Il disagio delle ragazze, e la perdita del sapere femminile

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 giugno 2008, www.tempi.it

Nel malessere giovanile colpisce il crescente disagio delle ragazze. I ragazzi sono più abituati al male, alla sofferenza. Ferdinando Camon (e anch’io) lo ritiene un tratto tipico del maschile, e ricorda che non a caso in francese male (mal), e maschio (mâle), si pronunciano allo stesso modo.
I “teddy boys” fanno parte dell’iconografia dei guai dei giovani maschi: ci sono sempre stati, e gli angeli hanno sempre dovuto darsi molto daffare per salvare i ragazzi da quel tipo di situazioni. Il “branco” al femminile è più nuovo, e fa più impressione. Così come il tasso di incremento nel consumo di ogni droga da parte delle donne, oggi più alto che fra gli uomini; e come il fatto che, proporzionalmente, siano più le ragazze che bevono fino a star male rispetto ai maschi, che smettono prima.
Le tre ragazzine che, qualche giorno fa a Quarto Oggiaro (Milano), hanno picchiato a sangue una quarta che voleva uscire dal gruppo e cambiare vita, e si sono fermate solo quando tre maschi le hanno bloccate e (con grande fatica) sono riusciti a dividerle, stanno molto male e vanno incontro a probabili grossi guai. Come loro ce ne sono però migliaia, in tutta Italia, di cui i giornali neppure parlano. Protagoniste di violenze multiple, in genere ai danni di altre ragazze o donne (che non denunciano per paura e sorpresa), coperte dall’omertà, dall’indifferenza, e dallo sfascio dei tessuti di relazione dei quartieri e dei gruppi.
Il femminile paga caro, probabilmente molto di più del maschile, la poca naturalità, e quindi umanità, del malessere della società postmoderna. Le ragazze la pagano cara proprio perché il sapere femminile è il grande depositario, più di quello maschile (che è più “culturale”, per sua vocazione e disposizione), del sapere “naturale”. Quindi del grande valore del corpo, proprio e altrui, sede della vita (che l’uomo mette a rischio con più facilità), e della relazione, del legame affettivo. Il valore del sentimento.
Questa rete affettiva, di protezione e conservazione della vita e dei suoi legami, è la sede del genio femminile, e la condizione del benessere delle donne (e di tutti). Ecco perché le ragazze che mettono a rischio il proprio corpo e quello delle altre, perse in una spirale di violenza sadomasochista, e quelle che rompono, con violenze, ricatti, intimidazioni, la rete affettiva che regge dal profondo ogni legame e costruzione sociale rappresentano l’apice della crisi del femminile e della stessa vita, che al femminile è strettamente legata.
Nessuno sembra rendersene conto, gli episodi sono relegati alla cronaca minuta, al massimo ottengono qualche considerazione di costume. Mentre invece queste storie ci raccontano il lacerarsi, assieme al sapere femminile, della stessa trama della vita individuale e collettiva.
Anche l’uomo, che si ritrova in questo frullatore quando la figlia gli ride in faccia se lui chiede dove sia stata o quando la moglie lo abbandona, non riesce a vedere il fenomeno complessivo, portando un suo contributo educativo e ideativo, ma riduce tutto al suo caso personale, che lo fa sentire eroe (anche se del nulla).
Abbiamo tutti bisogno di un cuore di carne, al posto di quello di pietra che ci ritroviamo.

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5 Responses to Il disagio delle ragazze, e la perdita del sapere femminile

  1. armando says:

    Ancora una volta hai messo il dito su una piaga, caro Claudio. Qualcuno pretende di vedere, in questo nuovo “protagonismo” delle bad-girls, un segno di emancipazione e di uguaglianza, quando è invece una terribile regressione, per tutti. Un tempo il sapere femminile, sapere del corpo e dei sentimenti, aveva (anche) la funzione di mitigare le “intemperanze” maschili e di indurre il giovane maschio ad assumersi le proprie responsabilità di uomo adulto alla guida della famiglia. Oggi tutto si mischia nel caos dell’indistinguibile, in una rincorsa verso il nulla e il nonsenso.
    armando

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  4. margherita says:

    Come finiremo se l’educazione sentimentale sarà affidata al marketing?
    Dall’America:
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2005/04_Aprile/22/newyork.shtml

    Buon sabato

  5. Andrea says:

    Probabilmente la violenza femminile ci sorprende tanto perchè siamo convinti che nel “gentil sesso” ci sia il tempio del sentimento. In realtà ritengo che si tratti di un problema legato alla società narcisistica di oggi, in cui l’individuo vede l’altro solo in funzione di se stesso. Le donne sono vittime di questo narcisismo imperante e sono oggi, più libere di esprimere la loro “rabbia”:
    peccato che lo facciano in un modo distruttivo!
    Riscoprire la natura selvaggia di noi stessi, maschi o femmine indifferentemente, ci potrebbe risvegliare dall’attuale “ipnosi narcisistica”?

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