto più importante e determinante dell’Ici o dello scalone, quello dei temi antropologici.
    armando

  5. Andrea says:

    Tutto a posto? Mai purtroppo. Non viviamo mica nel paese dei balocchi. In verità anche sui temi etici e antropologici si fanno molte mistificazioni, da una parte e dall’altra. Anche perché la materia è complessa, ardua. Così capita che anche a sinistra si indulga un po’ troppo nelle semplificazioni, quasi fossero un rifugio alla durezza del riflettere e del mettersi in discussione.
    Come non vedere infatti che l’aborto PUO’ (ma non è sempre) essere uno strumento di eugenetica.
    Come non vedere che chi si batte – a sinistra – perché i disabili abbiano diritti, un lavoro e condizioni di vita dignitose, poi lotta per far sì che un disabile potenziale possa venir abortito prima della nascita.
    Ora se la garanzia di poter sciegliere va offerta, bisogna anche mettere dei vincoli ed educare all’accoglienza anche di tutti quelli che alla nascita potrebbero non essere “perfetti”. Altrimenti se l’opzione socialmente preferibile è una solo (l’aborto) che scelta è?
    Io ho un amico inchiodato ad una sedia a rotelle da sempre per una malattia degenerativa. Si è laureato due volte e ha già scritto due libri. Trent’anni fa i suoi genitori hanno avuto “l’incoscienza” di metterlo al mondo. Oggi gioiscono del suo sorriso e dei suoi successi.
    Andrea

  6. enrico pagano says:

    Caro Rise’,

    basteranno le buone maniere a salvare la politica di questo paese ?

    Temo di no, soprattutto se i due maggiori partiti si presentano dicendo le stesse cose, candidando personalita’ assai diverse e incompatibili (Binetti Vs Odifreddi, da un lato, Giovanardi Vs Capezzone, dall’altro), senza dare spazio ai valori autentici.

    Cio’ che pero’ temo di piu’ e’ il nulla, il pressapochismo, la genericita’ assoluta per accontentare tutti, il “volemose bene alla matriciana” ed il suo campione incontrastato, Walter Veltroni.

    Lo dico perche’ leggo, tra gli interventi, degli improbabili tentativi di beatificare il suo agire.

    Veltroni si presenta molto bene, e’ accattivante, cerca di mettere tutti d’accordo, e’ persona dai modi urbani, e’ simpatico, e’ esperto di cinema, d’accordo, ma mi sembra pochino per candidarsi al governo del paese.

    Deprime (anche la Bindi) quando si pronuncia sui temi etici (che mi stanno piu’ a cuore delle tasse e dei salari).

    Manifesta la sua natura autentica, dando vita ad un sincretismo indigesto, quando prima elegge a padre nobile del nuovo partito, Adriano Sofri (insostituibile commentatore delle tesi programmatiche), poi indica in Monsignor Ravasi un sicuro punto di riferimento.

    Quindi, ben venga la civilta’ del confronto, ma alle buone maniere preferisco, a volte anche in modo rude, la sostanza.

  7. luca says:

    Ti ho appena letto. Bravo Enrico !

    Speravo di ottenere ulteriori lumi, dal nostro ospite, intorno all’ombra cattiva di chi difende le proprie posizioni di prestigio. Leggo invece di speranze per il “nuovo” corso della politica e di “sinistra” ambiguità.

    A beneficio di qualche viandante del web, mi sembra lapalissiano far notare che l’ambiguità ( inclusa, in certi casi, l’annosa questione relativa all’aborto ) sia il requisito minimo per continuare a conservare la poltrona e lasciar credere al cittadino di stare dalla sua parte. Ogni potenziale elettore può sentire come propria l’affermazione di qualunque politico, se fatta davanti a compiacenti telecamere, se riportata dalle veline dei TG o dai notabili dei quotidiani nazionali.
    In sede privata le cose vanno in maniera ben diversa !
    Non desidero certamente una nuova e radicale contrapposizione tra guelfi e ghibellini, ma il sonnifero propinato dai “ma anche …..” non è foriero di rinnovamento politico e sociale.

    Veltroni tiene a cuore le sorti dei bambini africani, ma non ha mai sfiorato il tema di quelli nostrani (che conosce perfettamente !)

    Serafini presiede la Commissione per l’Infanzia; ritiene giusto partecipare ad un convegno dove si condanna la somministrazione di psicofarmaci ai bambini, ma si guarda bene dal parlare dei danni prodotti ad essi dalla contrapposizione di genere storicamente alimentata dai suoi “compagni”, procedimenti giudiziali inclusi.

