Risé: «Un tema super politico»

Per la moratoria - Aborto? No, grazie(Intervista a Claudio Risé, da “Il foglio”, 20 febbraio 2008, www.ilfoglio.it)

La lista per la moratoria sull’aborto è un gesto contro la politica ridotta ad amministrazione dell’esistente, incapace di cogliere il nuovo. Una lotta contro una cultura mortifera che contagia anche il “figlio scelto”

Milano. «La vedo come una grande battaglia per la sacralità della vita e in difesa del bambino non nato. Inoltre è un gesto contro la politica ridotta ad amministrazione dell’esistente, incapace di devozione al nuovo». Per questo Claudio Risé ha deciso di candidarsi nella lista contro l’aborto: una grande sfida culturale ma è anche una sfida propriamente politica, perché la politica è innanzitutto occuparsi di ciò che ha a che fare con la vita, con la vitalità di una comunità».
Psicoterapeuta, saggista, Risé da molti anni constata con gli strumenti del suo lavoro che nelle nostre società c’è una malattia grave, un problema posto come un macigno ad ostruire la strada del futuro, “l’accoglienza del nuovo”, come la chiama. «E’ una grande malattia dell’inconscio contemporaneo – dice – la perdita di responsabilità nei confronti di ciò che arriva, di ciò che è nuovo. E il figlio è l’arrivo nuovo per eccellenza. Una mancanza di affetto, di devozione, di “onoranza” direi. Così, per prima cosa, non ci si sente felici della vita che arriva: la si sente invece come una minaccia, è un grande complesso erodiaco che mina l’Occidente. E allora si vuole scegliere, laddove invece il nuovo, il figlio, è sempre stato innanzitutto qualcosa da accogliere».

Ma perché trasportare in politica un tema che sembra più adatto al suo lavoro di analista?
«Perché può essere l’occasione per far riflettere su ciò che riguarda tutti. Nessuno vuole toccare la legge 194, colpevolizzare le donne. Ma far riflettere sul carattere mortifero che l’aborto ha per tutta la collettività, questo sì. Questa è politica, va fatta. E’ una cosa che viene prima della politica, ma la condiziona».

Ci spieghi meglio questo passaggio.
«La politica di oggi, come la società che la esprime, è totalmente devota al mantenimento dell’esistente. Tendenzialmente rifiuta il nuovo, non crea condizioni adatte alla vita. E’ altamente simbolico che il governo Prodi avesse proposto di istituzionalizzare le “stanze del buco”: come dire la libertà di uccidersi, l’ordine sociale come organizzazione della morte.
Sarebbe notevole che l’altra parte politica accettasse di avere in sé il germe di una politica inversa, capace di esprimere devozione alla vita».

Altro che un tema di coscienza che non deve entrare in politica…
«Mi fa specie che l’abbiano detto anche cristiani, e addirittura esponenti del clero».

Vi contesteranno di essere contro le donne.
«Nessuno oggi mette in dubbio la loro autonomia. Ma io da molto tempo denuncio la sparizione del padre dalla nostra società, dall’ordine famigliare. E’ un danno enorme.
Alle donne bisogna rispettosamente ricordare questo: che il bambino lo portano in grembo loro, certo, ma non soltanto il bambino è altro da loro, ma è anche qualcuno che ha a che fare, che è in relazione con un altro, con il padre».

Sulla centralità della figura paterna, Risé ha promosso con altri docenti e personalità pubbliche un “Documento per il padre” in cui si sostiene tra l’altro che «per il bene dei figli, e della società, è necessario che al padre sia consentito di assumersi le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo». Mentre invece, secondo Risé, le legislazioni abortiste – oltre alla gravità in sé della soppressione di vite umane indifese – hanno segnato anche l’eclissi della figura del padre.
Concorda, il professor Risé, con l’osservazione secondo cui oggi il vero “argomento” a favore dell’aborto non è più tanto l’autodeterminazione della donna («guardiamo le manifestazioni delle ex femministe: le ragazze di oggi non ci vanno, non hanno nessun timore da quel punto di vista»), ma quello della selezione, del diritto al figlio sano. La tentazione sottilmente eugenetica.
Fa un passo ulteriore, Risé: «C’è un danno indotto dalla cultura abortista che colpisce la società nel suo insieme, la sua vitalità. Colpisce anche i figli che nascono. Perché il figlio “desiderato” non è altro che il doppio del figlio rifiutato».

Ce lo può spiegare meglio?
«La mentalità introdotta dalle legislazioni abortiste, ed ora potenziata dalla fecondazione artificiale, ha trasformato il figlio in un “bambino desiderato”. Non accolto, non onorato, perché c’è, arriva. Ma scelto perché desiderato. Oppure non desiderato e allora rifiutato».

