Ritorno a casa dal mondo globale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 27 ottobre 2008, www.ilmattino.it

La globalizzazione non è finita, ma la crisi economica mondiale l’ha fortemente rallentata. Ciò cambierà probabilmente le nostre vite individuali. In tempi «globali» infatti, proiettati sul mondo, si tende a guardare sempre più all’esterno, al lontano; al diverso e distante. Nelle epoche in cui lo sguardo si limita, l’uomo riscopre invece con stupore l’interesse di ciò che ha più vicino: il proprio territorio, la propria città, ma soprattutto la famiglia e quelli che sono gli affetti di sempre.
Non accade oggi per la prima volta: espirazione e inspirazione sono i due movimenti fondamentali della vita dell’uomo, e della sua storia. All’impero romano, epoca di espirazione «globale», successe l’inspirazione introspettiva del Medioevo; e ciò si ripete periodicamente, in modo più o meno evidente.
Persino durante una singola vita umana, momenti di inspirazione, di ritorno all’orizzonte più vicino succedono a quelli di espirazione globale. Nel biennio successivo all’11 settembre, per esempio, i commerci internazionali si contrassero drammaticamente, così come i viaggi intercontinentali. Poi gli uomini ritornarono a guardare lontano.
L’avvicendarsi di questi tempi ed orientamenti diversi però, non va vissuto solo come l’effetto di una crisi, ma anche come un’opportunità, una risorsa. Come i mesi invernali, durante i quali la terra trattiene il suo calore, per preparare il risveglio primaverile. Per vivere appieno e con equilibrio infatti, occorre padroneggiare bene entrambi questi saperi. Quello solare, estivo, quando le forze della terra si sollevano nel cosmo, e quello chiaroscuro, invernale, quando si trattengono nei luoghi abituali. Fermarsi ad uno solo di essi, infatti, limita, e predispone a precise patologie.
Il manager della multinazionale, con i suoi continui viaggi intercontinentali, perde il contatto col territorio, con gli affetti stabili, e quindi anche con la terra, con la realtà, come ha ben dimostrato il disastro provocato dal tipo di finanza astratta, e «derivata» (non rappresentativa di dati reali), da lui inventata. Problemi simili affliggevano anche il marinaio protagonista dell’imperialismo commerciale dell’occidente nel sette – ottocento; aveva una donna in ogni porto, ma perdeva la relazione con la casa ed i figli.
Gli attori globali rischiano di smarrire la strada di casa. La crisi, cui sempre porta il carattere astratto delle utopie mondialiste, ci ripresenta invece uno sguardo diverso, capace di correggere le storture precedenti. L’obbligatoria rinuncia all’appartamento nel grattacielo di Dubai ci aprirà gli occhi sulla bellezza del giardino di casa, la dispendiosità della frutta esotica ci insegnerà a coltivare quella domestica. La mancanza di denaro aiuterà anche i più confusionari a separare la sessualità dal turismo. Ed a vedere che la prima si arricchisce degli affetti più intimi, personali, dell’approfondimento introspettivo, mentre il secondo riguarda l’estroversione, la scoperta del mondo, e non impegna né il nostro corpo, né il nostro cuore.
Così, lentamente, i due tempi che si alternano, quello dell’abbondanza globale e quello della parsimonia domestica, curano ognuno i difetti e le patologie dell’altro. Il respirare col mondo distoglie la nostra visione dalla chiusura locale, coi suoi rischi di avarizia e ipertradizionalismo. Il successivo «ritorno a casa», dopo i grandi falò di ricchezze e di energie delle utopie globalizzate, consente poi di ricentrarci sulla nostra storia e le nostre capacità. In francese: «reculer pour mieux sauter», un passo indietro per saltare meglio al prossimo giro.

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5 Responses to Ritorno a casa dal mondo globale

  1. anton says:

    bellissimo questo articolo, riempie il cuore di speranza e ottimismo. sarebbe bello che lo leggessero anche i giovani nelle scuole, o per le strade, per i quali forse il futuro appare davvero confuso. ma questa lettura aprirebbe con calore i loro cuori. e rasserena anche i nostri. grandissimo! anton

  2. Claudia Capitani says:

    Sperando di non andare fuori tema dicendo questa cosa, perché mi sembra che questo “alternarsi delle stagioni” non riguardi soltanto l’economia ma anche l’essere umano.
    Io apprezzo moltissimo il prof. Risè, ma mi trovo in seria difficoltà quando scrive a proposito dei rapporti affettivi, perché (se non ho capito male) mi sembra che li consideri come un alternarsi di momenti di distacco e di riavvicinamento (anche leggendo quest’articolo, in cui ne fa cenno). E probabilmente la realtà è proprio questa, l’incostanza caratterizza l’essere umano; gli entusiasmi sono di breve durata, gli interessi verso cose e persone svaniscono in poco tempo e ciò che si ha non lo si desidera che per pochi istanti. Mi viene in mente il Menalive di Chesterton, un uomo che fa il giro del mondo per arrivare a scoprire che il posto più bello del modo è casa sua. O anche il figliol prodigo, che manda in malora i suoi averi e se stesso per poi tornare. Ma mi chiedo: quanto tempo Innocent Smith sarà rimasto a casa? E il figliol prodigo, dopo aver festeggiato con il vitello grasso, non sarà stato forse ripreso dalla stessa smania di trovare di meglio altrove?
    Nella parabola, però, si parla anche di un altro figlio. E io, che sono più simile a quello, non riesco ad accettare l’incostanza, il continuo volgere lo sguardo altrove. Come si può sopportare, come spettatori pazienti, l’andirivieni dell’affetto della persona amata?

    Claudia

  3. angelmclove says:

    VELTRONI LEADER DI UN POPOLO NON COESO

    ne parlo nel mio blog

    angelo d’amore

  4. Mi sento molto vicina al commento di Anton al numero 1. Sono più pessimista sull’economia e sulla società in generale, mi auguro di cuore che vada come dice lei, anche se capisco che sta all’individualità di ciascuno la capacità di cogliere e far tesoro di questi aspetti.
    Grazie ancora.
    Fioridiarancio

  5. paolo says:

    La diastole e la sistole.Nella diastole non c’è energia da dare,c’è solo energia da acquisire.Nella sistole c’è solo energia da dare,non c’è energia da acquisire.L’energia scorre nel sangue,”è”il sangue.Ad un movimento che accoglie segue un movimento che espelle.E’ così per il cuore,e lo è per le onde del mare.Che bello riportare la sociologia (e la società) nel solco della Natura.Anche questo è wilderness.
    Paolo

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