    Berlusconi attacca i servizi statali e, anziché adoperarsi per renderli efficienti, mette in liquidazione il patrimonio pubblico. Tremonti lo stava surclassando nel voler vendere pure gli arenili nazionali.

    Castelli, dopo la bocciatura di un’attesa riforma subita a causa dei parlamentari della sua stessa maggioranza, ha continuato a fare il Guardasigilli

    Casini afferma di essere cattolico e si dichiara a favore della famiglia (quale ?)

    Mastella, dopo aver usufruito del poderoso finanziamento pubblico per un “suo” giornale, pensa bene di fare un viaggio sul promontorio del Gargano.

    Fini, dopo la lettura di un libro, ha recentemente affermato che la destra sbagliò lasciandolo gestire dalla sinistra la contestazione sessantottina. Forse ha ragione, ma allora perché continua a “trasformarsi” e a confondersi nella melassa dei “ma anche …..” ?

    Di Pietro va alle manifestazioni dei padri privati dei figli ad opera della Magistratura, ma non spende una sola parola contro il femminismo radicale e contro l’ideologia che guida tanti dei suoi ex colleghi.

    Mi fermo qui, e non certo per mancanza di personaggi a cui fare le pulci.
    Non voglio abusare del blog e della pazienza di qualche sparuto lettore

  8. Redazione says:

    Vedo con piacere che lo sdegno non è morto. Meglio così, purché lo si pratichi anche verso se stessi.
    E allora cosa contate di fare? Non votare, come farà- mi pare- Luca? Non credo ci porti molto avanti.
    Non sopporto le geremiadi virtuose, né contro Veltroni, né contro Berlusconi. Il Paese è questo (forse l’essere umano è questo, e altrove anche peggio). Allora un po’ di umiltà, e senso di responsabilità verso gli altri. Anche verso i bambini, spesso in pance incerte sul che farne. E non sempre per “colpa” esclusivamente loro (delle pance). Claudio Risé

  9. luca says:

    Lo sdegno verso se stessi e la conseguente correzione delle proprie manchevolezze senz’altro rende più fluidi i rapporti interpersonali. E’ un esercizio che personalmente pratico spesso e mi ritengo molto, ma molto, meno virtuoso di quanto mi ritenga chi mi conosce da vicino.

    Non ricoprendo (per datata scelta) cariche di rilievo pubblico, ciò non implica che il mio “esame di coscienza”, o quello di chi si trova nella mia stessa posizione, possa incidere sulle polarità del potere esistenti.

    Se ho lanciato qualche pietra, non l’ho fatto certamente ritenendomi immune dalle tante meschinità umane, ma c’è qualche sostanziale differenza tra me e chi è stato oggetto delle mie censure: non mi propongo nella veste di incoerente affabulatore, né mi approprio del lavoro altrui ( senza neanche citare la fonte o ringraziarla ) per sostenere una campagna elettorale personale.

    Ho fatto questa inconsueta apparizione nel suo blog per due ragioni:

    Non sono d’accordo che il male si trovi solo in un schieramento politico.

    L’amore per il potere implica l’uso della lama (pur nascosta sotto la scrivania, ma pronta a colpire alle spalle l’”avversario” ), rimuove qualunque scrupolo di coscienza e non fa sorgere sensi di colpa, con buona pace della psicanalisi.

    Per il resto la rimando alle considerazioni fatte dall’ “odiato” Pontefice il 25/1, il 6/2 e l’ 8/2 e a quelle di Olimpia Tarzia con altri, solo pochi giorni fa.

    Sono d’accordo con lei, là dove dubita che l’astensione dal voto possa essere un rimedio, quando richiede umiltà di comportamenti e quando non attribuisce responsabilità esclusive alle “pance”.

  10. Redazione says:

    L’analisi non è mai in pace. Tanto meno “buona” pace. Non è il suo genere. Grazie,
    Claudio

  11. luca says:

    Grazie a lei per avermi fornito uno spunto di riflessione sullo stato e sulla funzione dell’analisi, luca

  12. enrico pagano says:

    Devo una risposta allo stimato Rise’: votero’ la lista per la moratoria sull’aborto.

    “Il problema dell’aborto non e’ un problema marginale, ne’ un problema puramente tecnico, ma e’ il luogo critico di una cultura intera, di una visione del mondo”, diceva il filosofo Uberto Scarpelli.

    Spero che, almeno qui, nessuno scriva “che le questioni etiche devono rimanere fuori dalla politica”.

