Fine dell’abbondanza, e dell’esibizione

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 novembre 2008, www.ilmattino.it

Negli ultimi giorni le piazze italiane sono diventate teatro di vari tipi di proteste. L’osservazione della psiche, del profondo, mostra però una tendenza diversa da ciò che appare all’esterno e viene ripreso dai telegiornali. Quella non di esporsi, ma piuttosto di ripararsi, non di gridare, ma di ascoltare con attenzione i segnali dell’ambiente circostante, per capire cosa sarà meglio fare. Del resto questa tendenza, più cauta, è in sintonia innanzitutto con la stagione: l’autunno. Un tempo che alla psiche umana suggerisce più volentieri rientri in casa, anziché discese in strada.
Certo, ci fu anche l’«autunno caldo» del 1969. Ma fu l’ultimo frutto importante della «primavera del ’68», e sarebbe comunque finito in tutt’altro modo se non avesse coinciso con un periodo di sviluppo economico, dei commerci e dei consumi, che convinse tutti ad accettare ogni richiesta avanzata dalle piazze e dalle organizzazioni sindacali e studentesche.
Nell’espansione, tutto cresce: richieste e concessioni. Ci si azzuffa, ma lo spirito del tempo lo prevede e lo consente.
Il clima di oggi è diverso, e forse le manifestazioni psicologiche individuali lo chiariscono meglio della politica. Le crisi di panico, i disturbi alimentari, le manifestazioni depressive sono il sottotesto (letto da pochi) che spiega anche i sussulti e i cambiamenti della politica.
L’inconscio collettivo, prima ancora che i media, ci informa che l’abbondanza è finita.
Viviamo un tempo di contrazione: ciò produce un nuovo clima emotivo, e disponibilità e paure del tutto diverse dai decenni precedenti. L’enorme distruzione di ricchezze realizzata sulle Borse e nei mercati negli ultimi mesi ha soltanto reso visibile un fenomeno che in realtà si stava producendo già da un pezzo. La grande espansione dell’ultimo trentennio del Novecento, per l’Occidente, era finita da tempo, sostituita dai giochi di prestigio della finanza più spregiudicata.
La realtà, oggi, è che i figli avranno meno denaro dei genitori, e ne sono perfettamente consapevoli. Lo sviluppo dei loro redditi dovrà reggere la concorrenza dei loro coetanei del resto del mondo, e chiederà loro tenacia e competenze ben più salde e profonde di quelle detenute dai loro padri.
I grandi fenomeni di euforia collettiva della fine del Novecento, la «rivoluzione sessuale», la generalizzazione nell’uso di droghe, il libertinaggio eletto a sistema hanno da tempo esaurito la loro carica dirompente e sopravvivono solo come prodotti mediatici destinati alle categorie meno favorite e provviste di denaro o di istruzione.
Quella ormai ufficialmente inaugurata dai grandi crac economici dell’ottobre scorso sarà un’epoca completamente diversa da quella che l’ha preceduta. La ricerca di competenze autentiche prenderà necessariamente il posto dell’immagine, l’abilità di saper vivere con poco prenderà il posto dell’esibizione dello sperpero del molto, la solidità affettiva sostituirà la celebrazione dell’effimero.
Questo capovolgimento di valori e di abitudini non avverrà per un sussulto moralistico ma, come sempre nelle manifestazioni psicologiche che poi si traducono in costumi e processi economici, per necessità vitali. Non ci sono più soldi da sperperare, ed è urgente ricostituire competenze e saperi, scientifici ed economici, per competere con il resto del mondo. Inoltre, le civiltà si costruiscono su strutture affettive solide, e si dissolvono sui rapporti troppo «leggeri»: l’inconscio collettivo lo percepisce, e reagisce di conseguenza.
Un’altra epoca comincia. Per ora non in piazza, ma nelle case e nelle coscienze delle persone.

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3 Responses to Fine dell’abbondanza, e dell’esibizione

  1. Grazie per questo articolo, che come sempre scava in profondità.
    La sfida più grande, credo, è quella cui si fa cenno, quella cui sono chiamati a rispondere i più giovani. “Noi la crisi non la paghiamo” è il grido disperato che abbiamo sentito nelle piazze. Eppure parliamo di generazioni che, soprattutto in Italia, sono state fortemente tradite, per decenni, dalla classe politico/burocratica. Da precedenti generazioni “usuraie” (nel senso poundiano dell’avidità che si disinteressa delle conseguenze sociali). Parliamo di giovani insegnanti cui è stato fatto credere che la scuola fosse una fabbrica di posti di lavoro, ed oggi sono loro a pagare (mentre i 68ini che nella scuola ci sono da tempo e si sono sempre opposti ad ogni riforma hanno il posto di ruolo).
    Parliamo di una generazione “senza padri”, e quindi forse debole, ma anche fortemente animata dal “desiderio (il sentimento della mancanza) di padre”. Una generazione ancora esclusa ed ordinariamente colpita, da chi, nel disastro economico, ancora difende il “diritto” alla pensione precoce, e sacrifica tutto sull’altare del “posto fisso”.
    Speriamo che i ragazzi sappiano fare le scelte giuste, che non sono quelle “rivendicazioniste”.
    C’è una necessità vitale di maggiore libertà.

  2. Daniele says:

    Anche d aun punto di vista astrologico, questo è visibile: stiamo per lasciare il periodo di Plutone in Sagittario (vi è entrato nel 1995 circa), per entrare nel periodo di Plutone in Capricorno. Il Pianeta generazionale, che negli anni ’70 aveva toccato la Bilancia (attenzione al Sociale, Umanesimo, intellettualismo) e negli anni ’80 lo Scorpione (Aids, Guerra del Golfo, l’emergere di diverse forme di Spiritualità e di approccio al Sesso), è stato per svariati anni in Sagittario, Segno di Sintesi, di Libertà e di approssimazione (nonché di Religione, tant’è che s’è posta la questione del fondamentalismo). Ora si prepara ad entrare in Capricorno, Segno di Coerenza, di Potere strutturato, di Maturità.

  3. Mauro says:

    Mi permetto di far notare che i segni zodiacali non esistono (sono solo delle illusioni ottiche, nonché delle credenze popolari), non fosse altro per il fatto che l’Universo è in espansione. Gli unici corpi celesti che hanno influenza su di noi sono il Sole, che ci dà la vita, e la Luna, che oltre a “tirar su” le maree, rallenta la rotazione terrestre e quindi influisce sulla durata delle giornate. Non solo: la Luna influisce anche sull’inclinazione dell’asse terrestre.

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