La società al femminile? Una fregatura

Claudio Risé, da “Il Giornale”, 22 settembre 2008, www.ilgiornale.it

La “società femminilizzata” è una grandissima fregatura per tutti, uomini e donne. Le donne perché sono state spodestate anche della loro “regalità” domestica, ormai contesa da maschi petulanti, che sanno tenere la cucina spesso meglio di loro.
I maschi perché ricacciati dal circo politico-mediatico (del resto ancora in gran parte maschile) nel girone dei violenti, gente da sottoporre a schedature di massa del DNA, come propongono le Commissarie Europee, o da non lasciar viaggiare accanto a bambini soli, come prevede British Airways.
Donne spregiudicatamente sfruttate sul lavoro, come i maschi, e uomini controllati e tenuti in permanenza sotto lo stigma del pregiudizio sociale: questo, e non altro, è la “società femminilizzata” sviluppatasi in modo accelerato dagli anni 70 in poi.
Non a caso donne e uomini attenti a cosa accade e dotati di buonsenso, dalla filosofa e leader femminista Luce Irigaray, al poeta e terapeuta americano Robert Bly, denunciano da molti anni questa “società degli eterni adolescenti” che, sollecitando vanità di potere nelle donne poi regolarmente frustrate nelle loro ambizioni, ha svillaneggiato il principio di responsabilità e deriso l’amore tra uomini e donne, mettendo in una miserabile competizione tutti contro tutti. Per comandare con più ampi consensi e sottrarre il potere (ancora massicciamente maschile) ad ogni controllo.
La società femminilizzata ha persino avuto il suo banchiere centrale: Allen Greenspan, il Governatore della Fed di Bill Clinton, il controllore “soft” che teorizzava l’inutilità dei controlli; sotto il suo lungo regno è nato il delirio della finanza “derivata”, e si è preparato il grande crash che ha divorato miliardi di risparmi da un anno a questa parte.
Se non comandano le donne però, e anzi ci stanno malissimo (basta guardare le liste dei presidi psichiatrici, o le statistiche sullo sviluppo dell’alcolismo, o dei disturbi alimentari) perché si parla di “società femminilizzata”? E’ un altro modo, più spostato sul versante degli orientamenrti culturali, per descrivere la “società senza padri”, come psichiatri, antropologi, e sociologi della politica chiamano già da quarant’anni la società occidentale.
L’Occidente viene così identificato perché i padri non svolgono più la loro funzione nel aiutare nell’adolescenza i figli ad uscire dalla simbiosi con la madre. Il cuore di questa faccenda non è però, come sembrerebbe dalla disputa tra Soffici e de Benoist, questione di pannolini e di principio d’autorità, di costrutti culturali, e di velleità di potere dell’uno o dell’altro sesso. Il fatto è che i bambini stanno per nove mesi nella pancia della madre, e non nel padre, e quando nascono non è ancora costituita una soggettività psichica, e affettiva, differenziata. Sono nati biologicamente, ma non ancora come soggetti psicologici. Perché questo accada occorre che la simbiosi istituita nella gestazione continui per un periodo abbastanza lungo, durante il quale, nella fondamentale relazione madre-figlio, nasce il soggetto umano. In un gioco di sguardi, di scambi affettivi, di riconoscimenti reciproci, nella quale la madre non è sostituibile dal padre, semplicemente perché il bambino non è mai stato nella pancia paterna, né ha mai respirato coi suoi polmoni.
Naturalmente il padre quella simbiosi, dovrà poi interromperla, perché altrimenti il bimbo non riuscirà mai a distaccarsi da quella figura amata e potente, rimanendone dipendente.
Tutti i fenomeni che de Benoist elenca nel suo articolo, dall’onnipotenza terapeutica all’“ideologia vittimista, alla moltiplicazione dei consulenti familiari, allo sviluppo del mercato delle emozioni e della pietà” non sono manipolazioni di un’occulta congiura femminile per la conquista del potere, ma in realtà risposte che il “mercato sociale”, guidato prevalentemente da uomini, offre a degli individui (la gran parte degli occidentali adulti), che solo parzialmente si sono staccati dalla madre, e fanno quindi una gran fatica a reggersi in piedi da soli.
Il cuore del malessere della femminilizzazione è questo. Non c’è proprio nulla di male nel femminile; senza di esso la vita diventa molto triste. Solo che ogni essere umano, per esistere pienamente e liberamente, deve rendersi autonomo dalla madre. E può farlo solo quando un padre presente e amorevole l’aiuta a farlo; altrimenti ne rimane dipendente per tutta la vita, magari trasferendo questa dipendenza sulla moglie, sul marito, o sulla società.
Per questo, la società femminilizzata è una colossale fregatura. Per tutti.

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34 Responses to La società al femminile? Una fregatura

  1. cesare says:

    Egr. Prof. Risè, come non concordare sulla sua valutazione quando ogni giorno si vede e si sente esattamente questa generale regressione infantile nei comportamenti collettivi? Da ultimo, non si è fatto a tempo a rilevare nientedimeno dalla voce dei Presidente USA, sia repubblicani sia democratici, l’allarme che la distruzione della figura paterna in Occidente è nemico più pericoloso della minaccia terroristica, che persino i nostri giudici di Cassazione ci propongono proprio oggi come progresso di civiltà, la libertà della madre di negare ai figli il cognome del padre. Un ulteriore chiara quanto autorevole indicazione, con fortissima valenza simbolica, da parte delle massime istituzione italiane che del padre se ne può fare tranquillamente a meno.

