Costruire una vita felice nella forza elementare della vita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 gennaio 2009, www.ilmattino.it

I bravi ragazzi ci sono ancora. Le loro buone azioni, però, fanno notizia per un solo giorno, diventano un breve spot pubblicitario sul «bene», per lasciar subito spazio alle consuete celebrazioni dei soliti «cattivi e cattive ragazze» che, come dicono molte pubblicità: «Vanno dappertutto».
Come mai questo diverso trattamento del sistema di comunicazione, che a parole deplora il male, ma poi non si occupa granché di chi lo contrasta, non presenta la sua vita come esempio per gli altri? Prendiamo la storia di Ermir.
Diciassette anni, vive e studia al quartiere Laurentino di Roma, dove è arrivato dall’Albania 10 anni fa con la mamma, che ha potuto allora ricongiungersi al marito, meccanico. Ermir qualche giorno fa ha rischiato di farsi ammazzare per difendere un compagno, aggredito sul campo di basket del liceo da tre bulli con coltello e pistola. Un fendente gli ha perforato il polmone; è grave, ma ce la farà.
«Non potevo restare fermo e lasciarlo solo», ha raccontato uscendo dalla sala operatoria, «volevano fare del male al mio amico». Questa è la visione della vita del bravo ragazzo: il male da contrastare, il bene da favorire, gli affetti, come, appunto, l’amicizia, da mettere sempre al primo posto. Una visione molto semplice, netta, senza tante storie e tanti ragionamenti.
Anche se non la conosce, né ci pensa, un ragazzo così mette in pratica istintivamente l’esortazione di Gesù nel vangelo di Matteo: «Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il resto viene dal diavolo».
Forse è proprio per questa semplicità, così lontana dagli intorcinamenti pseudo psicologici dei trionfatori dei reality show, che il sistema delle comunicazioni punisce questi eroi di tutti i giorni, lasciandoli affacciare alla cronaca quando salvano la vita a qualcuno, ma poi condannandoli rapidamente al silenzio. Come si fa, infatti, a costruire una «tendenza» sulla semplice bontà?
Per fare tendenza ci vogliono (si pensa) cose complicate: bizzarrie sessuali, pettegolezzi, dispetti, carognate di cui i media possano parlare a lungo; raccogliendo testimonianze, personaggi di contorno; promuovendo consumi, gadgets, luoghi di ritrovo, meglio se un po’ ambigui e «maledetti».
Nel personaggio Ermir, invece, tutto questo manca. Qui non c’è nulla di superfluo, non ci sono optional. Una storia di autenticità: la lotta per la sopravvivenza nella povertà, il padre meccanico che viene da Durazzo a Roma, la famiglia che lo raggiunge, tutti che fanno la loro parte, con intelligente prontezza, e, di nuovo, senza far storie.
Ermir, per esempio, che è bravissimo a smontare e rimontare i motorini, per ora impara a scuola tutto quello che c’è da imparare, e poi farà l’ingegnere meccanico. Tutto semplice e lineare. Com’è caratteristico della forza vitale: una volta riconosciuta, e nutrita con gli affetti e le spinte elementari dell’esistenza (la fame, l’amore, la volontà di affermarsi per come si è), si sviluppa e si esprime. Il resto, il superfluo (che spesso è la materia prima dei commenti mediatici), qui manca del tutto.
Infatti, la forza è, da sempre, nelle cose, sentimenti e personaggi, semplici. «O sole mio», canzone tra le più amate e cantate in tutto il mondo, è semplicissima: «’O sole mio sta nfronte a te». Elementare, ogni innamorato lo pensa, da sempre.
«Non potevo restare fermo e lasciarlo solo, volevano fargli del male». Quintali di discorsi inutili polverizzati da un sentimento, e un comportamento conseguente. Persone così, fedeli alla forza elementare della vita, possono andare più lontano che da Durazzo a Roma: possono, con qualche rischio, costruire una vita felice.

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6 Responses to Costruire una vita felice nella forza elementare della vita

  1. Daniele says:

    C’è una bella scena nel film “Dracula di Bram Stoker” in cui Dracula (chi più Selvatico e romantico di lui?)esorta la protagonista ad accarezzare il lupo bianco che l’aveva spaventata e le dice, coccolando insieme a lei la belva: “C’è molto da imparare dagli animali….”. Un lupo ha lo Spirito dell’Onore e dell’Amicizia e della Forza consapevole negli occhi tranquilli. Non servono mai pretesti o mandati della Ragione per difendere un amico, o un valore, o la donna amata: i pretesti e i dibattiti servono solo a chi è tanto timido da aver bisogno del pretesto per agire. E purtroppo, spesso alla DOXA, all’opinion pubblica, tutto diventa dibattito prima che nobile Azione.