E’ più ancora della selezione genetica basata sull’eventuale malattia…
«Infatti. Il dato riscontrato da moltissimi terapeuti è che questo “essere bambino desiderato” non ha prodotto un incremento di felicità per il bambino, e poi per l’uomo che diverrà. Anzi è il contrario. Questi “figli scelti” soffrono una vera e propria sindrome da sopravvissuti.
I figli della generazione post legislazioni abortiste sanno che avrebbero potuto non nascere. Prima “l’esserci” veniva collegato alla natura, o a Dio. Adesso è avvertito come arbitrio dei genitori. E ne nasce un narcisismo malato, sempre bisognoso di rassicurazioni di essere voluti, amati, che è una grande malattia morale delle nuove generazioni. E’ sotto gli occhi di tutti!
Ecco, anche per questo dico che combattere la cultura dell’aborto ha un grande rilievo per tutta la società. Per la sua vitalità profonda. E’ politica».

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7 Responses to Risé: «Un tema super politico»

  1. antonello says:

    Una volta ho saputo di essere stato concepito per caso, e mia madre mi ha detto che era stato mio padre a volermi comunque, come fosse normale accogliermi, anzichè avviare un processo/tribunale per decidere. Fortunatamente è andata bene, ma questo è avvenuto perché eravamo nel 67. Ancora pochi anni e forse avrei avuto molte meno speranze di vivere. La cosa che mi ha sempre colpito è che allora la gente stava peggio di adesso, per il lavoro ed economicamente, eppure i figli li teneva, li cresceva, cercando di dare loro buona educazione, studio, avvio dignitoso alla vita. Oggi tutto mi sembra molto diverso e difficile da capire. Grazie per la tua adesione alla lista contro l’aborto. La presenza in politica di uomini come te spingerà molti giovani a vedere la politica con occhi diversi, credendoci di più e dando ad essa gli obiettivi che davvero deve avere: il bene comune, e delle prossime generazioni.
    Antonello

  2. Ennio says:

    Quando lei dice: “Questi “figli scelti” soffrono una vera e propria sindrome da sopravvissuti”, dice una cosa che io non mi immaginavo potesse essere vera ma che ho scoperto nella relazione con mio figlio dodicenne. E’ un episodio che mi ha scosso e glielo voglio raccontare.
    Avevo comprato il libro allegato a Il Foglio “Fate l’amore, non l’aborto” e lo avevo lasciato sul tavolo del soggiorno. Tornando a casa da scuola mio figlio gli getta uno sguardo e letta la frase in alto (fate l’amore)mi guarda e si mette a sorridere furbescamente. Poi legge la frase sotto (non fate l’aborto), cambia espressione e mi chiede cos’è l’aborto. Con tutta la delicatezza di cui sono capace cerco di spiegargli. Ascolta con attenzione e alla fine, dopo avermi domandato se conoscevo qualcuna che avesse abortito, mi chiede: “ma tu l’avresti fatto'”. In quel momento mi si è gelato il sangue. Per fortuna la risposta ha potuto essere sincera: “Io e la mamma non l’abbiamo mai preso neppure in considerazione, tanto che la mamma non ha fatto neppure le analisi per sapere se andava tutto bene”.
    Ma il problema lui se l’è posto in un secondo…
    Davvero mi ha travolto e sconvolto, quella domanda.
    Tanto più che poi mia moglie mi ha raccontato che le stesse domande le ha poste a lei, come a cercare un riscontro di verità.
    Grazie, dunque, per la sua testimonianza militante.

  3. Francesco says:

    Nella politica ma anche nei discorsi di tutti i giorni si sente davvero un’aria mortifera: il bisogno/diritto di non avere un figlio con grandi o piccole malformazioni o handicap mentali, o di annullare una gravidanza indesiderata rispetto a progetti di vita più immaginati che realistici, la giustificazione dell’eutanasia come soluzione a una vecchiaia fatta di debolezza e poca o nessuna autonomia o a malattie che ci confinino in una sedia a rotelle o attaccati a macchine, a altro ancora. E’ una vera società della morte, dove non si fanno figli o non si fa niente per aiutarli a crescere, dove l’eutanasia e la selezione eugenetica sono considerate conquiste dell’uomo. Grazie a te e grazie a Giuliano Ferrara che avete portato nel dibattito pubblico e di tutti i giorni i temi della vita, la bellezza del concepimento, l’attesa, l’accoglienza, l’educazione dei giovani, l’assistenza alle famiglie, l’accudimento dei deboli, dei malati e degli anziani, come valori che illuminino tutti i nostri atti quotidiani. Viva la vita!

  4. tiziana says:

    Metto l’intervista a Rise’.