  2. anton says:

    Anche oggi c’è un nuovo articolo su Il Giornale che commenta tutto quanto detto da De Benoist la Soffici e Risé: “la società donna produce creatura ibrida”

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292751

    una sorta di articolo di chiusura che tira fuori altri interessanti argomenti e mi spinge a proporvi questo mio commento:

    ad esempio: la questione inglese dell’abolizione delle parole dad e mom, sostituite dal generico parents sta già causando problemi nell’ambito della prevenzione delle droghe proprio in Inghilterra: hanno visto che se inviavano a casa gli inviti agli incontri organizzati ad esempio dalle scuole mettendo un’intestazione generica (es. cari genitori…) i padri non venivano quasi mai. Hanno allora capito che allora sarebbe meglio utilizzare formule precise “Cari padri e care madri”. Così si sentono interpellati tutti. antonello

  3. Matteo says:

    La femminilizzazione della scuola mi sembra il dato più emblematico della nostra società, in cui il “potere politico ed economico” sembra rimanere saldamente nelle mani degli uomini. Ma chi sono questi uomini? Ezra Pound diceva che sono uomini che hanno tradito: per ingordigia, come ricorda anche Lei nel libro: “Essere Uomini. La virilità in un mondo femminilizzato” (red ed.).
    E’ un concetto apparentemente difficile da accettare, eppure la realtà è molto semplice se privata da ogni sguardo ideologico: in occidente (specialmente in Europa, mi pare) crescono generazioni di eterni adolescenti “bisognosi” delle protezioni di mamma-Stato e affamati dei gingilli della società di tutti i consumi (che della mamma-Stato è l’altra faccia della stessa falsissima medaglia).
    Si sente forte la mancanza di padri amorevoli, pro-creatori di uomini e donne liberi.
    Matteo

  4. Pingback: Anonimo

  5. vincenzo says:

    L’accenno del dott. risé agli uomini in cucina, non sembra condivisibile.Cucinare (non cuocere qualcosa di commestibile) è sicuramente creativo,fantasioso; un’arte.Ben diverso sarebbe stato “stirare” o “fare il bucato”.Ad ogni modo, anche le altre faccende domestiche, oggi come oggi, in un epoca dove le donne fanno il militare ed insegnano egregiamente elettronica, non possono essere “prerogativa” di un genere.
    Tutto il mondo occidentale si è indirizzato verso
    la parità tra i generi.Molti uomini, invece di accettare quello che sembra giusto e ineluttabile, una via senza ritorno, invece di accettare la sfida e pretendendo una vera parità (a cominciare dalla pensione a 70 anni per le donne che vivono di più), sembrano arroccati in antichi ruoli o privilegi di genere.
    Spesso mi domando se non ci sia un inconscio timore di perdere in virilità spingendo un carrozzino o cambiando un pannolino.
    La pretesa di continuare con la distinzione di ruoli pratici è perdente e, a mio modesto avviso
    non più giustificabile oggi.
    Allora generi indistinti, quindi indistinguibili e inutilmente ripetuti? per niente! Le differenze
    tra i generi (e tra genitori) rimarranno sempre, perchè sono la psiche maschile e femminile non
    parificabili e complementari per i millenni a venire (salvo ingegneria genetica!).
    saluti a tutti

  6. Redazione says:

    Mi sembra però curioso (Vincenzo) che ci si soffermi su una constatazione (molti uomini sono oggi più appassionati in cucina) o addirittura su singole parole (come “pannolini”, parola in modo imprudente usata da de Benoist nel suo iniziale articolo), per poi cedere al lessico femminista degli “antichi privilegi” maschili (…).
    La verità la dice anche Vincenzo nella seconda parte del suo commento: maschi e femmine non sono interscambiabili e certo devono poter scegliere liberamente come vivere la propria vita, ma per farlo hanno bisogno di quel confronto sano con la realtà (e con i tratti immutabili della realtà, e delle psicologie maschile e femminile) che può essere promosso solo dal padre. Che oggi manca.
    A me poi personalmente non interessa la riduzione delle questioni femminile e maschile a questioni sindacali: ognuno sia libero dalla Grande Madre-Stato moderno, ognuno sia libero di andare in pensione quando vuole (pagandosela, o costruendosela in reti di relazioni comunitarie e private).
    Paolo

  7. Redazione says:

    Non dico, non scrivo, e non penso nulla di male degli uomini in cucina. Constato piuttosto ( mi risulta) che questo rappresentaa un’ovvia perdita di potere per le donne. Provate, uomini, in un paese islamico a metter piede in cucina: vi buttano fuori a strilli e spintoni, perché avete violato un santuario femminile. Claudio

  8. Fabio says:

    vincenzo, io ho 35 anni e sento parlare da una vita dei “privilegi maschili”…?!? Saprebbe spiegarmi cosa sono? Perché, vede, io non li ho mai visti né conosciuti… Mi dica: chi è che pur vivendo mediamente 6 anni di meno, va in pensione 5 anni più tardi? (*) E a quale sesso appartiene il 93% dei morti sul posto di lavoro? E il potere sessuale chi “lo detiene” ? Gli uomini o le donne…? Guardi, detto molto francamente, non se ne può veramente più di simili discorsi, specie se fatti da chi appartiene al mio stesso sesso.

