Il tradimento, lo psicologo e il Cardinale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 dicembre 2008, www.ilmattino.it

Il tradimento coniugale sta perdendo interesse. È anche un effetto delle crisi economiche, come il crollo nella domanda di prostitute/i, e di pornografia in generale. Comportamenti divenuti meno attraenti non solo perché ci sono meno soldi ma soprattutto perché tutti hanno altro a cui pensare.
Della caduta di prestigio del tradimento fa parte anche la sdrammatizzazione datane dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha invitato il coniuge tradito a tollerare e perdonare. Si tratta naturalmente di una posizione non nuova: il perdono è da sempre al centro della vita cristiana. Finora però, nelle posizioni pubbliche, la Chiesa aveva messo sempre al primo piano la condanna del tradimento, non il perdono per chi lo compie. E poiché di solito la Chiesa ha molto saldamente il polso dei comportamenti del suo gregge, questa tolleranza più esplicita significa probabilmente almeno due cose. Da una parte che vescovi e pastori si stanno accorgendo che il tradimento è un comportamento in via di indebolimento, che ha perso molta della sua carica eversiva. Dall’altra che ci sono comportamenti e situazioni oggi più pericolose, per l’individuo e per la famiglia.
Qualcosa di simile, insomma, a quanto risulta anche dagli incontri psicologici, e psicoanalitici. Non che non si tradisca più: l’infedeltà nei confronti del partner, sia nei fidanzamenti che nelle coppie di fatto o nel matrimonio, è certamente elevata (anche se non sappiamo esattamente quanto fosse diffusa già prima, quando non si praticavano ancora le rilevazioni statistiche dei comportamenti intimi). La sua diffusione, però, tende a diminuirne l’intensità emotiva e sentimentale, ad abbassarla al rango di merendina, di sigaretta fumata quando si è deciso di smettere, insomma di consumo come un altro, spesso riconosciuto come tale da chi lo adotta.
Anche il presidente della Commissione episcopale italiana, del resto, tende a presentare il tradimento un po’ come un consumo, utilizzato ampiamente per via dell’offerta particolarmente vasta. Infatti scrive nella sua lettera pastorale: «Le occasioni di altre sponde disponibili, che promettono emozioni nuove sono presenti ovunque». È quindi relativamente facile coglierne una, ma non è certo il caso, secondo il cardinale, ma anche secondo molti psicologi, di mettere sullo stesso piano il tradimento e la famiglia, e mandare in aria la seconda perché si è verificato il primo, mangiando la merendina, eccitante ma indigesta.
Il vero problema, per lo psicologo (ma anche per molti cardinali), è piuttosto un altro. Vale a dire la difficoltà, sempre più diffusa tra uomini e donne, di appassionarsi davvero all’incontro con l’altro, di prenderlo sul serio, di metterci tutto il proprio cuore. Nel gergo psicologico, si descrive questa situazione dicendo che sempre meno persone sono capaci di una «relazione oggettuale», di vedere cioé l’altro come un vero oggetto d’amore. È una difficoltà caratteristica delle forme narcisistiche (oggi le più diffuse), dove si è interessati solo a se stessi e sostanzialmente incapaci di un vero incontro.
Infatti, il tradimento-merendina accompagna il più delle volte un matrimonio di cui si è stufi, perché vissuto come non abbastanza exciting e appagante, troppo impegnativo, e poco di intrattenimento.
Entrambi, tradimento-merendina e matrimonio-mamma, dove l’altro dovrebbe porgerci costantemente il seno, sono il prodotto di un’idea dell’amore fast food, pieno di sostanze eccitanti aggiunte, di veloce consumo, e basso costo.
Ecco perché il tradimento non va drammatizzato. È l’incapacità di amare il vero problema.

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6 Responses to Il tradimento, lo psicologo e il Cardinale

  1. Claudia says:

    Ecco, un’altra cosa bellissima che ho subito girato a varie persone. Ai miei colleghi di ufficio, poi, ho pensato di fare questo regalo di Natale: l’indirizzo internet di questo sito, scritto su un biglietto di auguri. Secondo me non è una cattiva idea, personalmente quel che leggo qui non lo trovo da nessun’altra parte, è un punto di vista, su tanti argomenti, veramente fuori dal coro e in cui è quasi impossibile non avvertire una corrispondenza.
    Auguri a tutti
    c

  2. paolo says:

