Quando il risparmio impazzisce

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli”, 22 settembre 2008, www.ilmattino.it

Le tempeste che agitano i mercati finanziari dimostrano una verità paradossale, vera nella vita economica, ma anche in quella psicologica ed affettiva: i grandi disastri non nascono dai debiti, ma dal risparmio. Le grandi banche fallite negli Stati Uniti (e nel mondo) non sono state rovinate da debiti non pagati dalle industrie, ma dalla pessima gestione che hanno dato agli enormi risparmi loro affidati. Anche la psiche si scompensa più facilmente risparmiando, che investendo generosamente.
Se si scorrono le cronache del disastro, si scopre che le banche che hanno rischiato di rovinare il pianeta non si sono svenate per finanziare imprese poi entrate in difficoltà. Hanno sperperato i soldi dei risparmiatori, vendendo loro stravaganti scommesse, presentate sotto la forma di tranquille obbligazioni. Che naturalmente nel momento in cui i sottoscrittori non sono più accorsi a frotte (per via della crisi del mercato immobiliare), non hanno più potuto essere onorate.
Non è la prima volta che accade, anzi. Come ricordano anche azionisti e obbligazionisti dell’italiana Parmalat, non sono le industrie a divorare i risparmi, ma il risparmio trasformato in finanziamenti esosi e sconsiderati a rovinare le industrie, drogandone lo sviluppo e spingendole al fallimento.
Il fenomeno non riguarda però solo l’economia, ma ha una precisa corrispondenza nel funzionamento della psiche di ognuno di noi. Dove, per solito, è ben difficile che qualcuno abbia uno scompenso psicologico (l’equivalente psichico della bancarotta economica), perché si è impegnato senza risparmio nella vita, negli affetti, nelle passioni. La follia nasce invece, molto più spesso, dal risparmio.
E’ quando l’individuo, fin da giovane, trattiene le proprie energie (quell’insieme di forze che gli psicoanalisti chiamano “libido”), che queste risorse “risparmiate” diventano stravaganti e rischiano di diventare pericolose, di distruggersi, compromettendo l’equilibrio, e spesso la stessa vita dell’individuo.
Del resto, le cronache confermano che sia le follie finanziarie che quelle economiche del nostro tempo sono legate ad un’abbondanza di mezzi, di ricchezza. L’albanese che si gettava a nuoto nel canale d’Otranto risultava sempre meno nevrotico del coetaneo che cresceva nelle classi agiate delle metropoli più ricche.
Come mai però il risparmio (di energie economiche, o psicologiche) si perverte, e fa ammalare? Perché le risorse vanno investite: questa è la legge che regola l’equilibrio vitale. Il giovane, ad esempio, è ricco di spinte istintuali, affettive, cognitive. Viverle, investirle in esperienze, incontri, accumulo di conoscenze, è certamente impegnativo, stancante, anche rischioso. Ma se il soggetto si chiude in un atteggiamento di cautela, di riserbo, non si apre alle amicizie, non ama, non si avventura nella conoscenza, rischia di ammalarsi.
Gli hikikomori giapponesi (ma anche italiani e di tutto l’Occidente sviluppato), che si chiudono nelle loro camerette, e che abbiamo già descritto in questa rubrica, illustrano bene questa malattia. Anche la persona anoressica cerca disperatamente di “risparmiare” il proprio corpo, sottraendolo al “dispendio” e all’usura del processo digestivo.
Tutti poi, sia il risparmiatore che consegna i suoi risparmi alla banca “d’affari” sperando di arricchire a dismisura coi “derivati” più balzani, che l’anoressica/o, sono infestati da fantasie di perfezione. Il primo vuole diventare immensamente ricco, e rischia la povertà; la seconda vuole diventare straordinariamente bella, e rischia la vita.
Tutti guai evitabili spendendosi di più.

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11 Responses to Quando il risparmio impazzisce

