Riapriamo la caccia agli eroi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 dicembre 2008, www.ilmattino.it

Nell’attualità l’eroe è passato di moda. Di gesti eroici ce ne sono ancora molti, ma vengono liquidati dai media in poche righe. Il loro posto è oggi occupato dai colpevoli, i veri eroi del nostro tempo, di cui tutti parlano con interesse, e dalle loro vittime, anch’esse molto seguite. Come mai i «cattivi» e i loro misfatti risultano tanto più interessanti dei buoni?
Dietro questo fenomeno ci sono molte ragioni, di natura assai diversa. Una è che mentre il buono genera, in chi ne parla o ne ascolta, un senso di inferiorità («non riuscirei mai a fare come lui»), il malvagio o presunto tale ci gratifica, permettendoci facilmente di sentirci superiori. Quante mamme negligenti, e discretamente crudeli, si sono sentite sante leggendo le gesta dell’infanticida, e quanti imprenditori spregiudicati si vedono invece irreprensibili, leggendo le prodezze dell’indagato di turno!
Dal punto di vista psicologico, la pubblicità data al malvagio consente a ognuno di noi di «proiettare» su di lui le nostre parti più discutibili, senza andare troppo a vedere se non ci siano pagliuzze, o travi, anche nel nostro occhio. I linciaggi mediatici, i riti accusatori pubblici, sono amati anche perché inducono una sorta di purificazione collettiva. Come in gran parte delle narrazioni dei Vangeli, accusare il/la colpevole, è uno dei modi più popolari per allontanare da sé le proprie colpe.
È quello che il sociologo e filosofo René Girard ha chiamato il «meccanismo vittimario»: la creazione di vittime che venivano poi allontanate dalla comunità, come i «capri espiatori», cacciati fuori dalla città e spinti nel deserto, per rendere (o far sentire) puri tutti gli altri. Girard però pensa che con l’avvento di Cristo, che assume consapevolmente il ruolo della vittima innocente, dell’agnello sacrificale, la proiezione del male sugli altri finisca. Non mi pare che sia andata esattamente così.
La passione per le colpe degli altri, anzi, nell’era cristiana sembra addirittura aumentata, come sembrerebbe dimostrare anche lo straordinario sviluppo della legislazione penale all’epoca della modernità, che «dei delitti e delle pene» ha fatto una delle proprie principali passioni. Qui però occorre tener conto anche di un altro fenomeno. La modernità ha privilegiato la riflessione scientifica e tecnica rispetto a quella morale, che ha al proprio centro anche il problema del male, e che coinvolge considerazioni metafisiche, anche religiose, delle quali molti preferirebbero sbarazzarsi. Del male però, come di ogni altro grande aspetto della natura umana, non ci si può liberare. Se fingiamo di non vederlo, scacciandolo dalla riflessione cosciente, va nell’inconscio, da dove ritorna, fatalmente, sotto forma di proiezione sugli altri.
Il male che non abbiamo più voluto vedere in noi, immaginandoci «al di là del bene e del male», si è trasformato così nella passione modernissima per il «male degli altri», e delle loro sventurate vittime. Che sono poi molto spesso, nella presentazione del circo mediatico-giudiziario, gli stessi cattivi: persone a suo tempo violate nell’infanzia, soldati che hanno partecipato a episodi di tortura, o persone condannate per omicidio che si presentano a loro volta come vittime (tanto che il nostro è stato chiamato «il tempo delle vittime», come raccontano una psicoanalista e un avvocato nel libro omonimo, pubblicato da Ponte Alle Grazie). Uno scenario assai patologico.
E se provassimo a «pensare positivo», e ad occuparci dei mille eroi quotidiani? Certo più impegnativo, ma molto più sano.

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3 Responses to Riapriamo la caccia agli eroi

  1. Non ho ancora fatto in tempo a leggere l’articolo e me ne scuso. Scrivo lo stesso per augurare un sereno Natale a lei, alla redazione del blog e alle vostre famiglie.
    A presto.
    Fioridiarancio

  2. Pingback: Anna Vercors

  3. Roberto L. Ziani says:

    Verissimo. Recentemente si sono messi sotto processo praticamente tutti coloro che si presentavano o ci furono presentati come “eroi”, mostrandoci (con gran piacere da parte dei promotori di tali inchieste-fictions) che avevano scheletrini nell’armadio e debolezze assortite; e quindi pare quasi che la categoria sia demodé e tendenzialmente fantasiosa. Uno dei generi attualmente più gettonati nei films è prendere un eroe o supereroe e mostrarcelo insicuro, fallimentare, ecc.
    Vero è anche che nel corso delle ere molti si autoproclamavano eroi senza esserlo, però di qui a fare d’ogni erba un fascio…
    Personalmente, la vicinanza di individui affascinanti, lungi dal farmi sentire squallido, mi ispirava il desiderio di essere migliore.
    Benvengano quindi gli eroi, purchè però non siano artefatti e soprattutto non pretendano di raccontarceli ogni minuto di ogni giorno di ogni settimana, sponsorizzandoceli. Questo me li renderebbe, autentici o no, odiosi.

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