  2. Claudia says:

    Queste parole bellissime sulla semplicità mi fanno pensare a quanto, anche nell’amicizia, c’è spesso di superfluo. Di quante volte si perda di vista le cose fondamentali (che ci si voglia bene, che si tenga al reciproco destino) per dilungarsi sulle sciocchezze – e magari rompere il rapporto proprio per questioni del tutto secondarie. Poi il tempo fa il suo lavoro, lava via tutte le inutilità, resta la sola cosa importante: a te ci tengo. Il resto neanche me lo ricordo.
    c

  3. Daniele says:

    Ah, un’altro commento che m’è venuto in mente ora: io trovo che il Selvatico onesto, l’elemento genuinamente istintivo e naturale che scorre nei gesti autentici (Amicizia, Passione, Goliardia, Odio anche) sia molto più rappresentato da queste condotte che non da un venerare la Natura sì ma con l’occhio meccanicista di alcuni ambientalisti intellettuali. Cioè, Uomo di Natura non è colui che inquina meno, non necessariamente: Uomo di Natura è colui che agisce con spirito nitido, spartano, onesto, profondamente dal Cuore.

  4. Fabrizio says:

    Bellissimo articolo il ragazzo è veramente da ammirare..

  5. Daniele says:

    Professore, vorrei chiederle una cosa: ha notato che, ogni volta che c’è un caso di stupro, nessun notiziario, nessun numero verde, rosa o beige, nessun ente si fa carico di aiutare il fidanzato delle vittima (che è quasi più vittima della ragazza, quando viene chiuso nel bagagliaio o legato)? Nessuno lo intervista, nessuno ne parla, e il poveraccio non può nemmeno, come una volta, avvalersi di un duello, di uno scontro fisico per potersi cimentare, vendicare, farsi giustizia: no, tutti i nueri rosa sulla ragazza, i notiziari lo escludono, e deve solo ingoiare l’umiliazione, secondo questa strana società. Al massimo, magrissima consolazione, potrà fondare un’associazione da pacca sulle spalle alle donne maltrattate. Dov’è l’Uomo Che Difende La Sua Donna? Cosa si può fare secondo lei per ridare un ruolo all’uomo, che della donna è scudo e spada?

  6. Anch’io sono stato ancora una volta molto colpito dalla recente sequenza di violenze sulle donne. Sgombriamo pure il campo dalle statistiche femministe e fasulle (vedi qui), come pure dal pestaggio morale antimaschile (ci fu qualcuno che ebbe a dire senza vergogna che in ogni maschio c’è uno stupratore), denunciamo con forza l’utilizzo politico strumentale della sofferenza umana, il masochismo femminista che colpevolizza l’uomo (leggasi: il maschio bianco occidentale) per colpire la famiglia, descritta come luogo di oppressione della donna; ma rimane il fatto che queste cronache sono infinitamente dolorose.
    Cade nell’abisso la paternità quando italiani, sempre più spesso sotto l’effetto di alcol e droghe, stuprano; è una sconfitta della maschilità sapere che le donne che conosciamo sono continuamente minacciate dalla circolazione indiscriminata di stranieri, che spesso esprimono culture (come quelle islamiste) di forte svalutazione della dignità femminile, e di profondo disprezzo per le donne occidentali.
    Come uomini e/o padri dobbiamo innanzitutto riflettere sulla (e riprenderci la) responsabilità di custodia della nostra terra (la Patria che è, appunto, la terra dei Padri), la responsabilità di proteggere la vita e la libertà di chi l’abita perché vi appartiene.
    C’è sicuramente molta più “salute” nelle reazioni rabbiose delle persone più semplici, che seguono sempre questi fatti drammatici, che in mille discorsi sociologici.
    L’autorevolezza dei “nuovi” padri passa anche (soprattutto) di qui: dall’esserci in prima persona e in prima linea, contro ogni invasione violenta, perché gli stupri raccontati in questi giorni dalle cronache sono violenze che colpiscono nel profondo l’anima maschile e quella della nostra civiltà.

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