    (*) Non mi risponda: “Perché le donne fanno i figli e il doppio lavoro”, perché, di rimando, le rammento che tantissime giovani donne NON fanno né i figli né il doppio lavoro. Anzi, se la passano meglio di me e di lei…

  9. vincenzo says:

    >Provate, uomini, in un paese islamico a metter piede in cucina: vi buttano fuori a strilli e spintoni, perché avete violato un santuario femminile.Claudio

    E’ vero! però non bisogna sottovalutare la motivazione.Se a una donna (sarebbe la stessa cosa per un uomo) le si lascia soltanto la cura della casa, non le si può fare l’affronto di sostituirsi a lei in quello; sarebbe come dire: ci sei o non ci sei è la stessa cosa, non sei indispensabile!.Se la donna islamica comincerà a lavorare le sue belle otto ore, vedrete che pretenderà (per mio conto giustamente) un aiuto e non ci sarà cultura islamica che tenga.

    Indietro non si torna, a meno di ricreare una società di donne casalinghe, cosa palesemente inimmaginabile.
    Viva la parità vera: donne in pensione a settant’anni; quote rosa? allora anche in miniera; In caso di separazione dei genitori, casa ai figli e genitori che vi si alternano tot mesi.
    x redazione
    Il riferimento ai pannolini è casuale e non ripreso.
    Riguardo agli antichi privilegi dei maschi, per me esistevano e non ho difficoltà ad ammetterlo, così come oggi esitono privilegi osceni per molte donne che si separano.Credo però che sia più utile guardare al futuro che non al passato.

    Sarà un caso?
    Ho due splendidi amici, lui medico, lei psicologa, in casa hanno sempre fatto OGNUNO TUTTO, lui ANCHE cucina e stende il bucato, lei ANCHE aggiusta lo sciaquone e la spina elettrica : il problema dov’è?
    p.s. hanno due splendidi ragazzi sereni ed equilibrati.

  10. armando says:

    Qualcosa si sta muovendo nel pigro dibattito culturale. Solo qualche anno fa la discussione che c’è stata su Il Giornale sarebbe stata impensabile, tutti presi com’erano a sponsorizzare l’emancipazione femminile e sparare ad alzo zero sul maschile.
    Cerchiamo allora di cogliere l’essenza dei problemi, come da almeno un ventennio fa Claudio Risè, e non alcuni effetti tutto sommato marginali delle trasformazioni sociali della modernità, come la ormai insopportabilmente stupida questione dei pannolini.
    Quì non si tratta nè di ricacciare le donne in casa nè di rubare il mestiere alle madri come conquista di parità per i maschi. Si tratta invece di decidere se preferiamo una società di adulti bambini bisognosi per tutta la vita di protezione (dello Stato, dei Servizi Sociali etc. etc.), oppure un mondo di persone adulte, autonome e capaci di prendersi le responsabilità di quel che fanno (o non fanno). Se si preferisce questa seconda ipotesi, non c’è mamma o Stato o rivendicazione similsindacale che che tenga. Occorre che ritorni il padre (e magari anche il Padre), con tutto il suo simbolismo psichico (ma anche sociale) e che tornino i padri concreti, come protagonisti nella vita familiare e nell’educazione dei figli. Il resto, compresi i pannolini, verrà da sè e non sarà un problema.
    O meglio, lo sarà solo per coloro che scambiano la pari dignità fra i sessi, con la pretesa che maschi e femmine debbano avere identiche inclinazioni, interessi, passioni, e dunque spingano verso un’uguaglianza forzata, magari a suon di leggi. E’ il modo migliore per scatenare la guerra fra i sessi, del resto già da tempo in atto, di cui uomini e donne sani non sentono alcun bisogno.
    armando

  11. cesare says:

    Degli “antichi privilegi dei maschi” ne sono testimonianza le lapidi dei giovani maschi morti e dispersi in guerra presenti in ogni paesino d’Italia, e l’evidenza di un illimitato sacrificio maschile alla malattia, ad una vecchiaia e morte precoce per una vita durissima e usurante a mantenere la donna e i figli, e l’evidente incontestabile straordinario successo dello sforzo imponente maschile a emancipare tutti, in primis le donne, da una natura matrigna con il sacrificio della propria vita, con l’impegno di ogni propria energia, ingegno e capacità. Questi moderni pianti maschili e femminili sulla indegnità dei propri padri che ben prima delle loro donne e delle loro figlie avevano la dolorosa consapevolezza della fatica femminile e il pungolo quotidiano di fare ogni sforzo per liberarle da essa, non solo sono del tutto privi di fondamento storico ma sono assimilabili a frignate infantili: senza ammirazione e riconoscenza verso i propri padri e i padri dei padri ci si condanna da soli all’impotenza. Questa indisponibilità alla riconoscenza storica verso i maschi che hanno costruito le condizioni materiali e spirituali per le nostre attuali libertà, sono il vero scandaloso inciampo delle donne e dei maschi contemporanei:la recisione di ogni propria radice vitale. Quanto ai lavori domestici, chi oggi proprio vuol crogiolarsi nella retorica e piangerci sopra, tra elettrodomestici, cibi precotti e servizi di lavanderia e stireria, deve prima fare lo sforzo di trovarli. Forse li trova in qualche museo delle arti e dei mestieri o della cucina tipica. In “cucina” oggi, grazie ai maschi che non ci sono mai andati perchè hanno svolto il ruolo donativo proprio dei maschi, ci si va da liberi e i “lavori domestici” sono diventati un hobby. Un bel gioco di coppia, perchè no?