    “Non voglio continuamente ripetermi ma credo sia necessario.

    Sono d’accordo su quanto ci fa riflettere Claudio in questa intervista meno se la loro lista vuole correre da sola.

    Certamente e’ politica ma o si abbracciano tutti i problemi o ci troveremo nuovamente fermi .

    La chiesa,attraverso i suoi maestri ,ha sempre richiamato gli uomini al rispetto della vita.

    Quando i vari papi richiamavano i loro fedeli a seguire gli insegnamenti di Cristo e non del mondo ci dicevano e ci dicono che seguire Cristo e’ per un bene piu’ grande.

    La societa’ gli intellettuali per primi hanno sempre cercato di far tacere.

    La chiesa era ed e’ retrogada ,dicevano,e dicono,e con tante belle parole hanno messo in confusione la mente del popolo.

    Non e’ vero che i cristiani non si sono mossi in questi anni,dov’erano gli intellettuali quando alcuni medici sono stati indagati perche’ volevano far sapere cosa succedeva negli ospedali?

    Come venivano considerate le persone che cercavano di aiutare le donne perse nella grande decisione?

    La dott Molla Beretta non e’ forse stata portata alla santita’ per aiutare la gente a comprendere meglio il significato della vita?
    Non raccontiamoci piu’ belle favole!
    Ora abbiamo toccato il fondo ,abbiamo demolito tutto.
    Anche il sacramento della confessione e’ stato portato nel magazzino di servizio.
    Quando ero piccola aspettavo il sabato per poter correre al confessionale .
    C’era sempre monsignor Manfredini che mi aspettava,gli raccontavo la settimana e lui da buon papa’ mi correggeva e mi aiutava a riprendere la strada.
    Poi hanno distrutto anche questo.E’ sempre piu’ difficile trovare sacerdoti nel confessionale,gli intellettuali hanno spiegato che non era necessario che si poteva fare un po’ da soli.
    Si sono cosi’ riempiti gli studi degli psicologi degli psichiatri ma la povera gente e’ rimasta sola inascoltata perche’ prima ha la necessita’ di sfamare i figli.
    Certo bisogna partire dalle macerie,e’ sicuramente necessario stabilire dove vogliamo arrivare sono necessarie regole morali dobbiamo riappropriarci della nostra identita’.
    E’ necessario quindi partire uniti e’ piu’ semplice raggiungere la meta.
    Soli sparpagliati ci si perde di nuovo.
    Come fare?
    Certamente poter arrivare alle elezioni con maggior chiarezza.
    Preparare l’unita’ prima.
    Prima delle elezioni si e’ tutti d’accordo sui principi poi ci sono grandi lotte.
    Diteci prima con chi volete mettervi a camminare,con chi pensate che si possa lavorare meglio,con chi e’ possibile lavorare sull’educazione del popolo.
    Presentatevi in modo piu’ unitario specificando gia’ quale ruolo ciascuno vorra’ assumere se arriva al governo.La gente se ha di fronte persone serie si mette a camminare e se cammina si puo’ pensare ad una ripresa ma se vede solo gente assetata di potere si siede e aspetta perche’ non trova il motivo per muoversi. “

  5. paloschi ileana maria says:

    Perfettamente inerente alla situazione reale il passaggio che definisce politica la presa di posizione nei confronti di un atto disumano come l’aborto.
    Ci vuole molto coraggio ma il cristiano deve averne parecchio, lo sappiamo, sappiamo anche che lo Spirito Santo è con l’uomo, aiuta la Vita e chi la difende.
    Anch’io sono frutto di un “errore” , parecchie volte mi sono sentita ripetere con tono più o meno pesante “..se non c’eri tu, la mia vita non sarebbe andata così…”. Inizialmente mi sentivo quasi colpevole ma crescendo ho relativizzato e superato l’accoltellata che subivo ogni volta che queste parole risuonavano. Ho avuto una vita direi “complessa” ma il Cristo è in noi sempre e ora sono madre di quattro figli, adoro la vita e farò di tutto per aiutare il fautore della vita a diffondere una mentalità giusta. Grazie Claudio, mi sento meno sola!

  6. Andrea says:

    Risè sei tu un aborto, maledetto chi non ti ha soppresso

  7. Gentile Andrea,
    è un vero piacere conversare con lei.
    In particolare troviamo stimolante quella apertura all’altro che favorisce, pur da differenti posizioni, un arricchimento reciproco.
    Del resto l’apertura e l’amore all’altro, al nuovo, al diverso, che viene incontro a noi, imprevisto ma ricco di implicazioni per la nostra crescita vitale, è il tema centrale della vita, che con l’aborto si interrompe.
    Grazie ancora per il suo prezioso intervento

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