  1. Pingback: Ventinove Settembre

  2. Davide says:

    Io non so come faccia a dire che questa è una “verità” (quale, poi? dato che una volta dice che il problema è che si risparmia e quindi bisogna spendersi ed investire, un’altra che il problema è che si è investito (male), cioè il contrario). Il sistema è stato rovinato dall’insolvenza dei debitori, non da chi risparmia. Debitori che hanno avuto a disposizione questi soldi più per creazione della Fed che dei risparmiatori, a dirla tutta. A leggere questo articolo sembra (in alcuni punti) che la colpa sia di quelli che “non si sono messi in gioco”, di quelli che hanno lasciato i risparmi sotto il materasso. Se poi per risparmiatori intende non quelli “che se ne stanno chiusi in casa”, ma quelli che li investono in modo rischioso (a questo punto evidentemente quelli virtuosi per l’economia, quelli che non risparmiano, sono coloro che spendono tutto in prostitute), diciamo anche che rischiare i propri risparmi non causa crash di sistema (semmai causa il proprio, di crash), mentre i casini ci sono se qualcuno rischia i soldi degli altri (come hanno fatto alcune istituzioni finanziare) o direttamente i soldi creati dal nulla dalla banca centrale per “stimolare” l’economia. Ma questo significa investire debiti, non risparmi. E significa mettere tutto, troppo, in gioco (come gettarsi nel canale d’Otranto), che è il contrario del risparmiare.
    Non ha senso, mi perdoni ma il discorso è talmente errato da un punto di vista logico in talmente tanti punti che è difficile capire anche solo da che parte prenderlo.
    Non siamo nel mondo dei sogni dove la logica può anche essere ribaltata (e mi auguro che in psicologia dica cose più sensate che in economia), e dove possono accadere cose che nel mondo reale non hanno senso, dove 1+1 può fare 3 o 5. Qui fa 2.
    Se permette un parallelo psicologico che credo più sensato, questa crisi assomiglia per certi versi di più a chi si affida ad un’altra persona idealizzandola (magari un bambino nei confronti di un genitore), investendo troppo emotivamente, rimanendone “scottata” quando la fiducia (immotivata sin dall’inizio) viene poi inevitabilmente tradita e delusa. Così come un investitore che vede le proprie risorse svanire perché ha dato fiducia ad un intermediario che non se la meritava. O così come i cittadini di uno stato che tramite la banca centrale impongono una fiducia eccessiva ed immotivata per legge, trovandosi poi ancora scottati a fare i conti con la realtà, che è più dura del mondo perfetto immaginato, perché tale fiducia viene tradita.
    Cordiali saluti
    Davide

  3. broncobilly says:

    E strano che questa “tragedia del risparmio” esploda nel Paese dove la propensione al risparmio è più bassa. Chissà a noi europei cosa ci aspetta.

  4. Redazione says:

    Per Davide. Gli intermediari (le banche d’affari), hanno perso non i denari degli investitori (quelli che fanno investimenti industriali), ma dei risparmiatori, che hanno dato loro i soldi perché li moltiplicassero attraverso i “derivati” (sostanzialmente delle scommesse). L’attuale crisi mostra appunto il lato avido del risparmio, e di chi lo amministra.
    Per broncobilly. L’Europa è in realtà messa meglio perché le nostre banche sono ancora in gran parte banche commerciali, che raccolgono soldi rischiandoli (poco) per lo più in finanziamenti industriali. Sono sotanzialmente dei prestasoldi, quindi più sicure; abbastanza diffidenti verso i fantasiosi “deivati”. Che sono invece specialità delle “banche d’affari” americane, creative al punto di inventarsi dei certificati finanziari cui non corripondeva più nulla (né impianti industriali, né risorse immbiliari, né brevetti di qualche genere, né materie prime). Solo scommesse sull’andamento dei mercati. Se gli americani i soldi che hanno dato alle banche d’affari poi fallite, se li fossero direttamete spesi in consumi (misurati su quello che avevano in tasca, non su altri finanziamenti), tutto questo casino non sarebbe successo. Claudio

  5. Davide says:

    Mi perdoni Claudio, ma ritengo che tale analisi non sia corrispondente alla realtà. La crisi è dovuta sostanzialmente all’insolvenza dei mutuatari subprime. Se la si guarda da un lato abbiamo persone che prendono soldi a prestito per comprarsi la casa (dimostrando poi di non poterselo permettere), dall’altro abbiamo banche ed altre istituzioni finanziarie (in primis le semistatali Fannie&Freddie, che controllavano il 50% di tale mercato) che hanno prestato tali fondi sottovalutando il rischio cui si esponevano. Non abbiamo nessuno che cerca di “moltiplicare” i propri risparmi. Gli unici derivati che si possono considerare coinvolti sono i credit default swap, il cui scopo era fondamentalmente di assicurare il rischio (fortemente sottovalutato) di insolvenza di questi mutuatari. Anche in questo caso, chi li ha emessi sono le banche (o meglio, persone all’interno delle banche che si sono assunte un rischio del quale non avrebbero poi dovuto rispondere personalmente, coadiuvate in questo da analisi rivelatesi sbagliate delle agenzie di rating), ed i risparmiatori non c’entrano nuovamente niente. I risparmiatori non emettono cds. I risparmiatori, al massimo, hanno comprato questi mutui cartolarizzati in prodotti venduti come a basso rischio, e pertanto caratterizzati da bassi rendimenti (nessuna “moltiplicazione” nè avidità). Prossimamente sentirà parlare di questi, quando scopriranno che nelle loro tranquillissime e poco redditizie polizze c’erano strumenti di questo tipo.
    L’andamento negativo dei mercati non è la causa della crisi, nè è la conseguenza, ne rispecchia gli effetti (il valore di mercato delle banche crolla perchè i debitori non pagano, non il contrario), e chi per questo motivo perde soldi (magari tanti perchè ha rischiato di più usando i derivati) paga di tasca propria, senza scaricare i propri errori su nessun altro, come invece fanno debitori ed intermediari. Quindi non causa nessun problema al sistema.
    Anzi, possiamo semmai dire che il sistema si è rivelato fragile perchè fondato sul debito (e qui rientra in gioco la “generosità” della banca centrale) anzichè sul risparmio.
    Tutta questa ostilità verso gli strumenti derivati mi pare insensata, dato che solo una particolare categoria di essi ha un ruolo, peraltro secondario, in questa crisi.
    Le “scommesse sull’andamento dei mercati” risentono della crisi, ma non ne sono certo la causa. La causa sono proprio i “prestasoldi” che non hanno valutato correttamente il rischio di insolvenza e di svalutazione dei beni immobili dati a garanzia.
    Cordiali saluti.