  12. vincenzo says:

    >Degli “antichi privilegi dei maschi” ne sono testimonianza le lapidi dei giovani maschi morti e dispersi in guerra…..

    Purtroppo la quasi totalità delle guerre è stata decisa (se non sbaglio) da uomini e combattuta da uomini, anche se non abbiamo nessuna evidenza di una decisa opposizione femminile al fenomeno.

    Se i lavori domestici oggi sono uno spasso, non si capisce perchè pagare fior di quattrini alle innumerevoli colf.
    Che siano stati gli uomini ad emancipare le donne, non so. Quello che so, è che se date ad una donna un lavoro e con esso l’indipendenza economica, non avrà bisogno di aiuto per emanciparsi; credo che in occidente sia successo proprio questo ed è quello che succederà ovunque nel mondo.

  13. Non è semplice commentare dopo il dibattito che si è scatenato. Non mi piace la guerra dei sessi. Dovrei combattere contro mio padre, mio nonno o contro mio marito o contro eventuali figli? E per che cosa? Le guerre portano sempre distruzione e portano le persone a fare cose che normalmente non farebbero. Costruire una famiglia e una società in un clima di guerra non mi sembra la premessa migliore. A casa nostra lavoriamo sodo, in forme diverse, tutti. Abbiamo rispetto e gratitudine tutti del ruolo e del lavoro dell’altro. I privilegi (che privilegi non sono, ma sono i frutti del sacrificio) li abbiamo tutti (figli per primi). Aggiungo che, come madre, comprendo e vivo la libertà dei figli che prende la via del padre. E non è una elucubrazione intellettuale, è vita vera e normale. Ed è la via migliore che mi auguro per miei figli. Per me il loro padre è la persona migliore che esiste al mondo.
    A presto.
    Fioridiarancio

  14. enrico pagano says:

    “Sono nati biologicamente (i bambini), ma non ancora come soggetti psicologici”, questo e’ il passaggio del Suo interessante intervento che piu’ mi ha impressionato, caro Rise’.

    Sono sempre stato convinto del contrario, vale a dire che la vita psichica dell’essere umano trovi il suo inizio nel periodo intrauterino.

    Lo attestano numerosi studi (che Lei certamente conosce meglio di me) e ne era piu’ che sicuro anche un certo Freud …

    Cerchi di capire la mia preoccupazione; la cosificazione dell’essere umano (in particolare, durante la gravidanza) e’ sempre piu’ in agguato ed alla ricerca di pretesti cui aggrapparsi.

  15. Fabia says:

    In questa discussione, vedo ancora la competizione tra maschi e femmine. Secondo me, ogniuno dovrebbe essere felicedi quello che fa. Mi risuslta che piutosto, noto che si vuole quello dell’altro.
    Al contrario di certe donne, ho lasciato il mio lavoro a pena sono entrata nella prima gravidanza ; mio marito rispeta me e quello che faccio ed io rispeto lui. Ci aiutiamo a vicenda, sia io facendoli lavori di segretariato a casa o lui, quando a volgia di cucinare (mi dice che li piace e lo rilassa !).

  16. ivano says:

    Leggendo le parole di Fabia e di Fioridiarancio, parole semplici che nascono dalla vita vera e appassionata, e non dalle involuzioni del pensiero o delle parole o delle ideologie, mi sento davvero bene come maschio e come marito, anche perché ho una moglie che la pensa come loro. Queste parole di donne che apprezzano la differenza, la rispettano la valorizzano sono una vera ventata di aria fresca! Credo siano parole di “donne selvatiche” come le ha chiamate Risé nel suo libro, appunto, “Donne selvatiche. Forza e mistero del femminile”
    ivano

  17. Mauro says:

    Personalmente reputo per l’uomo (molto meno per la donna) una grandissima fregatura sia la società al femminile che al maschile. Questo perché nascere maschi è già di per sé una disgrazia. I motivi? In una società femminilizzata gli uomini sono subordinati al potere sessuale femminile – cioè “il potere dei poteri” -,mentre in una società maschilizzata sono costretti “ad essere uomini”, “a fare i cavalieri con le donne”, a crepare in guerra, etc. Per come la vedo io solo l’estinzione ci potrà liberare da questo inferno chiamato “Vita”.

