L’abuso dei bambini nelle manifestazioni contro l’autorità

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 ottobre 2008, www.ilmattino.it

Di fronte a fatti di sangue, a malversazioni di vario tipo, all’indisciplina automobilistica, o alla sporcizia urbana, o ferroviaria, tutti protestano contro lo smarrimento del senso di autorità, dell’ordine, del rispetto degli altri. Pochi, però, riflettono su come autorità, rispetto e ordine si formino. Così quando le maestre, o i genitori, mettono al collo dei bambini cartelli contro il ministro dell’istruzione, e li schierano davanti ai fotografi, pochi sembrano stupirsi.
Eppure pochi gesti minano la possibilità delle nuove generazioni di sviluppare rispetto per gli altri, e senso dell’ordine e dell’autorità, come l’utilizzo mediatico e politico dei bambini contro i rappresentanti del potere. Tanto più se l’autorità contestata è il ministro cui la legge affida l’istruzione e formazione dei giovani.
Cominciamo dallo sviluppo del rispetto, che in questo caso è, innanzitutto, quello verso i giovani e dei bambini. È rispettoso verso di loro schierarli in piazza con i cartelli appesi al collo e offrirli alle golose riprese di fotografi e cameramen? La loro privacy non vale nulla, al contrario di quelle dei figli minorenni dei vip, il cui volto viene accuratamente schermato? E perché l’immagine dei figli dei genitori narcisi, o degli allievi delle maestre spregiudicatamente decise a utilizzarli nelle loro rivendicazioni sindacali, non è protetta da nessuno? Cosa ne pensa il garante della privacy?
Molti analisti sanno bene che una foto, o una ripresa televisiva, venduta da un genitore vanitoso, o bisognoso, è poi all’origine di disturbi dolorosi, e cure difficili e complesse. Queste manifestazioni dunque sono innanzitutto lesive del più elementare rispetto umano verso i bambini che dicono di difendere. Per farlo davvero, dovrebbero rinunciare a utilizzare i loro volti, i loro occhi, le loro espressioni, ora usate come manifesti.
Quei bambini sono persone, prima che strumenti di battaglia politica.
Ma i loro insegnanti, o genitori in marcia, sembrano non saperlo. Non protestino se più tardi i ragazzi dimostreranno ai grandi la stessa mancanza di rispetto oggi usata verso di loro. Queste manifestazioni, inoltre, lanciate oggi contro Mariastella Gelmini come ieri contro Letizia Moratti, pongono le basi di un grave conflitto tra la personalità in formazione del bambino e il principio d’autorità. Quando gli insegnanti coinvolgono gli alunni nelle loro dimostrazioni di protesta, trasmettono loro, infatti, un’informazione esplicita: l’autorità non ha valore (è «ignorante», dannosa, «Gelmini mangia i bambini» – è scritto sui cartelli), va combattuta. Si tratta, però, di un messaggio «schizogeno», che tende a dividere la personalità, visto che gli stessi insegnanti rappresentano l’autorità verso i bambini.
L’ordine normativo viene così scisso in due (governo da una parte e insegnanti dall’altra), dunque indebolito, a favore di chi dispone fisicamente dei bambini (gli insegnanti) e a danno del ministro da cui il potere degli insegnanti dipende.
Al bambino viene poi fatto credere di detenere informazioni, capacità di giudizio e un potere, che non possiede: si tratta di un messaggio narcisistico, molto dannoso per la personalità. Le opinioni dei bambini non possono in realtà influire su decisioni governative, né valutarne la portata: rendere gli alunni consapevoli dei loro limiti sarebbe più educativo.
Portare i piccoli in piazza costituisce invece, tecnicamente, un abuso fisico e psichico nei loro confronti, realizzato attraverso la manipolazione delle loro opinioni e delle loro immagini, utilizzate nell’interesse personale degli adulti.

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4 Responses to L’abuso dei bambini nelle manifestazioni contro l’autorità

  1. Condivido quanto scrive. Con mio marito la cosa che più ci colpiva di queste proteste contro la riforma Gelmini (al di là dei contenuti che posso essere giusti o sbagliati) era appunto l’indiscriminato uso dei bambini (oltre alle modalità violente di protestare). Giusto che sia garantito il diritto di sciopero, di espressione anche attraverso slogan e manifestazioni. Ma anche a questo dovrebbero essere posti i limiti del vivere civile e della decenza e soprattutto del rispetto di chi è innocente. Il che mi fa pensare che, se non si ha la sensibilità di rispettare le persone che si proclama a gran voce di voler difendre, le motivazioni delle proteste siano principalmente economiche. Non ci si può vestire a lutto davanti ai propri studenti, anche se si avesse ragione al 100% sulla sostanza, è un fatto davvero grave. O, come dice lei, esibire i bambini alle manifestazioni. Per noi è pura e semplice strumentalizzazione. Come venne fatto ai tempi del referendum contro la legge 40 (ripeto, giusti o sbagliati che siano i contenuti).
    A presto.
    Fioridiarancio

  2. Fabia says:

    Sono d’accordo con quanto scritto da lei e volgio mettere l’acento su fatto che da qui ad un paio o più anni, si usano i bambini per qualunque manifestazione e sarò forse “violenta” nel paragone, questo lo vediamo al peggio quando se li usa per evitare bombardamenti o altro…..e poi si viene a dire che siamo interessati ai bambini, al loro futuro, al loro “bene”.
    Credo che ci sia un interesse scarso al rispetto per l’infanza e dovremmo smettere di additare gli altri stati di quello che si fa’ in casa propria !
    Fabia

  3. armando says:

    Durante il fascismo il regime portava in piazza i “balilla”. Durante il comunismo c’erano i “giovani pionieri”. Esempi di irreggimentazione di regime a favore dell’autorità costituita. Oggi sono le maestrine e alcuni genitori (?) che portano i bambini in piazza strumentalizzandoli questa volta contro l’autorità. In un caso e nell’altro viene fatta loro violenza, immettendoli in cose più grandi di loro. Regimi autoritari o democratici, il risultato non cambia.
    armando

  4. Daniele says:

    Caro professore,
    dove vivo io, a Roma, Centocelle, ultimamente contro il Governo sono spuntati manifesti con l’immagine di un bambino sui 4-5 anni, che alza il dito medio, firmato Anarchici. E’ troppo. Non si usa l’immagine di un bimbo/bimba per una lotta politica. E’ abuso anche della grazia del bambino, è come portarlo a gridare parolacce a un comizio. Non è giusto. Ecco cosa fanno i progressisti più feroci.

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