  6. broncobilly says:

    “… l’Europa è in realtà messa meglio perché le nostre banche sono ancora in gran parte banche commerciali…”

    Ma il mio era appunto un paradosso per mostrare l’ inaccettabilità della tesi, prlomeno come esposta all’ inizio dell’ articolo, e cioè quella secondo cui:

    “i mercati finanziari dimostrano una verità paradossale…: i grandi disastri non nascono dai debiti, ma dal risparmio…”

    I grandi disastri causati dal risparmio!?

    Se fosse vero quanto detto sarebbe assurdo ritrovarci con un’ Europa “messa meglio” visto che la propensione al risparmio “affligge” l’ Europa moltopiù che gli USA. Mi limitavo a far notare questo pur non essendo molto d’ accordo neanche sul resto. Grazie di tutto comunque.

  7. Redazione says:

    Per Davide ( ma anche Broncobilly). Mi rendo conto di aver violato un tabù: quello della santità del povero risparmiatore. In realtà la finanziarizzazione del capitalismo, che tutti riconoscono essere la causa profonda della crisi, è (naturalmente) legata e originata dall’esistenza di un risparmio, che vuole crescere e si rivolge per questo alle banche. Il risparmio (come le altre pulsioni) non è in sé nè buono nè cattivo: diventa però demoniaco (come ha intuito, a suo modo, Pound ne: Lo sterco del demonio), quando viene catturato dai miti faustiani della finanza del momento. Questi (come: “una casa per tutti” dell’America da Clinton a Bush), lo divorano e trasformano in insolvenza e debito, prima o poi destinato ad emergere, scompensando gli equilibri economici esistenti.
    Cosa è successo? Che un americano i cui risparmi consentivano l’acquisto di una casa da X $ chiedeva /veniva convinto a chiedere una casa da X per tre $. E accettava, immaginando così di triplicare il valore dei suoi averi/risparmi (certo attraverso un debito, camuffato però da finanziamento garantito, che garantito non era affatto). X ce li metteva lui, X per 2 li metteva la banca, riprendendosi i soldi attraverso cartolarizzazioni, obbligazioni strutturate e derivati. Quando i mercati non hanno più assorbito la carta straccia, sostitutiva dei premi non pagati dai risparmiatori / neo proprietari, è scoppiato il finimondo. Le differenze tra cartolarizzazioni, obbl. strutturate e derivati sono technicalities, importanti ma secondarie rispetto alla mia tesi. Che non è di tecnica bancaria, ma psicologica: la crisi è originata dalla cupidigia del risparmio, provocata e amplificata da quella della finanza dedicata appunto alla gestione del risparmio (meno colpevole, invece, quella che si dedica all’industria). I danni originati dall’alleanza tra risparmio e finanza vengono poi pagati dall’intera collettività.
    Gli effetti distruttivi degli aspetti divoranti e distruttivi di un risparmio di energie non governato dal buonsenso e dall’affettività vengono poi dimostrati (come accennavo nell’articolo), nell’osservazione psicologica. Ma questo è un altro discorso. Ciao a tutti, Claudio

  8. broncobilly says:

    Certo che è una critica originale. Finora chi si opponeva al “sistema” lo faceva additando al consumo. Gli incentivi al consuno sono molteplici e vanno dalla pubblicità (consumismo), al sistema creditizio (se il credito è facile non occorre risparmiare), al sistema fiscale (l’ iposta sul reddito colpisce i frutti del risparmio – interessi – esentando quelli del consumo – godimento). I politici, sempre in prossimità di qualche elezione, non fanno che incitare ai consumi per generare dei fuochi di paglia nell’ economia. La deflazione – che avvantaggia il risparmiatore – è sempre dipinta come un mostro da evitare in tutti i modi. Insomma, molti dipingono il turbo-capitalismo come un trionfo della cicala sulla formica. Mai avevo sentito che la prudente formica potesse essere la vera colpevole del misfatto.