  18. Redazione says:

    Nascere maschi non è affatto una disgrazia.
    E’ bello.
    Paolo

  19. claudia capitani says:

    Scusatemi, ma io non ho capito cos’è questa storia del potere sessuale femminile/potere dei poteri. Qualcuno può spiegarmi meglio? In che senso le donne detengono il potere sessuale nei confronti degli uomini?
    Claudia

  20. Mauro says:

    Dunque, una donna decide se nasci oppure no, una donna ti educa, una donna ti istruisce, (l’istruzione in Occidente – e soprattutto in Italia – è ormai un monopolio femminile); inoltre la quantità di donne a disposizione di un uomo è il più attendibile metro di giudizio per valutarne lo status sociale: (le donne decidono se sei “sfigato” oppure no…).
    Per essere “accettato” dalle donne un uomo deve ” corteggiarle” (sottomissione), oppure pagarle (subordinazione economica e sessuale).
    Ma una volta che si sono “concesse”, ed anche dopo mesi di relazione, nella quasi totalità dei casi il rapporto rimane comunque sbilanciato dal punto di vista economico e morale.

    Quasi tutti gli uomini sono chiamati a sottostare al pagamento di un “prezzo” per sostenere il costo di una relazione, un prezzo stabilito sempre e solo da loro… o ti adegui oppure non fai sesso.

    Non solo: un uomo, oltre che a pagare, deve essere disposto a fare quello che vuole lei – spesso e volentieri – altrimenti ti molla e se ne trova un altro più arrendevole e manovrabile.

    Una bella donna ci impiega 5 minuti a rimorchiare un uomo e pochi giorni ad avere una relazione stabile scegliendo dal mucchio dei pretendenti, al titolo di “schiavetto temporaneo”, il prossimo “fesso” che la porterà di qua e di là e gli offrirà questo o quello.

    Per un uomo, anche bello, le cose sono molto diverse.

    Ecco, questo è “il bello dell’essere uomini” in una società femminilizzata.
    Seriamente: è meglio, molto meglio, non nascere.

  21. Redazione says:

    Per Enrico (comment N. 14): capisco la sua preoccupazione. Ma quando dico che con la nascita l’essere umano nasce biologicamente, ma non come soggetto psicologico, non penso affatto che sia una cosa. Penso che la sua psiche manca di soggettività, perché come ha dimostrato la psicoanalisi e tutta la Child Observation a seguito di Klein, Fordham, ed altri, egli si sente ancora “uno con la madre”. La simbiosi psicologica continua, anche quando quella fisica appare terminata, almeno nei suoi tratti più grossolani. E’ questo che rende tanto più importante l’attività paterna di completa separazione del figlio dalla madre, quando, molto più tardi, si potrà realizzare. Comunque la mancanza di un soggetto consapevole della sua separatezza dall’altro (presente anche in forme di disturbo psichiatrico), non toglie né dimunuisce l’umanità della persona. Grazie di aver sollecitato col suo commento questo evidentemente indispensabile chiarimento.
    Claudio

  22. Redazione says:

    Segnaliamo i vari articoli che hanno animato, su “Il Giornale”, il dibattito sulla “società al femminile”, in cui è intervenuto anche Claudio Risé con il presente scritto:

    – Alain de Benoist, “Ma che guaio il mondo al femminile“, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291747

    – Caterina Soffici, “Chi rifiuta il mondo al femminile può sempre convertirsi all’Islam”, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292203

    – Claudio Risé, “La società al femminile? Una fregatura”, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292268

    – Sandro Bondi, “Difendiamo la famiglia per distinguere ruoli e sessi”, http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_13973.pdf

    – Giordano Bruno Guerri, “Ormai papà e mamma sono interscambiabili”, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292749

    – Domizia Carafoli, “La società donna produce la creatura ibrida“, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=292751

    – Alain de Benoist, “La diversità dei sessi genera civiltà”, http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=293007

    La Redazione

  23. Fabia says:

    Vorrei agiungere un piccolo detaglio, mi sono spesso, sin da piccola sentita fuori luogo con un tipo di feminile, per trovarmi spesso in disacordo o diversa dai tratti tipici( come competizione,tradimento,petegolezzo,interessi x la moda,vendetta,manipolazione,….) poche le ho chiamate amiche . Le parti importanti, onestà,umiltà,rispeto,spontaneatà…..
    La solitudine a volte è un momento positivo per me, trago ricarica per me, silenzio, dedicarmi a me e miei interessi.
    Fabia

  24. Fabio says:

    Per vincenzo (commento N°12).

    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
    Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

    Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta.
    Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo.
    Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy – su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università).
    Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24.
    Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore.
    Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli.
    Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina.
    Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano – ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta.
    Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri.
    Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini – inventare, produrre, vendere, distribuire – hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore.
    Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante.
    La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi.
    Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» – e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe.
    Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
    In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
    In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
    Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
    La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale.
    Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una donna, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna.
    In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

  25. Fabio says:

    Sempre per vincenzo.

    IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
    In che modo il divorzio ha indotto le donne a ridefinire la discriminazione e la parità

