Psicologi nel carrello della spesa

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 aprile 2008, www.ilmattino.it

L’assistenza psicologica ha raggiunto gli scaffali dei supermercati. Una grande catena, Ipercoop, ha aperto a Milano, vicino alla casse, una «stanza dello psicologo» dove i clienti possono porre i loro problemi a un professionista (spero almeno iscritto all’albo), che li ascolterà e risponderà come può. Un nuovo servizio, un nuovo bene di consumo, la «consulenza» psicologica, appunto, venduto tra molti altri.
Le polemiche certamente non mancheranno. Vale dunque la pena di ragionarci un po’. È uno scandalo, diranno (già dicono) in molti: la terapia venduta tra mortadelle e merendine, Freud in offerta speciale. Altri replicheranno in nome della libertà di mercato, e del diritto di sceglierti di curarti come e dove ti pare.
In realtà, la psicologia, e persino la più sofisticata psicoanalisi, erano già da tempo vendute nei supermercati. Chiunque poteva comprarla nei libri in vendita negli appositi spazi, o nelle pagine a essa riservate dai giornali posizionati accanto alla casse, o in appositi scaffali. La merendina psicologica esiste da tempo, ed è inutile scandalizzarsi: farà bene, o male, a seconda di come è fatta. Esattamente, del resto, come la terapia vera e propria. Il suo arrivo tra gli scaffali dei supermercati, ha segnato da tempo l’uscita dell’approccio psicologico dall’ambito delle «stranezze per pochi» e il suo ingresso tra i prodotti culturali di massa. Ciò rappresenta un arricchimento per la cultura di massa, che in questo modo arriva a possedere, sia pure in modo divulgativo, uno strumento abbastanza sofisticato per conoscere meglio sé stessi, e gli altri.
Naturalmente c’è anche l’altro rischio: che il successo della psicologia più facile, quella vendibile nei supermercati, finisca con il «massificare» la psicologia, con il renderla superficiale, e quindi, alla fine, anche inutile e incapace di assolvere al suo scopo: una migliore conoscenza dell’essere umano, della sua affettività, e dei suoi comportamenti. Si tratta però di una sfida, che ogni campo del sapere deve correre sempre: quello di diffondersi e farsi capire, senza perdere il proprio valore. È un rischio che nella società dei consumi corrono anche tutti i servizi, che devono diffondersi evitando però di diventare «commodity», materie prime senza differenziazione specifica, senza un valore aggiunto di quello specifico prodotto, di quel marchio. È il rischio che corrono ad esempio le telecomunicazioni, dopo la diffusione di massa delle rispettive tecnologie: quando i servizi diventano più o meno uguali tra loro, il loro valore tende allo zero, e il costo riproduce questa tendenza.
Diffondersi, e insieme mantenere uno stile, un valore specifico: la psicologia di massa dovrà raccogliere questa sfida; vedremo se ne sarà capace. Però c’è anche un’altra questione, molto importante: lo psicologo del supermercato è anche terapeuta? In altre parole: ascolta il cliente, e lo aiuta a sviluppare un atteggiamento più «psicologico» ai propri problemi, magari anche consigliandogli qualche libro, od una terapia, oppure presenta il suo servizio come una cura? In questa prima iniziativa milanese la stanza dello psicologo viene definita come uno «sportello d’orientamento». Lo psicologo, cioè, accoglie e indirizza. Già però qualcuno parla di «sedute di psicoanalisi al supermercato». Questo invece, che la gente pensi di ricevere in questo modo una cura, o addirittura un’analisi, è un rischio, abbastanza grave. Le cure sono esperienze più complesse, che richiedono spazi, e stili diversi. Anche se il sorriso di una cassiera può avere effetti «terapeutici» sorprendenti.

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One Response to Psicologi nel carrello della spesa

  1. Andrea says:

    Grande professor Risé … a volte è proprio così: il sorriso di una cassiera – come quello di un impiegato ad uno sportello pubblico, di un’infermiera prima di un esame, di un professore durante un’interrogazione, possono cambiare l’atteggiamento verso il mondo … a presto

    andrea

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