  9. Redazione says:

    L’avida formica, magari un po’ drogata dal sistema delle comunicazioni, é attiva collaboratrice del disastro. Le bricioline da lei pazientemente raccolte sono le uniche provviste reali della turbofinanza, che mette in pericolo periodicamente le vere risorse del sistema, a cominciare dal lavoro e dall’intelligenza degli uomini. Claudio

  10. Davide says:

    Claudio, come giustamente dice le bricioline raccolte dalla formica sono le uniche provviste reali della “turbofinanza”, che se collassa è proprio perchè anzichè basarsi su queste bricioline si è basata sul debito, creato in massima parte dalle banche e dalla banca centrale (col suo stampaggio a pieno regime di dollari e col meccanismo della riserva frazionaria; non pensi che una banca per prestare denaro abbia necessariamente bisogno dei depositi dei risparmiatori: si può tranquillamente finanziare dalla banca centrale che “crea” i fondi necessari. Questa è una grossa differenza rispetto al sistema dei “prestasoldi” che esisteva un tempo).
    Il problema è il debito su debito (con alla base carta straccia), non il risparmio.
    Mi stanno bene le considerazioni psicologiche, ma voler dar la colpa all’avidità dei risparmiatori significa molto semplicemente ribaltare la realtà. E non ho nessun tabù sulla santità dei risparmiatori: ad esempio penso che chi è rimasto scottato dai bond argentini abbia fatto finta di non capire che ai molti maggiori rendimenti (che cercava) corrispondeva un maggiore rischio. Ecco, questo esempio mi pare che si adatti molto di più al profilo psicologico che ha descritto, quello del “risparmiatore avido che vuole moltiplicare i risparmi”. Come vede, però, in tale occasione il risparmiatore “avido” ha pagato di tasca sua i propri errori, senza causare danni ad altri od al sistema stesso, che infatti non ne ha minimamente risentito.
    Ma la situazione attuale è molto molto diversa.
    Cordiali saluti

  11. marco baldassari says:

    Claudio, non so chi siano state le tue fonti, ma il tracollo del sistema finanziario americano per non dire mondiale, deriva da un esasperato ricorso al debito, unito alla messa in circolazione di titoli derivati (dunque intangibili) il cui valore viene determinato in funzione del valore di altri titoli sul mercato.

    In pratica, per spiegarlo in modo divulgativo, si sono messi sul mercato dei titoli (paghero’) senza che questi avessero a garanzia di pagamento dei veri beni vendibili, ma soltanto note di debito. Ovvero non c’erano risparmi sufficienti a bilanciare l’enormita’ del debito circolante. Nessuno sa calcolare l’enorme massa di titoli derivati esistenti sul mercato.

    Anche lo shortselling ha dato un contributo determinante, con i cosiddetti Hedge Funds, che vendono allo scoperto i titoli destinati a perdere di valore. Il titolo viene venduto prima di comprarlo…

    Insomma, e’ stato l’esasperato ricorso al debito il vero problema dell’insolvibilita’ di questi titoli. Facciamo il caso dei mutui: soldi prestati per comprare beni il cui valore cresceva sempre, nel momento in cui il costo del denaro e’ aumentato, hanno reso impossibile il pagamento delle rate e l’immissione sul mercato di un numero sempre crescente di beni acquistati con quei mutui… facendo crollare il valore di quei beni che erano posti a garanzia dei mutui.

    La stessa identica cosa era avvenuta in giappone circa 15 anni fa, proprio per i debiti contratti a fronte del valore di case gonfiato.

    Ora dopo la sbronza del mercato a debito e a rate, sta riprendendo terreno l’economia reale, che possiede beni di valore stabile.

    Insomma, finisce l’era del debito e ritorna l’era economica del risparmio e della redditivita’ reale. I pezzi di carta tornano a non valere nulla.

    La perdita del risparmio ha un effetto devastante sulla psiche, nonostante tutta la generosita’ che si e’ avuta, non puoi vivere se tutto quello che fai non ha un ritorno economico. Non tutto puo’ essere donato, altrimenti di che vivi?

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