Una donna ci scrive

(A cura della Redazione)

Autorizzati dall’Autrice, pubblichiamo un’interessante lettera che ci è stata inviata nei giorni scorsi.

Purtroppo da donna sono costretta – mio malgrado – tutti i giorni a leggere e rileggere articoli (nella stragrande maggioranza dei casi purtroppo scritti proprio da donne) dedicati alle “povere” donne da proteggere in ogni dove… a casa, sul lavoro, in politica… e chi più ne ha più ne metta! Si tratta di più o meno lunghi articoli che (anacronisticamente tipizzando la figura della donna) svelano la superficialità di chi li ha scritti e il gretto populismo che li pervade e sottende… la donna è un “panda”… a cui riservare le stramaledette quote rosa (non solo in parlamento)!
Da donna sono costretta a leggere la donna descritta sempre (o quasi) come una specie in via di estinzione (il che “purtroppo” non corrisponde a verità!), vessata, sminuita, maltrattata, che deve essere difesa ad ogni costo (costi quel che costi ed a prescindere) dal genere maschile… perché è lui, l’uomo, il cattivo!
E mi stupisco di provare questo incommensurabile fastidio nel dover leggere ciò che si scrive di noi donne deboli e dunque (come se vi fosse un nesso eziologico) di loro (sì deboli!) uomini cattivi… eppure sono nata e cresciuta con gli ideali del femminismo che ERANO improntati all’emancipazione, indipendenza (in tutti i sensi! anche e soprattutto economica), alla ricerca di un equilibrio individuale dato dal perfetto miscuglio tra peculiarità maschili e femminili. Ma il tempo passa, il mondo cambia e quello che una volta per una donna non era possibile oggi lo è e basta volerlo, basta crederci senza farsi chiudere dentro una riserva!
E’ vero sì che una volta le nostre nonne e le nostre mamme hanno dovuto lottare… ma oggi così non è più e soprattutto non può – semplicisticamente – essere individuato quale unico colpevole l’uomo, descritto come “il feroce patriarca” in agonia (IO DONNA n.12/2008 Rubrica “Maschile Femminile”), che non solo è violento fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, che opera “vessazioni economiche, mancanza di rispetto, umiliazioni, ricatti, limitazioni della libertà personale, esercizio del dominio in tutte le sue forme(sono anche donne a esercitarle sui mariti, ma in non più di 1-2 casi su dieci)”… leggere di simili pseudo statistiche totalmente avulse dal contesto sociale mi fa arrabbiare… ma non è che forse l’uomo non denuncia perché nessuno gli crederebbe? Eppure se ne sentono e tante di donne che vessano gli ex mariti – padri utilizzando/strumentalizzando nel modo più bieco e disgustoso i figli, quei figli che dicono tanto di amare e voler proteggere! Quanti finti abusi sono stati denunciati dalle madri (prima della/in sede di separazione) ?!
Ma non solo! Tutte (o quasi) le donne che io conosco lungo il loro cammino (soprattutto professionale) hanno incontrato proprio una donna quale loro peggior nemico … perché nessuno (neanche un uomo) sa esser cattivo (e falso) come una donna! E non è un modo di dire… un luogo comune! Da donna ho sempre lavorato, sto lavorando, ho sempre vissuto, sto vivendo, ma non ho mai “usato” il fatto di essere donna né per ottenere vantaggi, né tanto meno per accusare di disparità… si fa fatica è vero ma così è se vi pare. .. e soprattutto è innegabile che la donna di oggi ha le stesse chances di un uomo, riceve dal marito molto più aiuto (in casa e con i figli) di quanto succedeva in passato. Perché la donna è cambiata… ma anche l’uomo!
Da donna non ho mai votato (per scelta e non certo perché non vi fossero candidate) un’altra donna e allora?! E’ un peccato?! Da donna so riconoscere quello che vale e non vale a prescindere dal sesso… del resto la stessa Costituzione Italiana dovrebbe garantire questo: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Ma purtroppo non è così: se c’è parità e se è vero che noi donne valiamo esattamente tanto quanto i (vituperati) uomini, perché dovremmo aver bisogno di poltrone riservate in parlamento o di posti di lavoro garantiti? Perché dovremmo usare il matrimonio e/o i figli per rivendicare (a mio parere ingiusti ed iniqui) diritti (rectius privilegi) garantiti da una legge che (ancor’oggi nonostante la riforma del 2006) non tutela i bambini, ma solo ed esclusivamente le madri-mogli a discapito ed in danno proprio dei figli?
Da donna ho sentito altre donne assicurarsi un futuro grazie all’ormai “avariato” istituto del matrimonio (basta guardare le statistiche di separazioni e verificare chi più spesso chiede – la donna – la separazione) e facendo (da sole?!) uno o più figli, così da garantirsi un assegno di mantenimento vita natural durante… che tristezza! Da donna ho visto padri separati incatenati a doveri meramente materiali (i.e. pagare l’assegno-figlio) e totalmente estromessi dal ruolo (indiscutibilmente necessario) di padre, molto spesso sostituiti dal primo che passa e che decide (bontà sua) di accompagnarsi ad una donna separata, assegno-munita e (nella stragrande maggioranza dei casi) assegnataria di una casa familiare gratuita ed esentasse. Ma basta!