    In pratica, quando oltre il 90 per cento delle donne si sposava ed era raro il divorzio, la discriminazione a favore degli uomini nel lavoro significava discriminazione a favore delle mogli che se ne restavano a casa.
    Quando la discriminazione nel lavoro operava a favore delle donne che se ne stavano a casa, nessuno la definiva sessismo. Perché? Operava a favore delle donne. Solamente quando la discriminazione smise di favorire le donne e cominciò a operare contro le donne (perché erano aumentate le donne lavoratrici) si parlò di sessismo. Per esempio: negli anni in cui ho fatto parte del consiglio d’amministrazione della National Organization for Women di New York, le platee più resistenti al tentativo di organizzare dei seminari sulla parità nei posti di lavoro non erano costituite dai dirigenti ma dalle mogli dei dirigenti. Visto che le entrate arrivavano dal marito, non mostravano alcuna generosità quando un’azione affermativa consentiva a un’altra donna di fare carriera, diventando dunque un pericolo per le entrate del marito (e quindi sue). A loro questo sembrava sessismo. Per loro i miei seminari su «Pari opportunità per le donne nel lavoro» diventavano automaticamente «Impari opportunità per le donne a casa». E per la moglie di un dirigente le cose stanno tuttora così.
    Perché tuttora? Per il 70 per cento circa, le mogli dei dirigenti (dai vicepresidenti in su) non svolgono nessun lavoro retribuito all’esterno, neppure part time. Tuttora le loro entrate dipendono dal marito. Spesso la moglie del dirigente si oppone alla donna che sul lavoro supera il marito non soltanto perché le sue entrate ne risentono, ma anche perché ciò sminuisce il suo personale contributo: di solito lavora sodo per sostenere il marito che è una colonna della società – è il suo mestiere. Ha la sensazione che i suoi sforzi – il suo lavoro – vengano così sminuiti.
    Non appena la discriminazione cominciò a operare contro le donne, si presero misure per proteggerle. Immediatamente, nel 1963, fu approvato il Federai Equal Pay Act.[3] Interessante notare che l’Equal Pay Act precedette il movimento femminile. Già nel lontano 1960 l’U.S. Census Bureau aveva rilevato che le donne sopra i 45 anni che non si erano mai sposate guadagnavano con il loro lavoro più dei coetanei che non si erano mai sposati. Questi dati, da cui risultava un’immagine ben diversa da quella della «donna come vittima», non arrivarono mai all’opinione pubblica perché si organizzarono solamente gruppi femminili.
    Il prendere quanto aveva funzionato per la maggior parte delle donne, e vederlo come un complotto contro di loro, ci indusse a considerare gli uomini «in debito» con il sesso femminile. Si creò così il Diritto della II Fase: le donne avevano diritto a una compensazione per la passata oppressione. Ciò ci impedì di capire quanto fosse necessaria una transizione insieme dalla I alla II Fase, la necessità non di un movimento femminile o di un movimento maschile, ma di un movimento comune per la transizione.
    In questo libro definisco potere il controllo sulla propria vita. L’obbligo per il maschio di guadagnare più della donna perché lei potesse amarlo non era controllo sulla propria vita; nella I Fase nessuno dei due sessi aveva il controllo della propria vita. E, come abbiamo visto all’inizio del capitolo, i due sessi possedevano quello che era tradizionalmente definito potere (influenza sugli altri e accesso alle scarse risorse) grazie a mezzi diversi,
    Sessismo? Oppure bisessismo?
    Sto forse suggerendo che il sessismo era una strada a doppio senso? Ebbene, sì. Noi pensiamo al sessismo come a qualcosa che per secoli ha reso le donne meno potenti degli uomini. In realtà, per secoli nessun sesso ha avuto il potere. Ognuno aveva piuttosto il proprio ruolo: lei aveva il compito di creare una famiglia, lui di proteggerla. Lei doveva preparare il cibo, lui doveva procurarselo. Se tutti e due i sessi avevano ruoli delimitati, non è esatto parlare di sessismo ma piuttosto di ruoli sessuali. Abbiamo dunque vissuto non in un mondo sessista ma in un mondo bisessista.

  26. Fabio says:

    Per quanto riguarda la questione del potere sessuale femminile, al quale ha fatto riferimento anche Mauro, sono del parere che quel potere sia sempre esistito ma che l’attuale società capitalista l’abbia enormemente amplificato a scapito degli uomini comuni.
    Ad esempio, lo scorso anno mi è capitato di leggere un articolo, riguardante uno studio condotto negli USA, nel quale si evidenziava che in America una minoranza di uomini potenti e ricchi faceva e fa sesso con una buona parte delle donne americane, lasciando ai comuni mortali uomini solo le briciole – e a qualcuno neppure quelle.
    Infatti, nell’attuale società occidentale, la vita di un operaio, di un muratore o di un carpentiere, è ben più dura e complicata di quella di una operaia, di una commessa o di una parrucchiera…

  27. Carmelo says:

    “Dunque, una donna decide se nasci oppure no, una donna ti educa, una donna ti istruisce, (l’istruzione in Occidente – e soprattutto in Italia – è ormai un monopolio femminile); inoltre la quantità di donne a disposizione di un uomo è il più attendibile metro di giudizio per valutarne lo status sociale: (le donne decidono se sei “sfigato” oppure no…).
    Per essere “accettato” dalle donne un uomo deve ” corteggiarle” (sottomissione), oppure pagarle (subordinazione economica e sessuale).
    Ma una volta che si sono “concesse”, ed anche dopo mesi di relazione, nella quasi totalità dei casi il rapporto rimane comunque sbilanciato dal punto di vista economico e morale.”