  13. luca says:

    Gentile Enrico,
    con questo mio intervento smetto di scagliare pietre nei confronti dei vari rappresentanti e contendenti politici.
    La causa che ti ispira maggiormente è nobile. Come ogni scelta è degna di rispetto.
    C’ è solo da aggiungere che chi si affanna tanto nel sostenerla non ha usato tutta farina del suo sacco e non ha avuto la buona creanza di ringraziare chi gliel’ha fornita.

    Forse la causa sostenuta è solo un mezzo per raggiungere altri traguardi personali ?

    Diffido di chi si propone, con un Io debordante, quale unico portabandiera di una causa, e solo di quella.

  14. armando says:

    Anche io, dopo due elezioni politiche in cui non ho votato, questa volta avevo già deciso di tornare a votare, con molta diffidenza però, d’altronde giustificata dalla reiterata e uniforme sollecitazione di PD e PDL a lasciar fuori dalla campagna elettorale i temi più veramente politici, in senso alto, che ci siano. Giuliano Ferrara, forse, offre un’alternativa nel senso che ritengo giusto. Vedremo, ancora non ho deciso con certezza.
    armando

  15. Roberto L. Ziani says:

    Dibattito interessante. Vorrei dire la mia.
    I partiti funzionano con la logica del “noi” contrapposto implicitamente ed esplicitamente ad un “loro”. Apparire impegnati a difendere il popolo dalle macchinazioni inaccettabili degli altri, i “nemici” o gli “incapaci”, è una fonte sicura di voti. Dubito che le cose stiano andando un po’ meglio, come peraltro giustamente auspica Lei, prof.Risè. In giro è pieno di gente frustrata che non vede l’ora di incanalare tale odio verso un soggetto collettivo delineato (la recrudescenza delle violenze ultrà in campo anche non-calcistico non è casuale). Gli opinion-leaders lo vedono, e di conseguenza non smetteranno tanto presto di demonizzare e autobeatificarsi, poichè non facendolo più potrebbero pure essere defenestrati dai palazzi del potere (è la possibile conseguenza della dialettica democratica, dopotutto, ma di certo costoro non approvano tale rischio…). L’amore per il potere è un handicap mentale acciecante ed irreversibile.
    Scusate il pessimismo.
    Saluti.
    RLZ

  16. enrico pagano says:

    Caro Luca,

    anche a me non piace un Io debordante, ma questo Io debordante e’ riuscito laddove molti altri non avevano lasciato traccia.

    Era importante rompere quel muro di silenzio e di politicamente corretto che per trenta lunghi anni ha impedito a chiunque di pronunciare la parola aborto.

    Lui, con il suo Io debordante, c’e’ riuscito, e a lui sono molto grato.

    Peraltro, oggi ho appreso che anche Rise’ sarebbe candidato nella lista di Ferrara.

    Se cio’ e’ vero cresce ancora di piu’ la mia considerazione nei suoi confronti.

    Professore, conferma?

  17. Fabrizio says:

    Spero che la moratoria passi..anche per dare un messaggio a quelle nazioni dove l’aborto è obbligatorio. Per legge. L’europa non può rinunciare a mandare questo messaggio perchè non ha voglia di fare autocritica. Cosa succede in Cina e Corea del Nord si sa. Non si può restare indifferenti..perchè l’indifferenza non è affatto un’attegiamento “normale” o “neutrale”. Ora che sappiamo cosa succede in Cina e Corea, non fare nulla non è indifferenza, ma qualcosa simile alla complicità..Perchè oltre alla proposta della moratoria di Ferrara. Non c’è l’iniziativa della moratoria e un’altra iniziativa. C’è questa o non c’è niente e si resta esattamente uguali a prima. Spero che qualcosa succeda..!auguri claudio, sono sicuro che la tua competenza umana sarà di grande aiuto

  18. luca says:

    Caro Enrico,
    rendo merito al tuo beniamino per aver contribuito a smuovere le acque dell’uniformismo imperante sui media. Ha l’opportunità di disporre di un ascolto televisivo. Non esiste di meglio per poterlo fare !

    Le mie considerazioni hanno chiamato in causa ben altro.

    Non ho il potere di mettere veti, né esiste un organo costituzionale preposto a selezionare chi intende candidarsi secondo parametri oggettivi di rettitudine, professionalità specifiche, equilibrata struttura caratteriale, comprovata affidabilità in pregresse attività di pubblico interesse e via dicendo.

    Se rispetto la tua scelta, come peraltro ho già scritto, consentimi almeno di accordare credibilità in base a criteri diversi dai tuoi.

