Un delirio filosofico la tecnica al posto di Dio

Claudio Risé, da “Tempi”, 17 aprile 2008, www.tempi.it

Il delirio si riconosce perché appare prosciugato di contenuti affettivi e relazionali. Chi delira teme la ricchezza della vita nelle sue manifestazioni affettive, istintive e simboliche, e tende a rifugiarsi in sistemi astratti. Per distanziarsi da quello che Nietzsche (che di deliri se ne intendeva perché ogni tanto vi precipitava) chiamava appunto il lato “troppo umano” dell’umano.
Passione prediletta del delirante è il potere, e la sua sorella potenza. Infatti il terrore del folle, come dimostra la storia del nazismo, è che gli altri vogliano prendere il potere su di lui; e il suo sogno, a volte inconscio, a volte invece dichiarato e “logicamente” teorizzato, è quello di prendere il potere sugli altri. È sulla misura nel gestire il potere che si distingue la politica saggia da quella attraversata da elementi deliranti.
Quando la sinistra, con una maggioranza dello zero-virgola-qualcosa per cento, si prese governo, presidenze delle camere e presidenza della Repubblica, la diagnosi sull’equilibrio psichico del governo Prodi e della sua maggioranza era già scritta, ed era facile prevedere come sarebbe finita.
Pensavo a tutto questo leggendo, sul Corriere della Sera, “La filosofia salverà l’Europa. Pensiero e scienza: condizioni fondamentali per costruire una nuova ‘potenza’”, del filosofo Emanuele Severino (ampio stralcio, avverte il Corriere, di un saggio pubblicato su Kos, la rivista del San Raffaele). Nell’articolo, il filosofo dice che la massima potenza è quella di creare dal nulla, perché «fa diventare cosa (mondo), il nulla», e nota che la tradizione europea ha riservato tale potenza a Dio. Già qui si riconosce la caratteristica del “pensiero onnipotente”: togliere di mezzo l’uomo e l’umanità, che è appunto ciò con cui teme, o prova fastidio, a confrontarsi.
Dio, infatti, in questa versione, trasforma il nulla in cosa: dell’uomo non si parla, l’uomo fa parte delle cose, non è realmente altro da loro. Non è così difficile capire il motivo di questa eliminazione dell’uomo: egli è a immagine e somiglianza di Dio. L’amore li unisce. Ma il progetto centrale del pensiero onnipotente è quello di togliere di mezzo Dio. Cosa che, secondo Severino, la filosofia ha già fatto «dimostrando l’impossibilità di ogni Dio eterno che si ponga come il padrone della massima potenza» (in effetti, questo è il Dio del delirio, non dell’amore, ma pazienza).
Tuttavia, dice Severino, benché scienza e tecnica possiedano già questa stessa “massima potenza”, cioè trasformare il nulla in essere, ancora non lo fanno. Come mai? Perché, «non curandosi dei loro fondamenti», non chiedendo lumi agli epistemologi, non sanno di poterlo fare. Insomma, non badando alla filosofia, diventano «effettivamente incapaci di realizzare tale potenza». Ignorando «che non può esistere alcun Ordinamento assoluto e divino che stabilisca Limiti (le maiuscole sono, naturalmente, significative, nel senso che ci dicono molto delle preoccupazioni dell’autore, nota mia) inviolabili alle leggi dell’uomo, scienza e tecnica limitano effettivamente il dispiegamento della potenza massima del proprio operare».
Che dire? Speriamo che scienza e tecnica continuino a non leggere Severino, rimandando così il da lui auspicato «pieno dispiegamento della loro onnipotenza planetaria».

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One Response to Un delirio filosofico la tecnica al posto di Dio

  1. ivano says:

    Molto bello questo commento. Mi capita spesso di parlarne ai miei studenti ogni volta che, come da programma, leggiamo il Frankestein di Mary Shelley. E loro lo vedono bene,lì, il messaggio scritto in quel romanzo: è così, l’uomo delirante con la tecnica crede di poter togliere di mezzo Dio e sostituirlo, ma poi volta le spalle un pò per paura un pò per vigliaccheria alle sue “cose” che invece tornano a cercarlo ed ossessionarlo, perché cose non sono affatto. Fatto sta che in questo delirio ciò che torna è il dolore dell’altro che è stato provocato, di cui mi pare che la Sinistra (fatto il danno) se ne sia ampiamente fregata, sloggiando poi il prima possibile. Mi basta ricordare l’attentato fatto dalla Turco con il decreto sulla cannabis che ha gettato in mano alla droga per qualche mese i nostri giovani, le loro famiglie e i loro insegnanti. Speriamo il delirio finisca
    ivano

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