Società dei consumi e passioni che cambiano

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 marzo 2008, www.ilmattino.it

Molto sta per cambiare nelle nostre passioni. Lo fanno pensare poche parole dette dall’uomo più potente della finanza mondiale, Ben Bernanke, direttore della Fed, la banca centrale americana. «Dovremo cambiare il nostro modello di sviluppo», ha detto con calma Bernanke. «Non possiamo continuare a sviluppare i consumi, aumentando i debiti». Poiché però i consumi sono oggi la più grande passione dell’uomo, e i debiti la sua più grande paura, fare questo significa cambiare tutta la nostra vita.
E’ almeno dall’Ottocento, dalla rivoluzione industriale, che la passione per le cose fabbricate, il “feticismo delle merci”, ha preso uno spazio sempre più grande nella vita e nel cuore dell’uomo. Gli uomini, da allora, hanno cominciato a rovinarsi sempre più spesso per le automobili di lusso, o yachts che poi non potevano pagare, piuttosto che per le donne desiderate.
Walter Benjamin, il filosofo che studiò l’alba del consumismo nei grandi “passages”, le gallerie vetrate di Parigi (anche la galleria Umberto di Napoli è un “passage”), diceva che, preferendo sempre più i prodotti fabbricati ai corpi viventi, l’uomo moderno dava prova di “necrofilia”: si emozionava di più per oggetti inanimati, che per le persone umane.
La cosa da allora prese sempre più piede, fino ad arrivare allo shopping compulsivo dei giorni nostri. Irreprensibili impiegate si rovinano (ed a volte arrivano a sottrarre denari in ufficio), affascinate dai prodotti da comprare. Si tratta di una vera e propria sindrome di dipendenza, che solo accurate terapie, accompagnate dalla messa sotto controllo dei conti correnti della persona, possono, con fatica, mettere a posto.
Da tempo però si notano segni di graduale cambiamento. Le fasce giovanili che si sottraggono al diktat del consumo sono sempre più ampie, e non coincidono necessariamente con la sinistra no global, e ideologicamente non consumista.
Anche tra gli adulti, lo status symbol, l’oggetto che fa la posizione sociale, è meno potente di una volta. Si fa strada uno stile di vita più sobrio, che snobba i marchi, e si occupa sempre più frequentemente degli altri.
Sono sempre più numerose le star come Angelina Jolie, o persone di grande ricchezza e potere, come in Italia Letizia Moratti (con la Comunità di San Patrignano), che si dedicano al benessere degli altri ed ai bisogni dei meno fortunati.
Il paradigma, o visione del mondo che ha retto l’Occidente dalla rivoluzione industriale in poi, e che aveva al proprio centro l’accumulo della ricchezza, viene sostituito con un altro, che punta su uno sviluppo equilibrato, di cui tutti possano partecipare e godere. L’individualismo che ha caratterizzato l’Occidente dall’Illuminismo alla fine del millennio si sta esaurendo.
Su Internet, ogni giorno migliaia di persone si incontrano, mettono a disposizione degli altri le proprie idee, il proprio tempo, a volte i propri lavori scientifici, per far crescere una riflessione culturale ed umana autonoma dai grandi gruppi di interesse economico, che già controllano gran parte dei media. E’ il tempo delle Web Communities, versione contemporanea e solo in parte virtuale delle Comunità, di appartenenze, ideali e conoscenze, che avevano animato l’Occidente fino all’avvento del macchinismo industriale, e dei suoi fasti finanziari.
Mentre si indebolisce la passione per i consumi, per le merci ed i prodotti fabbricati, si profila così all’orizzonte il ritorno di una grande passione che era stata alla base della grandezza dell’Occidente cristiano: quella per l’altro, soprattutto il debole. Il mondo ricco riapre il suo cuore: ce n’era bisogno.

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One Response to Società dei consumi e passioni che cambiano

  1. mimmo says:

    ormai il consumismo è diventato il nuovo Verbo.

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