Beccato a fumare? 500 euro o un percorso di cura al SerT

(Di Antonello Vanni, da “Il Sussidiario”, 2 febbraio 2009, www.ilsussidiario.net)

Padova, 31 gennaio 2009: in vigore un’ordinanza del Sindaco della città Flavio Zanonato: chi verrà colto in pubblico ad acquistare, detenere o utilizzare qualsiasi droga (spinello compreso) dovrà scegliere tra pagare una sanzione (500 euro) o sottoporsi obbligatoriamente ad un percorso di cura e riabilitazione presso un SerT. Secondo Zanonato l’obiettivo è combattere tutte le droghe, e il degrado che producono nella nostra comunità, con un’arma in più che si aggiunge a quella contro lo spaccio (già sanzionato dal codice penale): «È un piccolissimo strumento per combattere lo spaccio e la distribuzione di droghe, sostanze che distruggono i nostri giovani».
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2 Responses to Beccato a fumare? 500 euro o un percorso di cura al SerT

  1. redazione says:

    Segnaliamo la Rete dell’IO Sociale: oltre la droga, dalla cura del tossico alla cura della società http://www.iosociale.it/lo_spinello.php
    In questo sito l’autore propone una pagina molto interessante, “Lo spinello di Troia”, in cui si evidenzia la somiglianza tra la fregatura che Ulisse ha portato a Troia con lo stratagemma del cavallo e la fregatura che il consumo di cannabis produce nei giovani, condotti così, appunto, alla rovina. Dice l’autore: “Ulisse usò la voglia di divertirsi dei troiani per espugnare la loro città; fingendo una fuga, dopo un lungo periodo di guerra, lasciò al nemico un bellissimo cavallo di legno. I troiani fecero festa e decisero di portare dentro le mura quello che interpretarono come un regalo, dimenticando che chi glielo aveva fatto, fino a poco prima, era il loro nemico.Allegria, feste, libagioni, divertimento, ignari che quel regalo conteneva un subdolo inganno: Ulisse stesso! Così è il THC, il principio attivo della cannabis. Poco importa se sia o no neurotossico (neanche l’eroina lo è) ma la sua azione è la più subdola fra tutte le altre sostanze….” (continua).
    Il sito propone anche un Progetto di legge riguardante l’utilizzo e la detenzione di stupefacenti in linea con le moderne tendenze internazionali, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo dei test con funzione deterrente, che stanno riscuotendo un apprezzabile successo nella prevenzione attuata negli USA. Si veda http://www.iosociale.it/legge.php

  2. samu says:

    Padri che scrivono su figli e cannabis

    Paura della droga

    Dalla rubrica “Psiche lui” di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al “Corriere della Sera”, 26/07/08. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito http://www.claudio-rise.it

    “Ho 40 anni, un figlio di quindici anni, e vivo nella paura. Ho scoperto che fuma cannabis, e forse peggio. Il profitto scolastico è precipitato, la tosse è frequente, l’abbigliamento in cui finiscono le paghette è nero, con macchie rosso sangue e il bianco dei teschi. Ricordo la mia storia, dalla cannabis al resto, e la fatica di uscirne. Ora poi arrivano le vacanze, con amici messi anche peggio di lui”

    Caro amico, far crescere un figlio, vuol dire anche abituarsi alla paura, conviverci, e trasformarla in un elemento positivo. Ricordi che non averla è ancora peggio, perché ti priva di quel fiuto sottile, legato alla sopravvivenza tua e dei tuoi cari, che hanno anche gli animali, e che ti consente di individuare il pericolo prima che sia troppo tardi. Chi non ha paura vive più spensieratamente, ma sempre alla rincorsa dei guai nel frattempo accaduti, e molto più difficilmente rimediabili. La paura corrisponde alla consapevolezza di non poter controllare perfettamente la situazione, e di essere quindi in parte in balia di forze più potenti di noi, da cui possiamo solo cercare, con attenzione, intelligenza, e istinto, di non essere travolti. Eviti però di lasciare che la paura, il giusto timore delle conseguenze del comportamento disfunzionale del figlio, diventi ansia, stato d’animo invece del tutto negativo ed inutile, che ci indebolisce e ci fa far confusione. Ciò che mi racconta nella sua lettera ci mostra che la paura, e l’amore per il figlio, l’ha aiutata a fare i passi essenziali. Si è così accorto del suo assumere sostanze, gli ha parlato, l’ha informato accuratamente delle conseguenze, grazie anche alla sua attuale competenza di medico aggiornato, e di ex drogato che già vent’anni fa, proprio attraverso la cannabis e la sua lenta e pervasiva azione di intossicazione di tutti gli organi vitali (a partire naturalmente dal cervello), aveva rischiato la vita. E’ molto importante, e certamente utile per il figlio, che lei abbia raccontato la verità sulla sua esperienza con la droga. Il rapporto tra droga e menzogna, o almeno nascondimento della realtà, è infatti molto forte. Dietro l’assunzione di sostanze, che forniscono appunto una rappresentazione falsa alterata della realtà, c’è la sensazione, il più delle volte inconscia, di vivere in una realtà sulla quale non ti viene detto la verità. Per portare fuori i figli dalle sostanze è molto importante che i genitori “vuotino il sacco”. Non in modo infantile, sdrammatizzante o piagnucoloso, ma nel modo dell’adulto che da tempo (naturalmente) non è più innocente, ha conosciuto il male, e ha saputo anche sopravvivergli e non venirne distrutto. E’ proprio questa stessa consapevolezza, d’altra parte, che ti aiuta a riconoscere le tue paure, e ad integrarle come elemento di conoscenza, che metti a disposizione degli altri, come ha fatto lei col figlio. Senza farti inghiottire da una fumosa e pervasiva ansia, che a volte finisce col spingerti a chiedere aiuto (come appunto un bambino), a chi invece dovresti aiutare.

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