    Vero.Le generazioni di uomini e donne che non sono più tra noi verosimilmente tradivano.Per amore,per bisogno di esperienze sessuali più appaganti,per altri motivi statisticamente forse meno rilevanti.Certamente non mettevano quasi mai in discussione la famiglia.Gli uomini facevano attenzione a non farsi scoprire,per non addolorare la moglie e i figli (oggi chi tradisce spesso lo esibisce al bar come un trofeo),per non apportare un elemento di crisi alla stabilità della famiglia,preservata come un valore in sè,indipendentemente dalla propria “debolezza”.Le donne,anche se sapevano di essere state tradite,restavano al loro posto,per non disgregare la famiglia,magari attendendo che il marito tornasse sui propri passi.Quando a tradire erano le donne il fatto era ancora più “segretato”,perchè il marito avrebbe potuto commettere un crimine d’onore (questo accadeva anche per le donne ma in misura grandemente inferiore).Si copriva tutto per tutelare la famiglia.Oggi invece sono più frequenti gli abbandoni del tetto coniugale e le separazioni senza il tradimento sessuale.Siamo meno pulsionali e più orali (e anali),più narcisisti,sentiamo meno il valore del sacrificio (quindi facciamo meno figli)e della responsabilità (quindi si compromette la famiglia con minore senso di colpa).Ho in mente l’immagine di lei,l’amante d’altri tempi,sulla tomba di lui,l’amato,con le lacrime e senza fiori,quando tutti i parenti se ne erano andati e il cimitero stava per chiudere.Uomini,donne.Che sapevano dell’amore proibito ma sapevano ancora di più della famiglia da salvare.
    Paolo

  3. Claudia says:

    Infatti. Io penso che ciò che ci salva – noi come persone e il nostro matrimonio – non sia la sicurezza della fedeltà dell’altro/a (che non si può mai avere fino in fondo e ci si può anche impazzire), ma la certezza di un bene più grande nei nostri confronti, la fiducia nel Creatore che è l’unico bene perfetto che esiste, che non tradisce e non abbandona. E sperare e chiedere che questa certezza porti come conseguenza l’accettazione dei limiti altrui, del bene imperfetto del proprio compagno/a. Anche se tutto ciò non elimina il dolore del tradimento, ma perché il disgusto non vinca su tutto.
    Io non vedo altre strade che impediscano alle persone di deludersi a vicenda e abbandonarsi, solo questo sentirsi “amati prima” – per quanto difficile da capire e sperimentare – può salvare l’accoglienza dell’altro nel proprio cuore e non appena sotto il proprio tetto.
    c

  4. Redazione says:

    Anch’io sento questo. La cacciata del padre rende tutti dei disperati Narcisi!
    Grazie Claudia,
    Claudio

  5. Luigi Murtas says:

    Non credo che il cardinale minimizzi il disvalore dell’infedeltà coniugale. Egli invece ribadisce una posizione già presente nella Chiesa (basta rileggersi il codice di diritto canonico e il direttorio di pastorale familiare, ma si potrebbe citare altro).
    Il tradimento delle promesse matrimoniali è ovviamente materia gravissima di peccato, è un peccato mortale, merita l’inferno se non è seguito da sincero pentimento. E,oltre a questi aspetti di “foro interno”, l’infedeltà è uno dei casi in cui è permesso il ricorso alla separazione (s’intende con permanenza del vincol, trattandosi di matrimonio sacramentale),il che conferma la gravità del fatto.
    Ma è un bene altrettanto importante quello dell’unità della famiglia, soprattutto – ma non solo – in presenza di figli minori. Quindi il coniuge che, pur legittimato a separarsi, sceglie di non farlo, compie un atto altamente meritorio e vive in grado eroico la propria fedeltà coniugale. In grado eroico significa che sta compiendo un atto che ordinariamente non gli (o le) può essere preteso come dovere, che supera la misura della giustizia e anche della carità ordinaria.
    E’ insomma un invito alla santità “da altare”, canonizzabile. Il coniuge che si eleva a questi livelli di perfezione aiuta tutti i cristiani e la società a fare altrettanto non solo in campo coniugale.

  6. Roberto L. Ziani says:

    A me pare che l’uscita cardinalizia s’inquadri nel disperato tentativo di contrastare i troppi divorzi, parte dei quali è causata da incompatibilità sessuali e infedeltà. Ecco l’appello a chiudere un occhio sul tradimento.
    “Parte dei quali”, dicevo, certo. Infatti questa politica non otterrà granchè, temo.

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