    L’Io ipertrofico di chiunque, quando oscura i meriti altrui, allerta i miei sensi e mette in moto le mie difese. Tutto qui.

    Concordo con RLZ e ritengo che l’amore per il potere, quanto meno nelle attuali condizioni del Paese, difficilmente possa sposarsi anche con attività finalizzate al bene comune.
    Armando tentenna, ed io sarei ben felice di rivedere le mie odierne convinzioni.

  19. armando says:

    Dopo l’annuncio della candidatura di Claudio non tentenno più. Voterò per la lista di Ferrara nonostante quell’antipatica faccenda delle liste con i maschi “un po’ in castigo” che considero una scivolata di Ferrara ingiusta e immotivata. Voterò perchè Risè porta dentro il tema aborto quello del padre, che è strettamente connesso nonostante non se ne abbia consapevolezza (nemmeno da parte di Ferrara). Voterò perchè nella soluzione fatta balenare proprio da Ferrara l’altra sera a Matrix, allorchè ha parlato con entusiasmo di un film in cui la ragazza incinta porta a termine la gravidanza e poi lei e il suo compagno affidano il figlio ai servizi sociali, come già consente la legge italiana, vedo la presa di consapevolezza di un concetto fondamentale. Il figlio non è proprietà della madre (o del padre), e ciò non intacca l’autodeterminazione femminile. Voterò perchè su quella strada si finisce per incontrare il padre e la sua responsabiltià come custode e difensore della vita. Esattamente il senso dell’Appello di Claudio di qualche anno orsono. Basta e avanza.
    Armando

  20. Carmelo says:

    Per Armando.
    Non so a cosa Lei si riferisce quando parla di liste con i “maschi in castigo”; non sono molto informato sul punto. Però anche io auspico una cospicua presenza femminile nella lista contro l’aborto, non perchè i maschi non abbiano il diritto di esprime il loro punto di vista sulla questione (anzi è auspicabile e doveroso), ma perchè la presenza di donne contro l’aborto toglie benzina a quell’odioso ritornello mediatico secondo cui a contrastare l’aborto sono solo alcuni uomini che vorrebbero il controllo del corpo delle donne. E poi perchè è una testimonianza dell’esistenza di una maternità non onnipotente e sana che riconosce l’alterità del concepito rispetto alla madre e al suo corpo.
    Cordiali saluti.
    Carmelo.

  21. armando says:

    Per Carmelo. Mi riferisco al fatto che nelle canditature su Roma, Ferrara ha esplicitamente messo ai primi sette posti sette donne e solo dopo i cinque uomini fra cui Risè, un “po’ in castigo”, appunto, per usare le sue stesse parole. La questione, evidentemente, non è di gelosia o di ordine formale, e tantomeno sulla presenza femminile, non solo benvenuta ma necessaria ed essenziale. E’invece nella concezione di Ferrara più volte ripetuta, anche se qualche volta bilanciata, che l’aborto è maschio, ossia che la maggior responsabilità degli aborti sarebbe degli uomini che si voltano dall’altra parte, oppure inducono la donna ad abortire. Ora, a parte la quantificazione percentuale del fenomeno difficile da stabilire (90% si dice con non si sa quale calcolo), la responsabilità maschile esiste anche secondo me, ma sta nell’aver ceduto alle pressioni del femminismo che rivendicava unicamente alle donne la competenza nel decidere se il figlio, che è anche del padre, deve vivere o no. Potere dunque non tanto sul proprio corpo quanto su quello del figlio, sulla vita e sulla morte di lui. In questo senso il peccato omissivo maschile non è certo superiore a quello onnipotente femminile, e in definitiva il defilarsi degli uomini rispetto al proprio dovere è conseguenza di quella volontà femminile e cedimento maschile, codificate nella 194 che esclude il padre non solo da ogni decisione, ma anche dall’espressione della propria opinione, a meno che la donna non glielo conceda. Non c’è poi da meravigliarsi se gli uomini, ritenuti ininfluenti per legge, si rifugino nella fuga dalle responsabilità, che comunque, è vero, è segno di viltà. Mi sembra allora che mettere “un po’ in castigo” proprio quegli uomini che si sono da sempre battuti per rivendicare al padre non un diritto (non se ne può più dei diritti), ma un dovere, sia sbagliato, ingeneroso e fuorviante rispetto alle realtà, di cui ognuno, maschi e femmine, si deve assumere la propria parte di responsabilità senza sconti o preassoluzioni pietiste, che fra l’altro finiscono per considerare la donna come incapace di intendere e di volere.
    armando

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