    Che esista un potere femminile nei confronti del genere maschile mi sembra assolutamente evidente. Non penso però che si possa ragionevolmente sostenere che sia così soverchiante. Nel senso che è sempre bilanciato da un contropotere maschile sul genere femminile. I due poteri chiaramente subiscono delle oscillazioni, ma mai (per fortuna) uno soppianta completamente l’altro. Se così non fosse, non si capisce come gli uomini abbiano fatto a reggere nei secoli questo strabordante potere femminile senza venirne annientati. Invece mi pare che la storia sia andata diversamente; anche perchè la natura non si sarebbe data la pena di “costruire” due sessi, con tanto di secoli di evoluzione, per poi vederne uno soccombere nai confronti dell’altro.
    Secondo me c’è ancora futuro per gli uomini (e anche per le donne, ovviamente).

  28. Mauro says:

    Carmelo, in Occidente il contropotere maschile esisteva in passato, oggi non più. Oggi, nella grandissima maggioranza dei casi, gli uomini sono solo dei burattini manovrati da invisibili fili femminili, dicesi pure dal potere sessuale delle donne, che in tale contesto è libero di “esprimersi” e di fare tutti i danni del caso. Certo, c’è pure da dire che in passato, quando il potere economico-sociale maschile “bilanciava” il suddetto potere femminile, gli uomini comuni venivano regolarmente spediti dai potenti a crepare in guerra. Ripeto: nascere maschi è solo una disgrazia.

  29. Marco says:

    Da giovane uomo 27enne sono d’accordo con chi ha detto che oggi esiste un potere sessuale femminile dominante, molto più che in passato, perchè i media, la pubblicità, le lobby femministe, lo hanno costruito ad arte. Ormai siamo arrivati ad un punto che se non hai i soldi in tasca o non ti scolpisci gli addominali o non ti vesti tutto infighettato, le ragazze manco ti calcolano. Valori come l’impegno (ve lo dice uno che la laurea se l’è sudata), la lealtà, la sincerità, sono passati in secondo piano, anzi a volte vengono considerati quasi di inciampo.
    Oggi va il modello di uomo usa e getta, senza valori, “stronzo” come piace alle donne, buono solo per una scopata e via e che non ti chiama al telefono il giorno dopo perchè se la sta già spassando con un’altra…questo è il tipo di uomo che piace a gran parte delle donne moderne.
    …almeno fino ai 35 anni.
    Data la mia giovane età, non so come stavano messi gli uomini prima, ma oggi stiamo messi proprio da schifo. Poi basta accendere la tv o leggere un giornale, e subito trovi quel programma o quell’articolo in cui si esaltano le donne e si deridono gli uomini: si parla di “donne forti e maschi deboli”, “uomini immaturi”, “uomini impotenti”, “uomini strupratori e violenti e donne vittime”…oppure, non so se ci avete mai fatto caso, ma ormai in qualsiasi film americano che si rispetti c’è sempre una donna che prende a calci nei gingilli un uomo o che lo supera in abilità e intelligenza…
    Se questo piano di vilipendio continuo del maschio ha come scopo quello di mettere in competizione uomini e donne, in modo che non si formino più famiglie, ci sta riuscendo…

  30. Mauro says:

    Marco, secondo me gli uomini di una volta erano messi meglio di quelli di oggi, ma a mio parere non più di tanto… Lo deduco, oltre che da quello che ho letto e studiato nel corso della mia vita, dai discorsi che spesso sento fare da uomini 60-70-80enni. Per esempio, proprio ieri, in un bar, ero seduto a bere un caffè vicino a un gruppo di uomini che avrebbero potuto essere miei padri, i quali, nel parlare delle proprie mogli e delle donne in genere, a un certo punto se ne sono usciti fuori con frasi di questo genere:”Eh sì, è vero, quando in una coppia viene a mancare la donna l’uomo è finito, perché non sa assolutamente gestirsi”; oppure:”Sì, è meglio che in una coppia muoia lui anziché lei, perché una donna sa cavarsela da sola, l’uomo no”; e via discorrendo.
    Insomma, tutti discorsi che a me, che di anni ne ho 31 (e pertanto già ora so che dovrò cavarmela da solo, senza alcuna donna al mio fianco; questo perché io non mi sposerò mai né mai chiederò aiuto a una donna), non solo provocano una rabbia immensa, ma fanno convincere ancora di più di quanto l’uomo sia sempre stato psicologicamente-emotivamente-sessualmente subordinato alla donna. Altro che “potere maschile” !

  31. Rita says:

    Per Vincenzo: e per chi ha scritto che il 93% dei morti sul lavoro sono uomini, una precisazione che a me pare importante, tra gli infortuni sul lavoro sono ricompresi, come ben sapete, gli infortuni in itinere e gli infortuni dovuti a circolazione stradale con i mezzi dell’azienda. Per curiosità ho voluto fare un calcolo (servendomi del sito dell’Inail che dà modo per l’ultimo triennio di dividere gli incidenti mortali per cause e per sesso.
    I morti avvenuti sul lavoro (vale a dire nel mentre si compie un’attività rischiosa di per sè) sono nell’ultimo triennio in Italia per il 98% maschi e per il 2% femmine.

