L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

Per la moratoria - Aborto? No, grazieClaudio Risé, da “Tempi”, 6 marzo 2008, www.tempi.it

L’aborto non è solo il più preciso indicatore della vitalità, o delle tendenze mortifere, di una società, come abbiamo visto la scorsa settimana. E’ anche l’indicatore della salute mentale dei suoi componenti.
La società che legittima ed utilizza l’aborto ha due caratteristiche precise. La prima è l’onnipotenza: la fantasia di potere sulla vita e sulla morte. L’altra, poiché l’onnipotenza nell’uomo non può essere che immaginaria, è quel profondo senso di insicurezza che si impadronisce di chi si è illuso di possederla.
Il terreno su cui si gioca la difficile partita dell’equilibrio umano è quello oggi prediletto dai moderni deliri tecnoscientifici, e dai sistemi totalitari che li hanno coccolati fin dall’inizio per i sogni di potere che essi lasciano immaginare: il campo della nascita, e della morte. E’ lì che si legittimano, ed utilizzano, appunto le pratiche dell’aborto e dell’eutanasia, come strumenti di un potere sulla vita, che dischiude fantasie di immortalità. Sono i punti estremi di quel “biopotere”, o potere sulla vita, nel quale il filosofo Michel Foucault aveva individuato una delle caratteristiche della modernità.
L’evento della nascita, dell’arrivo del figlio, era rimasto fino a un paio di generazioni fa avvolto nella dimensione sacra della comunicazione con Dio, o con un sovramondo (a seconda delle diverse concezioni religiose e filosofiche), al di sopra e al di là di noi. Questo Altro comunicava con noi anche attraverso questo avvenimento decisivo: il prendere forma e vita di una nuova persona umana. Della quale, proprio perché veniva da un altrove, secondo un disegno di cui noi eravamo solo esecutori, noi non avevamo certo la proprietà, ma solo la custodia. Che poteva essere amorosa, od anche negligente, ma in nessun caso aveva qualcosa a che fare con la proprietà.
Con la legittimazione dell’aborto invece, e le manipolazioni genetiche che sempre l’accompagnano, la nascita entra nella sfera del biopotere, del potere sulla vita, che ci si immagina non abbia più nulla a che vedere con Dio, ma viene per così dire spartito fra lo Stato (il legislatore che norma i modi della nascita e della sua manipolazione), ed i genitori che scelgono i tempi e le forme del “loro” bambino.
Nasce così la nuova figura psicologica, terribilmente simile ad un bene di consumo, del “bambino desiderato”, che spodesta sempre di più l’immagine, omai arcaica, del “bambino capitato”. Desiderato anche lui, ma certo meno programmato e “scelto” fino ai minimi dettagli, come la tecnologia genetica spinge a fare.
Il bimbo desiderato però, ha un suo inevitabile doppio: il bimbo soppresso con l’aborto, non arrivato alla nascita appunto perché autonomo, “deviante” rispetto alla politica procreativa familiare/statale. L’aborto ha così trasformato i figli, i nostri figli, in un esercito di sopravvissuti, “survivors”, come la psicologia anglosassone chiama chi è passato attraverso un pericolo mortale. Da qui l’insicurezza, la fragilità che caratterizza i giovani delle grandi società abortiste d’Occidente; la loro costante richiesta di conferma, di prove d’affetto, che non bastano mai a rassicurarli veramente.
Narcisisti, dicono gli psicologi. Bamboccioni, è invece la sentenza dei vecchi babbioni. Sopravvissuti: è il temine giusto. La loro vita è assediata da angosce ancora poco studiate.

Annunci

2 Responses to L’aborto e la sindrome del sopravvissuto

  1. Mario Dalbuono says:

    In effetti molte esperienze personali con pazienti mi convincono di queste affermazioni, logiche, del resto, di Risè. Questa vagante insicurezza diffusa tra giovani che devono essere branco anche finito il tempo dell’adolescenza, per sentirsi qualcuno. Il fatto che vecchie famiglie avevano 5 o 7 figli e vivevano tutti in un’armonia, pur nelle forti diversità di temperamento di ciascuno, invidiabile ora. Il diffuso entrare in conventi o diventare sacerdoti di queste grandi famiglie, come a sentire da sempre questa donarsi che era espressione tipica in famiglia. Questa allegria tipica di queste grandi famiglie. Erano certo espressione di un’accettazione dell’altro che partiva dall’accettazione dei genitori di ogni figlio che arrivasse. Era un’abbandonarsi nelle mani dell’Onnipotente pieno di Grazia che elargiva i suoi doni facendo crescere tutti o dando lutti vissuti con serenità ed accettazione attiva non passiva.

  2. Nicola Zona says:

    Sono molto contento che lei, Prof. Risé abbia scelto di aderire all’iniziativa di Ferrara.
    Anche se potrebbe essere “inutile” il voto dato a liste così piccole, per me è lodevole la sfida che un non credente ha lanciato ad un popolo (politici inclusi e per primi) che tralascia questioni cruciali dal punto di vista umano per dicutere solo di tasse e ponte sullo stretto di Messina. Prima di questioni economiche e similia, anzi alla base di esse dovrebbe esserci una cultura per la vita e della vita. Che è sacra. Lei potrà convenire con me e da professionista (psicologo) che le stanze del buco proposte per Torino non vanno in direzione di tale assunto, né, purtroppo!, si ricorda di questa sacralità della vita chi uccide moglie, figlie e poi si toglie la vita…
    Anche se sono ancora indeciso tra Ferrara ed un altro partitino, sono comunque con lei, con Ferrara e chi lo sostiene. Grazie Prof. Risé e auguri!
    Nicola

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: