Prostituzione e legalità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 giugno 2008, www.ilmattino.it

La prostituta fa discutere. È accaduto spesso nella storia umana. L’occasione, oggi, è il dibattito sulla sicurezza, in corso con toni anche molto accesi nei paesi europei. Diversi studi hanno accertato che nella zone dove si esercita la prostituzione si commettono più reati, il traffico e uso di droga è più frequente, e si intensificano altri comportamenti devianti: pornografia, gioco d’azzardo, sfruttamento minorile. Che fare allora, ci si chiede nuovamente, di chi si prostituisce?
Si tratta di un dibattito difficile, perché mette in moto fin dall’inizio aspetti profondi dell’inconscio personale e collettivo. Anche se i politici ne discutono con toni apparentemente razionali, il dibattito si carica subito di pre/giudizi di valore, di paure e di desideri difficili da riconoscere.
La persona che esercita la prostituzione, infatti, quella che vende il proprio corpo, è una figura limite delle fantasie, ma anche dei costumi delle donne e degli uomini fin da tempi antichissimi. È trasgressiva in quanto vìola con la sua attività una serie di norme funzionali al mantenimento di una società ordinata. La prima di questa norme è quella che cerca di contenere la sessualità all’interno di una struttura sociale, affettiva e patrimoniale, dotata di una certa stabilità: quella nella nostra società rappresentata dalla famiglia. Chi si prostituisce viene percepito come minaccia e sfida permanente alla famiglia. Inoltre, la vendita della propria attività sessuale, anziché di quella manuale, o intellettuale (com’è regola nel mondo del lavoro), tende a equiparare senza infingimenti le competenze (e le disponibilità) sessuali a quelle degli altri ambiti; ma ciò è fonte di grande inquietudine sociale, come tutto ciò che avvicina la sfera del piacere a quella del guadagno economico (limitato preferibilmente alle categorie dell’utilità, o della sopravvivenza).
Vivere facendo divertire gli altri è da sempre considerato inquietante: il disprezzo che toccava al buffone non ha certo risparmiato l’assai più intima (e quindi pericolosa) prostituta. Questi, ed altri, timori, hanno circondato di sospetti la vendita dell’attività sessuale.
In epoche come la nostra, di correnti migratorie più o meno spontanee, alle altre considerazioni si è aggiunto il timore del commercio di schiavi sessuali. Timore fondato e grave, ma numericamente secondario rispetto ai fatti sui quali la prostituzione da sempre si basa: la disponibilità (che in molti casi è un desiderio) di alcune persone a prostituirsi, e l’interesse (che spesso copre un vero desiderio) di altre persone a frequentarle.
Nessuna società, compreso quelle a base religiosa, è mai riuscita a estirpare la prostituzione: chi si è avvicinato di più a questo scopo sono stati i totalitarismi del Novecento, colpevoli di ben più terribili delitti contro l’umanità.
Il radicamento nel tempo di quest’attività è fondato sull’incontro tra due bisogni umani, che spesso corrispondono a dei desideri: quelli appunto di darsi, e di incontrare sessualmente un’altra persona, al di fuori di organizzazioni affettive o istituzionali, in cambio di denaro. Appare difficile che la società postmoderna, con le sue dichiarazioni di apertura verso la sessualità, possa cancellare un campo di attività ed esperienze che appartiene da sempre all’umano, sia pur sul versante del limen, del confine tra lecito, e proibito.
Un patto di legalità, che impegni chi si prostituisce ad assumersene la responsabilità, rispettando le leggi vigenti, ed evitando i criminali e le loro organizzazioni, è il massimo che si può ottenere.

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4 Responses to Prostituzione e legalità

  1. armando says:

    Molto saggio e realistico, al di fuori di moralismi e ipocrisie. Non sono un fan della prostituzione, ma altrettanto realisticamente osservo che anche i rapporti “normali” e isitituzionalizzati sono spesso inquinati dallo scambio sesso/denaro, solo che è mascherato e dissimulato. Ed aggiungo, allora, che il fatto che nella prostituzione l’elemento economico è per così dire risolto a priori, potrebbe anche dar luogo a rapporti più sinceri, diciamo anche, paradossalmente, più umanamente veri.
    Le prostitute non sono esseri spregevoli, almeno non più di tante donne “per bene”, e i clienti non sono criminali sfruttatori fatto salvo, ovviamente, il problema della schiavitù. Prova ne sia che spesso, a leggere le dichiarazioni delle ragazze, i clienti cercano non solo o non tanto il sesso, ma anche un momento di confidenza e intimità verbale, quasi una richiesta di affetto e tranquillità che evidentemente non riescono a trovare altrove.
    armando

  2. Andrea says:

    Carissimo prof. Risé,
    condivido il modo in cui ha impostato la riflessione sul rapporto tra prostituzione e legalità. L’immagine dell’incontro di due desideri (e di due trasgressioni) – quello della donna che offre sesso per denaro e quello dell’uomo che cerca sesso a pagamento – è certo molto “scomoda” oggi (non solo per le donne, ma anche per la società stessa che ha fatto della liberalità sessuale un vessillo). E’ però anche un’immagine densa e carica di significati per chi volesse osservarla senza pregiudizi.
    Mi chiedo però come possa “l’uomo che va con le prostitute” rapportarsi all’ideale maschile dell’Amor cortese o del Padre, di cui tanto lei stesso ha scritto. La mia non è una provocazione ma un dubbio sincero. Qual’è il rapporto tra il maschio-marito e la prostituta da un lato e la moglie dall’altro?
    Insomma, il Padre, l’uomo della ferita, della responsabilità, il compagno fedele della moglie, resta tale anche se cede al desiderio di trasgredire l’ordine e amare una prostituita?
    Scusi la confusione … spero abbia un risposta.
    Grazie

    Andrea

  3. storico says:

    le prostitute ci saranno sempre, questo e’ fuori discussione perche’ tanti uomini hanno bisogno di andare a sfogarsi da loro, per mille e piu’ motivi. Il grande enorme problema e’ il degrado serale soprattutto delle strade anche in piena citta’ con queste persone che si offrono pubblicamente.
    Questa situazione non fa parte di una civilta’ civile ed il degrado e oramai dilagante dappertutto.
    la soluzione e’ quella di tutelare la prostituzione, le persone che la esercitano in luoghi piu’ decenti senza offedere gli altri con il loro squallido spettacolo di corpi seminudi ed attaggiamenti volgari.
    Con un controllo sanitario e con tasse pagate perche’ e’ sempre un lavoro.
    Questa e’ una prostituzione tollerata in un paese civile.

  4. Paolo S says:

    Ho trovato davvero singolare l’accostamento del buffone e della prostituta poiché quel che entrambi farebbero è “Vivere facendo divertire gli altri”.
    Sarei curioso di sapere se sta facendo riferimento a qualche testo noto e canonico per la nostra cultura.
    Ringrazio in anticipo,

    Paolo S

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