Da donna ho sentito i figli di queste (pseudo) donne e madri naufragare in (tristi) pensieri confusi sulla figura e sul ruolo dell’uomo-padre ridotto ad un mero bancomat, al “giochino del weekend ALTERNATO”! Lui, il padre –uomo, del resto, nella normalità dei casi (cioè uomo comune, non ricco!) per poter pagare l’assegno a moglie e figli non ha tempo (né diritto) di dedicare altro spazio ai figli se non quello di un fugace ed ansiogeno weekend alternato che (gioco forza) carica di ogni aspettativa e delle più dolorose e cocenti delusioni.
Lui, l’uomo-padre, non ha più diritto ad una casa, ad una vita normale, perché (qualsiasi sia stata la durata del matrimonio, anche soli tre mesi) sarà per sempre tenuto a pagare un qualche assegno alla ex moglie… solo perché donna. E forse (anzi sicuramente) questo è uno degli innumerevoli (inaccettabili) “condizionamenti” (culturali e soprattutto politici !!!) che derivano dalla nostra tanto (troppo) onnipresente Chiesa…”finchè morte non ci separi”. E così di fatto è … Tant’è che tanti (troppi) uomini che si trovano in queste situazioni non trovano altra via di uscita che quella di uccidersi o uccidere ! Poi però si legge sui giornali che erano uomini violenti …non disperati! Nessuno, per contro, parla più di quel povero padre (il signor Ogliari) ucciso (forse proprio dalla moglie) mentre cercava di difendere la figlia e di esercitare il proprio diritto-dovere di padre!
Ma leggete donne giornaliste, psicologhe, avvocati che tanto avete da blaterale a vanvera contro gli uomini …leggetevi qualcuno dei racconti (colmi di dolore e disperazione) di quegli stessi padri che sono stati ridotti (in questa società, grazie a una normativa e giustizia sempre in ritardo rispetto alla società che cambia e cieca rispetto alla varietà del genere umano: non tutte le donne, né tutti gli uomini sono uguali!) in miseria (non solo economica ma soprattutto morale!!!) dalle tanto deboli ex mogli e adorabili mammine che usano i figli come strumento di vendetta. E la sindrome di alienazione parentale (che finalmente –seppur tardi- viene in qualche modo, seppur troppo poco, riconosciuta come una realtà) è una pratica “prediletta” più dalle madri o dai padri? Come mai si parla tanto e da decenni in america della figura della madre malevola, ma qui in Italia no… non sia mai!?
Da donna, ho anche cercato in internet se vi fossero servizi di assistenza statali, provinciali, comunali, di quartiere per gli uomini che si trovano in difficoltà in ragione della separazione (richiesta dalla moglie)…niente, solo a Milano ho trovato di un luogo (GIOPA’) dedicato al gioco di quei papà che –non avendo più una propria casa perché assegnata alla ex moglie- vogliono fare giocare i propri figli non da Mcdonald’s o all’Ikea… infinite, invece sono le strutture di supporto (legale psicologico materiale etc. etc.) alle donne ! Ma perché?!
Eppure questi uomini tanto cattivi, tanto violenti, tanto perfidi e calcolatori non sono neppure in grado di organizzarsi per far valere i loro diritti e, addirittura, per poter assolvere i propri doveri, ci sono solo una pluralità di associazioni di padri separati, associazioni che proprio perché divise non riescono (né possono) aver la forza di fare sentire la voce dei padri, che poi è la voce anche dei loro figli! Associazioni che dovrebbero cercare di unirsi non per piangere sul latte versato, ma per cercare tra le righe della Costituzione Italiana la piena e legittima tutela dei diritti di ogni uomo-padre e soprattutto dei diritti dei propri figli alla VERA bigenitorialità!
A concludere il caos di questa lettera (confusa, ma scritta con sentimento), un invito alla riflessione: con questa (insana e folle) mania di tipizzare e ricondurre a generi le persone (perché di persone, maschi o femmine che siano, stiamo parlando), si rischia ancora una volta di perdere l’individuo e quindi l’unica vera forza di ogni persona, la famiglia (madre e padre), che anche se divisa deve continuare ad essere un POSSIBILE riferimento per ogni figlio. Questo atteggiamento mentale dicotomico, privo di sfumature (il bianco ed il nero, il bene e il male, la donna e l’uomo) è l’unico vero male che bisogna combattere, ricercando in ogni modo – prima di tutto in campo legislativo- le vere pari opportunità per la donna… ma anche per l’uomo!
Barbara Crociani

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One Response to Una donna ci scrive

  1. foppiano says:

    Mio comento è semplice, come donna,mi ritrovo a spiegare alle donne di oggi che tanto gioccano a fare le vittime e che sovente il loro attegiamento in generale e “imbrogliare” con la verità a fin di accusare quotidianamente l’uomo di “machismo”. Sono d’accordo che in questo stato è assente il sostegno sia legale, che psicologico ai maschi e sin da’ piccoli (chi sa che peso dovrebbero pagare) solo per essere nati maschi. Lo osservo ogni tanto questa difficoltà già dai primi giorni di nascita di un figlio maschio ed è allarmante le reazioni matterne.

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