Il teologo Mancuso, e i patiti della forza

Claudio Risé, da “Tempi”, 17 luglio 2008, www.tempi.it

Il teologo Vito Mancuso, molto amato non solo dal Foglio, dove scrive cose molto interessanti, sostiene che la forza costituisca il massimo interesse degli uomini e il vero principio che muove la loro storia. In questa convinzione ha dato pochi giorni fa un formidabile assist alla visione dell’uomo e della storia del Friedrich Nietzsche de L’Anticristo, associandosi al filosofo tedesco nell’invitare la Chiesa a parlare della forza, che veramente interessa agli uomini, invece di attardarsi nel riproporre testi e scritture polverose. Il che fa già venire un po’ i brividi: i Vangeli saranno tra quelle?
Mancuso ha citato come riconoscimento della forza anche l’attenta accoglienza riservata a Bush da Benedetto XVI, ben consapevole, sottolinea il teologo, di tutti i morti provocati dalla guerra in Iraq. Par di capire, dunque, che di un gesto di resa al principio della forza si sia trattato (in quello come in altri episodi politici ricordati da Mancuso), a conferma dell’irriducibile potenza della forza, alla quale tutti, Papa compreso, devono piegarsi. A meno di raccontare menzogne, quelle appunto di cui parla Nietzsche.
A ulteriore conferma dell’eterno riconoscimento del potere della forza, il teologo chiama in causa direttamente l’ananche greca e la latina necessitas, traducendole entrambe (con una certa sbrigativa brutalità) appunto con “forza”.
Non sono teologo, e neppure filosofo. Queste posizioni, però, mi interpellano perché riguardano fatti e vicende proprie della vita di ogni uomo, e toccano in modo particolare la sua salute psichica, come ben dimostra la biografia di Nietzsche, che dopo grosse sofferenze finì la sua vita mandando bigliettini firmati Dioniso.
Innanzitutto l’ananche greca e la latina necessitas rappresentano, per come le incontriamo nella psiche delle persone, non delle forze, bensì – direbbe Jung – un fatto. Vale a dire l’essere in un mondo che l’uomo non ha creato e di cui non è né misura né controllore. Col quale – visto anche laicamente, come il “piano di realtà” freudiano – sarebbe quindi sensato scegliere di cooperare.
Certo, a volte occorre contrapporsi. Non necessariamente, però, per la passione della forza in sé, come ritiene la lunga linea Nietzsche-Mancuso. Piuttosto, invece, per essere fedeli a quella che (anche all’osservazione psicologica) risulta essere la vera, profonda passione umana. Che non è quella per la forza, ma quella per l’amore, a cominciare da quello per la vita (per la cui difesa occorre, a volte, anche far guerra, o accogliere chi l’ha fatta).
La forza, e anche la resa ad essa, “necessitano” solo per conservare, condurre al meglio, e infine saper lasciare la vita. Il gusto della forza in sé è invece una passione per specialisti del potere che di solito copre più o meno malamente rilevanti debolezze, come la psicoanalisi svela quotidianamente. Il mondo va avanti piuttosto per il desiderio di vivere, di godere, e di amare. Che, certo, richiede forza (vitale, appunto) e anche resa alla necessità.
I patiti della forza sono fortunatamente minoranza (tranne quando prevale la sua ideologia) rispetto ai seguaci della vita, dell’amore e del godimento. E, come di nuovo dimostra anche la biografia di Nietzsche, di solito non stanno benissimo. Il che vuol pur dire qualcosa.

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2 Responses to Il teologo Mancuso, e i patiti della forza

  1. marco says:

    un altro fatto che vorrà pur dire qualcosa è che alcune persone che sembrano fare della “forza” la loro soddisfazione, esprimendo il loro dominio, quando incontrano una persona comprensiva ed empatica nei loro confronti, tendono a rasserenarsi e cambiare atteggiamento …

  2. Davide Giandrini says:

    Per esser forti, per regnare. Occorre commuoversi.
    Occorre scendere. Basta un poco. Piegare la testa. Al basso.
    Per sentire il cuore. E’ cosa grande. E’ questione d’amore. Non di anatomia.

    Francesco parlava con gli uccellini.
    E questo non è niente.
    Lo scandalo è che gli rispondevano.

    Nietzsche non riusciva a sentirli.
    Vedi la sordità.
    Davide

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