    Seconda considerazione sempre per (mi pare) Vincenzo che sostiene che nelle guerre passate sono morti uomini, ma altri uomini hanno deciso di mandarli a morire … non sottovaluterei il potere “occulto” delle donne di potere …Madame de Pompadour ne è solo un esempio

  32. watenab says:

    Io non credo affatto che sia il problema della società femminilizzata, magari si femminilizzasse ancora, sarebbe molto di più ancora a misura di essere umano, il problema della società di irresponsabili e di eterni adolescenti non dipende affatto dalle Donne, ma trova le radici in una società patriarcale, che ha governato per secoli e millenni, piena di violenza, e il fatto di essere violenti non è mancanza di responsabilità!
    molti uomini ancora accecati dalla rabbia commettono efferati omicidi, e ancora molto più alta la delinquenza maschile rispetto a quella femminile.
    Non sono per sparare a zero sul sesso maschile, facendone parte, ma non si può certo addossare alle Donne la colpa di una società malata come quella di oggi, dove qualcuno è morto per strada viene ricoperto con un telo e lasciato li, dove il dio denaro ha preso possesso di tanti aspetti del vivere.

    Se i padri non svolgono più la loro funzione in tantissimi casi non è certo colpa delle Donne.

    Anche nel creare le leggi per il divorsio e l’affidamento dei figli in prevalenza erano maschi, poiché la prevalenza del parlamento italiano è sempre stata maschile si parlava del 80% e forse più all’epoca, quindi i nostri legislatori maschi l’hanno proprio creata male!

  33. watenab says:

    Io non credo affatto che sia il problema della società femminilizzata, magari si femminilizzasse ancora, sarebbe molto di più ancora a misura di essere umano, il problema della società di irresponsabili e di eterni adolescenti non dipende affatto dalle Donne, ma trova le radici in una società patriarcale, che ha governato per secoli e millenni, piena di violenza, e il fatto di essere violenti non è mancanza di responsabilità!
    molti uomini ancora accecati dalla rabbia commettono efferati omicidi, e ancora molto più alta la delinquenza maschile rispetto a quella femminile.
    Non sono per sparare a zero sul sesso maschile, facendone parte, ma non si può certo addossare alle Donne la colpa di una società malata come quella di oggi, dove qualcuno è morto per strada viene ricoperto con un telo e lasciato li, dove il dio denaro ha preso possesso di tanti aspetti del vivere.

    Se i padri non svolgono più la loro funzione in tantissimi casi non è certo colpa delle Donne.

    Anche nel creare le leggi per il divorsio e l’affidamento dei figli in prevalenza erano maschi, poiché la prevalenza del parlamento italiano è sempre stata maschile si parlava del 80% e forse più all’epoca, quindi i nostri legislatori maschi l’hanno proprio creata male!

  34. armando says:

    per watenab. L’attribuzione delle colpe a un sesso o l’altro mi sembra esercizio inutile e fuorviante.
    Si sta parlando di una società che si è femminilizzata in forza di processi culturali, economici, sociali, che non sono stati messi in atto intenzionalmente da nessuno, ma che sono la risultante di molti fattori. La tesi fondamentale dell’articolo è che il venir meno del padre come di colui che rompe la simbiosi con la madre e stimola, si potrebbe dire, una nuova nascita del bambino in senso spirituale e di soggetto adulto, è una jattura per tutti, uomini e donne. E’ esattamente questo aspetto che per lo più è completamente assente nella discussione e nelle analisi su questa società. E’ quando non è assente, capita di sentirlo giudicato come un fattore positivo. Ossia il rovescio della realtà, ragione per cui i rimedi proposti o sono inefficienti perchè giocati solo sul piano repressivo o sono controproducenti perchè, anzichè proporsi di indurre una inversione di tendenza, vanno nella direzione di accentuare proprio le cause che hanno prodotto questa situazione.
    Quanto al patriarcato violento, è un ritornello stantio. Si, certo, è vero che la violenza fisica è maggiormente operata dagli uomini, ma se è per questo:
    1) Anche tutto ciò che ci circonda è in massima parte opera maschile: scienza, filosofia, letteratura, arte, religioni, invenzioni pratiche di cui fruiscono tutti. E maschi sono anche la stragrande maggioranza di coloro che “salvano”. Uomini normali che si trovano al centro di episodi in cui è in pericolo la vita altrui, oppure uomini che del salvataggio a proprio rischio hanno fatto una professione, come i vigili del fuoco.
    2)Oltre ad esserne i principali artefici, gli uomini sono anche le principali vittime della violenza comunque concepita. A partire dalle guerre per finire agli infortuni sul lavoro.
    Insomma ogni assetto socio/culturale va giudicato nel suo complesso, senza estrapolare solo quello che fa comodo alle proprie tesi.
    Verrebbe da dire che “chi non fa non falla”, tanto che
    3) Ora che le donne sono più protagoniste di ieri nella vita pubblica, scopriamo che anch’esse non sono affatto esenti da quei difetti che si imputano ai maschi. Le torturatrici di Abu Graib e le terroriste (come si vede sono implicate tutte le culture) insegnano. O anch’esse sono per definizione succubi della cultura patriarcale, come si sostiene da qualche parte con una scappatoia tanto facile quanto falsa e deresponsabilizzante?
    Finisco citando a braccia una donna, Marie Luise Von Franz, allieva di Jung, secondo la quale una società matriarcale, ossia una società femminilizzata quale quella che ci avviamo a costruire (perchè non conta tanto il potere in senso sociologico, ancora in mano maschile, ma quali sono gli archetipi prevalenti), finisce per essere una società stagnante, spiritualmente morta, anche se probabilmente satolla in termini materiali.
    Armando

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